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lunedì 1 aprile 2024

giustizia

Stamattina mentre guardavo un servizio sui risultati elettorali nella democraticissima Turchia, e subito dopo ne davano uno su Gaza, ho pensavo per associazione che in Turchia, dove si nega ci sia mai stato, c'è ancora in vigore una legge che dice che se provi a nominare la parola "genocidio" riferita a quello attuato un secolo fa contro il popolo Armeno, dilaniato da una guerra sui suoi territori fra Russi e Turchi e poi sterminato dai Turchi, ti becchi una condanna reale a tre anni di carcere. Solo se usi quella parola. Un po' quello che succede anche in Cina, dove ti controllano attraverso il tuo stesso telefono, e alcune parole non si possono nemmeno scrivere, il tuo dispositivo controllato arriva al punto di cancellarle, perché se cancelli la parola che lo definisce il fatto non esiste. Quello potrebbe presto diventare il nostro futuro e mi pare quasi che qualcuno ci speri. La storia ormai mi sono accorto funziona così: vince chi mostra meglio i muscoli, e chi non ha muscoli abbastanza tratta per limitare i danni. La "giustizia" è una parola come un'altra da usare all'occorrenza, proprio come "genocidio". È passato un secolo dal genocidio Armeno e mentre Erdogan si presenta coma paciere del mondo la libertà di stampa e di storia nel suo paese ancora non esiste, al punto che quando è entrato nell'Unione Europea il riconoscimento storico di quel crimine era una condizione imposta che non ha mai accettato di ammettere. L'Europa non avendo abbastanza muscoli ha lasciato perdere. Stamattina pensavo che spesso ci lamentiamo della nostra pessima stampa, allineata, approssimativa e compromessa, come se fosse la peggiore del mondo. Io però ogni tanto in TV un servizio sulle guerre all'ora di pranzo lo vedo ancora, così come un tentativo di discussione, anche delle voci contrarie, non la vedo questa piatta uniformità che lamentano in tanti. Né le prigioni piene degli anche troppi detentori della verità. Al massimo di poveri disgraziati che aumentano ogni giorno il numero dei suicidi in carcere, per i quali non ci si indigna mai abbastanza.

mercoledì 15 febbraio 2023

assoluzione

Rimuginavo sull'assoluzione di Berlusconi oggi, e a come applicarla ai fatti miei. Così che, pensavo, se chiedo all'autore di pagarmi per la stampa di un libro sono un editore scorretto verso la letteratura, però se invece gli chiedo di regalarmi una macchina o una casa o una collanina di diamanti per farsi scegliere, fondamentalmente il reato non sussiste, e quindi caro autore io non ti chiedo soldi per farti il libro, però tu un regalo puoi anche farmelo, e anche in natura direbbe Berlusconi, perché se è data col cuore allora il reato non sussiste, ricorda. Io ci metto le pagine illustrate a colori.

venerdì 5 agosto 2022

caso

Brittney Griner, donna, nera, lesbica, condannata a nove anni di carcere in Russia perché si fa le canne (condanna equanime per gli standard russi). C’è quasi da stare allegri che sia intervenuta la politica. Perché se fosse intervenuto Kirill come minimo la lapidavano in piazza in quanto immonda. Mentre se le fosse capitato in America come minino la strangolava un poliziotto per strada durante un arresto pretestuoso. Invece l’hanno beccata all'areoporto, così il suo caso è diventato un affare internazionale, Biden si sta muovendo per salvarla e dunque, in cambio della sua liberazione offre il rilascio di un pericoloso mercante d’armi russo, che in un altro mondo dovrebbe marcire in carcere a vita, ma che invece così torna libero e contribuisce alla causa della guerra nel mondo.

domenica 5 giugno 2022

incontro

Stanotte ho sognato una ragazza che incontravo in sogno alcuni anni fa. Nel senso che per un certo periodo facevo questo sogno in cui la andavo a trovare in una biblioteca dove lavorava e le lasciavo delle poesie scritte dentro le copertine dei libri. Mi ero preso una bella cotta. Poi quel sogno è finito e non l'ho più vista, anzi me la sono proprio scordata. E stanotte, dopo tanto tempo, l'ho ritrovata, era cresciuta (aveva un altro taglio di capelli, e la biblioteca dove lavorava era stata chiusa) e lei mi è venuta vicino con il volto serio e mi ha mollato uno schiaffo. "Erano anni che aspettavo questo momento" mi ha detto, prima di ricominciare a parlarmi. Anche nei sogni, come si vede, c'è una giustizia.

sabato 4 giugno 2022

memoria corta

Esce in questi giorni, per Progedit, un libro firmato da Nicola Fanizza (Araldo di Crollalanza, Un ministro all’ombra del duce) di cui un capitolo è incentrato sull’amicizia fra Gabriele D’Annunzio e Araldo Di Crollalanza, fascista barese della prima ora e poi Ministro del Lavori Pubblici sotto Mussolini, a cui il poeta venne mollato come una patata bollente perché il Ministro ne soddisfacesse ogni capriccio in merito alla costruzione del Vittoriale, comprando così il suo silenzio – certo indignato, ma comunque silenzio – sulla sempre più insoddisfacente e corrotta politica fascista che era nata con l’ideale di cambiare l’Italia con una rivoluzione – rubando molta della sua retorica proprio a D’Annunzio – e si era ritrovata, una volta al potere, a incarnare la più squallida dittatura. L’amicizia fra i due fu fredda, interessata e oltremodo formale, caratterizzata dalla vanità di entrambi che facevano a gara nel pavoneggiarsi. Mi tocca in un certo modo per il semplice fatto che io vivo in Via Araldo di Crollalanza, strada che si incrocia ironicamente con Via della Resistenza. All’incrocio delle due c’è casa mia, che di mestiere scrivo poesie. Quando D’Annunzio venne invitato in Puglia da Crollalanza fu ospite di un proprietario terriero amico del fascismo, Tommaso Cassano, che aveva partecipato all’omicidio di Giuseppe Di Vagno, sindacalista e primo parlamentare italiano ucciso dal fascismo, nel 1921, di cui campeggia in piazza nel mio paese una targa commemorativa. Quando poi, caduto il fascismo, si decise di procedere contro Cassano per quel delitto, non si riuscì a condannarlo per via dell’amnistia voluta da Togliatti. All’epoca si voleva soprattutto la pace e la ricostruzione, e si pensò che il tempo sarebbe stato galantuomo. Oggi sappiamo che il tempo ha la memoria anche troppo corta.

venerdì 29 aprile 2022

stupri di guerra

Linko QUI un articolo che parla di stupri di guerra. Parte dagli stupri commessi in Ucraina negli ultimi due mesi e si allarga a quelli di tutti i conflitti del mondo; perché se è vero che le guerre sono tutte schifosamente uguali, è anche vero che la violenza degli uomini lasciati liberi di dare sfogo ai propri istinti ne è la costante. E hai voglia a prendersela coi potenti di turno, qui c’è solo un uomo che ammattisce per l’odore del sangue e quasi mai viene punito. L’unica cosa che cambia, di volta in volta, sono le vittime prese da sole, col loro personale vissuto che verrà messo alla prova da questo orrore. Ecco il vero punto del discrimine, secondo me, di ogni possibile discussione, mettendo da parte gli alti ideali o il realismo politico. Ma tu a una giovane donna disarmata a cui un soldato punta una pistola alla testa, le mette il cazzo in bocca e poi la stupra più volte perché è uno sfigato a cui quella ragazza ricorda una compagna che sognava di farsi a scuola, a quella donna cosa le dici, dopo: di mettere da parte la rabbia e il dolore perché dobbiamo evitare una escalation, che a qualcuno doveva toccare ed è stata sfortunata sulla tombola della vita, che è tutta colpa della Nato che ha provocato la Russia sul confine, che Putin è un macellaio, che è meglio vivere sotto dittatura che essere morti? Io non lo so cosa le direi perché qualsiasi risposta data da una posizione diversa dalla sua, ovvero in ginocchio con una pistola alla testa e un cazzo spinto in bocca, mi suonerebbe falsa. Una delle pochissime cose buone che sta emergendo con questa guerra, spiega l’articolo, è che proprio per la sua particolarità geopolitica, così prossima all’Europa, si sta forzando la mano perché gli stupri di guerra diventino da anonimi dei crimini punibili sfruttando le nuove tecnologie per la raccolta delle prove. Ci voleva l’Ucraina, insomma, per arrivare a questa forma di giustizia.

giovedì 30 settembre 2021

due porcate

Le due notizie del giorno. Da una parte c'è Draghi, che in attesa di aumentare le tasse accoglie la Thumberg e le dice: "Avete ragione voi, ragazzi, qui facciamo tutti blablabla ma c'è un motivo, siamo timidi", traducibile dal politichese con: "Pigliatevela in culo". Altan, se Greta non fosse così giovane da sfiorare il politicamente scorretto, potrebbe farci una delle sue vignette con l'ombrello su questo incontro. Dall'altra, e qui sono più serio, c'è la sentenza esemplare contro Mimmo Lucano, condannato al doppio (!) della pena richiesta dall'accusa, con evidente scopo punitivo e repressivo. Se lo mettevano al muro e gli sparavano un colpo in testa sarebbero stati più umani. Un giorno, ne sono convinto, proprio come con i giudici Falcone e Borsellino che in vita furono allontanati come cani e ora sono eroi di Stato, ci inchineremo tutti alla sua memoria. Per questo la mia speranza è alta, ma l'umore è a terra. Che porcata.

martedì 1 giugno 2021

il dibattito generale

Sono in parte stranito dal leggere, anche sui giornali, come il dibattito generale si sia spostato velocemente sulla questione Vendola, che sembra quasi preminente rispetto alla condanna dei Riva. Per me questa condanna ha una sua importanza storica. Forse chi vive fuori non la vede allo stesso modo, ma siamo passati nel giro di dieci anni dallo sputo in faccia di "a Taranto si muore per il fumo di sigarette" (Bondi, 2013) all'ammissione con condanna che "a Taranto c'è stato un disastro ambientale conclamato, nella tacita consapevolezza dello Stato", perché Vendola, da qualsiasi punto di vista la si guardi, quelle cose le sapeva. Il problema vero, per quel che mi riguarda, non è che hanno dato tre anni e mezzo a lui, ma che li hanno dati 'solamente' a lui, con tutta la lunga lista di colpevoli, complici e conniventi che viene molto prima di lui. Non so, forse molti davano per scontata questa condanna dei Riva, che è un altro segno che qualcosa è cambiato. Ma così scontata non lo è, se ancora stamattina sentivo un pescatore di Taranto in TV dire che hanno fatto male a condannarli (i Riva) perché l'Ilva ha dato lavoro a tutti. E tu di quel che pensa quel pescatore cosa te ne fai? Gli dici che è un matto? Che è un ignorante e deve stare zitto (come hanno sempre fatto tutti, finora)? Che l'unico pescatore buono è quello che cantava De André? Oppure ti siedi ad ascoltarlo e cerchi di capire come fare, perché c'è ancora tanto lavoro da fare per cambiare quella città?

sabato 30 maggio 2020

giustizia (e san tommaso)

Pare, come si legge qui, che la telefonata fra Vendola e Archinà, che a me e non solo a me all'epoca ha spezzato il cuore, fosse un montaggio ad arte di alcuni giornali per distruggerlo politicamente. Da una parte sono contento, dall'altra come San Tommaso ascolterei volentieri i nastri originali della telefonata...

mercoledì 1 maggio 2019

contesto e comunità

Leggo i vari post che si condividono in merito e continuo a pensare che sul caso di Manduria si sia sbagliato e si stia sbagliando tutto, perseguendo modalità tipiche del più tipico giustizialismo italiano. Adesso tutti gridano al linciaggio del branco, ma quel branco, smontato, è costituito da un gruppo di ragazzini immaturi e calati in un contesto che li copriva. Non era un insospettabile isolato con dei problemi sociali, ma erano una decina di persone, cresciute in ambienti bene, seguite a scuola, che hanno vessato il pensionato per sette anni (!) nel silenzio di tutto il paese, che non ha visto o sentito nulla, dai parenti ai vicini ai servizi sociali, per sette (sette!) anni. E adesso che si fa? Si sceglie la via più facile, si dice che quei ragazzini sono bestie fuori dal contesto e si invocano indignati pene severissime ed esemplari, dopodiché accusati di omicidio li si manda in prigione (e se va bene in comunità) a rovinarsi definitivamente la vita e si continua a vivere tranquilli e con la coscienza pulita per aver fatto giustizia, ma dopo. Purtroppo così non hai risolto il problema, che è un problema sociale e comunitario, lo stesso problema che ha permesso, nel silenzio, che quell’omicidio avvenisse. Lo minimizzi, dicendo che è un problema dei singoli ragazzi, dai sfogo alla rabbia di qualcuno e recuperi la faccia, ma non dovrebbe funzionare in questo modo. Servirebbero delle scuse pubbliche secondo me, servirebbe un intero paese che si assume le sue responsabilità di comunità e dice: “Abbiamo sbagliato tutti, dobbiamo capire dove, dobbiamo migliorare, ma per prima cosa non abbandoneremo quei ragazzi a se stessi come abbiamo fatto finora, cercheremo di recuperarli, con le buone e con le cattive, e recuperando loro cercheremo di capire i nostri stessi errori e sanare ciò che non va in noi come genitori e come adulti”. Altrimenti, come al solito, ci si limita a fare chiasso, tanto rumore per nulla fino alla prossima vittima.

venerdì 12 aprile 2019

il furbetto

Stamattina, mentre guardavo il Tg, pensavo che solo in Italia si usa la parola "furbetto" per definire uno che viola le regole per proprio tornaconto, defraudando di qualcosa o danneggiando tutti gli altri. Una categoria infinita, da quello che ti frega il parcheggio all'assenteista sul lavoro, al raccomandato in ospedale fino all'evasore. Furbetto è un diminutivo buono per ogni occasione, tende a sminuire il peccato, ad assolverlo già nella lingua, prima di arrivare davanti al giudice: "sì, ha commesso un crimine, è vero, ma perché è furbetto!" nemmeno facesse parte della Banda Bassotti. In quale altro paese mi chiedo, c'è un tale grado di comprensione sociale per gli stronzi? Sarà perché in fondo ci sentiamo un po' stronzi tutti (di che reggimento siete, fratelli?), e se assolviamo il furbetto di turno ci diamo anche noi, implicitamente, la possibilità di essere furbetti un giorno, quando arriverà la nostra occasione. Del resto, se lo ha fatto lui, perché io no?

venerdì 8 dicembre 2017

i mostri


Leggo con fastidio i soliti commenti a un certo post. Nel post si mostra una foto della prima metà del ‘900 in cui una povera ragazza eritrea, col vestito strappato e i seni scoperti, viene “mostrata” come bottino di guerra da alcuni soldati durante l’occupazione fascista di quella regione, periodo nel quale si perpetrarono stupri e ogni sorta di sopruso contro la popolazione occupata. Ecco dunque scatenarsi i commenti che vanno da “luridi fascisti” a “fascisti di merda” ecc. in ogni sorta di insulto possibile e poi, su istigazione di uno, si indirizzano contro il “porco fascista Montanelli” che, come risaputo, sposò una ragazzina di colore secondo una delle leggi di occupazione dell’epoca e quindi via con gli insulti anche a lui. 
Ora, sono in tutto e per tutto d’accordo che quelli siano stati dei crimini di guerra terrificanti, proprio come lo sono tutti i crimini legati a qualsiasi guerra di sempre, passata e presente. Il punto è che quando leggo questi post mi viene da pensare che si crei come una scissione fra chi parla e il proprio passato, e la storia del proprio paese e delle proprie famiglie. O forse pensano di essere tutti innocenti? Perché diciamolo, in Italia, all’epoca, erano tutti o quasi fascisti: chi per credo, chi per paura, chi per convenienza. E qui va capito: ma stare zitti a guardare e a subire è forse meno grave che fare il male con le proprie mani? E quando si dice “porci fascisti” di chi si sta parlando? Di una entità astratta o di qualcuno che si conosce bene? Io non sono fascista, ma mio nonno lo era. Che dovrei fare? Dare fuoco alla sua tomba per ripicca? Per fare giustizia di quello che lui e quelli della sua generazione hanno fatto, magari senza capire il male di cui erano complici? Gli italiani fecero la Resistenza, è vero, ma la fecero in cinque contro i cinquemila che restavano a casa. Può bastare questo a lavare il disonore di un popolo? 
E poi, Montanelli era fascista, è vero, così come Pirandello, D’Annunzio, Ungaretti, Cardarelli, Salvatore di Giacomo, Curzio Malaparte, Moravia, e Piovene, Pratolini, Guareschi, Fortini, Gadda, Sereni, Vittorini, Flaiano, Silone (che faceva il doppio gioco) e mi fermo ai primi nomi che mi vengono in mente, ma si potrebbe tranquillamente continuare con tutti i Futuristi (Balla, Boccioni), poi Burri, Sironi e nel cinema il primo Rossellini, Sordi, Aldo Fabrizi… Poi c’è Pavese, che non era fascista ma non era neppure antifascista e il confino se lo beccò per una donna. Che cosa ne facciamo di Pavese? E noi, che cosa dovremmo fare di tutti loro, cresciuti o toccati, anche per poco, dal fascismo? Cancellarli definitivamente da ogni programma scolastico finalmente epurato dalla nostra merda storica? O dovremmo separare il grano dalla crusca, chi rinsavì dai più convinti, quelli che non capirono nulla da quelli che capirono ma fecero i furbi? 
E se li epuriamo, cosa dovremmo bruciare, cosa leggere? Croce era antifascista e così Montale, si potrebbero leggere esclusivamente i loro libri, ma sai che noia dopo un poco. Fenoglio era partigiano, così come Calvino e già va meglio. Ma poi? Molti scrissero pamphlet contro il fascismo ma dopo, come per ripulirsi la fedina, li teniamo oppure no questi libri? Pasolini oggi lo amano quasi tutti ed era antifascista, ma era anche ricchione e pedofilo, quindi che facciamo? Non leggiamo più i fascisti perché stupravano le ragazzine di colore e ci teniamo un antifascista che si imboscava coi ragazzini di borgata? Che coerenza è? Al rogo anche Pasolini, per par condicio, e Sandro Penna assieme a lui, e tutti quelli come loro! Tutti quelli che, nel bene o nel male, il male lo fecero non perché erano fascisti o antifascisti, ma perché semplicemente erano mostri – proprio come noi – che vivevano portandosi dietro il proprio orrore di essere umani.

venerdì 24 novembre 2017

iniquità

Devo smetterla di leggere certi libri prima di andare a dormire, poi mi vengono i brutti sogni e mi risveglio col sospetto che può succedere anche nella realtà. 

«Anch’io, ve l’ho detto, cederei volentieri il mio posto al signor Amar. Ma, vedete, questo paese non è ancora arrivato a disprezzare il partito del signor Amar quanto disprezza il mio. Nel nostro sistema, il crisma del potere è il disprezzo. Gli uomini del signor Amar stanno facendo di tutto per meritarlo: e lo avranno. E una volta che lo avranno sapranno come legittimarlo. Perché il sistema consente di arrivare al potere col disprezzo; ma è l’iniquità, l’esercizio dell’iniquità, che lo legittima. Noi, quelli del mio partito che ci avvicendiamo alle poltrone ministeriali, siamo blandamente iniqui: per costituzione e per contingenza, perché non sappiamo e non possiamo essere più iniqui; lo siamo sempre meno, anzi. E voi avete sete di iniquità. Non soltanto voi della polizia, dico». 

Leonardo Sciascia, Il contesto, Adelphi

venerdì 7 luglio 2017

amoralità

Come al solito, ogni volta che guardo il tg a pranzo, mi viene lo schifo e mi pento. Ecco il caso Bruno Contrada, l’ennesima prova dell’amoralità che scorre nelle vene di questo Stato: e dico apposta amoralità, e non immoralità, perché l’immoralità presuppone una negazione, l’amoralità è il vuoto. Amoralità per cui prima metti un uomo “discutibile” in una certa posizione di potere – anche se quando Contrada asserisce convinto che lui ha soltanto “servito lo Stato” io gli credo: lui serviva lo Stato di Andreotti e di Cossiga, cosa ci si poteva aspettare che facesse? Poi, divenuto scomodo, in nome dello Stato ci si accanisce contro di lui per venticinque anni senza un briciolo di chiarezza giudiziaria, ignorando del tutto qualsiasi precetto di giustizia persino in presenza di gravi problemi di salute – e il mese scorso ci si faceva degli scrupoli per Totò Riina – tanto da meritarsi, lo Stato, sanzioni a più non posso dalla Comunità europea. A cui lo Stato ha risposto facendo orecchio di mercante. Oggi Bruno Contrada viene assolto e lo Stato, nella persona dei suoi cittadini, gli deve a ragione un doppio risarcimento: economico e morale. Appunto. Nello Stato noi dobbiamo credere.

mercoledì 22 aprile 2015

us and them

Oggi ho visto un video di Alessandro Di Battista che in Aula ha pesantemente attaccato Renzi per la cattiva gestione della questione migranti che tante morti sta causando in queste ore. Di Battista, per quel che mi riguarda, ha ragione su tutta la linea, tranne in una cosa: quel “noi contro voi” che ritorna sempre nel suo discorso, quel “noi che siamo giusti contro voi che siete sbagliati” che dimostra come alla fine anche Di Battista, da buon italiano, non ha capito nulla dei problemi dell’Italia. Che non sono legati all’immigrazione, alla corruzione, all’ignoranza, alla crisi, o a come cazzo la volete chiamare, no, quelle sono tutte conseguenze di quel “noi giusti contro voi sbagliati”, quell’arroganza di chi sta sempre un gradino più in alto degli altri, immacolato, e sputa giudizi dall’alto della sua purezza.
Non credo in Dio, ma sono cresciuto in una cultura cattolica i cui elementi fondamentali sono la pietà e la colpa. Nessuno è nato senza colpa, per cui tutti meritano pietà. Credo nella pietà e credo, fortemente, per cultura, in alcune cose che diceva il buon Gesù, una delle quali trovo sia fondamentale: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra!” Che significa, applicato alla politica, che i problemi di un popolo li risolvi davvero solo quando cominci ad ammettere che non ci sono colpevoli da mandare al rogo e puri che difendono la Legge, ma che la colpa è sempre collettiva, e se c’è qualcuno che ha sbagliato la colpa è anche tua che dormivi, o sapevi e non hai fatto nulla, o hai lasciato fare perché ti faceva comodo. Nello splendido Stato cattolico che siamo, invece, siamo pieni di campioni senza macchia e prontissimi a scagliare la prima pietra, i giusti per eccellenza autoelettisi a giustizieri della notte.
Così continuiamo a sguazzare nelle nostre battaglie incazzose per ammazzare il tempo, ci indigniamo tanto per tutto, ma senza mai risolvere niente. Ci perdiamo nelle chiacchiere in rete. Attacchiamo con foga e indifferentemente Nobraino, Razzi, Renzi, Xylella, poi ci commuoviamo per Morandi che non s’incazza come noi, non alza mai la voce, lui non litiga, discute, e ci stupiamo, ci complimentiamo per la classe. Un vero alieno. Ci diciamo: “Cazzo quel Morandi, pensare che l’ho paraculato fino a ieri. Invece c’ha le palle lui. Proprio come me, che passo le mie giornate a grattarmele le palle, nell’attesa di qualcun altro da lapidare.”

martedì 31 marzo 2015

figura

Ora parlano tutti del processo Kercher come della più grossa figura di merda mai capitata alla Giustizia Italiana. Probabilmente sono io che non do alla cosa l’importanza che merita, ma penso anche che sono passati 53 anni dal delitto Mattei; 40 anni dal delitto Pasolini; 38 dal rapimento di Moro; 35 dalla Strage di Ustica (e mi fermo qui solo per decenza), e per nessuno di questi casi si è ancora fatta chiarezza giudiziaria. Ragion per cui ci andrei piano a parlare di figura di merda planetaria per il delitto Kercher. Si rischia di addentrarsi in una fogna senza uscita.

mercoledì 7 gennaio 2015

io sto con charlie hedbo

Io sto con Charlie Hedbo, come tutti, e sto con la satira e con la libertà di espressione, e con il potere della parola. Eppure mi dico attenzione. Fai attenzione a non farla diventare una battaglia di civiltà, dei buoni contro i cattivi, la guerra santa della moderna Europa contro l’Islam feroce e arretrato. Fai attenzione a non cadere in quella trappola che i giornali già ti stanno preparando, attenzione non rituffarti in un nuovo Medioevo così utile al loro scopo, e in cui non si discutono più i motivi, ma solamente si affilano i coltelli sordamente, con animo di rivalsa. La Francia è grande, così grande che vive di contraddizioni, pratica la libertà d’espressione però vive in uno stato multirazziale e pieno di contrasti irrisolti, di razzismo, è stata una sanguinaria potenza coloniale ma sostiene ancora la chiusura del Mediterraneo agli immigrati africani. Non è una terra di libertà a tutti i costi più di quanto lo siano stati altri moderni stati islamici. Il fanatismo avanza, questo è vero, ma perché? Dove si origina quest’odio? Su quale terra di confine? A vantaggio di chi? Così mi dico stai attento, a non confondere la libertà d’espressione col vessillo di un sistema di vita più giusto, migliore, perché l’Europa che oggi piange è tutt’altro che giusta, ed è in quell’ingiustizia che si genera l’odio, è lì che vanno cercati i motivi del gesto, e non solo nel fanatismo di una religiosità bigotta. Resisti alla tentazione, non puntare il dito, tieni gli occhi aperti. Scrivi ciò che vedi e non ciò che senti. Resta umano.

mercoledì 21 maggio 2014

forza di gravità

Nel mondo migliore possibile il dolore è giusto e colpisce tutti allo stesso modo. Nemmeno i potenti ne sono esclusi. A tutti loro, così come a noi, può capitare un tumore al fegato, un infarto fulminante, la perdita di un figlio, la perdita di un occhio o di un piede per colpa del diabete, il tradimento di una moglie amata o di un compagno, il voltafaccia di un fratello. A tutti tocca la decadenza del corpo, della memoria. A tutti, prima o poi, la vergogna. La loro caduta dal gradino più alto è la riprova che anche la nostra ha un senso, che la forza di gravità è legge infallibile e spietata. Il loro dolore ci conforta, bilancia il peso, così come faceva la maschera di Dio nell’Antico Testamento.

lunedì 20 agosto 2012

chiude l’ilva: sentenza storica e speranze per il futuro

Ci sono varie teorie in merito alla chiusura senza appello, oggi confermata, dell’Ilva. I più maligni, o scafati, sostengono legata alla prossima apertura di nuove e più redditizie acciaierie dall’altra parte del mare, in Africa. Altri semplicemente fanno notare come fosse ora che si facesse qualcosa per un problema talmente evidente che ogni altro minuto di silenzio risultava imbarazzante.
Che fosse davvero ora, molti non ne sono convinti. La situazione, storica ed economica, è quella che è, e chiudere adesso significa mettere sulla strada centinaia di famiglie. Purtroppo, non è il momento ad essere sbagliato rispetto alla crisi, ma la crisi stessa che ha portato alla luce carenze preesistenti, e quando i nodi vengono al pettine c’è poco da fare. Per centinaia di persone senza lavoro altrettante esulteranno, ringraziando il cielo che l’incubo del cancro da polveri sottili sia per loro finito. Chi ha ragione? In questo caso tutti. Chi ha torto? I padroni inadempienti, su cui si spera cada davvero e senza pietà la mannaia della giustizia.
Al di là delle questioni aperte, però, una cosa è certa: la sentenza di oggi, che mette al primo posto, e come raramente succede nel nostro paese, l’ambiente e la salute, con un occhio di riguardo alle generazioni future, ha una portata talmente rivoluzionaria da essere storica.
In futuro diventerà di certo pietra di paragone per altre controversie. L’Italia finalmente dimostra di volersi mettere al passo con la Comunità Europea, non solo a parole. Lo fa con durezza, ma che questo accada a Taranto dichiara, al di là delle sofferenze di alcuni e della retorica di altri, come il Sud non sia vittima designata ma abbia ancora una posizione centrale e un ruolo importante da giocare nello sviluppo futuro di questo paese. Bisogna solo stringere i denti.

mercoledì 4 luglio 2012

a che serve lo stato?

E come volevasi dimostrare, spente le telecamere, vengono fuori le magagne dello Stato. Il servizio sanitario della Regione Puglia non coprirà le spese necessarie alle cure delle ragazze coinvolte nell’attentato alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi. Questo perché tali cure consisterebbero in costose pomate antiustioni che, essendo inserite nell’elenco dei trattamenti estetici e non curativi, non vengono ritenute, a norma di legge, strettamente necessarie.
Le cinque ragazze hanno tutte ustioni fra il 25% e il 60% del corpo, alcune anche in viso. Forse alla regione dimenticano che un’ustione che deturpa il corpo ha comunque una sua importanza decisiva nella vita sociale di una persona, ancora di più se si tratta di un’adolescente che sta ancora formando la sua personalità.
Tant’è, si apprende oggi che le famiglie delle giovani, non certo abbienti, pagano di tasca loro parte delle creme necessarie, creme che costano fra i 50 e i 100 euro. Alcuni parenti e amici si sono autotassati, ma finora, l’unico aiuto pubblico fornito loro sono stati i 1000 euro a ragazza messi a disposizione dal comune di Mesagne.
Ma lo Stato, che quel giorno era lì a piangere per loro, a marciare con la folla riunitasi spontaneamente e a invocare giustizia da un palco, lo Stato dov’è finito? E se anche c’è ma non può aiutarle (perché la burocrazia è tutto e non si può mai aggirare), allora a cosa diavolo serve?