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venerdì 5 gennaio 2024

graziano

Oggi ripensavo al mio amico Graziano, che è morto qualche anno fa. Graziano era un musicista rock e una persona dolcissima, aveva un cuore urgente. Più di tutti amava la musica di Vasco Rossi, e sognava un giorno di diventare una tartaruga di mare. Una volta, durante un corso di scrittura, mi raccontò la sua storia. "Sono nato vicino a Bari nel 1963. Stavo per nascere in Svizzera, il ginecologo disse a mia mamma che sarei stato bene lì, ma mia mamma voleva che suo figlio nascesse in Italia. Così mio padre ci ha riportato giù. Con la musica poi ho girato tutta l’Europa, e ora la musica è la sola cosa che mi è rimasta". Spero sempre che ora stia nuotando, libero, oltre l'Europa, per ogni possibile oceano.

domenica 8 gennaio 2023

la società dei poeti estinti

Oggi ho scritto il primo sassolino del 2023 – i sassolini sono le mailing list di Pietre Vive che partono ogni martedì, ma li scrivo di domenica – e ho cominciato a lavorare al prossimo libro che è un libro su commissione, cioè mi pagano per scriverlo così l’anno comincia con due cose che mi piacciono molto: scrivere ed essere pagato per scrivere. Non sempre va tutto così liscio, ovviamente, ma mi piacerebbe, o almeno ho espresso questo desiderio per il prossimo anno, che mi tornasse un po’ di fede nella letteratura, fede che ormai ho perso da tempo. Cioè faccio quel che faccio al meglio che posso ma senza più crederci, senza credere che abbia una vera importanza o un qualsiasi senso. Lo faccio perché lo so fare e non mi va di cambiare le cose alla mia età, ma confesso che più vado avanti nel nobile mondo delle Lettere e meno riesco a dire che ci sto a mio agio, anzi, le parole precise per descriverlo per me restano quelle di una canzone di Vasco Rossi, “sì stupendo, mi viene il vomito, è più forte di me”. Questo è il mio rapporto col mondo letterario, e quello che mi ferisce di più non riguarda nemmeno lo sproposito fra energie richieste e guadagni bassissimi (tanto più che io mi sono sempre definito un artigiano e non un editore), ma è il livello di miseria morale e ipocrisia di chi ci vive dentro e che si sposa spesso ai più altisonanti e sbandierati valori etici ed estetici, tutta roba che negli animi meno sensibili scatena l’orticaria. Ecco che più gli altri spingono per entrare in questo mondo e più io sento di volermi tenere ai margini, facendo anche un danno ai miei autori, lo riconosco, perché un editore integrato è uno che spinge meglio i libri. Dove, non l’ho ancora capito. Ieri un mio contatto scriveva un post molto bello e duro in cui parlando di narrativa, per fare un paragone, diceva che la narrativa di oggi sta diventando come la poesia, una “TAUTOLOGIA” ovvero qualcosa che non dice più nulla a nessuno, non è rivolta al mondo, ma soltanto a se stessa con persone che parlano a se stesse di se stesse, una visione tanto realistica quanto sconfortante, anche perché è la visione di un lettore che dava già per spacciata la poesia, in maniera quasi definitiva. Per i lettori la poesia è morta? E quindi, mi sono detto, io che ci sto dentro cosa sono? Sono morto? E per chi faccio ciò che faccio? Per altri morti? E perché? Poi, devo dire, ho visto un post di una libreria che amo molto, Millelibri, dove ieri c’era un incontro con alcuni autori di una casa editrice che manco a farlo apposta si chiama TAUT (chissà se la radice è la stessa) e la libreria era strapiena. Questo mi ha dato un po’ di sollievo che non siamo poi così soli. Anche se non mi ha tolto dal dubbio che fondamentalmente “tutti siamo già morti senza saperlo”.

lunedì 20 luglio 2020

ridere

Stanotte ho sognato Vasco Rossi, il giovane Vasco degli anni '80, che mi stava vicinissimo e mi fissava coi suoi occhi cerulei e freddi e col ghigno strafottente che aveva negli anni '80, e mi chiedeva quasi con cattiveria: "Che cazzo c'è da ridere?" E io non sapevo rispondere. Perché veramente non c'era niente da ridere. Eppure ridevo.

domenica 14 maggio 2017

ciliegie

Ieri ho mangiato le prime ciliegie dell'anno. Tradizione vuole che il sogno che fai dopo averle mangiate si avveri. Quindi vai a dormire carico di aspettative per gli imminenti presagi. Bene. Vado a dormire e cosa sogno stanotte? Sogno Vasco Rossi che mi chiama per commissionarmi il testo per un canzone con cui tornerà a Sanremo. Ci incontriamo, mi dice: "Bravo. Splendida. Vedrai che vinciamo noi!". Poi mi dice che ha un altro appuntamento urgente e se ne va senza pagarmi. Manco un autografo mi ha fatto. Passo il resto del sogno provando a chiamarlo io, ma una voce metallica mi risponde: "Il suo cliente non è al momento raggiungibile." Ciliegie guaste o vitaccia infame?

giovedì 28 aprile 2016

rocksogno

Il mio sogno della scorsa notte. Vengo invitato a Putignano, a una serata in omaggio a Piero Ciampi. Ci vado e mi ritrovo seduto allo stesso tavolo con Prince, David Bowie e George Martin. Mi batte forte il cuore, ma loro mi snobbano, nemmeno mi guardano in faccia. Continuano a sorseggiare i loro cocktail e fissarsi senza spiccicare una sola parola. C’è anche Vasco Rossi, che si fa una birra, fuma, canticchia, tamburella le dita sul tavolo, ed è l’unico dei quattro a parlarmi. Gli chiedo cosa ci fa lui seduto lì con loro. “Sono morto anche io nel 2016, che ti credi?”. “Cristo, quindi sei un genio anche tu, alla fine?”. “La cosa più vicina a un genio che c’è in giro” mi risponde lui con orgoglio. Mi guardo intorno e mi viene un sospetto. “Ma quindi? Anche io sono un genio?”. “Tu no, non sei nemmeno morto… Ti è solo capitato di trovare il posto libero… Però continua a crederci, che forse, se ti impegni dico, non arrivi nemmeno a fine anno. E se te lo dico io, eeehh… In culo alla balena!” “In culo alla balena che c’entra, adesso?” “Nulla, mi piace. Va bene così, è la frase del giorno questa. In culo alla balena!” “Va bene Vasco, grazie, in culo alla balena anche a te!”

sabato 24 gennaio 2015

nord e sud



Stamattina, in riproduzione casuale, mi è capitato di sentire una dietro l’altra due canzoni diversissime fra loro ma realizzate nello stesso anno di grazia, il 1979. Fegato, fegato spappolato di Vasco Rossi e subito dopo Basta ‘na jurnata e sole di Pino Daniele. Tanto l’una è profondamente pervasa dello spirito underground della provincia emiliana, lo stesso che puoi trovare nei fumetti di Pazienza o nei romanzi di Tondelli, quanto l’altra è pregna della Napoli internazionale e meticcia che si spalanca sul Mediterraneo. Poi si possono emettere tutti i giudizi di valore sui due artisti, ma questo non mi interessa. Di entrambi quei mondi senti l’odore, il sapore, i colori, ne puoi toccare il cuore e anche la merda. Cosa che, mi pare, non succede più oggi nella musica che si sente in giro, tutta perfettina e asettica, intercambiabile, persino quella dei nuovi cantautori che non sai più da dove arrivano, perduti come sono in una provincia modellata all’Ikea, non hanno né nord né sud, né perfezione né errore.