Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
venerdì 15 novembre 2024
la libertà
lunedì 5 agosto 2024
bulletti in banca
Oggi, mentre ero in fila in banca, un gruppo di tre vecchietti che se mettevi insieme l'età di tutti superavano i 200 anni, hanno cominciato a fissarmi le gambe e bullizzarmi per il mio aspetto fisico: Ma non ti vergogni che non vai al mare? Sei bianco come un cadavere! Già di tuo non sei nemmeno bello, ma così bianco fai veramente schifo! – Ma non ci hai caldo con quella varvaccia? Ma perché ti devi conciare sempre così? Ma non lo vedi che stai facendo vecchio e sta facendo bianca pure quella? Ma una sistemata ogni tanto te la vuoi dare o no? L’uomo di mondo va in giro con la faccia rasata! – Ma poi si può sapere che stai a fare sempre qua dentro? Io sempre qua dentro ti vedo! Sempre a pensare ai soldi! Ma invece di pensare ai soldi che non tieni, perché non ti vai a divertire? Guarda che gli anni stanno passando pure per te! Io a primavera ho avuto un problema alla prostata e ti posso dire che prima si intosta e non si intosta, ma poi arriva un giorno che non si intosta più! E allora è finita bello mio, te ne puoi venire qui a dire le chiacchiere con noi! – Io mi toccavo per scaramanzia.
venerdì 15 marzo 2024
amica al telefono
Amica che non si fa sentire mai, se non quando si lascia con qualcuno per farsi consolare, mi chiama all’improvviso dopo mesi. – Oddio, ti sei lasciata! – Ma perché pensi sempre questo di me, sempre questi luoghi comuni! Siamo amici o no? E se una persona è tua amica non può volerti chiamare solo per salutarti e sapere come stai? Basta Lì, sempre con questo tono giudicante, mi offendi! – Ok. Scusami, scusami… Allora va bene, come stai? Come va? – Oddio Lì, va tutto male, mi sto lasciando! E io vengo da te perché ho bisogno delle parole di un amico, e tu mi fai capire che sono prevedibile e scontata! Invece di consolarmi peggiori la situazione! – Adesso non esageriamo, non ho mai usato la parola “scontata”. Va be’, c’è qualcosa che posso fare per non peggiorare la situazione? – Basta che adesso non mi fai una battuta sulle tette o mi chiedi se ho il ciclo, non lo sopporterei! – Ma perché, ce l’hai? – Oddio, Lì. Sbuffa. Chiude il telefono.
domenica 18 febbraio 2024
la pungitura
Ogni tanto mi capita di sentirmi dare dell’arrogante (o dello stronzo) per i post in cui sfotto alcuni autori che si propongono. Così volevo dire che a parte il fatto che non è un genere che ho inventato io e nemmeno altri editori, anzi era già praticato prima ancora che nascesse l’editoria (se qualcuno se la ricorda, la satira 9 di Orazio è già un buon esempio); a parte il fatto che quasi mai mi permetto di giudicare o dileggiare pubblicamente il contenuto dei manoscritti proposti, proprio perché so quanto lavoro e coinvolgimento emotivo c’è dietro persino l’opera più modesta, quindi se mi esprimo è soltanto su metodi di approccio più o meno molesti o rivelatori, mai sulle opere in sé (e in questo se permettete mi sento più signore di altri che stanno sempre a cacare veleno sui testi di chi non gli piace come persona); ma delle volte ho proprio l’impressione che quelli che più si irritano per certi miei post siano coloro che nella sostanza hanno uno stile di approccio molto simile a ciò di cui scrivo, per cui magari non gli frega nulla dell’onore offeso dell’autore o autrice di turno, ma si sentono toccati in quel qualcosa che li riguarda loro malgrado. Quella che il mio amico Nannino il brasiliano chiamava “la pungitura”.
martedì 26 dicembre 2023
i sogni son desideri
Siccome siamo romantici, viviamo nella rassicurante convinzione che chi la fa l'aspetti, che se qualcuno ci fa qualcosa di brutto prima o poi la ruota karmica gira e la stessa cosa capiterà anche a lui/lei così che finalmente capisca come siamo stati noi. L'esperienza però insegna che la nostra è una pia illusione e che alcune persone (la maggior parte) sono così ottuse, egoiste o egotiche che non ci arriveranno mai, magari subiranno il danno ma non arriveranno mai a fare due più due perché questo significherebbe mettersi in discussione o, più semplicemente, non gli fregava abbastanza di noi fin dall'inizio per cui nemmeno si ricordano di averci conosciuto e ferito. Pertanto io resto uno della vecchia scuola e ogni volta che mi capita per prima cosa mi auguro sempre che un'auto lo/la metta sotto al primo incrocio o gli/le venga una colica renale. Magari è un po' eccessivo ma di sicuro è più efficace e in ogni caso, si sa, sognare non ha noi ucciso nessuno (purtroppo).
lunedì 18 dicembre 2023
il minchiamorta
Un amico che sa quanto amo questi pezzi di colore, mi ha appena segnalato un gustoso post di Antonio D’Orrico in cui D’Orrico prende a prestito la stroncatura di una sua amica all’ultimo libro di Trevi e lei, parlando dell’irresolutezza irritante dell’autore/personaggio Trevi nel romanzo, lo definisce, con un termine inelegante e credo desunto dal siciliano, un “minchiamorta”. Qui, confesso, ho cominciato a perdermi, perché io sono di formazione un postnovecentesco e quindi stando alla descrizione della ragazza Trevi l’avrei definivano semplicemente “inetto”. “Minchiamorta” però, è vero, è più colorito e D’Orrico prende a prestito la definizione per dire che ci sono in giro altri autori “minchiamorta” e così cita molti romani (quelli che sbavano sullo Strega), torinesi (quelli che sbavano per Einaudi, ad es. Paolo Giordano) e milanesi (quelli che sbavano su tutto il resto, ad es. Paolo Cognetti). E qui ho fatto ancora più confusione, perché non ho capito se D’Orrico usa la parola “minchiamorta” per definire quegli autori stanziali che gravitano parassitariamente intorno ai luoghi di potere editoriale, oppure quelli che a tali luoghi fanno il piedino in maniera finto disinteressata, come se fosse la versione maschile di “gattamorta”. Già quest’ultima definizione, però, non c’entra nulla con la stroncatura a Trevi. Insomma, detta così, se vivi fra Roma e Torino e sei uno scrittore di successo sei condannato di default a essere una “minchiamorta”, o mi sbaglio? Non ne parliamo se nel frattempo hai pure vinto lo Strega! Ma di “minchiamorta”, aggiunge D’Orrico, ce ne sono tante anche in provincia, mica solo in città, vedi ad esempio Franco Arminio… E qui però io mi sono perso definitivamente sul significato autentico della parola, perché che io sappia Arminio si lamenta tanto ma sta sempre in giro, come una trottola lanciata, il suo mi sembra il Neverending tour di Bob Dylan, altro che irresoluto! Ma anche Cognetti, gli puoi dire tante cose sui suoi libri, ma è uno che fa le escursioni in alta montagna, è stato in Tibet come Brad Pitt, e si beve da solo una bottiglia di whisky per fare a gara col fantasma di Hemingway! Io che a malapena esco di casa la domenica sono certo più “minchiamorta” di loro. Eppure, mi dico, visto che sto molto lontano dal potere editoriale, ignorato dallo stesso potere come l’ultimo scartino, potrei anche definirmi un “minchiaviva”, che ne so, o un “minchiatanta” per citare Frank Zappa. Ma poi, mi chiedo, e se fosse una donna l’oggetto del contendere, si può dire che quella scrittrice è una “minchiaviva” pure lei? O suona maschilista e inelegante? E se ci mettiamo la schwa? Insomma, cari amici siciliani, me la sapete dare voi una spiegazione? Che caspita significa “minchiamorta” in letteratura?
venerdì 15 dicembre 2023
epidemia
Varie fonti mi dicono che PLPL è stato più ancora che un contenitore sano di cultura un contenitore a basso dosaggio di Covid. Che non ha ucciso nessuno ma ha contagiato un'intera generazione di appassionati di libri. Fosse successo un paio di anni fa probabilmente avrebbero dato fuoco con i lanciafiamme ai libri, come in Fahrenheit 451, agli editori, scrittori e lettori tutti. Oggi per fortuna chiunque può tornare a casa ad infettare i propri cari.
venerdì 21 luglio 2023
orgasmo
Ormai è diventata una consuetudine sentirmi dire, ogni volta che incontro qualcuno: "Antò, stai bene? Sei dimagrito ancora!" Io allora, per variare sul solito trito e ritrito bollettino sulla mia salute, amo dire che ho cominciato a praticare quel famoso apologo di Woody Allen dove mi sto lentamente restrigendo fino a scomparire in un orgasmo. Mi sono già immaginato la scena con un gran botto finale fra le case, come un sacchetto di carta che viene fatto esplodere fra le mani di un burlone e poi la scia che guizza sopra il campanile e una pioggia sottile che ricade dolcemente sul paese.
martedì 18 luglio 2023
napule è
Ho fatto un peccato grande come una casa lo so, ma quando ho letto la notizia di Jorit che per fare un murales per la pace ha copiato la foto della figlia di un’altra artista senza nemmeno informarla (volesse mai il cielo che mi chiede dei soldi!), inventandosi però la storia che quella da lui ritratta era una bambina del Donbass cresciuta nella guerra, poi una volta sgamato ha detto che aveva preso degli “elementi” di quell’altra bambina australiana scaricata da Internet perché la prima bambina, quella che ha vissuto la guerra, non era abbastanza fotogenica da venire bene nel ritratto (cioè, era bruttarella), ma si è difeso dicendo che è più stronzo chi guarda questi particolari insignificanti rispetto al messaggio che la guerra è brutta, specie quando è scomoda e noi ci voltiamo dall’altra parte, e i bambini che la vivono soffrono più di tutti, anche se non sono abbastanza fotogenici da meritarsi di essere ritratti, ma tanto si sa i bambini sono tutti uguali e allora se una non va bene noi ne prendiamo un’altra (tanto chi se ne accorge!), e in ogni caso ricorda la prima regola è sempre quella: negare, negare sempre, anche di fronte all’evidenza! Insomma, ho fatto un peccato grande come una casa perché quando ho letto questa notizia ho visto che l’artista era napoletano e la prima cosa che ho pensato è stata: Ah beh, ma se è napoletano allora si spiega tutto!
domenica 16 luglio 2023
amici
Io ho persino amici che imparano i versi di Gio Evan per citarmeli quando sono triste. Se non è sadismo questo non lo so. Del resto piove sempre sul bagnato.
mercoledì 19 aprile 2023
due buoni motivi per andare al salone
Sono talmente incasinato in questi giorni con la chiusura di un lavoro che mi sono appena ricordato che non ho fatto nessun post per dire in maniera elegante simpatica e ganza che quest'anno non sarò al Salone del Libro come quasi sempre faccio, anche perché a me del Salone del Libro in generale mi frega poco e nulla. Salvo che poi mi sono anche ricordato che io al Salone del Libro ci vado eccome ma non come editore, da privato, e soltanto per incontrarci una ragazza. Anche perché diciamocelo, gli unici due motivi buoni per andare al Salone del Libro sono: 1) farsi dei selfie fighi per dire che sei al Salone del Libro e 2) incontrare persone sessualmente interessanti. In tal senso gli scrittori/scrittrici del Salone del Libro sono molto più sessualmente interessanti degli editori, perché gli scrittori sono lì in vacanza, gli editori ci stanno per lavoro e dopo una certa ora puzzano anche di sudore.
domenica 9 aprile 2023
la mano
Ieri incontro un’avvenente cinquantenne che non vedevo da alcuni anni, da quando cioè si è separata. Lei si sbraccia da lontano per salutarmi poi mi corre incontro sorridendomi e quando mi è davanti mi bacia e mi abbraccia forte e mentre mi chiede come sto che faccio come va la vita come va il lavoro comincia ad accarezzarmi affettuosamente la schiena i fianchi le braccia, con movimenti ampi e le dita tentacolari, fermandosi appena sopra il culo. Io però sono un cretino e così quando mi chiede come va il lavoro le dico quanto per me è ovvio, che lavoro tanto come un mulo ma senza mai vedere un soldo. Non faccio in tempo a dirle così che la mano della donna si stacca dal culo e si posa comprensiva sulla spalla. I tempi sono orrendi ma vedrai che ce la faremo, mi dice materna per incoraggiarmi. Poi mi saluta velocemente e se ne va quasi di corsa. E io ho passato tutta la notte chiedendomi che sarebbe successo se le avessi detto la verità, che sono ricco di famiglia.
sabato 1 aprile 2023
telefono vs intelligenza artificiale
Di fronte alle polemiche di questi giorni su chi parla con le intelligenze artificiali mi viene da pensare che in fondo io sono cresciuto in un’epoca in cui non c’erano nemmeno i cellulari e si chiamavano al fisso di casa le ragazze che ti piacevano dai telefoni a gettoni. Mi sono ricordato quella volta che a quindici anni chiamai una che mi piaceva e mi rispose sua madre dicendo che era non c’era trippa per gatti ed era meglio se giravo al largo. E mi sono chiesto se – meraviglie della tecnologia a parte – c’è così tanta differenza se quando chiami una che ti piace a dirti di girare al largo è una intelligenza artificiale, la sua amica impicciona o una madre ostile.
lunedì 27 marzo 2023
messaggio da un autore
«Buonasera, vorrei proporvi la mia raccolta poetica, selezionata come finalista in diversi premi senza mai vincerne uno, sono un autore isolano e isolato, abbastanza fallito da avere zero case editrici interessate ai miei progetti e abbastanza solo da inviare questo messaggio di sabato sera».
martedì 14 marzo 2023
il soft power
Ho visto adesso al Tg che l’Italia è al 9° posto nel mondo per soft power, cioè per potere di condizionare il pensiero degli altri non attraverso la forza politica o militare ma attraverso il peso della cultura e della creatività. Dieci anni fa, per dire, eravamo al 10° posto, quindi è una cosa di cui essere orgogliosi. Ma rimane il mistero di capire dove questo meccanismo si inceppa in casa nostra: in che modo, con una tale cultura che ci rende noni nel mondo, poi non siamo capaci di esprimere una classe politica che sappia rappresentare questo potere. Invece non solo se ne vergognano come a scuola (volesse mai il cielo che li chiamassero “secchioni”), ma se glielo chiedi qualcuno ti risponde pure che il soft power ce l’ha nascosto nei pantaloni.
sabato 3 settembre 2022
pensierino (porno) del sabato mattina
Ho scritto un romanzetto e devo proporlo in giro. Ho scelto di farlo fantastico perché mi sono stufato di queste storie di autofiction, confessionali, ombelicali, masochistiche, come le scrivono tutti, che palle, e poi lo faccio già con la poesia, vorrei cambiare mood ogni tanto. Ho scritto un romanzetto fantastico, ma più lo leggo e più lo trovo leggero e più mi interrogo se non sia gratuito e in fondo inutile. Che senso ha scrivere un romanzo di intrattenimento in una società votata all’intrattenimento? Non è come gettare benzina sul fuoco? Continuo a essere dubbioso sui suoi meriti. Forse dovevo scrivere anch’io un romanzetto ombelicale, confessionale, masochistico ma con delle punte autoironiche che prova a estrapolare il senso della vita in un bignami per il pubblico partendo magari dal bagno. Ma più ci penso e più anche quello mi pare inutile. Scrivere è inutile, oggi più che mai. Mi chiedo, cosa serve al pubblico oggi per stare bene? Porno. Più ci penso e più mi convinco che sia quello, perché di porno non ce n’è mai abbastanza. Intanto piace a tutti, tanto che lo infilano dovunque. Poi aiuta i timidi, gli indecisi, gli asociali, i brutti, gli sfigati, i grassi, gli acidi, gli avidi, gli ingrati, quelli che sudano o che gli puzza il fiato, insomma il 70% della popolazione mondiale ce lo chiede. Del resto, hai voglia a dire quanto è bello l’amore se non piaci a nessuno. Ma soprattutto il porno ha una funzione sociale, perché è scientificamente provato che più ti masturbi e più abbassi i livelli di aggressività e l’aggressività nasce dal desiderio che è una devianza aggravata dell’istinto alla riproduzione. Meno famiglia e più porno è la risposta ai problemi del mondo. Ricomincio da capo, ora ho uno scopo. Sogno di fare del bene al mondo, sogno un mondo dove la gente legge ciò che scrivo e si masturba pensandomi, un mondo dove nessuno si fa più la guerra perché sta pensando a me col sesso in mano.
sabato 13 agosto 2022
le ciole
Mio zio la chiamava la timidezza delle ciole, che sollevano il braccio solo quando l’affare le interessa. Io di ciole non ne vedo così tante quando esco, ma qualcuna c’è sempre, di quelle che magari ti conoscono da una vita ma siccome volano alto se ti incontrano per strada fanno finta di non vederti. E le vedi che sono a disagio se compari, perché non vogliono parlarti, non vogliono nemmeno dirti ciao; e siccome nessuno è immune da peccato, lo riconosco, ogni tanto lo faccio anch’io. Però una cosa è una ciola bipolare, di quelle che vanno in giro a fasi alterne, un’altra è la ciola di professione, di quelle che vanno sempre dritte per la loro strada, solitarie oppure in piccoli gruppi in cui tu non sei compreso, le ciole doc. Le vedi che ti annusano da metri e metri di distanza e man mano che ti avvicini si fanno timide, piccole piccole, si raggrinziscono fra le gambette toniche come per nascondersi, mimetizzandosi dietro gli occhiali per non farsi notare, e fissano ostinate in avanti come se avessero torcicollo e collare, attente a non sporcarsi se incrociano il tuo sguardo, e se per caso lo incrociano subito gli viene il singhiozzo o perdono la voce. Perché se mostrano appena appena di averti notato allora sono fregate, la buona educazione è più forte e devono salutarti per forza, con o controvoglia, per non passare dalla parte del torto, quella dei cafoni che non si sentono di essere. Te lo concedono sì quel ciao, ma a quale prezzo.
martedì 28 giugno 2022
humor mortis
Mi ha appena chiamato Aldo dalla tipografia e mi dice: Antonio tuttapposto domani pomeriggio tengo da prendere solo il muletto ti carico le Pietroline e te le porto, stattibbene. E io: Ah perfetto, per che ora ti aspetto? E Aldo: Mah ti direi che col muletto da Modugno arrivo più o meno giovedì mattina... Aldo purtroppo è barese e ha un senso dell'umorismo tutto barese che noi purtroppo non ci possiamo fare niente...
martedì 24 maggio 2022
ineluttabilità
Tocchi con mano la tremenda ineluttabilità del tempo quando cominciano ad arrivarti con insistenza i primi messaggi di qualcosa a cui ieri nemmeno pensavi: Hai problemi ad urinare? È ora di pensare alla prostata!
domenica 22 maggio 2022
penna
Salone del libro. Un torinese in perfetto spirito napoletano facendo riferimento a un non specificato stand (punta il dito verso l’orizzonte) mi avvicina con un sorriso e la chiacchiera facile e mi intorta rivendendomi una penna omaggio per 5 euro. Parte dicendo che è un editore in difficoltà, passa a piangere le miserie del mercato, della famiglia e dei figli che deve sfamare, e finisce per chiedermi un’offerta (“quello che vuoi Antò, una pizza e una cocacola”) per sé e i suoi amici, un gruppo di scalcagnati come lui che gli sta dietro, in cambio della penna. Volevo dargli un euro ma era poco, tanto fa che gliene ho dati 5, ma ne voleva 8 (“non sono un bandito, Antò, non ti preoccupare” ripete due volte). La particolarità della penna, vanta, è che ha un calendario incorporato a tendina che puoi tirare fuori all’occorrenza (“così quando ti fai una scopata, Antò, te la puoi segnare qui per ricordarti l'anniversario”). Ma se il calendario è nella penna, come fai a scriverci con la stessa penna? Lui mi guarda furbescamente: è questa la genialata, Antò, che te ne devi prendere un’altra. Quando capisce che non andrò oltre le 5 euro chiude rapidamente e mi saluta. “Mi sei simpatico, Antò, scegli un colore!” Le penne erano rosse, bianche e verdi. Ho scelto verde. Ho pensato che magari mi porta fortuna.