Oramai ce lo stiamo proprio scordando, ma una delle grandi conquiste del Novecento, conquista ottenuta a suon di scioperi, arresti e manganellate, è stata quella di porre un argine al potere, per cui persino i potenti hanno un limite oltre il quale non possono andare, persino i potenti non possono permettersi di sopraffare chi è più debole di loro, e per quanto sia fallace c’è in ogni democrazia un accordo sociale che limita l’espressione di quel potere e pone su un piano di parità tutti gli uomini. È quella cosa per cui chiunque di noi può dire “io ho dei diritti” o lamentarsi se non vengono rispettati. Magari è un sistema imperfetto, è un sistema dove a porte chiuse succede di tutto, dove ci si inventano golpe e invasioni “di pace”, ma sempre come qualcosa di truccato, perché si sa che è sbagliato, e questo argine almeno fino a ieri ha resistito. È la stessa conquista che ha fatto sì che anche il figlio del più umile degli operai, o dei contadini, potesse arrivare a fare politica e gestire la cosa pubblica lì dove prima sedevano semplicemente i ricchi, quindi non c'è da sputare nel piatto di questa conquista, non c’è da sminuirla. Ed è per questo che il fatto che così tanti che leggo stamattina siano così contenti di ciò che è successo ieri, con l’umiliazione, vera o studiata a tavolino, di un rappresentante politico più debole – con i milioni di persone che ha alle sue spalle e che ieri magari aspettavano di porre fine ai loro problemi – da parte di una superpotenza che loro stessi odiano, mi fa incazzare soprattutto perché viene da persone che parlano dalla mattina alla sera contro il potere e chi lo esercita, poi invece di fare fronte comune, istintivo, contro un potere soverchiante, se la prendono col più debole dei due. Mio padre, che nell'animo era il classico “avvocato dei poveri”, mi ha insegnato che, nel dubbio, ci si deve mettere dalla parte del più debole, sempre, anche se non è perfetto, anche se non ha tutte le ragioni o se è la scelta meno popolare, il più debole è sempre quello che non ha nessuno dalla sua parte. Non ti fidare mai di chi sceglie di stare dalla parte del più forte, mi diceva mio padre, quello è il primo che quando avrai bisogno tu ti volterà le spalle.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
sabato 1 marzo 2025
martedì 18 luglio 2023
napule è
Ho fatto un peccato grande come una casa lo so, ma quando ho letto la notizia di Jorit che per fare un murales per la pace ha copiato la foto della figlia di un’altra artista senza nemmeno informarla (volesse mai il cielo che mi chiede dei soldi!), inventandosi però la storia che quella da lui ritratta era una bambina del Donbass cresciuta nella guerra, poi una volta sgamato ha detto che aveva preso degli “elementi” di quell’altra bambina australiana scaricata da Internet perché la prima bambina, quella che ha vissuto la guerra, non era abbastanza fotogenica da venire bene nel ritratto (cioè, era bruttarella), ma si è difeso dicendo che è più stronzo chi guarda questi particolari insignificanti rispetto al messaggio che la guerra è brutta, specie quando è scomoda e noi ci voltiamo dall’altra parte, e i bambini che la vivono soffrono più di tutti, anche se non sono abbastanza fotogenici da meritarsi di essere ritratti, ma tanto si sa i bambini sono tutti uguali e allora se una non va bene noi ne prendiamo un’altra (tanto chi se ne accorge!), e in ogni caso ricorda la prima regola è sempre quella: negare, negare sempre, anche di fronte all’evidenza! Insomma, ho fatto un peccato grande come una casa perché quando ho letto questa notizia ho visto che l’artista era napoletano e la prima cosa che ho pensato è stata: Ah beh, ma se è napoletano allora si spiega tutto!