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lunedì 4 dicembre 2023

vanità

Faccio peccato di vanità, certe volte penso di essere troppo colto per fare l'editore, che se lo fossi un pochino di meno vivrei meglio, senza tutte le mie fisime sulla letteratura che ha due facce: come forma d'arte raffinatissima di cui mi sento in parte responsabile, e come sistema di mercato basato sul vuoto (anche morale) di chi scrive e vende che ripudio, e lo dico nonostante io non sia proprio nessuno sul carrozzone della festa dove tutti hanno diritto a essere scrittori per un giorno e vivere il loro quarto d'ora di celebrità. Prima riuscivo anche a interessarmi al fenomeno, adesso mi manca proprio lo spirito (lo stomaco) e me ne tengo a debita distanza con, lo riconosco, eccessivo snobismo che non fa sempre bene ai libri. Ma dovunque vado mi accorgo che quelli che si fanno meno problemi di me vivono meglio e vendono di più, forse perché il loro è il sorriso sincero di chi non ci ha capito nulla e si è arreso, e proprio per questo è felice.

venerdì 12 aprile 2019

il furbetto

Stamattina, mentre guardavo il Tg, pensavo che solo in Italia si usa la parola "furbetto" per definire uno che viola le regole per proprio tornaconto, defraudando di qualcosa o danneggiando tutti gli altri. Una categoria infinita, da quello che ti frega il parcheggio all'assenteista sul lavoro, al raccomandato in ospedale fino all'evasore. Furbetto è un diminutivo buono per ogni occasione, tende a sminuire il peccato, ad assolverlo già nella lingua, prima di arrivare davanti al giudice: "sì, ha commesso un crimine, è vero, ma perché è furbetto!" nemmeno facesse parte della Banda Bassotti. In quale altro paese mi chiedo, c'è un tale grado di comprensione sociale per gli stronzi? Sarà perché in fondo ci sentiamo un po' stronzi tutti (di che reggimento siete, fratelli?), e se assolviamo il furbetto di turno ci diamo anche noi, implicitamente, la possibilità di essere furbetti un giorno, quando arriverà la nostra occasione. Del resto, se lo ha fatto lui, perché io no?

lunedì 21 gennaio 2019

ipocrisia

A volte credo che siamo l'unico Paese la cui popolazione si dichiara apertamente ipocrita e basta così, questa presa di coscienza non determina un bel nulla. Come se la semplice ammissione (confessione) giustificasse l'esistenza del peccato, liberasse gli animi dalla colpa, disconoscesse la necessità di migliorarsi. L'ipocrisia dell'ipocrisia, insomma.

mercoledì 22 aprile 2015

us and them

Oggi ho visto un video di Alessandro Di Battista che in Aula ha pesantemente attaccato Renzi per la cattiva gestione della questione migranti che tante morti sta causando in queste ore. Di Battista, per quel che mi riguarda, ha ragione su tutta la linea, tranne in una cosa: quel “noi contro voi” che ritorna sempre nel suo discorso, quel “noi che siamo giusti contro voi che siete sbagliati” che dimostra come alla fine anche Di Battista, da buon italiano, non ha capito nulla dei problemi dell’Italia. Che non sono legati all’immigrazione, alla corruzione, all’ignoranza, alla crisi, o a come cazzo la volete chiamare, no, quelle sono tutte conseguenze di quel “noi giusti contro voi sbagliati”, quell’arroganza di chi sta sempre un gradino più in alto degli altri, immacolato, e sputa giudizi dall’alto della sua purezza.
Non credo in Dio, ma sono cresciuto in una cultura cattolica i cui elementi fondamentali sono la pietà e la colpa. Nessuno è nato senza colpa, per cui tutti meritano pietà. Credo nella pietà e credo, fortemente, per cultura, in alcune cose che diceva il buon Gesù, una delle quali trovo sia fondamentale: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra!” Che significa, applicato alla politica, che i problemi di un popolo li risolvi davvero solo quando cominci ad ammettere che non ci sono colpevoli da mandare al rogo e puri che difendono la Legge, ma che la colpa è sempre collettiva, e se c’è qualcuno che ha sbagliato la colpa è anche tua che dormivi, o sapevi e non hai fatto nulla, o hai lasciato fare perché ti faceva comodo. Nello splendido Stato cattolico che siamo, invece, siamo pieni di campioni senza macchia e prontissimi a scagliare la prima pietra, i giusti per eccellenza autoelettisi a giustizieri della notte.
Così continuiamo a sguazzare nelle nostre battaglie incazzose per ammazzare il tempo, ci indigniamo tanto per tutto, ma senza mai risolvere niente. Ci perdiamo nelle chiacchiere in rete. Attacchiamo con foga e indifferentemente Nobraino, Razzi, Renzi, Xylella, poi ci commuoviamo per Morandi che non s’incazza come noi, non alza mai la voce, lui non litiga, discute, e ci stupiamo, ci complimentiamo per la classe. Un vero alieno. Ci diciamo: “Cazzo quel Morandi, pensare che l’ho paraculato fino a ieri. Invece c’ha le palle lui. Proprio come me, che passo le mie giornate a grattarmele le palle, nell’attesa di qualcun altro da lapidare.”