Ragazza adorabile mi scrive: vi seguo da tanto, non ho ancora comprato un vostro libro ma da ciò che ho visto siete perfetti per me, per questo vi mando il mio manoscritto… Ed è un romanzo horror coi vampiri.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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mercoledì 13 gennaio 2021
giovedì 6 ottobre 2016
sul rinnovato compiacimento per l'ultimo bel film di woody allen
Mi vien da dire, da alleniano convinto, che ogni cinque anni circa c’è qualcuno che dice che Woody Allen è finito, morto, sepolto, superato, e per giunta inutile. Poi torna a fare un bel film ogni quattro carini (negli ultimi venti anni ne ha fatti un sacco carini) e tutti ritornano a dire, sorpresi e un po’ dimenticandosi precedenti affermazioni: “Ah però, Woody Allen, sempre grande lui!”. Woody Allen intanto se ne fotte beatamente e continua a far film, belli, brutti, soltanto carini, non importa, perché lui semplicemente prosegue la propria ricerca. Perché un artista serio non fa le sue cose pensando: “Questo sarà un capolavoro che piacerà a tutti”. Uno fa e basta, al meglio che può, e dà forma alla sua idea. Punto. Il capolavoro, se c’è, ce lo vedono (o ce lo vedranno) gli altri. Riuscirci è una scommessa, non un obbligo morale verso il pubblico. L’unico obbligo è l’onestà dell’intenzione. Poi, se come appassionato ti piace davvero un artista, secondo me, la ricerca in sé (la sua intera produzione vista nel suo insieme, compresi gli errori, i tentativi, gli scarabocchi e le imperfezioni) è più interessante della singola opera. Ed è il motivo per cui, per estensione, di Leonardo o Rembrandt collezioniamo anche gli schizzi. E se proprio si vuole il capolavoro a tutti i costi, per soddisfare il proprio fine palato sempre a caccia di nuove emozioni estetiche, c’è tanta roba in giro, ottima per quanto meno prestigiosa nel nome, basta cercare. Oppure si può sempre tornare ai classici, a cominciare dalla Corazzata Potemkin di famigerata e surreale memoria.
lunedì 28 marzo 2016
brevità
Ma quanto erano perfetti gli album che, una volta, in mezz'ora ti dicevano tutto. Hey Jude di Wilson Pickett, in questo senso, è un album perfetto. Belle canzoni senza sbavature, un interprete pieno di soul, la title track che non scopiazza ma aggiunge qualcosa all'originale. Merito soprattutto della chitarra e degli arrangiamenti di Duane Allman, all'epoca un semplice sessionman. Si dice che Eric Clapton, ascoltando il disco, rimase folgorato dal giovane chitarrista e lo chiamò per chiedergli se fosse interessato a entrare nel suo nuovo gruppo, i Derek and the Dominos, per incidere un disco stavolta lunghissimo che, in chiave di blues, rievocasse l'odissea nel deserto di un poeta pazzo che vagava alla ricerca di se stesso e del suo amore perduto...
sabato 24 gennaio 2015
nord e sud
Stamattina, in riproduzione casuale, mi è capitato di sentire una dietro l’altra due canzoni diversissime fra loro ma realizzate nello stesso anno di grazia, il 1979. Fegato, fegato spappolato di Vasco Rossi e subito dopo Basta ‘na jurnata e sole di Pino Daniele. Tanto l’una è profondamente pervasa dello spirito underground della provincia emiliana, lo stesso che puoi trovare nei fumetti di Pazienza o nei romanzi di Tondelli, quanto l’altra è pregna della Napoli internazionale e meticcia che si spalanca sul Mediterraneo. Poi si possono emettere tutti i giudizi di valore sui due artisti, ma questo non mi interessa. Di entrambi quei mondi senti l’odore, il sapore, i colori, ne puoi toccare il cuore e anche la merda. Cosa che, mi pare, non succede più oggi nella musica che si sente in giro, tutta perfettina e asettica, intercambiabile, persino quella dei nuovi cantautori che non sai più da dove arrivano, perduti come sono in una provincia modellata all’Ikea, non hanno né nord né sud, né perfezione né errore.
lunedì 29 dicembre 2014
noir
Mi sono perso nella neve che cadeva in cucina.
Era la neve della nostra morte silenziosa e perfetta.
Mia madre cuoceva una torta che nessun ospite
avrebbe più gustato. Maigret il commissario indagava
le tracce sulla neve di un passaggio mai avvenuto.
Chiedeva a testimoni di noi che ci avessero mai
saputi vivi in tutto quel buio avernale.
Era la neve della nostra morte silenziosa e perfetta.
Mia madre cuoceva una torta che nessun ospite
avrebbe più gustato. Maigret il commissario indagava
le tracce sulla neve di un passaggio mai avvenuto.
Chiedeva a testimoni di noi che ci avessero mai
saputi vivi in tutto quel buio avernale.
sabato 21 dicembre 2013
non distinguo più limiti...
Non distinguo più limiti
fra cuore e perfezione
se il cuore è un pane
che cresce nel tuo abbraccio
nel tuo fuoco s’indora
e screpola la crosta
prende sapore per te
perché tu possa mangiarne.
fra cuore e perfezione
se il cuore è un pane
che cresce nel tuo abbraccio
nel tuo fuoco s’indora
e screpola la crosta
prende sapore per te
perché tu possa mangiarne.
domenica 15 dicembre 2013
l'astronauta
Nell’iperspazio che ci contiene
schizzano i pensieri come biglie
corrono e giungono carezze
fra le coperte stellari in cui siamo avvolti
come in un cielo caldo e denso
in cui tu manchi perfezione.
Un cuore coraggioso in tuta d’astronauta
è pronto ad affrontare il buio
per averti. Non mi capacito no
di non poterti stringere
e vagare poi nel tempo
cullati dal conforto dal silenzio.
schizzano i pensieri come biglie
corrono e giungono carezze
fra le coperte stellari in cui siamo avvolti
come in un cielo caldo e denso
in cui tu manchi perfezione.
Un cuore coraggioso in tuta d’astronauta
è pronto ad affrontare il buio
per averti. Non mi capacito no
di non poterti stringere
e vagare poi nel tempo
cullati dal conforto dal silenzio.
martedì 12 marzo 2013
giovedì 4 ottobre 2012
città di luce
Guarda la gru come ci osserva dall’alto, simile a una giraffa in gabbia. Il cantiere è fermo da giorni, senza più soldi, e subito i gatti randagi l’hanno invaso. Fanno come noi, si stendono al sole in attesa e si godono il silenzio delle macchine, o se talvolta una farfalla attraversa il cielo. È tutto troppo perfetto, troppo calmo e giusto e sai che non durerà. Ma per oggi goditi con me questo spettacolo, il sole che cade in diagonale sulle finestre dei palazzi, sulle auto nel parcheggio e si accende e si riflette intorno, moltiplicandosi nei suoi riflessi e montando nel caldo delle scale, negli angoli assonnati degli appartamenti come una città di luce che lieviti sotto la vecchia scorza, e covi pronta a frantumare il guscio ed esplodere. Sarà una tale meraviglia da accecarci e costringerci a riparare gli occhi, non più avvezzi a un eccesso di purezza!
(Tu nemmeno mi ascolti. Le tazze aspettano nel lavandino, e hai già tirato fuori le coperte dagli armadi. Le tartarughe sono andate in letargo all’improvviso, e le foglie di lattuga lasciate per loro, in giardino, marciscono nell’ombra.)
(Tu nemmeno mi ascolti. Le tazze aspettano nel lavandino, e hai già tirato fuori le coperte dagli armadi. Le tartarughe sono andate in letargo all’improvviso, e le foglie di lattuga lasciate per loro, in giardino, marciscono nell’ombra.)
sabato 22 settembre 2012
latte, sedia
L’odore di mio nonno è quello del latte caldo. La mattina ne beve sempre una tazza piena. Il suo colore è quello del latte nella tazza, la sua pelle ormai sbiancata da quando ha smesso di andare nei campi per restarsene sotto la veranda oppure all’ombra degli alberi in giardino. Ogni mattina ripete gli stessi gesti da anni. Arriva in cucina squillando “Buongiorno, Maria!” verso mia madre. Beve il suo latte in quattro sorsi, si pulisce per bene col tovagliolo, poi deposita la tazza in fondo al lavandino e piega con precisione la tovaglietta lungo le linee della stiratura. Quindi afferra la sua sedia e va fuori. E ogni volta mia madre, che da sempre cerca di istruirmi sulla perfezione intrinseca di modestia e regolarità, lo prende ad esempio e mi dice: “Vedi, serve così poco per essere in salute e stare bene: latte, sedia, e ricordarsi di prendere le pillole per cuore, pressione e prostata tutte le mattine.”
mercoledì 19 settembre 2012
perfezione
Arriva come un ospite nella mia vita la gatta dei vicini, come qualsiasi donna io abbia conosciuto, viene verso sera, o quando le pare. Miagola dietro la mia porta invocando attenzioni, e io faccio quel che posso, le allungo la scatola dei biscotti e le liscio con lentezza la schiena mentre mangia. Ogni volta, finito, va via, lasciandomi solo il silenzio, un po’ rattristato dalla mia solitudine. Una volta le ho chiesto come mai non restasse accanto a chi, nel bene o nel male, l’amava, e una volta per tutte, invece di fare la spola tra due case per opportunismo. Manca sempre qualcosa, risponde, qualcosa di perfetto per trattenermi. Ma cosa?, le chiedo, non ti bastano forse il calore, i croccantini? No, evidentemente no, risponde. Ma ciò che manca non sa dirmelo. Non c’è, e questo è tutto. Non c’è perfezione nell’affetto.
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