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sabato 26 agosto 2023

senilità

Primo amore (1978) di Dino Risi, con un grandissimo Ugo Tognazzi e Ornella Muti è uno dei tanti film minori ma dignitosi dell’ultimo Risi in cui descrive il confronto spietato col tempo al sopraggiungere della vecchiaia. Lo fa attraverso il più classico dei soggetti, l’ultimo amore di un vecchio artista per una giovane ragazza. La storia, tutta basata sulle atmosfere invernali, sul lento senso di disfacimento dell’uomo distrutto da una passione eccessiva, va come deve andare fino a che i due inevitabilmente si lasciano. In un successivo incontro, poco prima del finale, lei cerca di rievocare momenti intimi che per lui, che ormai soffre di gravi vuoti di memoria, non hanno più significato. “Roberta, ecco come si chiamava” dice ricordandosi il suo nome poco dopo che lei se n’è andata, ed è una di quelle battute che ti spezzano il cuore. Dopo essersi giocato l’ultima chance di felicità puntando su un amore impossibile, assoluto, quella battuta dimostra che è stato tutto inutile, il sogno, l’amore, il coraggio, tutto inutile se manca la memoria. Lei non lo sa ancora, lui questo lo sapeva, ma per un attimo ha abbassato la guardia e se l’è dimenticato, e poi ormai sconfitto dalla vita, dall'età, ha finito per dimenticarselo per sempre.

sabato 9 luglio 2022

un sogno allegro

Stanotte ho fatto un sogno allegro. C'erano Piero Ciampi e Curzio Malaparte che dovevano scrivere una canzone insieme. Nel sogno io avevo la faccia di Ugo Tognazzi e venivo chiamato dalla casa discografica per accompagnarli in giro in motorino, rigorosamente rubato a un bambino. Per cercare l'ispirazione, infatti, facevamo un lungo giro in tre sul motorino, ma in una campagna brullissima e su strade tutte in salita, dove si doveva fare la conta per capire chi dovesse scendere e farsela a piedi. Scendeva sempre Ciampi che poi pretendeva gli si offrisse da bere per riprendere fiato. Ogni due chilometri ci fermavano in un bar. Titoli proposti per la canzone: "Io con te sto parlando" e "Ma la testa non ci sta". Finiva coi due che litigavano sulle parole da usare nel testo e si davano grossi spintoni e si insultavano in toscano stretto. Ogni due insulti all'altro partiva una bestemmia gratuita verso Dio. Era così bello che mi sono svegliato ridendo.

martedì 31 luglio 2018

il diritto alla cazzata

Ripensavo a un aneddoto raccontato domenica scorsa da Cinzia Leone a Cisterino, durante Disimpegno. appunti intorno all'abitare. La Leone ha ricordato gli anni in cui lei e altri ragazzi di poco più di vent'anni fondarono la rivista Il Male, e quello che è stato il primo caso di fake news nel nostro paese. Nel 1978 quei ragazzi producono tre finte prime pagine di testate nazionali: Il giorno, La stampa, Paese Sera che mettono in distribuzione. Titolo dei giornali: Arrestato Ugo Tognazzi, capo delle BR! Sotto, la foto dell'attore portato via in manette dai carabinieri. Era stato lo stesso Tognazzi a posare per quel servizio fotografico. Realizzata all'indomani del rapimento Moro, quella bufala ebbe un clamore mediatico enorme. Poco fa, mentre leggevo una bio di Tognazzi, ho ritrovato una sua dichiarazione in merito alla sua complicità in quello scherzo. "Rivendico il diritto alla cazzata" diceva Tognazzi, ovvero a non farmi schiacciare dall'orrore, dalla grettezza, dall'angosciante livore della nostra epoca. Altri tempi, evidentemente, in cui l'irriverenza aveva un senso e un reale valore sovversivo. Io lo rivendico ogni giorno il mio diritto alla cazzata, ma succede questo: o non si coglie l'ironia fra le righe, oppure vengo superato in cazzate dalla realtà che mi circonda. Le supercazzole, avrebbe detto Tognazzi.