Stanotte ho sognato di scendere giù per una lunga scalinata in pietra antica. Tutti i miei amici mi camminavano davanti, molto eleganti e compiti, e anche se non ne avevo le prove sapevo che stavamo tutti procedendo verso il funerale di qualcuno. Avrei voluto chiedere e informarmi, ma nessuno mi guardava in faccia o apriva bocca. Persino quando provavo a fermarli uno per mostrare una cosa che avevo scoperto, ogni tanto un gradino della scalinata invece di sporgere in avanti rientrava indietro creando una sorta di dislivello che impediva al piede di appoggiarsi, insomma si poteva scendere con agio ma non risalire senza difficoltà. Provavo a spiegarlo agli altri, ma nessuno sembrava interessato. A quel punto, scocciato dal silenzio, decidevo di averne abbastanza e di tornare indietro anche da solo, ma per farlo, lì dove il dislivello dei gradoni mi impediva di poggiare il piede, ero costretto ad arrampicarmi alla bocca spalancata degli enormi leoni in pietra muschiosa che decoravano il bordo della scalinata; aggrappandomi a quella prendevo lo slancio per saltare verso il gradino più in alto. E mi accorgevo, mentre risalivo, che se scendendo eravamo in tanti per quanto nessuno rivolgesse la parola al suo vicino, a risalire ero io soltanto e non potevo che parlare con me stesso. In qualsiasi direzione andassi, mi sentivo comunque molto solo.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
venerdì 27 gennaio 2023
sabato 16 aprile 2022
triplo sogno
lunedì 14 giugno 2021
post lang
Dopo il post di ieri, oggi molti amici mi chiedevano com'è stato il film di Fritz Lang che ho visto ieri (e se fossi sopravvissuto). Sul film rispondo: Bellissimo! Solo che dopo mi ha preso una colica e ho passato la notte in bianco. Ho pensato che deve esserci una sorta di legge del contrappasso per cui per ogni bel film o libro o disco che ti arriva, ti prendi anche un po' di cacca per bilanciare. Ecco perché c'è tanta gente là fuori che non legge, il contrappasso non perdona. Alla fine, forse, ha ragione Woody Allen, la perfezione sarebbe vivere sempre e soltanto nei film, chiudere fuori la vita, il dolore, la perdita e le notti in bianco. Che poi è il succo di Matrix, prima che arrivasse Keanu Reeves a rompere tutto.
mercoledì 10 febbraio 2021
pensierino delle 4
Sento per caso in TV che qualcuno dice "il vero amore è esserci sempre e comunque". Ecco io, mi accorgo, non ci sono mai stato, mai. Pure quando amavo, anzi, più amavo e meno c'ero, quasi scomparivo, al punto che delle volte, ricomparendo senza preavviso e come se nulla fosse, mi facevo quasi odiare.
domenica 8 marzo 2020
lo spirito civico
giovedì 19 dicembre 2019
immaturità
lunedì 2 luglio 2018
dalla parte di chi non scrive
sabato 22 aprile 2017
incipit
domenica 5 marzo 2017
perdersi
domenica 11 settembre 2016
la wunderkammer di lucio piccolo
LA SETA
Fatica nostrana nei giorni involati
la seta: le veglie all’interno
tepore, le foglie del gelso brucate
dalle torpenti farfalle ai cannicci.
Sospesa alla trave la falce
d’incanto, il crescente
e l’aria grave di fiati rurali,
d’attesa – poi girano i fusi, le spole, la grana…
ma se la prendi con mano
che un poco trema
e la spieghi e la stendi
è una fontana nel vento e nel sole.
(Lucio Piccolo)
martedì 19 agosto 2014
mi scordo sempre come...
ai cuori giovani la fuga offre
riparo, io che sono giovane
e già mi sono arreso
alla consapevolezza che si sta,
sempre, dove più fa male il cuore.
domenica 11 maggio 2014
lo shampoo
SUL SILENZIO
Devo smetterla di scrivere di te
perché l’amore oggi è troppo personale
a interessare ancora il mondo
coi miei scazzi. La nostra storia
è fatta dei tuoi gesti, banalmente gli sguardi,
i soliti discorsi sul tempo, la spesa,
la gatta, i giornali, tutta questa prosa
che non cede, la prossima
tempesta in arrivo e poi il sereno.
E quella sui libri non è che un riassunto
sbiadito. Di te fra i miei versi rimane
l’immagine fiera di fuggiasca
simile ad Angelica rincorsa
dal furore senza scampo di un amore
impossibile, incerto. Mai
la testardaggine ottusa di chi
proferisce parola per dir “felicità”
come fosse a sé dovuta, una nuova conquista
di cui tace con astuzia. Stare zitta
non sempre è discrezione, una forma
di rispetto per il cuore ripiegato
su se stesso eppure solo. Cara onesta
delle volte una tale ritrosia
fa solo comodo ai tuoi piani, e se c’è dell’altro tu
non l’hai mai ammesso.
sabato 2 novembre 2013
lou reed e l'amore - anime in fuga
La prima, The power of the heart, scritta da Lou Reed nel 2008, viene reincisa nel 2010 da Peter Gabriel in un suo album di cover, Scratch my back. È un pezzo in cui, come ha acutamente osservato Paolo Vites su questo blog (QUI), Lou sembra voler ripercorrere le strade battute di Bob Dylan nel periodo Nashville Skyline, cioè di una rigenerazione del cuore attraverso il rinnovato contatto con il mondo campestre. Quest’idea, ancor più che nell’onirica versione di Reed, è evidente in quella più classica, orchestrale che ne fa Peter Gabriel, che non per nulla si accrediterà il plauso del suo autore.
Nel 2011 Lou Reed ricambia il favore a Gabriel incidendo una cover di uno dei suoi primi singoli, Solsbury Hill (QUI per sentirla). Il pezzo, scritto da Peter Gabriel subito dopo che aveva lasciato i Genesis è l’autoritratto di un uomo al bivio della vita, ma che vive però questa scelta in maniera positiva, costruttiva ed energica, per quanto vagamente malinconica. Viene riletto da Reed in chiave chitarristica e rimane una delle ultime e più convincenti registrazioni, pregno com’è di un alone ultraterreno, molto più notturno e inquieto dell’originale. In tutto e per tutto è il disco di un uomo che guarda alla sera che avanza ma non pensa al nuovo mattino, piuttosto al buio che di lì a poco pervaderà il cielo.
Un bell’articolo in proposito è stato scritto da Claudio Todesco e lo trovate QUI.
martedì 17 settembre 2013
coleman in coleridge
tuttora infiamma nel mio occhio
d’ospite più atteso al matrimonio
non avrei dovuto abbandonarti
voltando le spalle alla tua casa
per dar retta ai consigli d’un pazzo
ricordo il giorno areonautico in cui nuda
sul parapetto attese per la pioggia
il ventre teso come un tamburino
lei cantò e attese di bagnarsi
ascoltata la sua voce persi la testa
per quel suono l’ho stregata con lo sguardo
l’ho presa sul suo velo ed ora
mi manchi quando s’oscura il cielo
lei mi ha scritto da Belfast dove alleva bambini
lancia bombe agli inglesi e ti manda i suoi saluti
potrei essere impiccato in qualsiasi momento
l’albero della fortuna è lì che aspetta
ho mentito a me stesso per tornarmene a casa
ho aperto la cassa e ho scoperto una pipa
vorrei solo accertarmi che tu m’abbia amato
vorrei dimenticare il tuo lutto violento
sposa mi manchi mi manca il tuo vino
lascia stanotte che pensi
e improvvisi per te ricambiando
il mio assolo di sax a Picasso
(Agosto 2002)