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giovedì 21 marzo 2024

partecipazione

Sullo schermo Jorge Riechmann un poeta spagnolo che sceglie di non usare più l'automobile né I'aereo per non partecipare nel suo piccolo all'inquinamento del pianeta, non essere complice. Un poeta italiano, lo so già, di fronte a tale decisione, lo definirebbe un coglione e/o illuso e aggiungerebbe che con una simile coerenza non salvi nessuno e ti complichi la vita, serve una rivoluzione, abbattere i padroni, che sono i veri colpevoli, ma nel frattempo non farsi riempire la testa di cazzate ambientaliste e vivere con ciò che si ha, senza rinunciare a nulla. Non potendo partecipare alla salvezza collettiva del mondo, che è una utopia, il poeta sceglie di partecipare alla sua distruzione, nel suo piccolo, come può.

martedì 18 luglio 2023

comunismo e ambiente

Pensare che sono cresciuto con l'idea utopica che comunismo fosse: "se ci uniamo, possiamo salvare il mondo dai padroni" invece comunismo, mi accorgo adesso, in fondo era: "se ci uniamo, il mondo possiamo mangiarcelo noi al posto dei padroni".

Aggiungo che la posizione assolutamente cinica, ironica e francamente assurda di alcuni sedicenti ultimi comunisti, che nega qualsiasi responsabilità dell'uomo nell'inquinamento del pianeta (negando dunque l'idea stessa di ecosistema) e quindi rifiuta la possibilità che qualsiasi buona pratica di comportamento sociale possa influire sulla vita degli altri mi pare in fondo una forma di egoismo mascherata dalla lotta di classe.

sabato 4 marzo 2023

ossessione ecologica

L’altro giorno ho letto un post di Aldo Nove in cui sostanzialmente metteva in guardia dall’ossessione ecologica che estremizzata può diventare una forma di religione e quindi di potere che limita le nostre libertà individuali. In buona parte ha ragione ma mi verrebbe da dire che anche i social, attraverso cui lo seguo, sono una forma di dominio e limitazione delle libertà individuali, ma i social li usiamo senza farci così tante fisime come ogni volta facciamo per l’ambiente. Così come, per certi versi, anche la difesa a oltranza della libertà individuale può essere una forma di religione di stampo neoliberista (o novecentista) che io in parte non mi aspetterei da uno che dice di essere affascinato da un certo tipo di spiritualità orientale e un po’ rimpiange la vecchia sinistra compagna che faceva le lotte di classe per il lavoro. Boh, io non sempre lo capisco Nove sinceramente, ma tutte queste contraddizioni (a me, almeno, sembrano contraddizioni) fanno anche parte del suo fascino. Quindi provo a esprimere i dubbi che mi vengono leggendo il suo post scrivendoci sopra una storiella nello stile del vecchio Aldo Nove, quello di Superwoobinda, che più o meno fa così:
“C’è un uomo che chiameremo Aldo e che sta in una stanza affollata e senza finestre. La sera prima ha mangiato fagioli e ha la pancia piena di gas, vuole mollare una scorreggia pestilenziale nella stanza ma per correttezza prima lo dichiara pubblicamente e ne rivendica il diritto in nome della sua libertà individuale a scorreggiare. Gli altri nella stanza, in nome della loro libertà a non respirare la sua puzza, decidono di fermarlo prima insultandolo pesantemente e poi con le cattive, e lui mentre viene pestato comincia a gridare che loro sono dei servi del potere e dei bigotti della scorreggia libera venuti a censurarlo, e dal suo punto di vista probabilmente è vero. Ci scrive un post e prende 300 like perché è molto famoso e il suo pensiero è condiviso”.

venerdì 23 dicembre 2022

eco-ansia

Per come la vedo io il mondo, rispetto all’ambiente, si divide in due grosse bolle di pensiero. Una che si chiama dentro e dice: poiché sono una cellula che è parte del tutto, allora per quanto piccola anche io sono responsabile di ciò che accade e per questo provo a cambiare le cose o soffro per esse (che è molto simile a una sorta di pensiero animistico orientale); e un’altra che si tira in parte fuori fa un discorso opposto, sempre basandosi su ordini di grandezza, e dice: poiché io sono così piccola in confronto al mondo non posso credere di avere alcuna influenza su ciò che vi accade e pertanto credo che, se c’è un reale danno ambientale, allora è colpa di qualcuno che è più alto e più grande di me, che sia un governo o una lobby di potere (che è come una sorta di pensiero deistico occidentale). Ho appena letto un articolo, a firma di Claudia Bellante, che parla di eco-ansia, ansia da stress relativo ai danni ambientali (di cui soffro anche io): c’è uno stress da sensi di colpa, per chi sente di contribuire al riscaldamento globale; e uno stress delle prime vittime del danno, che è doppio, perché è stress da sopravvivenza quotidiana a cui si aggiunge quello della consapevolezza di essere sacrificati al benessere di altri, e ciò scatena malessere e rivendicazioni. In particolare, nel pezzo, mi ha colpito il commento di una indigena canadese che parlava di eco-lutto relativo alla consapevolezza di essere gli ultimi testimoni del venir meno di qualcosa che si sapeva lì da secoli, molto prima di noi (nel caso specifico il permafrost), e che ora semplicemente sta scomparendo sotto i loro occhi. Questo crea una certa ansia determinata dal senso di responsabilità verso la storia, perché, volente o no, tu hai fatto in tempo a vederla e ora sai che la sua esistenza, che sopravvive nella tua memoria, potrebbe finire una seconda volta con te.

giovedì 7 luglio 2022

grandine

Uno degli odori più forti che senti dopo una grandinata come quella di poco fa, se hai un giardino, è qualcosa di simile a quello delle foglie macinate dalle lame dei trituratori. Mi dispiace per chi ha degli alberi, un orto o una vigna e si è perso il raccolto. I pomodori sono andati. L'uva se l'è mangiata la grandine. E c'è stato un momento in cui il rumore era così assordante che davvero io non mi ricordo di averlo mai sentito così, da queste parti. Persino il gatto ha cominciato a piangere e disperarsi in mezzo alla stanza. Chissà i danni per chi vive negli usi del centro storico, che stanno più in basso del livello della strada, con l'acqua che ti entra dentro casa. Peppe mi diceva che negli anni è cambiato anche il suono della pioggia per chi vive lì, ora è più cupo e violento e quando cade (quelle poche volte che cade) fa paura.

sabato 23 ottobre 2021

riconversione verde

E comunque Europa verde, la transizione ecologica, abbiamo solo dieci anni per cambiare rotta e salvare il mondo, e le uniche proposte avanzate dal Consiglio europeo sono state investire sul nucleare e sulle pale eoliche, come quando ero ragazzino negli anni '80. Mi chiedo, ma che cacchio abbiamo fatto negli ultimi trent'anni?

venerdì 15 ottobre 2021

la parola "green"

Poco fa, mentre leggevo il post di un amico sull’uso della parola “green”, mi sono accorto che la legavo così intimamente ormai a “card” che mi stavo scordando il nome di quel famoso movimento ambientalista che invece la lega alla salvezza ecologica del pianeta (non quello di Greta, uno assai più vecchio, a cui ero pure tesserato, pensa te). Giuro che ho annaspato per un po’ nel vuoto. E così mi sono accorto che il “green” nella mia testa è tutto fuorché verde, anzi è quasi rosso, come un semaforo. E così mi è venuto da pensare a una cosa che succede ad esempio in Cina, dove i dispositivi di telefonia mobile hanno una impostazione per cui se digiti parole scomode, come ad esempio “Tibet”, il telefono le cancella di default, perché se la parola non esiste allora non esiste nemmeno il problema, non puoi esprimerlo, non puoi scriverne, nemmeno in un post. In Europa, per una serie di accordi commerciali alla pari, questo controllo delle parole sui dispositivi che ci vendono non viene applicato. Ma nel momento in cui il peso decisivo, economico e culturale, della Cina verrà a surclassare il nostro, cosa che tutti dicono avverrà nei prossimi due decenni, che anzi sta già avvenendo in questi giorni – ed è vero che il green pass è una prova generale per spostare il controllo sociale verso il più efficace modello orientale – anche da noi tornerà la censura. Bisogna starci molto attenti, perché altrimenti alcune parole semplicemente spariranno dal nostro vocabolario e dalla nostra memoria. Su quali parole saranno c’è solo da scommettere. Ma è molto più facile che succeda di quel che sembra.

lunedì 9 agosto 2021

grazie, angela

Oggi ascoltando il TG pensavo che solo due anni fa quando Greta Thumberg diceva che il mondo stava andando a rotoli c’era molta gente che la sfotteva come cretinetta o mostro e minchionava le migliaia di giovani che la seguivano. Appena due mesi fa, più in piccolo, quando scrissi un post in cui dicevo che secondo me le mascherine chirurgiche usa e getta sono inquinanti per il pianeta, ci fu chi mi rispose “pensa alla salute, che poi si pensa al mondo”. Ma da un mesetto a questa parte, da quando cioè Angela Merkel ha pubblicamente ammesso che le alluvioni che hanno devastato alcune regioni del sud della Germania sono state causate da una catastrofe ambientale a cui abbiamo contribuito tutti, ho questa sensazione: che sia cambiato improvvisamente il modo di raccontare questa storia. Anche sui media, almeno in Italia, da circa un mese, da quell’annuncio fatidico della Merkel, non c’è un solo Tg che quando parla di disastri, come l’ultimo in Grecia, non metta sempre in evidenza i danni irreversibili all’ambiente causati dalla nostra cattiva gestione del pianeta, e quello che ci aspetta di qui a pochi anni (cose molto brutte). Di fronte a tutto questo mi viene da dire grazie alla Merkel e ancora: era ora, speriamo che adesso qualcosa cambi.


mercoledì 28 luglio 2021

estendere il green pass

Ancora dopo i fatti di Sardegna ho riletto un libricino di Franzen assai necessario perché parla dei cambiamenti ambientali e climatici in corso, il libro si chiama “E se la smettessimo di fingere?”. Dopo averlo riletto mi sono accorto che in effetti siamo stati troppo leggeri nel considerare il green pass, che se è vero che dobbiamo fidarci degli scienziati e gli scienziati ci dicono da anni che i problemi ambientali del mondo sono irreversibili e determinati in massima parte da inquinamento (emissione di CO2), consumo eccessivo di carne, e sovrappopolamento del pianeta, allora non solo il green pass è fondamentale ma dovrebbe essere esteso al 100% per forzare la mano ai cittadini in un cambiamento necessario. Renderlo assolutamente Verde. Per cui tu cittadino non accedi più a nulla (né vita sociale né trasporti né lavoro né diritti) a meno che non dimostri che non usi più l'automobile (a meno che non sia green e magari con un limitatore della velocità) né l’aereo, non i condizionatori, e non mangi carne, e che ti sottoponi a uno stretto controllo delle nascite, tutto questo per il bene collettivo del pianeta. Non c’è molta altra scelta. Se non ti sta bene, puoi andare a vivere su un’isola deserta. E anche se molti diranno che è difficile, è indiscutibilmente sensato, a meno che non si voglia fare i negazionisti della situazione e dire che non c’è nessun disastro climatico in corso e che quanto sta succedendo è un complotto degli alieni.

martedì 24 dicembre 2019

una possibile soluzione

La lettura di questa recensione all’ultimo disperato libro di Jonathan Safran Foer, Possiamo salvare il mondo prima di cena. Perché il clima siamo noi, mi ha fatto pensare una cosa terribile. Visto che l’umanità, pur sapendo che c’è una catastrofe ambientale in atto non riesce a crederci realmente, perché crederci implicherebbe mettere totalmente in discussione il nostro stile di vita, imponendoci di rinunciare immediatamente (prima di cena!) a tutta una serie di cose che oggi riteniamo necessarie (mangiar carne, usare l’auto, viaggiare in aereo, fare figli), tanto che Foer, di fronte a questa immobilità etica dell’individuo, parla di suicidio collettivo e usa l’immagine di una colonia di conigli che si sterminano a vicenda in preda alla propria voracità; visto tutto questo (e io sono d’accordo con Foer), mi è venuto in mente che probabilmente, se continua così – proprio come in un romanzo di fantascienza, ad esempio Tutti a Zanzibar di John Brunner – quando si arriverà all’ultimo stadio dell’emergenza, una delle soluzioni che verrà certamente attutata sarà l’ennesimo genocidio, ma su scala globale dove, in nome della salvezza della specie umana, si sceglierà di sterminare 3 o 4 miliardi di persone (probabilmente le fasce più deboli della popolazione del pianeta) per diminuire il peso dei loro consumi.

mercoledì 15 agosto 2018

la tua aristocrazia

Quei libri di poesia che li leggi, li rileggi, li infili in libreria, li riprendi, non ti lasciano mai andare...

[…] A me, questo tuo chiamarti fuori e sempre essere oltre
tutte le sorti comuni, mi ha sempre urtato,
soprattutto perché una caterva
di buoni a nulla, contenti di sé, che si credono
i giusti, che sanno tutto loro, che sistemano il mondo a ciance e prosecchini,
ti venivano dietro come pagliacci
con la faccenda dei capannoni, i palù, il paesaggio (naturalmente!),
con le frasi intelligenti (le tue) per i cin cin,
e nessun rischio per loro, finito il bla bla bla.
Ma tu stavi a casa tua, andavi a piedi […]
mangiavi formaggio, radicchio, non compravi una giacca
da trent’anni – non gettavi un centimetro
quadro di carta (“Per fare appunti” – dicevi).
E invece chi ti dava ragione
e nel tuo nome ancora ciarla senza requie
brucia una foresta per far festa
come una volta in mezzo a un campo,
e dice “Questo inverno ho fatto lo Yemen,
adesso mi interessa il Ciad”.
A me pare che ‘sta easy ecologia, questo easy diffamare
tutto un Paese di miserie malsofferte
è fraintendere la tua aristocrazia […]
Dovevi lasciar dettato in testamento: “Non è certo
quel capannone, quel cavalcavia, che mi soffocano,
ho parlato aperto e schietto (in allegoria!): quello che dicono i miei versi
è che non ci sarà più posto, non più tempo, non più terra
per una parola che abbia radici”.
Questo dovevi dire ben chiaro a loro, dovevi dirlo
ancora più chiaro a me.

Gian Mario Villalta, Tra mi e ti, in Telepatia, Lietocolle