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mercoledì 22 novembre 2023

guardarsi dentro

Parlando di persone, che mi spiace dirlo ma non cambiano facendo un semplice esame di coscienza, io credo sinceramente che se molti uomini e donne cominciassero sul serio a guardarsi dentro, come da più parti si chiede in questi giorni, se anche cercassero con tutto se stessi, anche andando molto a fondo nell’anima, non troverebbero niente di niente, né l’ago né il pagliaio, né il sale né la zucca, non un verso che gli è rimasto nel cuore. Sono quelli che oggi chiamano analfabeti funzionali o emotivi, ma ieri erano semplicemente analfabeti, respirano come le mucche al pascolo e vanno avanti sulla terra per pura forza muscolare, senza fantasia, senza sapere perché ci stanno e senza nemmeno chiedersi il perché di nulla. Seguono il movimento del sole. Sono quelli che una volta risolvevano tutto dicendo che il buon Dio vuole questo, o il re lo vuole, o il Duce lo vuole, o lo vuole la Patria, il Vate, il Partito, il prete, il dottore, la mamma, la pubblicità! Adesso che quel tempo è finito e non trovano più manco quelle voci che riecheggiano in loro per dargli un minimo di direzione, stanno lì come le mucche al pascolo, sentendosi sperse come la mandria senza il pastore, perché senza di lui non sanno nemmeno come si torna a casa. Nemmeno usando il navigatore sui loro telefoni. E infatti, adesso come allora, il primo che verrà spacciandosi per quello le prenderà e le porterà al macello.

venerdì 10 febbraio 2023

sovrapposizioni

Ho visto la foto di Zelensky fra i capi di Stato a Bruxelles e per la prima volta dall'inizio del conflitto mi sono reso conto che è un tappo. Mi ha ricordato la foto di mio padre coi colleghi quando è andato in pensione, dove anche se era il festeggiato e stava al centro, restava il più basso di tutti. Gliel'ho pure detto a mio padre che si è innervosito. Se è un tappo che sta in mezzo ai porci, mi ha detto, allora è un porco come Berlusconi. Né posso ribattere perché mio padre li odia senza cedimenti, e li chiama tutti così, porci, con una rabbia nella voce che grida odio e vendetta, perché se avesse ancora forza nelle mani li scannerebbe tutti, uno per uno, come quando faceva il macellaio.

mercoledì 25 luglio 2018

parola chiave

Stamattina pensavo che fino ad appena due anni fa la parola chiave, quella che più veniva usata per decodificare i tempi era "crisi", mentre adesso è "fascismo". Non si sente altro che "fascismo", ritornato presente, e poi ovviamente "straniero". Così che certe volte, a furia di sentirselo dire, uno si sente straniero in casa sua. Ecco, sarà che ho fatto un brutto sogno, ma stamattina mi sono svegliato con la sensazione di una sorta di ricorso storico in atto: per cui alla crisi segue il fascismo e al fascismo segue la macellazione del bestiame. "Macello" potrebbe essere la prossima parola chiave per decodificare il presente. Ora bisogna capire chi fa il capro espiatorio sull'altare del ricorso storico e chi affila i coltelli. E poi pensavo anche a come è facile sbagliarsi in questo gioco di ruoli, a come esercito ogni giorno su me stesso la più ferrea disciplina per non cascare nel mio intrinseco fascismo made in italy. E, nonostante tutto, qualche volta inciampo.