Continuo a leggere questo libro sull’Afghanistan (a cura di Alessandro Ceci e pubblicato da Luca Sossella) che è interessantissimo. Ad esempio scopro che gli Stati Uniti nel ventennio in cui lo hanno presidiato militarmente, hanno certamente indirizzato male le loro risorse, ma hanno comunque investito 2300 miliardi di dollari (!) sul territorio attraverso cui il PIL del paese è cresciuto del 350%, il tasso di alfabetizzazione è passato dal 30 al 65% (coi bambini scolarizzati che sono passati da uno a nove milioni e mezzo), i presidi sanitari in tutto il territorio afghano sono passati da 496 a 2800 e la vita media è passata dai 45 a 64 anni. Senza contare l’affermazione di diritti per le donne che prima semplicemente non esistevano: gli Stati Uniti pare abbiano investito 280 milioni di dollari in piani di azione per il miglioramento della vita delle donne, a cominciare dall’alfabetizzazione, a cui prima non avevano diritto, fino al tentativo di fermare pratiche orrende come il matrimonio forzato prima dei 16 anni di età (in alcune zone più arretrate ci si sposa a 9 anni) o la lapidazione per le adultere. Eppure tutto questo non è servito e nel giro di pochi mesi dal ritorno al potere dei taliban scuole e ospedali sono stati chiusi, le donne interdette dalla vita sociale, il tasso di mortalità è tornato a crescere. In particolare nell’indice dei suicidi: il 90% dei sucidi nel paese sono femminili. Scopro anche che tutti, a partire dalla vecchia Unione Sovietica che la invase nel 1979, vogliono conquistare l’Afghanistan per i suoi immensi giacimenti di litio, anche se manca quasi del tutto la tecnologia per estrarlo o trasportarlo, ma già ci sta pensando la Cina che ha fatto buoni accordi coi taliban. E poi scopro che, nel frattempo, una delle risorse maggiori di un paese di fanatici che fa della regola del Corano e della purezza spirituale dell’uomo un punto d’onore per cui si può anche arrivare a uccidere, è la coltivazione dell’oppio, essendo l’Afghanistan il maggior fornitore del pianeta: il 95% dell’oppio che si consuma nel mondo si coltiva qui. Quando si dice la buona sana economia rurale di una volta.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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mercoledì 12 ottobre 2022
giovedì 23 luglio 2020
calcolatrice
Stamattina
rileggevo il post (ormai un classico) degli Italiani che sono il popolo
più ignorante d'Europa. Ma vicino a quello, prima e dopo, ce n'erano
degli altri in cui si rivelava quanto ci spetterebbe a cucuzza se
l'Europa erogherà l'anno prossimi i primi soldi dei Recovery Fund: più o
meno 500 euro a testa. Una miseria, si commenta. E ho pensato a tutta
questa gente che, come gli è arrivata la notizia da Bruxelles, la prima
cosa che ha fatto è stata prendere carta e penna e farsi i calcoli: cosa
ne viene a me? Perché gli italiani saranno anche ignoranti come bestie,
ma puttana eva (cit. Cochi & Renato, Il reduce) sono nati con la
calcolatrice nel cervello e se gli metti le mani in tasca non ce n'è per
nessuno.
sabato 28 maggio 2016
nei miei sogni più tristi...
Nei miei sogni più tristi
mi sogno gli amici scomparsi
che vengono a trovarmi
perché dicono di là la vita
senza me non dà i numeri.
mi sogno gli amici scomparsi
che vengono a trovarmi
perché dicono di là la vita
senza me non dà i numeri.
martedì 23 dicembre 2014
distanza
Ho avuto una discussione con una persona. Questa persona ce l’ha con me per determinati motivi, secondo me alquanto sciocchi, per lei importanti. Un problema mio di leggerezza che si è trasformato nell’ennesima tragedia verghiana. Il problema non è nemmeno questo, però. Il problema è che, dopo questo, ho capito di sentirmi come prosciugato verso gli altri. Ho fatto il conto e nell’ultimo anno ho litigato con sette otto persone diverse e per motivi più gravi. Per cui adesso, anche se dal punto di vista umano mi dispiace, da un punto di vista più concreto credo di aver colmato il secchio, e nella sostanza non me ne frega più nulla. Vuoi litigare con me, chiedo già al prossimo che verrà, allora perdonami se non ti darò il peso che meriti, ma ormai sarai per me solo l’ottavo, o il numero nove o il dieci. Solo un altro sulla lista. Con questo non sto cercando un nuovo motivo di scontro, non sto lanciando il sasso e nascondendo la mano. Sto solo dicendo come mi sento. E non mi sento per nulla vicino a chiunque.
sabato 12 ottobre 2013
due pesi senza misure
12 ottobre. Muoiono 36 negri e 1 nazista, e nessuno al mondo vuole prendersi la responsabilità dei loro corpi. I morti in quanto morti sono tutti uguali, ma qualcosa nel conto dei morti non torna: la loro somma è sempre uguale a zero.
domenica 28 aprile 2013
se in una notte…
C’è un proverbio orientale che dice: “Se in una notte nera, su una pietra nera, c’è una formica nera, Dio la vede e la ama.”
Piacque tanto a Marta, che se lo trascrisse su un taccuino.
Marta lavora in una grande fabbrica di scarpe del Nord. Ogni tanto viene a Molfetta per trovare sua madre che vive in un cronicario e il fratello più piccolo rinchiuso nel supercarcere di Trani. Un giorno mi disse che non ce la faceva più. Non per i soldi. Di quelli, anzi, gliene avanzavano. Ma per la qualità della vita che il destino le aveva imposto.
Costretta a bullonare tomaie tutto il giorno, lei che si era diplomata al liceo artistico col massimo dei voti, si sentiva solo una scheda perforata. Un numero di matricola.
Una donna senza volto, meno valida della busta paga che riceveva il 27 di ogni mese. Non aveva neppure trent’anni, ma le pareva di essere più vecchia di sua madre.
Anche sua madre, del resto, era una cifra. Un cartellino collocato sulla carrozzella, sospinta nell’incrocio di altre cinquanta carrozzelle dell’ospizio.
(Don Tonino Bello)
Piacque tanto a Marta, che se lo trascrisse su un taccuino.
Marta lavora in una grande fabbrica di scarpe del Nord. Ogni tanto viene a Molfetta per trovare sua madre che vive in un cronicario e il fratello più piccolo rinchiuso nel supercarcere di Trani. Un giorno mi disse che non ce la faceva più. Non per i soldi. Di quelli, anzi, gliene avanzavano. Ma per la qualità della vita che il destino le aveva imposto.
Costretta a bullonare tomaie tutto il giorno, lei che si era diplomata al liceo artistico col massimo dei voti, si sentiva solo una scheda perforata. Un numero di matricola.
Una donna senza volto, meno valida della busta paga che riceveva il 27 di ogni mese. Non aveva neppure trent’anni, ma le pareva di essere più vecchia di sua madre.
Anche sua madre, del resto, era una cifra. Un cartellino collocato sulla carrozzella, sospinta nell’incrocio di altre cinquanta carrozzelle dell’ospizio.
(Don Tonino Bello)
martedì 26 febbraio 2013
il partito degli astensionisti
Negli ultimi due giorni il 25% degli italiani ha detto No alle elezioni. E più di un milione di persone sono andate a votare per "dovere" ma poi hanno consegnato scheda bianca o nulla. Inoltre molti di quelli che hanno votato hanno dato preferenza a un non-partito come quello di Grillo. Ovviamente in molti hanno tralasciato questi "particolari", per il semplice motivo che ai più interessa solo chi vince. E come pezza si è detto che c'era maltempo. Ma le votazioni di ieri hanno detto in pratica che non solo l'Italia è ingovernabile da chi c'è, ma che per molti si è già passata del tutto la soglia di tolleranza. Forse non ve ne rendete conto ma là fuori ci sono 16.000.000 (SEDICI MILIONI) di persone che non riconoscono più l'autorità né di questo stato (rappresentato dal suo governo), né delle sue regole. Magari non tutti quanti, magari sono solo la metà, 8 milioni, ma sono già troppi. Se adesso si sbaglia ancora il numero crescerà di parecchio. E guardate che 8.000.000 di persone non sono pecore che "non volevi votare e adesso ti tieni chi ha vinto". 8.000.000 di persone quando si incazzano e non ti riconoscono autorità, sono futuri disordini sociali. Vedi la Grecia, visto che ogni tanto se ne parla.
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