Continuo a pensare al ruolo fondamentale che ha avuto, indirettamente, Salvini sulla “vittoria” di Conte ieri sera, perché se un anno fa non avesse fatto saltare quel governo osceno, permettendo a Conte di rivelarsi, infilandosi come un cuneo fra i due litiganti, non ci saremmo nemmeno arrivati a ieri, o peggio ci sarebbe stato Salvini al posto suo, facendo scoppiare una guerra. E continuo a pensare che se invece di dar retta a Conte si fosse dato retta alla sinistra, che si è sostituita alla Lega in un secondo governo osceno nato per abbattere il primo, sinistra che oggi si accoda alla vittoria, nemmeno si sarebbe arrivati a ieri, ci si sarebbe accontentati delle briciole elemosinate a caro prezzo dall’Europa. E continuo a pensare che senza la politica della destra, che oggi dice attraverso Berlusconi che l’Europa ne esce un po’ più forte (e forse è vero), non si sarebbe mai arrivati agli ultimi mesi, agli ultimi quattro giorni, alle insinuazioni che siamo economicamente e politicamente inaffidabili. Continuo a pensare che se fosse stato per tutti quelli che consideravano Conte un politico impresentabile, uno scartino, una marionetta, nemmeno si sarebbe finiti a discutere in Europa, ci si sarebbe impiccati molto prima o saremmo finiti come in Grecia. E continuo a pensare che, nonostante la “vittoria”, non so come andrà a finire ma ho il forte sospetto che se mai quei soldi arriveranno in Italia, poi rimarranno non spesi, o ritorneranno in Europa, per colpa della burocrazia che strozza tutto, anche le idee, e che ci vorrebbero più Vendola e Minervini in Italia e meno Emiliano, ma noi abbiamo anche i Toti e i Zaia. E penso al fatto che nonostante tutto questo, la sensazione è che Conte abbia portato avanti una sua battaglia da solo, una battaglia che è una battaglia comune (dovrebbe) e che farebbe una qualsiasi persona con un po’ di buon senso, di onestà e di coraggio ma che non tutti hanno avuto le palle di fare, e sono contento che sia pugliese perché il SUD, come si vede, ogni tanto serve a qualcosa. Continuo a pensare a tutto questo, e a come il caso ha una importanza preponderante nelle nostre vite politiche, lì dove il caso dovrebbe essere l’eccezione e non la regola, un Paese non può andare avanti a botte di culo e personalismi, prima o poi si cade. Ma penso anche che aveva ragione chi diceva che se c’è un’area politica di riferimento di Conte è la DC; e mi chiedo a questo punto perché ci siamo dovuti sorbire una seconda e una terza e forse una quarta repubblica – che non ci ha fatti crescere, ma ci ha soltanto abbruttiti – se la prima volta in trent’anni che ho fatto il tifo per l’Italia in Europa, e con un po’ d’orgoglio, cioè quando Conte ha detto a Rutte: “Potrai essere eroe in patria per qualche giorno, ma poi di fronte alla storia ti giudicherà l’Europa intera” (che è una di quelle frasi che finiscono nei libri di storia), tutto questo è successo per via di un democristiano. Continuo a pensarci su, ma ovviamente io di politica non ne capisco nulla, e come tutti i miei pensieri sulla politica non hanno nulla a che fare col reale e quindi non vanno da nessuna parte.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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martedì 21 luglio 2020
giovedì 14 maggio 2020
rampognare
Salvini o la Meloni che rampognano alla Bellanova di piangere per i migranti invece che per gli italiani, rivendicano implicitamente una politica dalla lacrima facile, o lacrima di coccodrillo, che piange piange senza fare mai, perché attinge la propria forza proprio dalla debolezza degli altri: più sei debole, più ti lamenti, più io prometto di aiutarti e mi faccio forte sulle tue aspettative; ma non mi interessa che tu stia meglio, anzi, perché se stai meglio io perdo in forza ricattatoria sulla tua vita. E non considerano, loro come molti altri compresi i Cinquestelle, che regolarizzare gli immigrati significa in primo luogo, al di là del lato umano, dare una stoccata a tanta criminalità organizzata che su loro campa e a certa cattiva pratica del lavoro che sussiste sull’uso più o meno taciuto della schiavitù, dello sfruttamento, nei campi come in fabbrica e che colpisce gli italiani stessi. O forse lo considerano e proprio per questo rampognano.
sabato 11 aprile 2020
dare soddisfazione al popolo
Da ciò che ho visto, ieri di un discorso durato circa venti minuti, quasi un intero Paese ha capito soltanto una cosa: Conte ha asfaltato Salvini e Meloni con stile. Che è in sostanza ribadire la mentalità da stadio su cui si basa la nostra società. Da una parte ci sono i buoni e dall'altra i cattivi nel cui sangue si estirpa il male e viene così lavata la colpa di tutti. Non importa se domani mi metterò a insultare anche Conte all'occorrenza, importa che in questo momento ci siano uno che vince e uno che perde, meglio se quello che perde mi sta pure sul cazzo. Dare soddisfazione al popolo, si sono sempre risolti così i problemi dal basso, ne scriveva persino Cicerone: quando la situazione si fa critica metti due gladiatori nell'arena e tutto si aggiusterà per i romani, almeno fino a domani. Che poi non c'è da preoccuparsi: da martedì riaprono le librerie, luoghi di una tale purezza utopica che non sono frequentati né da Salvini né dai suoi avversari. Il Paese, incredibile a dirsi, ripartirà da lì.
lunedì 6 aprile 2020
la metà che dà il latte
Non ho mai letto un libro della Murgia, ma non ho mai ascoltato un disco intero di Battiato (non ci sono mai riuscito, a parte Fleur, quello sì veramente bello). Fondamentalmente non mi interessa nessuno dei due, e menomale perché se la Murgia avesse toccato uno dei cantanti che mi piacciono mi sarei inalberato anch’io. Però ieri ho notato questa cosa, e la dico, e cioè che esattamente un anno fa, aprile 2019, in molti condividevano i suoi post contro Salvini (“Salvini, tu non sai cos’è il lavoro!”) gridando: “La Murgia lo sa!”, mentre ieri gli stessi la condividevano per schernirla: “La Murgia, come al solito, fa la saputella e parla a sproposito!”. Siamo passati, a un anno giusto di distanza, da un polo all’altro in base all’obbiettivo che ci tocca. E a me pare che la Murgia, insomma, stia messa nell’opinione pubblica come la Diane Keaton di Amore e Guerra, “per metà santa e per metà vacca”, a seconda della metà che serve. Ma sempre meglio, come diceva Woody Allen, la metà che dà il latte.
venerdì 27 marzo 2020
homo novus
Rivedendo oggi al Tg la notizia dello scontro avvenuto ieri fra Giuseppe Conte e il resto degli stati dell'unione europea con Conte che rifiutava i “vecchi” meccanismi politici, ho pensato a come si sia avverata in lui quella che in fondo era l’ambizione romantica del M5S, ovvero che il cittadino potesse sostituirsi ai partiti nella gestione della cosa pubblica se animato da un sentimento sincero e dai giusti mezzi per sopperire al suo compito. Conte, che in altri tempi si sarebbe detto un homo novus, non piace a tutti, anzi; in molti gli rimproverano degli errori, ma va detto che, da perfetto homo novus, si è preso in prima persona le responsabilità, non solo politiche e morali, ma anche storiche, di questo periodo. E devo aggiungere con sincerità, pensare che al posto suo potesse esserci un Salvini adesso, che della parola “responsabilità” non conosce nemmeno il significato sul dizionario, mi fa venire i brividi. A Conte però non va riconosciuta solo la spregiudicatezza unita a una misura che molti definiscono, credo con ragione, di marca democristiana, ma anche il fatto, come dicevo sopra, di avere i mezzi. Perché Conte, non va scordato, è anche un professore*. Ed è in questo che ha superato nei fatti le stesse premesse del M5S, la cui ansia di apertura pseudo-democratica (ma fortemente qualunquistica) si è scordata una cosa fondamentale: che per fare politica, ancora di più senza partiti alle spalle, e specie a determinati livelli, serve non solo l’onestà degli intenti, oppure una naturale astuzia, ma anche la statura, la preparazione culturale. Non basta volere, bisogna studiare! Non basta dire che tutti possono fare tutto perché lo si vuole e poi arrangiarsi, che è un modo di fare le cose molto italiano; ma per arrivare a fare bene qualcosa, occorre rimboccarsi le maniche e applicarsi! Che è una lezione vecchia come il cucco, ma facilissima da dimenticare, se non quando c’è da rimproverarla a Di Maio, facendo finta che non ci riguardi tutti.
*Nella classifica di molti studenti quello del professore è uno dei mestieri più da sfigati in assoluto.
giovedì 19 dicembre 2019
immaturità
Continuo a pensare che c’è gente che vuole affidare il Governo a uno che è talmente immaturo da fare la guerriglia a una ragazza di 19 anni, sputtanandola sui social per una cazzata da diciannovenne. Non è nemmeno la prima volta: ricordo benissimo un video in cui la Boldrini lo rimproverava per una ripicca attuata, sempre sui social, contro altre due ragazzine che lo contestavano, e invece di dare lezioni di stile Salvini ricambiava con la stessa moneta adolescenziale. Penso però una cosa, che l’immaturità può essere propria di una persona, oppure derivata dall’ambiente in cui si vive. Anche l’uomo più vecchio se calato in un contesto giovanile assumerà comportamenti da ragazzino. Lo so perché mi è successo, non sono migliore di lui. E credo che Salvini sia immaturo perché vive in un contesto immaturo, un paese di immaturi che alimenta e lo alimenta in questa sorta di circolo vizioso dove si esalta la giovinezza a tutti i costi, un eterno edonistico presente, e manca una cultura del tempo, in vista del passato e in vista del futuro. Poi ci lamentiamo che i figli stanno scappando dall'Italia, e invece forse stanno solo scappando dai propri genitori.
giovedì 31 ottobre 2019
il drago
Stamattina leggevo questa cosa, che Salvini ormai ha preso pieno controllo della destra venendo infine a patti con Berlusconi, e per associazione ho pensato alla Centuria 81 di Manganelli. Uno passa metà della sua vita nell'idea o meglio ancora nel sogno cavalleresco che a far fuori il drago sarà l'eroe venuto a far giustizia del male (eroe che non dico di sinistra solo per non passare per idealista fazioso). Poi un giorno quell'uno si accorge che l'eroe è impotente, quando non connivente del male, e il drago lo sta facendo fuori un drago ancora più grosso, stupido e cattivo. E così realizzi che in fondo aveva ragione Manganelli, il bene non esiste, esiste solo un male un po' più grande del tuo.
sabato 7 settembre 2019
riprendersi
Stavo scrivendo un post che cominciava così: "ma è impressione mia o sono bastati pochi giorni da quando se n'è andato Matteo Salvini che l'Italia sembra già un paese migliore?" quando il cielo ha cominciato a rannuvolarsi e la temperatura si è abbassata di colpo. Allora mi sono ripreso: meglio non cantare vittoria, che qui piove sempre sul bagnato.
venerdì 9 agosto 2019
guai
Uno può indignarsi e/o incazzarsi quanto vuole per ciò che sta accadendo e per Salvini, ma la verità è che lo sappiamo tutti che siamo nei guai. E lo sappiamo perché a furia di fare per anni il giochino di votare al meno peggio tanto per dare un senso al "principio democratico" delle elezioni, ma senza puntare i piedi e pretendere qualcosa di serio e di credibile, alla fine non c'è rimasto più nessuno. Siamo con le pezze al culo, senza una vera sinistra (che ci creda) e senza una vera destra (che sia dignitosa) e pieni di sfiducia e di sospetto verso chiunque. Io ormai non mi fido più nemmeno del mio vicino di casa! Chissà chi voterà, quello.
giovedì 8 agosto 2019
la figura peggiore
C’è un libro bellissimo di J.M. Coetzee, L’infanzia di Gesù che fa una cosa semplice ma stupenda, attualizza a oggi la storia della sacra famiglia rendendone palesi i nodi chiave e dichiarandola per quello che è: la vicenda di una famiglia di migranti che scappano dalla repressione politica in atto nel loro paese e si rifugiano in un altro stato dove far crescere il proprio bambino. A pensarci bene buona parte della Bibbia, in piena coerenza con la storia del popolo ebraico, è la storia di una lunga migrazione alla ricerca di un proprio posto nel mondo. Quando Salvini utilizza certe metafore (in primis quella della Vergine Maria tanto cara al culto italiano) fa non solo una cinica operazione politica dove si oppone dichiaratamente agli attacchi del Papa, ma con l’effetto contrario, secondo me, di rinsaldare su una sola linea d’attacco gli ambienti ufficiali alla Chiesa con quelli più insofferenti al potere vaticano; ma fa anche un’esplicita ammissione di indifferenza alla nostra cultura e al sentimento del Vangelo, che è sentimento votato all’accoglienza. In tutto questo, però, la figura peggiore non la fa lui, ma i cosiddetti cattolici della domenica, quelli che gli danno retta e dimostrano di non conoscere la storia della propria fede, vanificando di fatto tutto il tempo che perdono la domenica andando a messa. Gente che è andata a scuola (scuola vilipesa dai continui tagli dello Stato) che non conosce e attacca i versi del Magnificat citati in un post da Antonio Spadaro e si ritrova dunque allo stesso grado di ignoranza di mia nonna semi-analfabeta che si incantava per la messa in latino, quando la parola sacra per lei era soltanto un suono. Per loro, induriti dai tempi, oramai tutto è appiattito al solito quaquaraquà. Non per nulla, smascherati, odiano il Papa che dichiara di preferire un non credente a un ipocrita. Maria Giovanna Maglie l’altra sera in Tv diceva di essere contenta perché Salvini finalmente si oppone alle continue ingerenze politiche della Chiesa. Se è vero, però, lo fa utilizzando lo stesso linguaggio figurale del Concilio di Trento (con esiti alquanto ridicoli per quanto mediaticamente efficaci) e con gli stessi scopi della vecchia DC che mischiava con spregiudicata leggerezza mandato divino e potere temporale per prendere voti dalla destra più bigotta e arretrata, quella che nel nostro Paese ha sempre giustificato tutto, ogni tipo di assurdità o violenza in nome di una posticcia tranquillità sociale (quella delle “porte aperte”); quindi facendo un salto all’indietro che riporta l’Italia del 2019 all’altissimo grado di corruzione e qualunquismo della prima repubblica, ma con tutto il carico di approssimazione della seconda.
martedì 6 agosto 2019
pensarci due volte
Se Oriana Fallaci avesse saputo di finire citata in un post di Matteo Salvini accanto alla Vergine Maria e in contrapposizione a Carola Rackete come esempio per la "buona gestione" della sicurezza dello Stato, forse quel giorno lontanissimo in cui da ragazzina scelse di andare a fare la Resistenza ci avrebbe pensato due volte.
sabato 23 marzo 2019
rivendicazioni
Stamattina ripensavo, a freddo, alla vicenda del bus dirottato. Al di là della dinamica che ricalca alla perfezione la sceneggiatura di un film d’azione americano – negli Stati Uniti starebbero già firmando il contratto per la cessione dei diritti sulla storia – l’attentato di Ousseynou Sy dimostra come la visione politica di Salvini e di chi lo segue sia del tutto fuori fuoco e incapace di capire come non solo la storia non si possa fermare, ma sia già andata oltre le sue aspettative. L’uomo, senegalese ma con cittadinanza italiana, squilibrato o meno che sia (come stanno cercando di provare), depresso o meno che sia, non ha agito in nome di rivendicazioni islamiche, quindi in nome di un terrorismo “straniero” che Salvini paventa da sempre ai suoi elettori, ma in quanto emigrato amareggiato e deluso dal “sogno italiano” – in altre parole, a scatenarlo è stata la presa di coscienza che l’Italia non è l’America di inizio ‘900, non porta lavoro né fortuna, cosa che molti nativi italiani sarebbero pronti a giurare con lui –, ma ancora più Ousseynou ha agito (dice) per vendicare i bambini africani morti nel Mediterraneo, estrema follia – questa sì di matrice terroristica, ma più vicina a quella palestinese che islamica – e denuncia dell’inadeguatezza delle politiche protezionistiche adottate dall’Italia e da tutta Europa contro lo sbarco dei migranti. Quella inadeguatezza nel gestire i flussi umani ha generato un tale odio e sentimento di vendetta da provocare una reazione esasperata, che non ha basi ideologiche ma emotive e che può quindi ripetersi in qualsiasi altra persona che ritenga di aver subito una ingiustizia sociale da parte di uno Stato più forte e vessatorio: basta un cedimento, una scintilla di follia. Proprio come succede negli Stati Uniti, che non a caso sdoganano e stemperano tali paure sociali attraverso la spettacolarizzazione cinematografica coi classici buoni e cattivi, ma in cui i buoni sono sempre americani. Questo perché, in simili dinamiche si genera un sentimento di colpa collettivo in cui la spunta chi rinuncia per primo alla propria umanità. Tu, a uno che va fuori di testa e si vendica su dei bambini per vendicare altri bambini morti in mare, cosa dici? Che è un bastardo perché i nostri bambini vengono prima di quelli neri morti in mare? Che è meglio non prendersela coi vivi, perché per i morti non c’è più niente da fare? E se sì, non stai anche tu rinunciando alla tua umanità? Non è già questo il segno di un cinismo senza pari? Ancora, per unire la beffa al danno, proprio il bambino che ha sventato l’attentato, Ramy Shehata (l’eroe del giorno) è figlio a sua volta di immigrati e ora, in virtù di quel gesto, suo padre rivendica per lui una cittadinanza che prima non aveva. Gli italiani, che avrebbero dovuto venire per primi in questa storia, come in ogni storia che accade sul sacro suolo italiano, sono relegati sullo sfondo, semplice coro in una vicenda che ha giù tutto il sapore speziato dell’internazionalità. In entrambe le storie, quella di Ousseynou e quella di Ramy, le rivendicazioni di un luogo a cui appartenere sono il succo (causa scatenante e premio) di una vicenda che un semplice spettatore come l’italiano medio che guarda la storia al Tg non può capire.
venerdì 22 febbraio 2019
come un veleno
"La Tav si farà" dice sicuro Salvini che oramai, avendo vinto su tutta la linea nel suo confronto con i Cinquestelle, si prepara idealmente a diventare futuro premier. "Chi lo vota uno così?" si chiedono in tanti. Eppure, solo un anno fa la Lega era un partito in bancarotta, colpevole di aver derubato lo Stato per 49 milioni di euro. E ho visto io stesso Salvini, appena sei anni fa, preso a uova marce in una piazza del Sud dove poi ha preso voti. Oggi lo stesso Salvini è lì indisturbato e quasi ammirato a far le sue cose, c'è chi lo indica come un leader, Bossi passa per uno statista, e si discute di secessione da Nord a Sud. Dopo il quasi ventennio di Berlusconi, colluso con la mafia, Salvini, leader di un partito di ladri, continua a corrodere e disgregare il nostro tessuto sociale per meglio spezzarci il collo, arrivati al dunque. Confermando come questo nostro Stato, avendo perso qualsiasi fiducia in se stesso e nel proprio futuro, si affida ormai a una manica di criminali per farsi meglio ammazzare dall'interno, come un veleno. Proprio come succede in un certo romanzo di Sciascia che diceva tutto a tutti senza venir creduto, additato anzi come disfattista. Sciascia che giustamente non viene studiato a scuola non perché meridionale (come insinuano, ma figurati se è vero), quanto perché ciò che scrive, una volta compreso, spaventerebbe a morte i ragazzi.
venerdì 7 dicembre 2018
la salvietta
Dopo una presentazione sono fermo alla fermata del bus per tornarmene casa. Mi si avvicina un vecchietto simpatico e mite che sbuffa senza pace mentre si trascina dietro due pesanti borse di tela piene di roba, e tanto per ammazzare il tempo mentre aspettiamo, attacca bottone con me e la bidella di una scuola che viene da un paese qui vicino, lamentandosi del freddo delle nostre zone e raccontandoci come nella sua città, a Bari, di oggi si mangia il baccalà con le olive, un sapore che gli manca tanto da quando sua moglie è morta e ogni viaggio verso casa è solamente un ritorno a metà. Il pullman è in ritardo. Parliamo a lungo, lui ride spesso con una particolare malinconia nello sguardo che mi attrae, deve aver sofferto tanto, poi, a un certo punto si avvicina alla fermata un ragazzetto di colore con le cuffie nelle orecchie e incappottato in un vecchio piumino rosso che risalta in maniera esagerata. Non ci conosce ma si avvicina a noi con un gran sorriso e dice “Buonasera, amico! Buonasera!” e mi dà la mano che stringo. Ci prova anche con il vecchio che però gli fissa il palmo e non ricambia, poi si va a mettere dietro di noi, contro un palo, tutto perso nella sua musica. “Tieni” mi dice il vecchietto e mi passa una salvietta umida che tira fuori da una scatola che tiene in una delle borse di tela che si porta appresso. Prendo la salvietta ma non capisco subito cosa voglia dire. Poi afferro, è per pulirmi la mano. “Questi negri ormai sono dappertutto” mi dice, fissando il ragazzetto senza paura di farsi sentire. “Salvini ha ragione!” aggiunge, alzando la voce. “Non mi piace Salvini” gli rispondo con tutta la diplomazia di cui sono capace. “Sono troppi, sono dappertutto. C’è bisogno di una regolata” dice ancora il vecchio. “Guarda quanti furti ci sono adesso in giro, non puoi distrarti che ti rubano la macchina, ti entrano in casa e sono sempre loro. Lo leggevo oggi sul Corriere. Ti entrano in casa come niente, questi negri. Le negre no, sono brave e si danno da fare, ma i loro maschi sono tutti delinquenti matricolati”. Io lo fisso imbarazzato, non riconosco più il malinconico vedovo di dieci minuti fa. Una persona così carina che usa la parola negro con una tale violenza repressa che non so descrivere. Sono educato e faccio finta di nulla, continuo a parlargli del tempo, degli orari scombinati dei pullman, si uniscono a noi anche la bidella e un altro paio di persone, ma evito di usare la salvietta. Quando arriva il pullman, il vecchio sollevato saluta quelli intorno, me compreso, con molta gentilezza, ringraziandoci tutti per la compagnia, e a tutti stringe la mano prima di raccogliere le sue borse. A tutti meno che a me. La mia mano non la tocca.
venerdì 16 novembre 2018
fuochi
Quando Salvini parla della necessità di termovalorizzatori in ogni provincia della Campania, aggiungendo con la sua solita faccia tosta che è per la salute dei bambini, io penso all'ultimo libro che ho pubblicato, che parla di malattia, morte e tumore, e che si apre con questa dedica: "Alla terra che brucia di notte" perché è un libro che nasce nella Terra dei fuochi e finisce nel reparto oncologico di un ospedale. E penso a tutti quelli che non riescono a leggerlo perché mi dicono che è triste e deprimente, che fa male leggerlo. E mi chiedo come fa la gente a rifiutare un libro così perché fa male, e poi discutere con la solita leggerezza da bar, senza farsi eccessivi problemi, di sparate come quella di Salvini, come se si trattasse di organizzare una gita domenicale per tenere contenti i figli.
martedì 13 novembre 2018
stimoli
Ho letto questa cosa di Salvini che vuol togliere valore legale alla laurea e mi sono ricordato (per l'ennesima volta) che non ho mai ritirato la mia, che giace ancora in qualche sgabuzzino dell'Università. In quindici anni non me l'hanno mai chiesta, né io ho mai avuto bisogno di mostrarla. Non sto dicendo che ha ragione lui, anzi, però dipende sempre dall'uso che se ne vuol fare. Una mia amica, ad esempio, la teneva incorniciata in bagno, proprio sopra il cesso, così poteva guardarla per darsi lo stimolo ad andare avanti ogni mattina.
lunedì 15 ottobre 2018
faccia tosta
La faccia tosta di Salvini che parla al tg della lotta ai "furbetti" che frodano le mense scolastiche, quando la Lega si è imboscata 49 milioni di euro alla luce del sole, giuro non finisce mai di scandalizzarmi.
venerdì 5 ottobre 2018
io sto con la carfagna (?)
Mi è appena successo di vedere questo video di un bisticcio di un paio di giorni fa fra la Carfagna e Salvini con la prima che, da vicepresidente della Camera, riprende il secondo che fa ironia tendenziosa sul Parlamento (e a proposito, è una cosa lecita?). E mentre lo vedevo mi sono accorto di parteggiare per lei, di stare dalla sua parte contro di lui. In tutto questo ho realizzato di essere entrato ormai nel paradosso politico (o compromesso morale) che per oppormi a una forza assolutamente negativa come per me è Salvini, mi può capitare di schierarmi dalla parte di una forza altrettanto negativa o comunque non positiva come per me è la Carfagna. Non è per niente una bella sensazione.
martedì 2 ottobre 2018
per lucano
Salvini dice: "Chissà cosa diranno adesso i buonisti". Io che sono buonista, dico che fra molti anni, quando chi è al Governo e chi lo segue sarà nulla più che un brutto ricordo, Mimmo Lucano verrà ancora considerato uno dei veri eroi di questo Paese. Perlomeno uno che ha indicato una alternativa concreta al problema dell'immigrazione, ai tanti che non fanno che lamentarsi ma il cui unico sforzo è quello di ringhiare e mordere come fanno i cani contro chi pensano gli ruberà l'osso. Da politico, lotta a modo suo per eliminare la povertà con più convinzione e meno slogan dei tanti legiferanti. Da uomo, accoglie anche l'ultimo dei poveri, si batte per lui o per lei con un coinvolgimento personale di cui non sono capace, ma che gli ammiro. Coinvolgimento che poi è il vero messaggio del Vangelo: in uno stato cattolico com'è il nostro, Lucano è più italiano di molti italiani.
martedì 7 agosto 2018
pomodori
Oggi Salvini a Foggia parlerà di caporalato. Voglio proprio sentire che dice. Mi raccomando chi ci sarà di fargli vedere cosa sono i pomodori.
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