Oggi guardavo un servizio in TV su Daniela Lo Verde, la “preside antimafia arrestata” come la presentano i giornali. Per come ne parlava il servizio, a indagini appena cominciate, era già chiaro che fosse colpevole. Ma possibile, mi sono chiesto, che ogni volta che emerge una forza “positiva” in questo nostro Sud sbrindellato, subito vengano fuori un processo, la stampa e una condanna pregiudiziale? Ho pensato a Mimmo Lucano, descritto come un criminale pur non avendo rubato un soldo, a Soumahoro, rovinato pubblicamente anche se per la procura è innocente. Ora c’è Daniela Lo Verde messa al microscopio, con la sua storia che è ben diversa ma già incanalata in un canovaccio che è sempre quello e, comunque vada, già sappiamo tutti che per lei è finita. Io non so. Io non so più dire i nomi dei colpevoli, né so più distinguere la verità dalla menzogna, so soltanto quello che mi dicono gli altri e quel loro modo particolare di sottendere l’ipocrisia di tutti, il marciume che alberga in fondo al cuore di ciascuno di noi. Ma dunque non ci sono brave persone al Sud? Sono tutti bugiardi? No di certo, però più spesso nell’opinione pubblica le brave persone sono quelle che stanno zitte a guardare, che non si intromettono, che si fanno i cazzi loro, e soprattutto che non si mettono mai a contestare sotto i riflettori… Chissà cosa avrebbe scritto don Tonino Bello di tutto questo, anzi lo so, lo posso addirittura citare, proprio perché lo ha detto a voce alta: “Salvami dalla presunzione di sapere tutto. Dall’arroganza di chi non ammette dubbi. Dalla durezza di chi non tollera ritardi. Dal rigore di chi non perdona debolezze. Dall’ipocrisia di chi salva i principi e uccide le persone”.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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sabato 22 aprile 2023
venerdì 3 maggio 2013
buone nuove pietre vive
Cos’è successo? È successo che l’associazione culturale di cui facevo parte ha deciso di costituirsi casa editrice. Io ne sono diventato presidente e direttore editoriale. La casa editrice si chiama Pietre Vive e questo qui sotto è il marchio. Qui invece c’è il link al sito (quasi vuoto, in quanto ad oggi abbiamo pubblicato un solo libro sull’opera di Don Tonino Bello). La casa editrice per ora è a doppio binario, nel senso che alcuni libri saranno pubblicati interamente a nostre spese, in base a cosa decide il comitato di lettura, altrimenti chiederemo all’autore di contribuire ai costi di realizzazione del volume, ma con un contratto che (speriamo) gli permetta di recuperare l’investimento sostenuto.
All’interno di Pietre Vive Editore, inoltre, ho chiesto fortemente ai soci di poter creare un marchio indipendente per assecondare la mia grande passione, qualcosa che funzioni come una sorta di macrocollana, chiamata iCentoLillo (nome che non ho scelto io, perché non sono così vanitoso), attraverso il quale pubblicare, stavolta in maniera assolutamente gratuita per l’autore, libri di poesia o d’arte, generi più deboli che necessitano di maggiore protezione, in edizioni limitate da 100 copie (ovviamente se il libro vende si ristampa). A decretare chi viene pubblicato in questa collana sono solo io, anche se ovviamente, essendo investimenti “personali” devo limitarmi molto nella scelta, ma questo spero garantirà l’assoluta qualità del marchio. Appena è pronto il sito, linkerò anche quello. Intanto questo è il logo de iCentoLillo.
Per finire, come casa editrice abbiamo rilevato la vecchia rivista di informazione della Valle d’Itria di cui sono stato direttore per due anni e che stava chiudendo per problemi finanziari, e l’abbiamo ricreata in chiave assolutamente culturale. La rivista, chiamata Il Bellavista, è molto bellina, 16 pagine senza pubblicità (per ora, ma speriamo di crescere), con un formato strano, simile ai vecchi 33 giri, e ospita, fra gli altri, alcuni amici di questo blog (Daniela, Sergio, Licia e su questo numero Paolo Vites come guest star). Questa qui sotto la copertina. Costa 1 euro.
Considerato che abbiamo pochissimo potere di distribuzione per ora (la Valle d’itria e il Barese), stiamo pensando a una formula di abbonamento vantaggiosa per tutti coloro che siano interessati: qualcosa tipo 30 euro all’anno, a fronte del quale si ha diritto a ricevere tutti i numeri del mensile per l’anno in corso più un regalo che stiamo ancora studiando, qualcosa tipo una stampa d’arte originale, realizzata da alcuni degli artisti che gravitano intorno all’orbita del nuovo direttore, Rob Lacarbonara, che di mestiere cura mostre d’arte, oppure uno dei libri che pubblicheremo nei prossimi mesi, a scelta. Vedremo.
Inoltre stiamo studiando il bando per il nostro primo concorso di scrittura sociale (anche questo gratuito per l’autore) e abbiamo in cantiere una serie di volumi, che piano piano speriamo di pubblicare e diffondere al meglio. Più o meno e tutto qui.
Che altro dire? Incrociate le dita per noi.
All’interno di Pietre Vive Editore, inoltre, ho chiesto fortemente ai soci di poter creare un marchio indipendente per assecondare la mia grande passione, qualcosa che funzioni come una sorta di macrocollana, chiamata iCentoLillo (nome che non ho scelto io, perché non sono così vanitoso), attraverso il quale pubblicare, stavolta in maniera assolutamente gratuita per l’autore, libri di poesia o d’arte, generi più deboli che necessitano di maggiore protezione, in edizioni limitate da 100 copie (ovviamente se il libro vende si ristampa). A decretare chi viene pubblicato in questa collana sono solo io, anche se ovviamente, essendo investimenti “personali” devo limitarmi molto nella scelta, ma questo spero garantirà l’assoluta qualità del marchio. Appena è pronto il sito, linkerò anche quello. Intanto questo è il logo de iCentoLillo.
Per finire, come casa editrice abbiamo rilevato la vecchia rivista di informazione della Valle d’Itria di cui sono stato direttore per due anni e che stava chiudendo per problemi finanziari, e l’abbiamo ricreata in chiave assolutamente culturale. La rivista, chiamata Il Bellavista, è molto bellina, 16 pagine senza pubblicità (per ora, ma speriamo di crescere), con un formato strano, simile ai vecchi 33 giri, e ospita, fra gli altri, alcuni amici di questo blog (Daniela, Sergio, Licia e su questo numero Paolo Vites come guest star). Questa qui sotto la copertina. Costa 1 euro.
Considerato che abbiamo pochissimo potere di distribuzione per ora (la Valle d’itria e il Barese), stiamo pensando a una formula di abbonamento vantaggiosa per tutti coloro che siano interessati: qualcosa tipo 30 euro all’anno, a fronte del quale si ha diritto a ricevere tutti i numeri del mensile per l’anno in corso più un regalo che stiamo ancora studiando, qualcosa tipo una stampa d’arte originale, realizzata da alcuni degli artisti che gravitano intorno all’orbita del nuovo direttore, Rob Lacarbonara, che di mestiere cura mostre d’arte, oppure uno dei libri che pubblicheremo nei prossimi mesi, a scelta. Vedremo.
Inoltre stiamo studiando il bando per il nostro primo concorso di scrittura sociale (anche questo gratuito per l’autore) e abbiamo in cantiere una serie di volumi, che piano piano speriamo di pubblicare e diffondere al meglio. Più o meno e tutto qui.
Che altro dire? Incrociate le dita per noi.
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domenica 28 aprile 2013
se in una notte…
C’è un proverbio orientale che dice: “Se in una notte nera, su una pietra nera, c’è una formica nera, Dio la vede e la ama.”
Piacque tanto a Marta, che se lo trascrisse su un taccuino.
Marta lavora in una grande fabbrica di scarpe del Nord. Ogni tanto viene a Molfetta per trovare sua madre che vive in un cronicario e il fratello più piccolo rinchiuso nel supercarcere di Trani. Un giorno mi disse che non ce la faceva più. Non per i soldi. Di quelli, anzi, gliene avanzavano. Ma per la qualità della vita che il destino le aveva imposto.
Costretta a bullonare tomaie tutto il giorno, lei che si era diplomata al liceo artistico col massimo dei voti, si sentiva solo una scheda perforata. Un numero di matricola.
Una donna senza volto, meno valida della busta paga che riceveva il 27 di ogni mese. Non aveva neppure trent’anni, ma le pareva di essere più vecchia di sua madre.
Anche sua madre, del resto, era una cifra. Un cartellino collocato sulla carrozzella, sospinta nell’incrocio di altre cinquanta carrozzelle dell’ospizio.
(Don Tonino Bello)
Piacque tanto a Marta, che se lo trascrisse su un taccuino.
Marta lavora in una grande fabbrica di scarpe del Nord. Ogni tanto viene a Molfetta per trovare sua madre che vive in un cronicario e il fratello più piccolo rinchiuso nel supercarcere di Trani. Un giorno mi disse che non ce la faceva più. Non per i soldi. Di quelli, anzi, gliene avanzavano. Ma per la qualità della vita che il destino le aveva imposto.
Costretta a bullonare tomaie tutto il giorno, lei che si era diplomata al liceo artistico col massimo dei voti, si sentiva solo una scheda perforata. Un numero di matricola.
Una donna senza volto, meno valida della busta paga che riceveva il 27 di ogni mese. Non aveva neppure trent’anni, ma le pareva di essere più vecchia di sua madre.
Anche sua madre, del resto, era una cifra. Un cartellino collocato sulla carrozzella, sospinta nell’incrocio di altre cinquanta carrozzelle dell’ospizio.
(Don Tonino Bello)
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