Stamattina ho cominciato a leggere Lamento di Portnoy di Philiph Roth. Al primo capitolo ho pensato che senza Roth forse non avremmo avuto un certo Woody Allen. Al secondo capitolo, invece, ho pensato che senza La coscienza di Zeno forse non avremmo avuto questo libro. Da bravo italiano con il senso di inferiorità tipico di tutti gli italiani in trasferta, dapprima mi sono chiesto: Possibile che Philiph Roth abbia letto Italo Svevo? Poi ho controllato, e in effetti Roth indica Svevo come suo modello. Ma guarda, mi sono detto ringalluzzito, quindi senza Svevo forse oggi non avremmo né un certo Philip Roth né, di conseguenza, un certo Woody Allen. E pensare che La coscienza di Zeno in molti forum di lettura passa – soprattutto fra i ragazzi, ma non è un libro per ventenni – come illeggibile, avvilente o sopravvalutato. Oppure peggio, è uno di quei libri che i più fanno finta di aver letto – perché si dovrebbe in qualche modo averlo letto per definirsi veri amanti della lettura – ma i più sono a tal punto annoiati dalla sua idea che – per non dispiacere la convenzione del piacere intelligente – preferiscono fingere l’orgasmo, prima ancora di aver cominciato.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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giovedì 18 agosto 2016
sabato 23 maggio 2015
l'inettitudine del male
Prima mi è venuta un'infiammazione nervosa ai muscoli delle spalle, poi delle fitte agli occhi con relativi mal di testa, poi la gastrite, poi l'insonnia, un brufolo, poi l'ovosodo in gola che mi toglie il respiro e adesso, da alcuni giorni, mi sento le farfalle nello stomaco come se fossi innamorato. Ogni giorno si aggiunge qualche sintomo alla mia ansia di far quadrare i conti, ma i conti sono dispettosi, non quadrano mai. Faccio io la conta dei malanni e mi chiedo: saranno mica l'avvisaglia del primo infarto della mia vita? Io che mi aspettavo qualcosa di più esotico, invece così mi sento piuttosto uscito da un romanzo di Italo Svevo.
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