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giovedì 6 ottobre 2016

sul rinnovato compiacimento per l'ultimo bel film di woody allen

Mi vien da dire, da alleniano convinto, che ogni cinque anni circa c’è qualcuno che dice che Woody Allen è finito, morto, sepolto, superato, e per giunta inutile. Poi torna a fare un bel film ogni quattro carini (negli ultimi venti anni ne ha fatti un sacco carini) e tutti ritornano a dire, sorpresi e un po’ dimenticandosi precedenti affermazioni: “Ah però, Woody Allen, sempre grande lui!”. Woody Allen intanto se ne fotte beatamente e continua a far film, belli, brutti, soltanto carini, non importa, perché lui semplicemente prosegue la propria ricerca. Perché un artista serio non fa le sue cose pensando: “Questo sarà un capolavoro che piacerà a tutti”. Uno fa e basta, al meglio che può, e dà forma alla sua idea. Punto. Il capolavoro, se c’è, ce lo vedono (o ce lo vedranno) gli altri. Riuscirci è una scommessa, non un obbligo morale verso il pubblico. L’unico obbligo è l’onestà dell’intenzione. Poi, se come appassionato ti piace davvero un artista, secondo me, la ricerca in sé (la sua intera produzione vista nel suo insieme, compresi gli errori, i tentativi, gli scarabocchi e le imperfezioni) è più interessante della singola opera. Ed è il motivo per cui, per estensione, di Leonardo o Rembrandt collezioniamo anche gli schizzi. E se proprio si vuole il capolavoro a tutti i costi, per soddisfare il proprio fine palato sempre a caccia di nuove emozioni estetiche, c’è tanta roba in giro, ottima per quanto meno prestigiosa nel nome, basta cercare. Oppure si può sempre tornare ai classici, a cominciare dalla Corazzata Potemkin di famigerata e surreale memoria.

domenica 1 dicembre 2013

come una poesia prende vita

Chapel, di Rothko

Breve storia di come nasce e si sviluppa una poesia in una comune domenica pomeriggio.
Tutto comincia con me che scrivo questo messaggio su Facebook, senza fare nomi ma all’indirizzo specifico di un amico che oggi mi ha dato bidone per un lavoro:

Avviso a tutti quelli che ogni giorno mi costringono a rincorrerli, procurandomi altri grattacapi e perdite di tempo oltre a quelli che già ho. Se nei prossimi giorni vi vengono i funghi alle parti intime non è perché la vostra igiene è scarsa (anche per quello magari), è perché ho fatto un patto col diavolo! Che vi venga la muffa lì dove non batte mai il sole, parti intime comprese.

Daniela, mia amica e lettrice, commenta così il post: “L’ispirazione catulliana di questa invettiva è disarmante!”

Stimolato da Daniela asciugo il messaggio e scrivo la poesia qui sotto, dibattendomi a lungo fra i vari sinonimi di “genitale” (pudenda, palle, ecc...) e la intitolo Catulliana:

Ti venga la muffa lì dove
non batte mai sole
per i giorni che costringi me
a incalzarti. Genitale compreso.

Sergio la commenta così: “Il caro Gaio Valerio ci andava giù anche più pesante”.
Lo stesso Sergio, però, si appassiona al progetto e decide di fare una traduzione in latino della poesia. Ne vengono fuori due esamentri assai più belli della mia quartina:

Mucor te corrumpat ubi lux semper perempta
propter perditos soles. Et lumbos ascribo.

Insomma, viene voglia a me di ritradurre la traduzione, ancor più essenziale e più ritmica del mio componimento.
Questa, alla fine, è la poesia:

Ti venga la muffa lì dove non batte mai sole
per i giorni perduti. Genitali compresi.