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giovedì 21 marzo 2024

partecipazione

Sullo schermo Jorge Riechmann un poeta spagnolo che sceglie di non usare più l'automobile né I'aereo per non partecipare nel suo piccolo all'inquinamento del pianeta, non essere complice. Un poeta italiano, lo so già, di fronte a tale decisione, lo definirebbe un coglione e/o illuso e aggiungerebbe che con una simile coerenza non salvi nessuno e ti complichi la vita, serve una rivoluzione, abbattere i padroni, che sono i veri colpevoli, ma nel frattempo non farsi riempire la testa di cazzate ambientaliste e vivere con ciò che si ha, senza rinunciare a nulla. Non potendo partecipare alla salvezza collettiva del mondo, che è una utopia, il poeta sceglie di partecipare alla sua distruzione, nel suo piccolo, come può.

sabato 22 aprile 2023

tutti bugiardi?

Oggi guardavo un servizio in TV su Daniela Lo Verde, la “preside antimafia arrestata” come la presentano i giornali. Per come ne parlava il servizio, a indagini appena cominciate, era già chiaro che fosse colpevole. Ma possibile, mi sono chiesto, che ogni volta che emerge una forza “positiva” in questo nostro Sud sbrindellato, subito vengano fuori un processo, la stampa e una condanna pregiudiziale? Ho pensato a Mimmo Lucano, descritto come un criminale pur non avendo rubato un soldo, a Soumahoro, rovinato pubblicamente anche se per la procura è innocente. Ora c’è Daniela Lo Verde messa al microscopio, con la sua storia che è ben diversa ma già incanalata in un canovaccio che è sempre quello e, comunque vada, già sappiamo tutti che per lei è finita. Io non so. Io non so più dire i nomi dei colpevoli, né so più distinguere la verità dalla menzogna, so soltanto quello che mi dicono gli altri e quel loro modo particolare di sottendere l’ipocrisia di tutti, il marciume che alberga in fondo al cuore di ciascuno di noi. Ma dunque non ci sono brave persone al Sud? Sono tutti bugiardi? No di certo, però più spesso nell’opinione pubblica le brave persone sono quelle che stanno zitte a guardare, che non si intromettono, che si fanno i cazzi loro, e soprattutto che non si mettono mai a contestare sotto i riflettori… Chissà cosa avrebbe scritto don Tonino Bello di tutto questo, anzi lo so, lo posso addirittura citare, proprio perché lo ha detto a voce alta: “Salvami dalla presunzione di sapere tutto. Dall’arroganza di chi non ammette dubbi. Dalla durezza di chi non tollera ritardi. Dal rigore di chi non perdona debolezze. Dall’ipocrisia di chi salva i principi e uccide le persone”.

sabato 13 agosto 2022

pensieri confusi sulla morte a partire dal cinema muto

Ieri approfittando del maltempo ho fatto una cosa che adoro, ho visto due film, uno dietro l'altro. Erano entrambi di Murnau, Faust (1926) e Viaggio nella notte (1921). Nel primo, che rielabora poeticamente il celebre mito, il bene vince sul male ma i buoni muoiono, i cattivi restano sconfitti ma in vita; nel secondo, un melodrammone da camera, vince il male su tutta la linea e infatti muoiono tutti indistintamente, buoni e cattivi. Così ho pensato che forse nella vita è un bene che vinca il male, perché se vince davvero il male perlomeno non lascia superstiti in giro che faranno altri danni. Lo stesso Murnau è morto giovanissimi, a 42 anni, e per gli standard dell'epoca non era considerato una brava persona, perché gli piacevano gli uomini e, per quella cultura lì, i gay non erano brave persone. Così al suo funerale, in America, ci sono andati soltanto in undici. Una degli undici però era Greta Garbo, la divina, un’attrice talmente famosa da essere considerata poco meno che una dea in terra. E così ho pensato che forse è indifferente che tu sia buono o cattivo, perché la differenza non la fa come muori, ma chi viene al tuo funerale.


 

giovedì 29 luglio 2021

una metafora del male

Agamben a parte, io sono di quelli che pensa che quando le persone si paragonano agli ebrei in questa storia dei pass lo fanno, nella maggior parte dei casi, perché soffrono di povertà dell’immaginazione, e soffrono di questa povertà per colpa della scuola e della televisione. Quando ci si accosta a un’immagine in cui rappresentarsi (metafora) la prima che ti viene in mente, se pensi alla lotta fra bene e male, dittatura e vittime di un sistema prevaricante, è il nazismo contro gli ebrei. Non è che ci sia solo quella, ma è quanto di meglio ci passa il convento. Quello passa il messaggio lanciato in TV ogni gennaio, per non dimenticare, quello è il male, quello non dobbiamo rifare. Quello è il massimo esempio che abbiamo sovrascritto in testa, ed è diventato un simbolo della nostra cultura. Del resto anche in altri contesti il massimo che riusciamo a tirar fuori sono i cliché su fascismo e antifascismo. Ce ne sono altri? Certo, ma io se chiudo gli occhi a quello penso, è immediato, è comune a molti e per questo è efficace. Senza nulla togliere a quel male, né al nostro, a me pare che sia solo l’esempio che l’operazione televisiva abbia funzionato a livello di indottrinamento figurativo. Mio padre, ad esempio, che non guarda la TV e viene da un’epoca in cui non si studiavano ancora quelle cose, ha un altro immaginario a cui rifarsi. Se gli chiedi di farti un esempio di ingiustizia lui non ti parla mai di fascisti o ebrei, lui ti tira fuori la storia di Muzio Scevola, macho romano che sbaglia e allora per autopunirsi mette la mano sul fuoco e se la brucia. Se avesse vinto il modello educativo di mio padre oggi il Paese sarebbe pieno di monchi. Invece ha vinto l’altro modello, quello in cui c’è una banda di cattivi che sono sempre gli altri, quelli in divisa nera, e noi siamo le vittime del sistema, vittime in cui è facile riconoscersi, vessate ingiustamente da leggi inique. Mi chiedo che succederebbe se per alcuni anni, invece del solito film sui campi di concentramento, si lanciassero in TV, per non dimenticare, delle fiction sulle vicende dei migranti in mare. Ce la faremmo a dire, di fronte a un’ingiustizia soverchiante, che noi siamo proprio come quegli africani su una zattera che viene affondata dalla guardia marina libica sovvenzionata dal governo italiano nel 2021?

sabato 18 luglio 2020

banalità

Ci sono giorni che faccio l'errore di andare a leggere i contenuti di certe pagine in cui i lettori discutono di libri, pagine che sono, per come le vedo io, l'apoteosi del qualunquismo benintenzionato, un po' come certi post di Gianni Morandi che per carità sono animati dalle migliori intenzioni ma poi cascano sempre nella banalità più disarmante. E tu di fronte a Gianni Morandi cosa puoi fare? Ogni volta che leggo un post in una di quelle pagine, un piccolo pezzo dell'editore che vorrei essere muore. Un giorno lo so finirò anche io per arrendermi e farò i libri che piacciono a loro, fatti mandare dalla mamma o uno su mille ce la fa.

domenica 28 giugno 2020

amazon

AMAZON forse non è il male, ma più va e peggio diventa. Mi dicono che con chi compra sono gentilissimi, ma io non ci compro mai nulla e non lo so. Posso dire che come venditore mi ha sempre dato rogne, soprattutto negli ultimi mesi. Prima almeno riuscivi a parlare con un operatore telefonico, adesso devi fare tutto attraverso delle domande preconfezionate per te. Se la tua domanda non è conforme a quelle già prestabilite allora parte il delirio. Infatti, con uno dei miei ultimi titoli dove c’è stato un problema nella registrazione che lo rende impossibile da vendere, dopo un mese e mezzo di pratiche online e nervosismi, Amazon mi ha risposto l’altro giorno che probabilmente non sono io l’editore del libro in questione, quindi non ho diritto di lamentarmi se non posso venderlo. Ancora oggi ho avuto con loro un altro problema sulla vendita di un titolo. È finita che il cliente ha rimproverato me; Amazon, che è in parte responsabile, non ha mosso un dito e prenderà comunque la sua commissione sulla vendita; e io che devo sistemare la cosa ci rimetterò per tutti. Un po’ è colpa mia che mi ostino a far tutto da solo, e d'altra parte questo è il nuovo mercato globale a cui ci dobbiamo abituare, però un po’ mi girano. Oggi a pranzo i miei genitori per tirarmi su hanno cominciato a raccontarmi di tutte le volte che hanno perso loro dei soldi quando erano artigiani: significa che se scegli di fare un mestiere sei destinato a un certo tipo di vessazioni a cui non puoi sottrarti. Io, mi ha detto alla fine mio padre, ho cominciato a respirare quando ho mollato ogni cosa e sono andato a fare l’operaio in ferrovia. È vero che i sogni sono finiti, ma almeno c’era qualcuno che mi pagava.

mercoledì 10 giugno 2020

il potere

Tre ipotesi sulla morte di Giuseppe Pinelli. Cinquant'anni fa usciva questo piccolo film (11 min) di impostazione brechtiana che, fatalmente, resta ancora attuale, dalla brutalità dei metodi della Legge alla incapacità quasi kafkiana di arrivare mai a una verità assoluta sui fatti che proprio l'amministrazione della Legge riguardano. Regia di Elio Petri affiancato da Ugo Pirro e poi montato insieme a un altro girato da Nelo Risi. Interpretato da Gian Maria Volonté con altri attori volontari. Nello stesso anno usciva Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di cui questo filmato è quasi un cartone preparatorio, e da allora il Potere, inteso come "parte di quella forza che vuole costantemente il male e opera costantemente il bene" divenne il tema centrale (e irrisolto) di tutta l'opera di Petri. 

martedì 5 maggio 2020

effetti collaterali

Nuovi incontri in posta. Una signora vicino a me si mette a spiegare alle vecchiette in fila per la pensione gli effetti collaterali del coronavirus: se te lo pigli ti si spaccano i polmoni, diventi scemo, ti viene l'orticaria e pure i geloni ai piedi! Le signore sconvolte si fanno il segno della croce da sopra la mascherina. 
Poi la signora aggiunge sottovoce: Che io, io lo so che il Signore è grande e se lo prende quello lì (indica un uomo poco distante da noi) quello è una malerba e se lo merita! Però lo sappiamo come va il mondo e allora è capace che lui no e invece me lo prendo io il virus, che non ho mai fatto male a nessuno! Ecco, se mi viene a me la malattia, allora quando lo vedo glielo devo dire al Signore, che io ti voglio bene ma quello che mi hai fatto è peccato proprio. Le signore davanti a lei, commosse, fanno sì con la testa.

giovedì 31 ottobre 2019

il drago

Stamattina leggevo questa cosa, che Salvini ormai ha preso pieno controllo della destra venendo infine a patti con Berlusconi, e per associazione ho pensato alla Centuria 81 di Manganelli. Uno passa metà della sua vita nell'idea o meglio ancora nel sogno cavalleresco che a far fuori il drago sarà l'eroe venuto a far giustizia del male (eroe che non dico di sinistra solo per non passare per idealista fazioso). Poi un giorno quell'uno si accorge che l'eroe è impotente, quando non connivente del male, e il drago lo sta facendo fuori un drago ancora più grosso, stupido e cattivo. E così realizzi che in fondo aveva ragione Manganelli, il bene non esiste, esiste solo un male un po' più grande del tuo.

martedì 31 luglio 2018

il diritto alla cazzata

Ripensavo a un aneddoto raccontato domenica scorsa da Cinzia Leone a Cisterino, durante Disimpegno. appunti intorno all'abitare. La Leone ha ricordato gli anni in cui lei e altri ragazzi di poco più di vent'anni fondarono la rivista Il Male, e quello che è stato il primo caso di fake news nel nostro paese. Nel 1978 quei ragazzi producono tre finte prime pagine di testate nazionali: Il giorno, La stampa, Paese Sera che mettono in distribuzione. Titolo dei giornali: Arrestato Ugo Tognazzi, capo delle BR! Sotto, la foto dell'attore portato via in manette dai carabinieri. Era stato lo stesso Tognazzi a posare per quel servizio fotografico. Realizzata all'indomani del rapimento Moro, quella bufala ebbe un clamore mediatico enorme. Poco fa, mentre leggevo una bio di Tognazzi, ho ritrovato una sua dichiarazione in merito alla sua complicità in quello scherzo. "Rivendico il diritto alla cazzata" diceva Tognazzi, ovvero a non farmi schiacciare dall'orrore, dalla grettezza, dall'angosciante livore della nostra epoca. Altri tempi, evidentemente, in cui l'irriverenza aveva un senso e un reale valore sovversivo. Io lo rivendico ogni giorno il mio diritto alla cazzata, ma succede questo: o non si coglie l'ironia fra le righe, oppure vengo superato in cazzate dalla realtà che mi circonda. Le supercazzole, avrebbe detto Tognazzi.


venerdì 8 dicembre 2017

i mostri


Leggo con fastidio i soliti commenti a un certo post. Nel post si mostra una foto della prima metà del ‘900 in cui una povera ragazza eritrea, col vestito strappato e i seni scoperti, viene “mostrata” come bottino di guerra da alcuni soldati durante l’occupazione fascista di quella regione, periodo nel quale si perpetrarono stupri e ogni sorta di sopruso contro la popolazione occupata. Ecco dunque scatenarsi i commenti che vanno da “luridi fascisti” a “fascisti di merda” ecc. in ogni sorta di insulto possibile e poi, su istigazione di uno, si indirizzano contro il “porco fascista Montanelli” che, come risaputo, sposò una ragazzina di colore secondo una delle leggi di occupazione dell’epoca e quindi via con gli insulti anche a lui. 
Ora, sono in tutto e per tutto d’accordo che quelli siano stati dei crimini di guerra terrificanti, proprio come lo sono tutti i crimini legati a qualsiasi guerra di sempre, passata e presente. Il punto è che quando leggo questi post mi viene da pensare che si crei come una scissione fra chi parla e il proprio passato, e la storia del proprio paese e delle proprie famiglie. O forse pensano di essere tutti innocenti? Perché diciamolo, in Italia, all’epoca, erano tutti o quasi fascisti: chi per credo, chi per paura, chi per convenienza. E qui va capito: ma stare zitti a guardare e a subire è forse meno grave che fare il male con le proprie mani? E quando si dice “porci fascisti” di chi si sta parlando? Di una entità astratta o di qualcuno che si conosce bene? Io non sono fascista, ma mio nonno lo era. Che dovrei fare? Dare fuoco alla sua tomba per ripicca? Per fare giustizia di quello che lui e quelli della sua generazione hanno fatto, magari senza capire il male di cui erano complici? Gli italiani fecero la Resistenza, è vero, ma la fecero in cinque contro i cinquemila che restavano a casa. Può bastare questo a lavare il disonore di un popolo? 
E poi, Montanelli era fascista, è vero, così come Pirandello, D’Annunzio, Ungaretti, Cardarelli, Salvatore di Giacomo, Curzio Malaparte, Moravia, e Piovene, Pratolini, Guareschi, Fortini, Gadda, Sereni, Vittorini, Flaiano, Silone (che faceva il doppio gioco) e mi fermo ai primi nomi che mi vengono in mente, ma si potrebbe tranquillamente continuare con tutti i Futuristi (Balla, Boccioni), poi Burri, Sironi e nel cinema il primo Rossellini, Sordi, Aldo Fabrizi… Poi c’è Pavese, che non era fascista ma non era neppure antifascista e il confino se lo beccò per una donna. Che cosa ne facciamo di Pavese? E noi, che cosa dovremmo fare di tutti loro, cresciuti o toccati, anche per poco, dal fascismo? Cancellarli definitivamente da ogni programma scolastico finalmente epurato dalla nostra merda storica? O dovremmo separare il grano dalla crusca, chi rinsavì dai più convinti, quelli che non capirono nulla da quelli che capirono ma fecero i furbi? 
E se li epuriamo, cosa dovremmo bruciare, cosa leggere? Croce era antifascista e così Montale, si potrebbero leggere esclusivamente i loro libri, ma sai che noia dopo un poco. Fenoglio era partigiano, così come Calvino e già va meglio. Ma poi? Molti scrissero pamphlet contro il fascismo ma dopo, come per ripulirsi la fedina, li teniamo oppure no questi libri? Pasolini oggi lo amano quasi tutti ed era antifascista, ma era anche ricchione e pedofilo, quindi che facciamo? Non leggiamo più i fascisti perché stupravano le ragazzine di colore e ci teniamo un antifascista che si imboscava coi ragazzini di borgata? Che coerenza è? Al rogo anche Pasolini, per par condicio, e Sandro Penna assieme a lui, e tutti quelli come loro! Tutti quelli che, nel bene o nel male, il male lo fecero non perché erano fascisti o antifascisti, ma perché semplicemente erano mostri – proprio come noi – che vivevano portandosi dietro il proprio orrore di essere umani.

venerdì 25 agosto 2017

vangelo

Dire che la Chiesa è il male è una sana fesseria, ma va anche detto che un cattolico che va dietro a Salvini o a chi grida "Aiutiamoli a casa loro" del Vangelo non ha capito proprio nulla.

domenica 17 luglio 2016

notizie dal mondo

Guardo, turbato, il tg. Da una parte del mondo (la parte giusta) la caccia all’islamico per l’attentato di Nizza (84 morti); l’incidente ferroviario fra Corato e Andria (27 morti) che esige pesantemente un colpevole (il «maledetto binario unico»); l’Inghilterra postcoloniale, posteuropea e un poco razzista che ricaccia indietro gli immigrati e si avvia con orgoglio al suo declino. Dall’altra parte del mondo (la parte sbagliata) i gravissimi fatti in Turchia che lentamente si trasforma in dittatura in un bagno di sangue (265 morti, 6000 arresti, ripristino della pena di morte, accuse di cospirazione agli Stati Uniti, avvio della repubblica presidenziale): tutto quanto nel silenzio dei Paesi Democratici e in nome della democrazia. Da una parte del mondo (la parte sbagliata) Qandeel Baloch, modella pakistana, viene uccisa a 26 anni da suo fratello perché eccessivamente libera e disinibita per lo spazio che la morale del suo paese concede alle donne, spazio che lei si è conquistata sui social, fino a diventare un punto di riferimento per altre ragazze. Dall’altra parte del mondo (la parte giusta) migliaia di ragazzini rincretiniti dai social corrono a branchi, calpestandosi l’un l’altro, o incuranti del traffico sotto le macchine, perché incapaci di guardare oltre lo schermo del proprio smartphone, all’inseguimento di un Pokemon. E il giornalista sorride divertito della cosa, come se fosse un gioco.

martedì 17 maggio 2016

a un traduttore

Tradurre – per falso etimologico – è tradire.
Eppure mi aspettavo il tuo pugnale
che scavasse in me mollica e mi lasciasse
un po’ di crosta per coprire la ferita.
Sapere e non difendersi: il mio male.
Se mi parlavi arabo fingevo di capire.
Lo dichiaravo ceco per orgoglio ed ero cieco io
che difettavo di me stesso alla radice.

lunedì 2 novembre 2015

il guaio


«Ma il guaio del caso Eichmann era che di uomini come lui ce n’erano tanti e che questi non erano né perversi né sadici, bensì erano e sono tuttora terribilmente normali. Dal punto di vista delle nostre istituzioni giuridiche e dei nostri canoni etici questa normalità è più spaventosa di tutte le atrocità messe insieme, poiché implica [...] che questo nuovo tipo di criminale, realmente hostis generi humani, commette i suoi crimini in circostanze che quasi gli impediscono di accorgersi o di sentire che agisce male». 

[Hannah Arendt, La banalità del male, Feltrinelli, 1964]

sabato 23 maggio 2015

l'inettitudine del male

Prima mi è venuta un'infiammazione nervosa ai muscoli delle spalle, poi delle fitte agli occhi con relativi mal di testa, poi la gastrite, poi l'insonnia, un brufolo, poi l'ovosodo in gola che mi toglie il respiro e adesso, da alcuni giorni, mi sento le farfalle nello stomaco come se fossi innamorato. Ogni giorno si aggiunge qualche sintomo alla mia ansia di far quadrare i conti, ma i conti sono dispettosi, non quadrano mai. Faccio io la conta dei malanni e mi chiedo: saranno mica l'avvisaglia del primo infarto della mia vita? Io che mi aspettavo qualcosa di più esotico, invece così mi sento piuttosto uscito da un romanzo di Italo Svevo.

mercoledì 18 marzo 2015

il problema

Il problema, alla fine, non è nemmeno Lupi, sono tutti quei padri che, a sentire la storia, non si indignano, anzi dicono: "eh pure io lo avrei fatto per mio figlio". Perché si sa, si fa tutto per i figli. Sono loro il vero male, quei padri con quei figli. Che poi basta guardarsi Un borghese piccolo piccolo di Monicelli, che è un film del 1977, per rendersi conto che il male è sempre stato quello, non è mai cambiato e nemmeno ci pensa a cambiare.

lunedì 16 marzo 2015

affascino

Stamattina mi sono svegliato con un mal di testa fortissimo, letale. Colsulto mia madre che da esperta mi fa: qui è roba di affascino. Prende acqua e olio, mi fa l'affascino e mi passa tutto. Non solo, mi dice anche: sono cinque persone. Madonna, mi dico, cinque persone contro di me, peggio di una messa nera! A quel punto la mia vanità ha il sopravvento, voglio dire ormai riesco a sconvolgere a tal punto la bile degli altri che ben cinque persone mi hanno lanciato il malocchio nello stesso giorno! Mica briciole! C'è chi si farebbe una sega per una cosa così. E infatti...

martedì 10 marzo 2015

“la verità, vi prego, sull’amore”

L’amore non ti salva – non resiste –
si consuma nel fuoco e poi finisce
anche quello. Dopo non è buono
nemmeno ad un saluto. Eccoti la verità
Auden fratello. Non vale a nulla
un amore così. Nemmeno a preservarti
dal suo male. Un amore infame
dunque e senza scopo. Speciale forse
un poco. Bello per chiunque.

domenica 9 novembre 2014

i sogni di dio

Dio, come chiunque, non è immune al dolore, il male lo sovrasta come tutti. Ecco perché, all’improvviso, si è ritrovato con due tumori in corpo, e dopo l’intervento, senza più mezzo intestino. Tutto nel giro di un mese e con estremo pudore. Anch’io l’ho saputo a cose fatte, quando ormai la sua prolungata assenza dal bar e la voce fragile se lo chiamavi al telefono, ne svelavano la sopraggiunta infermità. L’ultima volta lo ricordo nel suo giardino, che sorseggiava vino in compagnia di una ragazza. O ancora di sfuggita nel traffico, che sfrecciava in motorino fra le auto ferme al semaforo. Non lo vedo da allora. Ho provato a chiamarlo l’altra sera. Ero fermo davanti alla sua porta e vedevo la finestra illuminata. Mi ha risposto che non c’era. Poi ha aggiunto: “Grazie della tua telefonata, amico mio, ma io sto tornando a casa, per curarmi. Ti saluto.” Io sto tornando a casa. Spesso mi sono chiesto cosa Dio sognasse nelle poche ore di sonno che si concede, e ho sempre immaginato che alla sua vita così burrascosa opponesse visioni di una serenità confortante. Non la stanza degli orologi da cui regola le frenesie del tempo, ma le foreste vergini dov’è nato, l’odore d’erba umida appena calpestata, il lungo giro di controllo insieme al guardiacaccia, poi l’abbraccio dei suoi figli e l’ultimo pasto caldo consumato in cucina, con sua madre. “Come stai, figlio mio? Come sei sciupato. Cos’hai mangiato in tutti questi anni?” Me li immagino così i sogni di Dio, sogni caldi come un rifugio nel silenzio, le coperte pesanti e l’odore del legno che ti accompagna nel sonno.