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martedì 30 maggio 2023

il provinciale

Sono un provinciale, me ne accorgo dal fatto che la prima cosa che faccio arrivato in stazione è guardare le gambe delle turiste che vanno scosciate alle 8 del mattino.

martedì 15 dicembre 2020

malerba

Credo che il più bel libro in prosa che ho letto nella seconda metà del 2020 sia stato La scoperta dell'alfabeto di Luigi Malerba che, faccio mea culpa, conoscevo pochissimo. Il punto è che si fa tanto per andare sempre a citare gli americani e i russi, i sudamericani, gli orientali, o più semplicemente quelli che vanno a vivere in città, come per riceverne l'avallo di una apertura e di una liberazione dal nostro sbandierato provincialismo. E poi ti accorgi che bastava andare in direzione opposta, alle radici stesse del provincialismo, nella campagna più aspra e cruda, per capire come la solitudine può farsi sangue e carne, favola e follia. Quel posto che ciascuno di noi porta nel cuore come una ferita e una molla, e che per qualcuno sta nelle Langhe, per qualcun altro in Irpinia, per qualcuno in Lucania e per Malerba sull'Appennino.

mercoledì 1 maggio 2019

contesto e comunità

Leggo i vari post che si condividono in merito e continuo a pensare che sul caso di Manduria si sia sbagliato e si stia sbagliando tutto, perseguendo modalità tipiche del più tipico giustizialismo italiano. Adesso tutti gridano al linciaggio del branco, ma quel branco, smontato, è costituito da un gruppo di ragazzini immaturi e calati in un contesto che li copriva. Non era un insospettabile isolato con dei problemi sociali, ma erano una decina di persone, cresciute in ambienti bene, seguite a scuola, che hanno vessato il pensionato per sette anni (!) nel silenzio di tutto il paese, che non ha visto o sentito nulla, dai parenti ai vicini ai servizi sociali, per sette (sette!) anni. E adesso che si fa? Si sceglie la via più facile, si dice che quei ragazzini sono bestie fuori dal contesto e si invocano indignati pene severissime ed esemplari, dopodiché accusati di omicidio li si manda in prigione (e se va bene in comunità) a rovinarsi definitivamente la vita e si continua a vivere tranquilli e con la coscienza pulita per aver fatto giustizia, ma dopo. Purtroppo così non hai risolto il problema, che è un problema sociale e comunitario, lo stesso problema che ha permesso, nel silenzio, che quell’omicidio avvenisse. Lo minimizzi, dicendo che è un problema dei singoli ragazzi, dai sfogo alla rabbia di qualcuno e recuperi la faccia, ma non dovrebbe funzionare in questo modo. Servirebbero delle scuse pubbliche secondo me, servirebbe un intero paese che si assume le sue responsabilità di comunità e dice: “Abbiamo sbagliato tutti, dobbiamo capire dove, dobbiamo migliorare, ma per prima cosa non abbandoneremo quei ragazzi a se stessi come abbiamo fatto finora, cercheremo di recuperarli, con le buone e con le cattive, e recuperando loro cercheremo di capire i nostri stessi errori e sanare ciò che non va in noi come genitori e come adulti”. Altrimenti, come al solito, ci si limita a fare chiasso, tanto rumore per nulla fino alla prossima vittima.

lunedì 29 aprile 2019

cittadinanza

Continuo a ripensare, con dolore, al pensionato ucciso in un paese qui vicino. A Di Maio che dice che la sicurezza dei nostri concittadini deve venire prima di tutto. E al fatto che quei ragazzini annoiati, imbecilli o delinquenti che fossero, erano nostri concittadini anche loro, e che per qualcuno è più facile puntare il dito contro il nemico quando viene dal mare rispetto a quando ce l'hai già dentro casa. Che forse quei ragazzi, adesso che nel cuore non sono più nostri concittadini, perché non li riconosciamo come tali, sono pur sempre figli di nostri concittadini, e quindi, a sentire la Meloni, per induzione, dovremmo togliere la cittadinanza anche ai genitori, così come ai loro insegnanti che li hanno educati male e tutti quelli che sapevano e tacevano come si fa da sempre in provincia in questi casi. Tutti fuori dall'Italia, insomma. E mi chiedo se quei ragazzi, prima di perdere la loro cittadinanza, erano cattivi dentro o lo sono diventati dopo. E se erano cattivi dentro, perchè li abbiamo presi a bordo invece di lasciarli affondare? E se lo sono diventati, con chi ce la prendiamo adesso che non li possiamo ributtare in acqua?

sabato 2 luglio 2016

non sono solo

Stamattina mi è capitato di parlare con un mio amico che vive fuori e talvolta ritorna a trovare la famiglia e i pochi amici che gli sono rimasti qui. Gli spiego un paio di progetti che ho in testa e a un certo punto mi fa: Ma come fai a vivere qui? Che c'entri tu con questi provinciali? Così volevo spezzare una lancia a favore di chi come me vive in paese. Non sono solo. A parte me, infatti, ci sono altri dieci non provinciali e ben dodici non troppo provinciali, di riserva.

martedì 19 maggio 2015

brutta gente

Incontro questa signora che non vedo da un sacco di tempo, nota esponente della provincia bene, quella che sa sempre da che parte va il mondo. Parliamo un po'. S'informa di me, che combini? Le dico che adesso provo a far libri, meglio ancora poesia. Mi fissa un po' in silenzio. Dopo mi racconta del marito, dei figli che invece lavorano tanto, anche se l'edilizia è un po' in crisi. Ogni volta che il discorso cade sulla parola "lavoro", la vedo abbassare lo sguardo, quasi vergognarsi a pronunciarla, per paura di offendermi al confronto.

sabato 24 gennaio 2015

nord e sud



Stamattina, in riproduzione casuale, mi è capitato di sentire una dietro l’altra due canzoni diversissime fra loro ma realizzate nello stesso anno di grazia, il 1979. Fegato, fegato spappolato di Vasco Rossi e subito dopo Basta ‘na jurnata e sole di Pino Daniele. Tanto l’una è profondamente pervasa dello spirito underground della provincia emiliana, lo stesso che puoi trovare nei fumetti di Pazienza o nei romanzi di Tondelli, quanto l’altra è pregna della Napoli internazionale e meticcia che si spalanca sul Mediterraneo. Poi si possono emettere tutti i giudizi di valore sui due artisti, ma questo non mi interessa. Di entrambi quei mondi senti l’odore, il sapore, i colori, ne puoi toccare il cuore e anche la merda. Cosa che, mi pare, non succede più oggi nella musica che si sente in giro, tutta perfettina e asettica, intercambiabile, persino quella dei nuovi cantautori che non sai più da dove arrivano, perduti come sono in una provincia modellata all’Ikea, non hanno né nord né sud, né perfezione né errore.