Stamattina mentre guardavo un servizio sui risultati elettorali nella democraticissima Turchia, e subito dopo ne davano uno su Gaza, ho pensavo per associazione che in Turchia, dove si nega ci sia mai stato, c'è ancora in vigore una legge che dice che se provi a nominare la parola "genocidio" riferita a quello attuato un secolo fa contro il popolo Armeno, dilaniato da una guerra sui suoi territori fra Russi e Turchi e poi sterminato dai Turchi, ti becchi una condanna reale a tre anni di carcere. Solo se usi quella parola. Un po' quello che succede anche in Cina, dove ti controllano attraverso il tuo stesso telefono, e alcune parole non si possono nemmeno scrivere, il tuo dispositivo controllato arriva al punto di cancellarle, perché se cancelli la parola che lo definisce il fatto non esiste. Quello potrebbe presto diventare il nostro futuro e mi pare quasi che qualcuno ci speri. La storia ormai mi sono accorto funziona così: vince chi mostra meglio i muscoli, e chi non ha muscoli abbastanza tratta per limitare i danni. La "giustizia" è una parola come un'altra da usare all'occorrenza, proprio come "genocidio". È passato un secolo dal genocidio Armeno e mentre Erdogan si presenta coma paciere del mondo la libertà di stampa e di storia nel suo paese ancora non esiste, al punto che quando è entrato nell'Unione Europea il riconoscimento storico di quel crimine era una condizione imposta che non ha mai accettato di ammettere. L'Europa non avendo abbastanza muscoli ha lasciato perdere. Stamattina pensavo che spesso ci lamentiamo della nostra pessima stampa, allineata, approssimativa e compromessa, come se fosse la peggiore del mondo. Io però ogni tanto in TV un servizio sulle guerre all'ora di pranzo lo vedo ancora, così come un tentativo di discussione, anche delle voci contrarie, non la vedo questa piatta uniformità che lamentano in tanti. Né le prigioni piene degli anche troppi detentori della verità. Al massimo di poveri disgraziati che aumentano ogni giorno il numero dei suicidi in carcere, per i quali non ci si indigna mai abbastanza.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
lunedì 1 aprile 2024
mercoledì 15 febbraio 2023
assoluzione
Rimuginavo sull'assoluzione di Berlusconi oggi, e a come applicarla ai fatti miei. Così che, pensavo, se chiedo all'autore di pagarmi per la stampa di un libro sono un editore scorretto verso la letteratura, però se invece gli chiedo di regalarmi una macchina o una casa o una collanina di diamanti per farsi scegliere, fondamentalmente il reato non sussiste, e quindi caro autore io non ti chiedo soldi per farti il libro, però tu un regalo puoi anche farmelo, e anche in natura direbbe Berlusconi, perché se è data col cuore allora il reato non sussiste, ricorda. Io ci metto le pagine illustrate a colori.
venerdì 5 agosto 2022
caso
Brittney Griner, donna, nera, lesbica, condannata a nove anni di carcere in Russia perché si fa le canne (condanna equanime per gli standard russi). C’è quasi da stare allegri che sia intervenuta la politica. Perché se fosse intervenuto Kirill come minimo la lapidavano in piazza in quanto immonda. Mentre se le fosse capitato in America come minino la strangolava un poliziotto per strada durante un arresto pretestuoso. Invece l’hanno beccata all'areoporto, così il suo caso è diventato un affare internazionale, Biden si sta muovendo per salvarla e dunque, in cambio della sua liberazione offre il rilascio di un pericoloso mercante d’armi russo, che in un altro mondo dovrebbe marcire in carcere a vita, ma che invece così torna libero e contribuisce alla causa della guerra nel mondo.
domenica 5 giugno 2022
incontro
Stanotte ho sognato una ragazza che incontravo in sogno alcuni anni fa. Nel senso che per un certo periodo facevo questo sogno in cui la andavo a trovare in una biblioteca dove lavorava e le lasciavo delle poesie scritte dentro le copertine dei libri. Mi ero preso una bella cotta. Poi quel sogno è finito e non l'ho più vista, anzi me la sono proprio scordata. E stanotte, dopo tanto tempo, l'ho ritrovata, era cresciuta (aveva un altro taglio di capelli, e la biblioteca dove lavorava era stata chiusa) e lei mi è venuta vicino con il volto serio e mi ha mollato uno schiaffo. "Erano anni che aspettavo questo momento" mi ha detto, prima di ricominciare a parlarmi. Anche nei sogni, come si vede, c'è una giustizia.
sabato 4 giugno 2022
memoria corta
Esce in questi giorni, per Progedit, un libro firmato da Nicola Fanizza (Araldo di Crollalanza, Un ministro all’ombra del duce) di cui un capitolo è incentrato sull’amicizia fra Gabriele D’Annunzio e Araldo Di Crollalanza, fascista barese della prima ora e poi Ministro del Lavori Pubblici sotto Mussolini, a cui il poeta venne mollato come una patata bollente perché il Ministro ne soddisfacesse ogni capriccio in merito alla costruzione del Vittoriale, comprando così il suo silenzio – certo indignato, ma comunque silenzio – sulla sempre più insoddisfacente e corrotta politica fascista che era nata con l’ideale di cambiare l’Italia con una rivoluzione – rubando molta della sua retorica proprio a D’Annunzio – e si era ritrovata, una volta al potere, a incarnare la più squallida dittatura. L’amicizia fra i due fu fredda, interessata e oltremodo formale, caratterizzata dalla vanità di entrambi che facevano a gara nel pavoneggiarsi. Mi tocca in un certo modo per il semplice fatto che io vivo in Via Araldo di Crollalanza, strada che si incrocia ironicamente con Via della Resistenza. All’incrocio delle due c’è casa mia, che di mestiere scrivo poesie. Quando D’Annunzio venne invitato in Puglia da Crollalanza fu ospite di un proprietario terriero amico del fascismo, Tommaso Cassano, che aveva partecipato all’omicidio di Giuseppe Di Vagno, sindacalista e primo parlamentare italiano ucciso dal fascismo, nel 1921, di cui campeggia in piazza nel mio paese una targa commemorativa. Quando poi, caduto il fascismo, si decise di procedere contro Cassano per quel delitto, non si riuscì a condannarlo per via dell’amnistia voluta da Togliatti. All’epoca si voleva soprattutto la pace e la ricostruzione, e si pensò che il tempo sarebbe stato galantuomo. Oggi sappiamo che il tempo ha la memoria anche troppo corta.
venerdì 29 aprile 2022
stupri di guerra
Linko QUI un articolo che parla di stupri di guerra. Parte dagli stupri commessi in Ucraina negli ultimi due mesi e si allarga a quelli di tutti i conflitti del mondo; perché se è vero che le guerre sono tutte schifosamente uguali, è anche vero che la violenza degli uomini lasciati liberi di dare sfogo ai propri istinti ne è la costante. E hai voglia a prendersela coi potenti di turno, qui c’è solo un uomo che ammattisce per l’odore del sangue e quasi mai viene punito. L’unica cosa che cambia, di volta in volta, sono le vittime prese da sole, col loro personale vissuto che verrà messo alla prova da questo orrore. Ecco il vero punto del discrimine, secondo me, di ogni possibile discussione, mettendo da parte gli alti ideali o il realismo politico. Ma tu a una giovane donna disarmata a cui un soldato punta una pistola alla testa, le mette il cazzo in bocca e poi la stupra più volte perché è uno sfigato a cui quella ragazza ricorda una compagna che sognava di farsi a scuola, a quella donna cosa le dici, dopo: di mettere da parte la rabbia e il dolore perché dobbiamo evitare una escalation, che a qualcuno doveva toccare ed è stata sfortunata sulla tombola della vita, che è tutta colpa della Nato che ha provocato la Russia sul confine, che Putin è un macellaio, che è meglio vivere sotto dittatura che essere morti? Io non lo so cosa le direi perché qualsiasi risposta data da una posizione diversa dalla sua, ovvero in ginocchio con una pistola alla testa e un cazzo spinto in bocca, mi suonerebbe falsa. Una delle pochissime cose buone che sta emergendo con questa guerra, spiega l’articolo, è che proprio per la sua particolarità geopolitica, così prossima all’Europa, si sta forzando la mano perché gli stupri di guerra diventino da anonimi dei crimini punibili sfruttando le nuove tecnologie per la raccolta delle prove. Ci voleva l’Ucraina, insomma, per arrivare a questa forma di giustizia.
giovedì 30 settembre 2021
due porcate
Le due notizie del giorno. Da una parte c'è Draghi, che in attesa di aumentare le tasse accoglie la Thumberg e le dice: "Avete ragione voi, ragazzi, qui facciamo tutti blablabla ma c'è un motivo, siamo timidi", traducibile dal politichese con: "Pigliatevela in culo". Altan, se Greta non fosse così giovane da sfiorare il politicamente scorretto, potrebbe farci una delle sue vignette con l'ombrello su questo incontro. Dall'altra, e qui sono più serio, c'è la sentenza esemplare contro Mimmo Lucano, condannato al doppio (!) della pena richiesta dall'accusa, con evidente scopo punitivo e repressivo. Se lo mettevano al muro e gli sparavano un colpo in testa sarebbero stati più umani. Un giorno, ne sono convinto, proprio come con i giudici Falcone e Borsellino che in vita furono allontanati come cani e ora sono eroi di Stato, ci inchineremo tutti alla sua memoria. Per questo la mia speranza è alta, ma l'umore è a terra. Che porcata.
martedì 1 giugno 2021
il dibattito generale
Sono in parte stranito dal leggere, anche sui giornali, come il dibattito generale si sia spostato velocemente sulla questione Vendola, che sembra quasi preminente rispetto alla condanna dei Riva. Per me questa condanna ha una sua importanza storica. Forse chi vive fuori non la vede allo stesso modo, ma siamo passati nel giro di dieci anni dallo sputo in faccia di "a Taranto si muore per il fumo di sigarette" (Bondi, 2013) all'ammissione con condanna che "a Taranto c'è stato un disastro ambientale conclamato, nella tacita consapevolezza dello Stato", perché Vendola, da qualsiasi punto di vista la si guardi, quelle cose le sapeva. Il problema vero, per quel che mi riguarda, non è che hanno dato tre anni e mezzo a lui, ma che li hanno dati 'solamente' a lui, con tutta la lunga lista di colpevoli, complici e conniventi che viene molto prima di lui. Non so, forse molti davano per scontata questa condanna dei Riva, che è un altro segno che qualcosa è cambiato. Ma così scontata non lo è, se ancora stamattina sentivo un pescatore di Taranto in TV dire che hanno fatto male a condannarli (i Riva) perché l'Ilva ha dato lavoro a tutti. E tu di quel che pensa quel pescatore cosa te ne fai? Gli dici che è un matto? Che è un ignorante e deve stare zitto (come hanno sempre fatto tutti, finora)? Che l'unico pescatore buono è quello che cantava De André? Oppure ti siedi ad ascoltarlo e cerchi di capire come fare, perché c'è ancora tanto lavoro da fare per cambiare quella città?
sabato 30 maggio 2020
giustizia (e san tommaso)
mercoledì 1 maggio 2019
contesto e comunità
venerdì 12 aprile 2019
il furbetto
venerdì 8 dicembre 2017
i mostri
venerdì 24 novembre 2017
iniquità
venerdì 7 luglio 2017
amoralità
mercoledì 22 aprile 2015
us and them
martedì 31 marzo 2015
figura
mercoledì 7 gennaio 2015
io sto con charlie hedbo
mercoledì 21 maggio 2014
forza di gravità
lunedì 20 agosto 2012
chiude l’ilva: sentenza storica e speranze per il futuro
mercoledì 4 luglio 2012
a che serve lo stato?
Le cinque ragazze hanno tutte ustioni fra il 25% e il 60% del corpo, alcune anche in viso. Forse alla regione dimenticano che un’ustione che deturpa il corpo ha comunque una sua importanza decisiva nella vita sociale di una persona, ancora di più se si tratta di un’adolescente che sta ancora formando la sua personalità.
Tant’è, si apprende oggi che le famiglie delle giovani, non certo abbienti, pagano di tasca loro parte delle creme necessarie, creme che costano fra i 50 e i 100 euro. Alcuni parenti e amici si sono autotassati, ma finora, l’unico aiuto pubblico fornito loro sono stati i 1000 euro a ragazza messi a disposizione dal comune di Mesagne.
Ma lo Stato, che quel giorno era lì a piangere per loro, a marciare con la folla riunitasi spontaneamente e a invocare giustizia da un palco, lo Stato dov’è finito? E se anche c’è ma non può aiutarle (perché la burocrazia è tutto e non si può mai aggirare), allora a cosa diavolo serve?
