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lunedì 4 dicembre 2023

vanità

Faccio peccato di vanità, certe volte penso di essere troppo colto per fare l'editore, che se lo fossi un pochino di meno vivrei meglio, senza tutte le mie fisime sulla letteratura che ha due facce: come forma d'arte raffinatissima di cui mi sento in parte responsabile, e come sistema di mercato basato sul vuoto (anche morale) di chi scrive e vende che ripudio, e lo dico nonostante io non sia proprio nessuno sul carrozzone della festa dove tutti hanno diritto a essere scrittori per un giorno e vivere il loro quarto d'ora di celebrità. Prima riuscivo anche a interessarmi al fenomeno, adesso mi manca proprio lo spirito (lo stomaco) e me ne tengo a debita distanza con, lo riconosco, eccessivo snobismo che non fa sempre bene ai libri. Ma dovunque vado mi accorgo che quelli che si fanno meno problemi di me vivono meglio e vendono di più, forse perché il loro è il sorriso sincero di chi non ci ha capito nulla e si è arreso, e proprio per questo è felice.

mercoledì 26 luglio 2023

qualunquismo

Va detto che buona parte dei piccoli festival letterari che si vedono in giro (e a cui il più delle volte mi rifiuto di partecipare) denunciano in primo luogo il qualunquismo di chi li organizza. Gente che illudendosi di fare il bene opera in nome del Nulla e della Vanità, aiutando a diffonderli meglio come vivo esempio di pensiero vincente.

sabato 19 febbraio 2022

vanità

Ho sempre pensato – da bravo illuso – che una crisi fosse comunque necessaria, perché forzando i punti critici di un sistema poteva spingere a dei cambiamenti importanti. Soprattutto in un settore imbalsamato e mefitico com’è quello culturale italiano. Non pensavo che ne saremmo usciti migliori, ma perlomeno più consapevoli e pronti a rinunciare a qualcosa per cambiarne un’altra. Invece non mi pare che questo stia succedendo, anzi l’ansia di tornare tutti a una normalità posticcia e che non c’è mai stata mi pare renda ancora più ciechi i ciechi, più sordi i sordi. Ma davvero tutto andrà a posto facendo finta che non ci siano delle crepe? Inorgogliendoci per la prossima fiera dove saremo tutti bellissimi nella nostra bolla di promotori culturali? Ho amici editori che si lamentano perché le librerie non pagano le fatture, ho amici librai che piangono perché non ce la fanno a pagare l’affitto con le vendite. La distribuzione comincia a fare acqua e persino i corrieri cominciano a perdere colpi nelle consegne, anche se i costi dei libri sono sempre più alti. Organizzare una presentazione è sempre abbastanza complicato ma a voler essere sinceri molti, moltissimi scrittori sono contro il green pass. Del resto fra quei 5 milioni di italiani non ancora vaccinati si nascondono tantissimi artisti. In tutto questo, anche se le analisi economiche sostengono il contrario, gli unici ad avere un reale vantaggio oggi sono “i padroni della festa”, quelli che stanno più in alto, che controllano i grandi marchi editoriali, che vendono più libri, che controllano la distribuzione. È un sistema che scricchiola? In questo senso non è cambiato nulla. E chi dovrebbe parlare sta quasi sempre zitto perché se pubblica coi grandi non gli conviene esprimere dissenso, e se pubblica coi piccoli può anche sgolarsi fino a morire, tanto non lo ascolterà nessuno a meno che non vinca un premio. Perché la vanità degli scrittori è brutta, ma anche la vanità dei lettori fa abbastanza paura.

martedì 9 novembre 2021

vanto

Gli attori e presentatori TV che scrivono libri mi hanno rovinato la vita. La mia famiglia che guarda la TV più che leggere libri li segue sullo schermo mentre presentano le loro autobiografie e ogni volta mi chiede perché loro sì e tu no, perché loro scrivono e vanno in TV e tu scrivi soltanto e non vai mai in TV. Ma perché, chiedo io, se andassi in TV voi leggereste i miei libri? No, ma almeno ti vedremmo in TV e potremmo vantarci.

martedì 5 ottobre 2021

nel tavuto

Oggi due belle recensioni a caldo sulle mie poesie mi hanno riportato a me stesso e alle mie fondamentali debolezze per cui, fra le altre cose, mi sono convinto che sotto sotto sono bravo (anche se autoindulgo in confessioni) e appena muoio qualcuno avrà la pazienza di scegliere per me e farmi l'antologia mortuaria. In questo credo c'è anche una buona dose di vanità postuma da cui non riesco a separarmi (manco nel tavuto) e di cui un poco mi vergogno.

mercoledì 5 maggio 2021

con lo sconto

Una giovane ragazza mi scrive per chiedermi un parere, ha firmato un contratto con un famigerato editore che le ha promesso la pubblicazione in un’antologia in cambio di un acquisto copie scontato, con libri che però costano 40 euro a copia. Morale: 7 copie del volume – che deve comprare – le costano 200 euro. Se sono trenta autori, fate il conto del guadagno. Ora, chiedere all'autore di acquistare delle copie con lo sconto è una pratica comune, ma c’è una misura per tutto, e fargliele pagare il triplo del loro valore è una cosa deprimente non solo perché ti stai approfittando dell’ingenuità di una persona, ma perché stai ammettendo che quelle copie non ci vuoi neanche provare a venderle: chi cacchio se lo compra un libro a 40 euro? In generale alla maggior parte dei giovani autori andrebbe detta la verità, l’acquisto delle copie con lo sconto serve soltanto a coprire delle spese, ma non li farà diventare degli autori di successo, per diventare degli autori di successo devono prima vendere (tanto) e farsi conoscere (tanto), e questo si fa o scrivendo un libro sconvolgente (è raro, ma capita) oppure lavorando sulle proprie relazioni: significa andare dovunque (a proprie spese), fare tutte le presentazioni possibili (a proprie spese), essere disponibili (senza sputtanarsi), sorridere sempre (senza sembrare scemi), fare mille favori (prima di chiederne uno), ed è una cosa costosa, sfibrante oltre che costosa. Io personalmente non ci sono mai riuscito e ho creato la casa editrice apposta per non dover chiedere favori a nessuno, per poi accorgermi che comunque li chiedo, perché sono pieno di limiti. Nell’editoria, come in qualsiasi altra arte, la qualità conta ma non è tutto, se non sulla lunga distanza, e tu non sei nella misura di ciò che fai, ma sei nella misura di chi conosci. E infatti, io alla ragazza del primo rigo ho detto: per i tuoi precedenti errori sei stata perdonata, ma ora che mi conosci, se ti fai imbrogliare di nuovo, giuro che ti vengo a cercare per ucciderti con le mie stesse mani.

domenica 19 gennaio 2020

la risposta di uno scrittore respinto

La vanità intellettuale che si mischia ai fatti di cuore è sempre stata una bella gatta da pelare, specie se dall’altra parte c’è qualcuno che ti interessa più sul piano artistico che amoroso, ma non sai bene come dirlo o, peggio, confondi tu stesso/a le acque fino al punto che si intorbidano. Successe, ad esempio, alla contessa bolognese Teresa Carniani Malvezzi, colta e bellissima quarantenne, appassionata lettrice e autrice di un poemetto di cui oggi non ricorda più nessuno, di cui si era invaghito nell’estate del 1826 il nostro Giacomino Leopardi, che all’epoca aveva circa dodici anni meno di lei e lavorava per l’editore Stella di Milano. Leopardi, dopo una iniziale profonda complicità – la quale scatenò le gelosie del marito di lei – venne rifiutato con severità: le sue visite la annoiavano, gli disse. La storia venne presto trascinata nel pettegolezzo (con lui che al solito ci faceva la figura del fesso), tanto che la contessa tagliò tutti i ponti, persino epistolari. Il silenzio durò più di sei mesi. Poi, però, la contessa pubblica, nel 1827, il libro a cui stava lavorando e ne invia una copia a Leopardi, al cui giudizio critico tiene moltissimo; ma, per evitare fraintendimenti, gli manda il libro senza un biglietto, né una dedica, nulla, tanto da fargli pensare che l’unica cosa rimasta a lei, di lui, è l’indirizzo. Leopardi allora che fa? Risponde. Risponde, con ironia e garbo, quello che qualsiasi scrittore respinto vorrebbe dire quando gli capitano storie così, ma non sempre trova la giusta nota per farlo, e le scrive, pungendola nell’orgoglio: «…Perciò non vi dirò nulla del vostro libro, dove io ammiro la sobrietà e il buon giudizio della prefazione…» e chiude il biglietto con una modernissima frasetta inglese che a me, personalmente, ha ricordato l’ultima riga dell’ultima lettera che Montale scriverà a Irma Brandeis un secolo più tardi: «Intanto amatemi, come fate certamente, e credetemi your most faithful friend, or servant, or both, or what you like». Ciao.


Nota. Il corsivo utilizzato per evidenziare le frasi dello scritto di Leopardi è opera mia.

mercoledì 24 luglio 2019

la tua stessa merda

Di recente ho avuto a che fare con una scrittrice importante, perlomeno molto più importante di me, che è stata, posso dirlo senza ombra di dubbio, antipatica e tirata come pochi. In risposta al suo comportamento, cito quanto disse Roberto Bolaño (che sta un po’ più in alto di tutti e due) nel 1999, durante una intervista con Marcelo Damiani. Damiani gli chiede chi o cosa dovrebbe essere un artista e Bolaño risponde così: «Prima di tutto io credo che l’artista debba essere una persona gradevole. Gra-de-vo-le. Non bisogna aggiungere più immondizia di quella che già c’è. C’è una poesia di William Carlos Williams che parla proprio di questo. Se non puoi portare qui qualcosa che non sia la tua stessa merda, è meglio che te ne vai».

lunedì 4 maggio 2015

a una fessa (versione definitiva)

1. Merda

Ci sono donne leggere
talmente leggere che rasentano
il vuoto: pronta a prendere il volo
tu stai con loro.
In te sta il mio cuore annidato
disperato e pigolante implora a nutrimento
i vermi che gli avanzi come esche
o meglio ancora il guano che riversi
sulle teste dei tuoi amanti
(io sto con loro
allocchi o tordi ringalluzziti)
ogni volta che sul mondo ti sollevi
con grazia naturale. Lordi
di te della tua merda: loro
cantano le tue lodi al Signore.

2. Grazia

Grazia tua magnifica di donna
che preda di lussuria
ti fingi ragazzina nel piacere
e arrossisci sulle guance sculacciate.
Grazia tua leggera di passione
di passera o piccione che si bagna.
Grazia di giovane pollastra
generosa tutta cuore e rinomata.
Grazia d’esperta quaglia
o di fagiana imbellettata
apparecchiata sulla lingua e pronta
prim’ancora che tu dica
grazia di fringuella spalancata
da leccarsi baffi e dita.
Grazia di fava umida e salata.
Grazia di fregna che disseta e sfebbra.
Grazia celebrata sull’altare a pane e vino.
Grazia micidiale di zoccola vestita a festa.
Grazia indirizzata ad altro uccello
ad altra ciola che sorpassa in cielo.
Grazia surreale di tagliola. Potta.
Volgarmente di spaccazza fessa
di patonza grazia che ti strazia
nelle carni che ti stana nel tuo amore.
Grazia che ti rode che ti scava.
Grazia che ti chiava o non ti chiava.
Grazia più di sorca che di cuore
belva tutta nera di pelliccia
selva inferno: guaio senza uscita.
Grazia pisciatora e calamita.
Grazia tutta liscia e depilata. Pesca
e pesce fresco di giornata.
Grazia micia gonfia di burrata.
Grazia di gran porca e di giaguara.
Grazia che divora senza scampo.
Grazia dolcissima e infettiva
che smanetti senza guanto.
Grazia poi di prugna che si caca
e poi si perde nel rimpianto.
Grazia di grandissima baldracca mito
d’alata vacca o umanissima puttana.
Grazia ubriacante che fermenta
l’uva l’uva passa e la patata.
Grazia elementare ma tremenda
di fica rossa rosso sangue
fonte di peccato che consuma
ogni salvezza ogni perdono.
Grazia pavoncella mia di sgravo
e di tormento. Rotacismo. Inciampo.
Grilletto mio parlante e confidente.
Parolina tutta cosce
mette l’ali alla poesia.
Grazia ostia ragnatela e nebbia.
Bussola da naso. Quero sul mustazzo.
Grazia che congiura per averti
appena il tempo di venire e poi svanire
in tutta fretta. Mio sollazzo.
Grazia tua notturna di civetta. Strega
che se viene ruba tutto: il sonno gli anni
l’avvenire. La più non mia illibata
giovinezza. Fiore. Sprazzo.

lunedì 16 marzo 2015

affascino

Stamattina mi sono svegliato con un mal di testa fortissimo, letale. Colsulto mia madre che da esperta mi fa: qui è roba di affascino. Prende acqua e olio, mi fa l'affascino e mi passa tutto. Non solo, mi dice anche: sono cinque persone. Madonna, mi dico, cinque persone contro di me, peggio di una messa nera! A quel punto la mia vanità ha il sopravvento, voglio dire ormai riesco a sconvolgere a tal punto la bile degli altri che ben cinque persone mi hanno lanciato il malocchio nello stesso giorno! Mica briciole! C'è chi si farebbe una sega per una cosa così. E infatti...

martedì 2 luglio 2013

due al bivio

Nessuno sa più che fare o di che vivere
l’uno sta immobile e pavido
osservando le ombre che s’agitano
sul muro illuminato dai fari
mentre aspetta chissà cosa o come
l’altro trottola irrequieto
si pavoneggia in movimenti stellari
d’effetto certo ma sterili
se calcando la mano ricade ogni volta
l’uno ha la testa più rotta.