Per quanto si possa discutere di tutto il resto, ti accorgi di qual è il cuore di un problema quando confrontando le varie posizioni – che sono tante e tutti diverse, fra chi è pro o contro Trump, o Putin, o Zelensky, pro Ucraina o anti Nato – tutte invariabilmente concordano senza alcun dubbio sulle responsabilità dell’Europa e della sua politica fallimentare. Se, fra così tanti e discordi e punti di vista, su questo convergono tutti, vuol dire che è lì che sta il vero problema ed è lì che bisognerebbe agire. Noi almeno, in quanto Europei, dovremmo agire. Non distruggendo l’Europa, come vorrebbe qualcuno, ma facendo pressione per riformarla, possibilmente mandando via a calci i suoi attuali rappresentanti, che ancora oggi, invece di impegnarsi per realizzare degli accordi fra delle parti che sono troppo compromesse per essere equilibrate – e dove diciamoci la verità tutti stanno perdendo la guerra, ma nessuno la sta vincendo – parlano a vanvera, qualcuno propone una tregua di un mese, qualcun altro di entrare in guerra anche noi, senza sapere dove stanno andando dopo tre anni di conflitto, senza nemmeno una linea comune. Ma vergognarsi di se stessi ogni tanto, no? Solo io ad ascoltarli in Tv mi sento in imbarazzo? Hai voglia a dire Trump o Zelensky, la colpa più grande qui è la nostra, siamo noi che invece di dissociarci da loro dovremmo prenderci le nostre responsabilità e andare dai nostri rappresentanti politici e chiedere conto di cosa stanno facendo. Loro, sono quasi sicuro, ci diranno che non lo sanno.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
lunedì 3 marzo 2025
giovedì 20 febbraio 2025
schadenfreude
C’è un proverbio tedesco che dice: “La Schadenfreude è la gioia più bella, perché viene dal cuore”. La Schadenfreude, ovvero la gioia sottile, sadica e profondamente egoistica che proviamo per il dolore altrui e che scaturisce dall’odio e dalla disistima di noi stessi. Tanto più ci odiamo, tanto più godiamo nel vedere il male riversarsi sugli altri intorno a noi. Non ho mai visto così tanta Schadenfreude come in questi anni, sui social, in questo periodo storico dove il “nemico” coincide con la nostra stessa immagine, gli “altri” del cui dolore ci beiamo siamo noi stessi, ovvero il nostro “prossimo”, la nostra stessa società coi suoi vantaggi, che accogliamo in pieno, e i suoi valori, che tendiamo invece a mettere in dubbio, rinnegare, rifiutandoci di partecipare attivamente a un miglioramento collettivo, ma anzi rimproverando, insultando, godendo di ogni sconfitta che inevitabilmente, come nel domino, si riverserà sopra di noi per interposta persona. Fieri soltanto del nostro vittimismo. Vi è sottintesa, come mi diceva ieri Davide Castiglione, una profonda pulsione di morte in tutto questo. Quello a cui più ambiamo non è una giustizia e una verità universale, ma un suicidio di massa che, nella nostra ansia di punizione, appiani il nostro senso di colpa e di inadeguatezza, anche a scapito degli altri di cui, nei fatti, ci importa poco o nulla.
mercoledì 19 febbraio 2025
stupidità
Mi tocca anche leggere europei dissociati, o meglio gente che vive in Europa pur odiandola, e si posiziona mentalmente altrove, tipo in Nuova Guinea o Mozambico, che applaudono Trump perché la mette in quel posto all'Europa, dimenticandosi che, vivendo in Europa purtroppo, il culo che la prende è anche il loro. A nessuno piace l'Europa così com'è oggi, ma una cosa è lottare per cambiare le cose dall'interno, anche protestando a voce alta, un'altra e aspettare un colpo di pistola ed esserne felici. Ma quanto grado di stupidità è possibile?
martedì 18 febbraio 2025
pace?
A me pareva già una stronzata l’incontro per la pace dell’estate scorsa a Lucerna, fatto senza la Russia (e con Biden assente), e mi sembra una stronzata quello di oggi senza l’Ucraina. Per il semplice motivo che la pace, se davvero vuoi la pace, si fa tra i litiganti, non con il terzo che gode, non con l’arbitro che come da tradizione è sempre cornuto. Poi possiamo tirare fuori tutte le motivazioni geo-fanta-politiche sulle cause del conflitto, su come sono andate le cose, su chi ha ragione e chi ha torto, su chi fa gli interessi di chi, possiamo tirare in ballo i millemila motivi per cui quello è più vittima di questo, o più cattivo, o più fantoccio, ma se vuoi la pace fra due stati, si fa un tavolo coi due stati che stanno combattendo, per farli parlare alla pari, per mitigare l’odio, rivedere le posizioni e salvare il salvabile con un minino di dignità necessaria per entrambi. Almeno se, come si dice, quello che ci sta a cuore – ma da ciò che leggo non ne sono per nulla convinto – è salvare vite o risarcire le migliaia di vittime di questo conflitto.
lunedì 11 novembre 2024
lettura come lotta
Leggevo stamattina un articolo del Libraio.it in cui si diceva che sempre meno giovani nel Regno Unito leggono libri. Al momento solo il 34% dei bambini e adolescenti intervistati ama leggere nel tempo libero con una predominante di genere femminile. È lo stesso andazzo della popolazione dei giovani lettori in Italia che paradossalmente stanno un poco meglio (39%) almeno finché non arrivano alle medie, poi c’è il crollo. Con l’Italia che, però, continua ad attestarsi agli ultimi posti nella classifica dei lettori europei, insieme alla Romania e all’isola di Cipro (ultimi 3 posti sui 27 stati membri). La differenza è che nel resto d’Europa la percentuale media dei lettori è di circa il 53%, cioè una metà della popolazione legge e l’altra metà no. In Italia si scende al 35% (lettori che hanno letto almeno un libro all’anno). E il 39% (giovani lettori) del 35% (lettori totali) è effettivamente una cifra ridicola. Il dato più interessante però è un altro. Guardando alla mappa del mondo, viene fuori che i paesi dove si legge di più sono tutti in Asia (India, Thailandia, Cina, Filippine) e subito dopo in alcuni paesi dell’Africa. La media del tempo dedicato alla lettura in India, primo paese al mondo per lettori, è di quasi 11 ore a settimana per un totale di un libro letto ogni due settimane, a fronte della media italiana di un libro letto all’anno (più di un libro da noi fa già un “lettore forte”). È interessante per la percezione che si ha di quei paesi come di economie rampanti che presto controlleranno il mondo a fronte della nostra percezione di paesi in declino. In questo senso si potrebbe dire che si legge di meno anche come effetto del decadimento economico e culturale dell’Europa. Ecco così che mentre leggevo i dati continuavo a pensare a “Fahrenheit 451”, alla scena di quegli uomini che imparavano i libri a memoria per non perderli. E ho pensato all’attività della lettura come a una forma di resistenza contro il decadimento dell’Europa. Chi legge resiste, guarda al futuro, chi non legge, chi non trova più il tempo e la motivazione per farlo, è già stato a modo suo battuto, ha già fatto i conti con la storia e ha perso.
giovedì 7 novembre 2024
de andrè
Ieri un tipo su IG che pareva molto contento della vittoria di Trump perché finalmente avrebbe contrastato questo clima d'odio antirusso, anche se poi si scherniva dicendo (e citando il povero De Andrè) che lui è contro il potere tutto, a un certo punto ha fatto fra le righe allusioni a quei fessi tipo me che credono alle bufale sul clima e si fanno l'orto a casa per mangiare vegetariano a km 0 ecc. tutte cose molto inutili che non cambiano di una virgola quello schifo di potere che ci sovrasta, come se già mangiare bene non sia una forma sana di lotta. Leggendolo, però, mi è venuto da pensare che, per quanto io ci parli, davvero non capisco le posizioni di quelli che credono alle scie chimiche e poi mi dicono di non credere al surriscaldamento globale, definendola una bufala, io non capisco perché secondo loro l’uomo ha il potere di iniettare sostanze nell’aria che respiriamo ma non ha potere di influenzare la natura. Ma non è una contraddizione? Ho letto persone convinte che il disastro di Valencia sia stato provocato da inseminazioni di nuvole di pioggia in Marocco, e proprio per questo sostengono che è la prova che non c’è alcun cambiamento climatico in corso, ma è stato solo un “incidente” più o meno casuale (che già detta così, visto quello che è successo, fa abbastanza paura). Ma non è invece la prova che se l’uomo vuole può facilmente modificare il clima, sconvolgerlo e creare disastri ambientali? E che occorre quindi una regolamentazione etica di cosa si può fare o no, e come, e con quali scopi, in natura? Perché, se anche fosse vera la storia del Marocco, tu come ti comporti: vai in Marocco a dirgli di non provare mai più a far piovere sul loro stato, anche se magari hanno una grave siccità in corso? E dall’alto di quale gradino glielo puoi impedire? E sai dove ti mandano quelli in Marocco se provi a dirglielo? E allora che si fa, andiamo avanti con il "Liberi tutti" fino al prossimo incidente, alla prossima Valencia? Perché tanto non è vero niente? A me sembrano tutte cose molto reali di cui discutere, mica fantasie. E il fatto che non si riesca a discuterne pacificamente arrivando a una soluzione condivisa mi pare solo la controprova che il problema è veramente serio.
mercoledì 30 ottobre 2024
i cambiamenti nell'editoria in corso
Amica mi racconta come avanzano le nuove modalità di editoria all’estero. Lei vive e lavora in Spagna per un’agenzia italiana collegata a una casa editrice inglese – di cui però non mi ha detto il nome – che realizza libri prodotti in self publishing per Amazon Kindle Direct Publishing. In pratica i clienti pagano la casa editrice per fare il loro libro: fornendo i dati necessari i libri vengono creati da un’intelligenza artificiale e poi editati, attraverso l'agenzia, da alcuni professionisti come la mia amica che perfezionano i prodotti diversificandoli fra loro, lavorando "di cesello" sullo stile del testo. La qualità dei libri prodotti in questo modo è alta sotto il profilo formale e i libri sono distribuiti, in formato digitale (quindi senza costi relativi a stampa e distribuzione fisica), nella lingua che si preferisce e a prezzi accessibilissimi, sulla più grande e capillare piattaforma di vendita del mondo. Mi dice la mia amica che la casa editrice inglese produce, a catena, un libro a settimana e gli introiti che ne derivano sono tali che i professionisti che ci lavorano vengono tutti adeguatamente remunerati.
venerdì 19 luglio 2024
anche i nodi vengono al pettine
Che ci sia stata una incomprensione di fondo fra elettori di AVS ed elettori/follower di persone così fuori dagli schemi politici come Lucano o Salis, mi pare sia venuto fuori nelle ultime ore, con Lucano che ha detto apertamente di aver votato e di votare, anche contro l'indirizzo del suo stesso partito di riferimento, contro un certo tipo di Europa che non gli piace, ma in cui il partito pare invece, in parte, riconoscersi. Gli elettori di Lucano si stupiscono delle scelte del partito, che però è sempre stato coerente con una determinata linea, bastava leggersi i programmi; quindi chi ha votato per AVS guardando solo a Salis/Lucano ora si trova spaesato di fronte a un partito a cui chiede: ma voi siete con Lucano/Salis, sì o no? Mentre gli elettori di AVS guardano i loro nuovi acquisti e si chiedono dove andranno a parare, pur nel rispetto delle diverse posizioni, come battitori liberi. A me personalmente, pur nell'ammirazione che provo per Lucano, viene in mente una cosa che disse Travaglio della Meloni, ovvero: "una volta riconosciuto che sei afascista e che tu non credi nei valori costituzionali, trovo incostituzionale che tu faccia la presidente del consiglio perché non credi nei valori di questo stato". Io allora, facendo mio questo pensiero, mi chiedo: ha senso per una persona che non crede nell'Europa stare all'Europarlamento, provando ad agire su di esso attraverso dei metodi di gestione del potere in cui non crede? Certo, può dare fastidio, sputtanare alcuni meccanismi, ma (salvo ovviamente metterci una bomba) quanto può influire la presenza di due/tre illustri dissidenti su 700 deputati, senza nemmeno un partito dietro che sposa con convizione la loro posizione, ma che anzi ne ha, in certi frangenti, una chiaramente opposta?
lunedì 17 giugno 2024
il suddissimo
Più inutile del G7 a Fasano, nel Sud Italia, credo ci sia stato solo il summit per la pace a Lucerna, al punto che lo hanno trascutato persino i giornali. Seriamente, e lo dico da uno di parte, ma come si fa organizzare un summit per la pace senza nemmeno provare a invitare uno dei due paesi in guerra, non fosse altro che per dirgli in faccia “o fai la pace o ti stronco”? Sarebbe comunque stato meglio che parlare a una sedia vuota. Del resto mi pare chiaro che i nostri paesi hanno sempre fatto così, con tutti, decidendo per gli altri senza nemmeno consultarli, e non perché sono stati colonialisti ma perché prima ancora, per tradizione, sono stati realisti. Più cocente ancora, però, è stato sentire al Tg che i paesi “del sud del mondo” non hanno firmato il documento fuoriuscito dall’incontro, e tu nella tua ingenuità per un attimo ti sei illuso che il sud del mondo si fosse svegliato. Invece poi ti elencano i nomi dei dissidenti e scopri che sono Arabia Saudita, Libia, Brasile, India, spesso paesi che gravitano intorno a Cina e Russia, ma peggio ancora paesi dalle politiche orrende, che non vogliono la pace, vogliono solo prendere il posto degli altri, finanziando Hamas, costruendo campi di concentramento per i migranti africani, disboscando l'Amazzonia e sterminando gli Indios per costruire centrali della carne in cui torturare gli animali, ed opponendosi a qualsiasi riduzione delle emissioni inquinanti del pianeta. Questo è il sud del mondo, oggi, visto al Tg. Viene quasi da chiedersi che differenza ci sia fra “noi” e “loro”, se abbiamo tutti lo stesso peso sul piatto della bilancia dei possibili aguzzini. Per un attimo ti lasci scoraggiare, ma poi pensi che non è così, che c’è ancora un Sud che si salva dal potere, che è migliore di questi piccoli sud, un sud che ai tavoli degli accordi non viene mai invitato, un sud del sud che è un “suddissimo” e che sta ben oltre il Sudafrica, con gli ultimi del mondo, schiacciati in basso, nei barconi, e che lottano ogni giorno con le unghie e coi denti per non morire. Quello è l’ultimo sud ed è il mio sud, l'ultimo che ci rimane da difendere.
domenica 16 giugno 2024
cina, faro del mondo
Leggevo stamattina due notizie che riguardano la Cina e alcune contraddizioni che ci riguardano. 1) La Cina sta imponendo la censura (o damnatio memoriae) sui fatti di piazza Tiananmen, nel senso che a Honk Kong è impossibile fare manifestazioni pubbliche in merito a quella giornata: la famosa foto dell'omino che da solo fronteggia i carri armati cinesi è bandita; scrivere post sul 4 giugno, o come lo chiamato loro 35 maggio, è vietato; così come accendere una candela commemorativa in quella data (è successo a due ignari turisti, arrestati per aver acceso di sera la torcia del cellulare); ma anche indossare una maglietta con Che Guevara è un reato punibile con l'arresto. 2) Nel frattempo a Bruxelles c'è una "guerra commerciale" in corso che riguarda l'aumento dei dazi da imporre alla Cina per l'esportazione di auto elettriche in Europa, con la Cina che attualmente è il maggiore partner commerciale europeo avendo esportato auto elettriche per dieci miliardi di euro e minacciando dure rappresaglie commerciali a un continente che per la maggior parte dei suoi prodotti, dal vestiario all'oggettistica, è ormai "made in China" e ora, pur con molte resistenze interne, prova a porre dei freni allo strapotere cinese. Tutto questo, dicono gli esperti, non farà che aumentare i costi di produzione e rallentare la tanto annunciata transizione ecologica, di cui, si vocifera, la Germania ho proposto di posticipare la data di scadenza ben oltre il 2035 con una brusca retromarcia sulla decarbonizzazione della nostra tecnologia. Non a caso le destre che stanno prendendo il potere considerano che la preoccupazione ecologica non abbia fondamento e che ci siano in gioco interessi più importanti, quali il lavoro e l'industria. Alla faccia dell'emergenza climatica, ma pure dei diritti degli stessi lavoratori, che ogni giorno vengono ridotti. La nostra speranza, insomma, è di non finire come in Cina, se fra una ventina d'anni qualcuno pronuncerà "2035" con una certa malinconia nella voce e verrà arrestato.
lunedì 1 aprile 2024
giustizia
Stamattina mentre guardavo un servizio sui risultati elettorali nella democraticissima Turchia, e subito dopo ne davano uno su Gaza, ho pensavo per associazione che in Turchia, dove si nega ci sia mai stato, c'è ancora in vigore una legge che dice che se provi a nominare la parola "genocidio" riferita a quello attuato un secolo fa contro il popolo Armeno, dilaniato da una guerra sui suoi territori fra Russi e Turchi e poi sterminato dai Turchi, ti becchi una condanna reale a tre anni di carcere. Solo se usi quella parola. Un po' quello che succede anche in Cina, dove ti controllano attraverso il tuo stesso telefono, e alcune parole non si possono nemmeno scrivere, il tuo dispositivo controllato arriva al punto di cancellarle, perché se cancelli la parola che lo definisce il fatto non esiste. Quello potrebbe presto diventare il nostro futuro e mi pare quasi che qualcuno ci speri. La storia ormai mi sono accorto funziona così: vince chi mostra meglio i muscoli, e chi non ha muscoli abbastanza tratta per limitare i danni. La "giustizia" è una parola come un'altra da usare all'occorrenza, proprio come "genocidio". È passato un secolo dal genocidio Armeno e mentre Erdogan si presenta coma paciere del mondo la libertà di stampa e di storia nel suo paese ancora non esiste, al punto che quando è entrato nell'Unione Europea il riconoscimento storico di quel crimine era una condizione imposta che non ha mai accettato di ammettere. L'Europa non avendo abbastanza muscoli ha lasciato perdere. Stamattina pensavo che spesso ci lamentiamo della nostra pessima stampa, allineata, approssimativa e compromessa, come se fosse la peggiore del mondo. Io però ogni tanto in TV un servizio sulle guerre all'ora di pranzo lo vedo ancora, così come un tentativo di discussione, anche delle voci contrarie, non la vedo questa piatta uniformità che lamentano in tanti. Né le prigioni piene degli anche troppi detentori della verità. Al massimo di poveri disgraziati che aumentano ogni giorno il numero dei suicidi in carcere, per i quali non ci si indigna mai abbastanza.
giovedì 16 novembre 2023
seduzione
Alcuni artisti, in genere i più indipendenti – quelli che oggi vengono definiti geni ribelli – alle prese con Hollywood ebbero più problemi che gratificazioni. Charlie Chaplin, ad esempio, venne cacciato dall’America per la sua vita scandalosa, e ancora di più Orson Welles o Erich Von Stroheim che nella terra della libertà finirono esattamente come Eisenstein sotto Stalin, incompresi, e per questo temuti, ostacolati e censurati a vita con la scusa che erano “inaffidabili”. Ma problemi ebbero anche tutti coloro che sulle prime erano stati accolti a braccia aperte. Per Fritz Lang l’America cominciò come una lunga vacanza e si chiuse nel disgusto per Hollywood. Jean Renoir, meno cinico e assai più poetico, quel disgusto lo avvertì da subito e non riuscì mai ad adeguarsi al sistema, fu anzi uno dei pochi a scappare da quella gabbia di matti, rimpatriando subito dopo la guerra. Mentre Murnau faceva di necessità virtù e compensava malumori artistici e cattiva fama personale con la frequentazione di bei ragazzi disponibili. L’unico regista europeo emigrato a Hollywood che in America si sentì liberato fu Ernst Lubitsch a cui tutta quell’ipocrisia americana piaceva da matti. Ci sguazzava dentro come un maiale nel fango, e infatti il decantato “Lubitsch touch”, come lo definivano i suoi ammiratori, Billy Wilder in testa, altro non era che l’insieme degli espedienti visivi e narrativi studiati da Lubitsch per aggirare la ferrea censura americana. E il più delle volte ci riusciva perché Lubitsch non solo era un genio, ma ci si divertiva. Tutto quel divertimento si avverte e rende le sue pellicole ancora deliziose. La cosa più bella, però, è stata scoprire come il primo film perfettamente compiuto da Lubitsch in America – e non scordiamo che L. era arrivato dall’Europa con la fama di regista di drammoni storici – il primo film realizzato nel nuovo stile “americano” in cui poi eccelse, quel tipo di commedia romantica, brillantissima, leggera, ma non frivola, sensuale, allusiva e agile, perfettamente caricata come un orologio austriaco, sia The Marriage Circle, film ancora muto che parla di seduzione, di desiderio come vero motore della vita, di scambi di coppia e di corna senza pentimento, e tutto questo nel 1924; la cosa più bella è stata scoprire come tale opera, e tutta la rivoluzione stilistica che si porta dietro, sia stata ispirata, o meglio ancora stimolata, dalla visione di A Woman of Paris di Charlie Chaplin, primo film drammatico, e delicatissimo, del regista inglese che nel 1923 sfidò il pubblico americano a seguirlo in una storia matura, senza il vagabondo e senza nemmeno un vero e proprio lieto fine. Infatti al pubblico non piacque e non lo premiò, ma la visione di quel film motivò l’arte di Lubitsch a fare un salto di stile. Perché una volta i film, e tutte le opere d’arte, avevano questo potere, almeno una volta ce lo avevano.
domenica 23 luglio 2023
un primato dell'italia in europa
Leggevo poco fa che presa la storia recente dell’Unione Europea, o meglio dal 1959 quando venne fondata la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, l’Italia è in assoluto il paese europeo più volte condannato per violazioni di tali diritti. È vero che negli ultimi anni questo primato sta in parte scemando, non tanto per un ravvedimento dell’Italia, quanto piuttosto per l’ingresso in Europa dei paesi dell’est che li violano con più vigore e ci fanno indietreggiare fino al quinto-sesto posto, per ora però storicamente parlando noi restiamo i primi. Le condanne che più ci caratterizzano sono relative in primo luogo a discriminazioni di genere contro donne e omosessuali, scelte di vita e orientamenti sessuali, che sfociano in comportamenti violenti nella sfera privata che vanno dalla tortura psicologica al femminicidio; poi per abusi vari riscontrati verso i carcerati, che vivono il più delle volte in condizioni disumane e denigratorie che trasformano il processo punitivo o correttivo in vera e propria vendetta, e senza contare i numerosi abusi delle forze dell’ordine nelle caserme; ancora siamo ai primi posti per la controversa gestione dei migranti dove però, va detto, non siamo soli in Europa; e in ultimo per alcune situazioni in cui la follia ha preso il sopravvento sull’umano cancellando qualsiasi freno inibitorio o diritto democratico per sfociare nel lager: come a Genova nel 2001, per citare il caso più eclatante e vergognoso degli ultimi anni, ma anche in Val di Susa dove si è dato l’ordine di trattare indiscriminatamente i residenti che protestavano contro la TAV come terroristi. A tal proposito, aggiungo, in un ambito che non coincide ma è prossimo a quello dei diritti umani, ovvero quello dei diritti ambientali, siamo anche ai primi posti in Europa per mancato rispetto di diverse normative sull’ambiente, che certo sono talvolta opinabili almeno fino a quando non si commettono dei veri e propri reati: come in Campania, ad esempio, che da sola è al primissimo posto per reati ambientali legati alle Ecomafie, ovvero le discariche abusive, dove taluni rifiuti anche a rischio (per la salute di chi li respira) che arrivano qui (da dove?) e che per svariati motivi non sono finiti in Africa, vengono “smaltiti” nel triangolo d’oro compreso fra Campania, Calabria e Sicilia. Ma per la gioia di tutti, anche di chi ci vive: è pur sempre lavoro alla fine.
venerdì 10 febbraio 2023
sovrapposizioni
Ho
visto la foto di Zelensky fra i capi di Stato a Bruxelles e per la
prima volta dall'inizio del conflitto mi sono reso conto che è un tappo.
Mi ha ricordato la foto di mio padre coi colleghi quando è andato in
pensione, dove anche se era il festeggiato e stava al centro, restava il
più basso di tutti. Gliel'ho pure detto a mio padre che si è
innervosito. Se è un tappo che sta in mezzo ai porci, mi ha detto,
allora è un porco come Berlusconi. Né posso ribattere
perché mio padre li odia senza cedimenti, e li chiama tutti così,
porci, con una rabbia nella voce che grida odio e vendetta, perché se
avesse ancora forza nelle mani li scannerebbe tutti, uno per uno, come
quando faceva il macellaio.
domenica 11 dicembre 2022
corruzione e italianità
Quando finalmente i fatti danno ragione alle tue fisime di complotto e scopri che l’Europarlamento è corrotto. Non solo, è corrotto perché il primo a portarci dentro il seme della corruzione – dicevano oggi al Tg – è stato un italiano, per di più piddino. Da cui la nota massima che la sinistra italiana è corrotta, ma tu ormai sei andato oltre, al punto che ti dici che forse non è corrotta perché è sinistra, ma più semplicemente perché è italiana. Il caro vecchio made in Italy che come la tigna dove si posa lascia il segno.
venerdì 12 agosto 2022
ottimismo
Giusto per aumentare l'ottimismo, oggi ho incontrato una mia amica che lavora alla Commissione europea, dove si occupa di informazione e comunicazione, così le ho chiesto quanto c'è di vero e di falso in quelle notizie che ci arrivano sul disastro ambientale in corso e se abbiamo solo dieci anni, come ci dicono, per cambiare rotta prima di passare il punto di non ritorno. Anche meno di dieci anni, mi ha risposto. Poi non si torna più indietro. Il che non significa che l'uomo si estinguerà come succede in certi romanzi di fantascienza, ma soltanto che cambieranno in peggio le condizioni di vita sul pianeta, mentre a estinguersi davvero saranno moltissime specie animali. I vostri figli, per dire, non sapranno mai che cos'è un Lillo.
sabato 23 ottobre 2021
riconversione verde
E comunque Europa verde, la transizione ecologica, abbiamo solo dieci anni per cambiare rotta e salvare il mondo, e le uniche proposte avanzate dal Consiglio europeo sono state investire sul nucleare e sulle pale eoliche, come quando ero ragazzino negli anni '80. Mi chiedo, ma che cacchio abbiamo fatto negli ultimi trent'anni?
venerdì 8 ottobre 2021
chiudere la bocca
In pratica nello stesso giorno arrivano le notizie contrastanti che da una parte riaprono cinema e teatri al 100% e discoteche al 50% (ma solo per chi ha il green pass, vero o falso che sia) e contemporaneamente in Europa ben 12 paesi della comunità europea, praticamente tutto l'est Europa (quello di Kafka, Màrai e della Szymborska, di Schiele, Kokoshka e Klimt, di Fritz Lang e Billy Wilder), chiedono di usare i fondi Europei per erigere muri di filo spinato contro i migranti. 12 paesi sono il 30% della comunità europea, è un terzo dell'Europa, è una cosa enorme, è come dire che un cittadino su tre di questo continente ti sta dicendo qualcosa di brutto e tu non puoi chiudere le orecchie e far finta di nulla. Ma tu a queste persone, questi europei proprio come te, cosa puoi rispondere? Che non sono democratici né accoglienti? Che non sono brave persone? Che non hanno diritto di stare in Europa come ne hai diritto tu perché non condividono la tua visione delle cose? Che sono in minoranza democratica e allora devono accettare le cose e stare zitti? Mi fa molta paura questa cosa. Il fatto che un cittadino europeo su tre abbia questi sentimenti in corpo e il fatto che due cittadini su tre possano chiudergli bocca in virtù del loro più forte potere economico.
mercoledì 7 aprile 2021
diritti umani
Confesso che mi era sfuggito, ma oggi l’ho rivisto al Tg e trovo non ci sia niente di più rivelatore di come funzioni la banderuola politica europea in merito ai “diritti umani”, di quanto è successo ieri in parallelo: da una parte Ursula von der Leyen che, con ragione, si preoccupa pubblicamente della mancanza di “diritti umani” in Turchia, ma solo dopo (!) che quel pazzo di Erdogan le ha fatto lo sgarro di lasciarla in piedi in un incontro ufficiale, perché donna; e dall’altra Mario Draghi che, in visita in Libia per motivi squisitamente economici, dichiara che l’Italia è “soddisfatta” della politica libica sui migranti, che è evidentemente una politica repressiva e violenta, assolutamente fuori da qualsiasi forma di rispetto dei “diritti umani”, ma in nome di interessi più alti chiudiamo un occhio.
