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mercoledì 5 maggio 2021

con lo sconto

Una giovane ragazza mi scrive per chiedermi un parere, ha firmato un contratto con un famigerato editore che le ha promesso la pubblicazione in un’antologia in cambio di un acquisto copie scontato, con libri che però costano 40 euro a copia. Morale: 7 copie del volume – che deve comprare – le costano 200 euro. Se sono trenta autori, fate il conto del guadagno. Ora, chiedere all'autore di acquistare delle copie con lo sconto è una pratica comune, ma c’è una misura per tutto, e fargliele pagare il triplo del loro valore è una cosa deprimente non solo perché ti stai approfittando dell’ingenuità di una persona, ma perché stai ammettendo che quelle copie non ci vuoi neanche provare a venderle: chi cacchio se lo compra un libro a 40 euro? In generale alla maggior parte dei giovani autori andrebbe detta la verità, l’acquisto delle copie con lo sconto serve soltanto a coprire delle spese, ma non li farà diventare degli autori di successo, per diventare degli autori di successo devono prima vendere (tanto) e farsi conoscere (tanto), e questo si fa o scrivendo un libro sconvolgente (è raro, ma capita) oppure lavorando sulle proprie relazioni: significa andare dovunque (a proprie spese), fare tutte le presentazioni possibili (a proprie spese), essere disponibili (senza sputtanarsi), sorridere sempre (senza sembrare scemi), fare mille favori (prima di chiederne uno), ed è una cosa costosa, sfibrante oltre che costosa. Io personalmente non ci sono mai riuscito e ho creato la casa editrice apposta per non dover chiedere favori a nessuno, per poi accorgermi che comunque li chiedo, perché sono pieno di limiti. Nell’editoria, come in qualsiasi altra arte, la qualità conta ma non è tutto, se non sulla lunga distanza, e tu non sei nella misura di ciò che fai, ma sei nella misura di chi conosci. E infatti, io alla ragazza del primo rigo ho detto: per i tuoi precedenti errori sei stata perdonata, ma ora che mi conosci, se ti fai imbrogliare di nuovo, giuro che ti vengo a cercare per ucciderti con le mie stesse mani.

giovedì 26 gennaio 2017

remare contro

Stanotte ho sognato che veniva a trovarmi a casa un truffatore. Mi imboniva con le sue chiacchiere da quattro soldi, poi vedendo che non ci cascavo e che volevo mandarlo via mi aggrediva sulla porta. “Si vede subito che non sei quello che appari. Tu sembri uno aggressivo, però in verità sei un poeta sfigato. Perché possono truffarti tutti quanti al mondo e solo io non posso? Non ti pare altrettanto ingiusto?” Non sapendo come rispondergli ho firmato il suo contratto truffa. Già che c’ero gli ho chiesto cosa si fa quando la poesia ti rema contro. Lui mi ha risposto: “Facile. Quando una cosa non funziona passa ad altro”. Ma come ci si comporta quando persino i tuoi sogni ti remano contro?

mercoledì 27 agosto 2014

il molestatore

Metà pomeriggio. Si presenta alla mia porta uno dei classici esemplari di truffatore Enel, quei tipi col cartellino finto che con tutta la faccia tosta e l’affabilità del mondo ti chiedono, per migliorare il tuo servizio, di controllare la tua bolletta per suggerimenti, e poi cercano di fregarti i dati per rivenderli a chissà chi. Sapete bene di che parlo. Stavolta, però, l’esemplare in questione mostra una differenza sostanziale: si chiama Sara, ha due occhi da gatta che ti ci puoi perdere dentro e due gambe stupende, lunghe e affusolate. La fisso intensamente negli occhi mentre lei mi propina tutta la pappardella sul risparmio e i codici da controllare scritti in piccolo in basso a sinistra, poi le chiedo a bruciapelo: “Sara, sei fidanzata?” Mi guarda stupita, spalanca quasi la bocca. L’ho sorpresa. Fa finta di nulla e mi chiede di poter vedere la bolletta. Le rispondo che è così bella che gliela faccio vedere sì, e la invito a seguirmi dentro. Aggiungo, con noncuranza “Sai che siamo fortunati? Non c’è nessuno in casa, possiamo parlarne quanto vuoi.” La vedo tentennare sulla porta. Mi dice che fa caldo e magari aspetta fuori, se prendo la bolletta la possiamo vedere anche lì. Le sorrido. “Ma scherzi? Dentro c’è il condizionatore, vedrai come stiamo freschi. Ci mettiamo sul divano e ti faccio vedere la bolletta.” Lei insiste, meglio di no. Allora mi fermo sulla porta, a parlare con lei del più e del meno. Passano circa dieci minuti, continuo a fissarla negli occhi. A un certo punto mi blocca, ha da finire il suo giro, controlliamo la bolletta sì o no? “Ma certo”, le rispondo, “però se non entri come te la faccio vedere?” Mi ha già detto di no, ripete. “E io insisto, te la faccio vedere solo se andiamo dentro. Mi stai proponendo un affare e io ho bisogno di star comodo mentre ne parliamo.” Con leggerezza, le sfioro un fianco per invitarla a seguirmi. Quando la tocco, lei sembra schizzare per aria come se avesse preso la scossa. La vedo avvitarsi su se stessa e quasi scappar via, senza nemmeno salutarmi. La guardo allontanarsi e sospiro, anche il fondoschiena è stupendo. Queste, dunque, sono le cose che ho imparato oggi sul peccato. 1) I truffatori saranno anche disponibili, ma stringi stringi non la danno. 2) In ogni caso, fra un truffatore e un molestatore vince sempre il molestatore. Provarci per credere.

domenica 13 gennaio 2013

rifiuto

Mi rifiuto di andare a voltare per “salvare” l’Italia da Berlusconi, Monti o chicchessia, o per “contrastare il loro gioco”. Rifiuto questo modo di pensare. Lo trovo tanto paternalistico quanto, per certi versi, disonesto. Paternalistico perché siamo in democrazia, e se un italiano, dopo vent’anni di B., vuole votare ancora B. solo perché ha fatto una bella comparsata in tv, allora B. se lo merita tutto, B. eppure Topo Gigio. Disonesto perché, se dopo tanti bei discorsi sul rinnovamento della politica, per contrastare B. o M. devo chiudere gli occhi e turarmi il naso e andare a votare – con una legge elettorale che è una truffa! – un PD altrettanto vecchio e solo un pizzico meno falso, allora non credo che potrei più sentirmi a posto con me stesso. Se vogliono trasformare tutta questa storia delle elezioni in quel detto: “O ti mangi questa minestra o ti butti dalla finestra”, facciano pure. Io mi rifiuto di assecondarli e non vado a votare. Non si tratta di antipolitica, ma solo (per come la vedo) di coerenza e dignità. Coerenza verso se stessi. Dignità di persona pensante.

martedì 11 settembre 2012

truffa

Con l’arrivo del Mercato Libero, branchi di rappresentanti si avventarono sulle nostre case come sciacalli affamati di truffa. Si può giustificare tutto questo solo pensando al bisogno dichiarato da alcuni di lavorare, ancora più alla gioia selvaggia che provoca l’inganno, il piacere dello stupro. Erano giovani senza avvenire, presi dalla strada e dunque senza scrupoli. Avevano cravatte intonate alla camicia.
I miei, sprovveduti a riguardo, confidando in quella giovinezza che per loro è futuro, proposta, si sono fatti fregare due volte, e qualcuna di più alcuni nostri amici, con contratti che prevedevano di farti risparmiare su luce e gas, chiedendoti in cambio più soldi. Né serviva esserne convinti, bastava uno scarabocchio sul foglio bianco per ritrovarsi le mani legate.
Abbiamo tentato lo stesso di rimediare alle truffe, e lottando contro un sistema che prevedeva di avere contatti unicamente con altri disgraziati messi un gabbia, polli d’allevamento nei call center, oppure con anonime caselle postali e ricevute di ritorno necessarie ma firmate chissà da chi, visto che poi delle nostre lamentele, nessuno sapeva mai niente.
Era un sistema fortissimo, inespugnabile come un castello, in cui la ragione non aveva spazio e persino gli avvocati erano inermi. Lo capimmo la prima volta il giorno in cui ci rivolgemmo a uno sportello clienti per chiedere comprensione e aiuto, e l’impiegato, con faccia di mattone, seduto a fumare, ci disse: “Non posso farci nulla. Scrivete una lettera.”