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venerdì 9 febbraio 2024

coriandoli

Poco fa, mentre rientravo, ho visto un gatto randagio che ultimamente gira su via Cisternino e se ne stava accucciato su un cuscino di coriandoli ammucchiati dopo la sfilata di ieri che gli facevano un bel caldo sotto le zampine. Ho pensato che più felice di un bambino che festeggia il carnevale c'è solo un clochard che si prende gli avanzi della festa.

sabato 3 febbraio 2024

sogno del vecchio

C’è un sogno che continuo a fare in queste notti, dove cammino sul bordo di un lungo tratto di strada, non ha marciapiede, ma lo devo assolutamente percorrere per recuperare un quadro che mi hanno rubato da casa. Le auto mi sfrecciano accanto a una velocità paurosa e io vorrei sbrigarmi, mettermi al riparo, ma ho un problema alla gamba, è come intorpidita, per cui zoppico vistosamente, sono lento e impacciato. Dall’altra parte della strada mi accorgo di un vecchio che viene aggredito e derubato da alcuni bambini, urlano divertiti mentre lo strattonano per le orecchie e gli danno calci sulle costole. Lo sento urlare di dolore, vorrei aiutarlo, ma con le auto in corsa e quella mia gamba fessa non sono in grado di attraversare. Così mi rassegno e sto lì a guardarlo a lungo mentre viene picchiato con brutalità, ridicolizzato e spogliato di tutto. Li vedo anche fissarmi di rimando e ho paura per me, ma mi sento tranquillizzato dal fatto che con tutto quel traffico a separarmi da loro non verranno mai a prendermi. Così mi volto e faccio finta di non sentire le grida disperate del vecchio che piano piano si spengono mentre cerco di arrivare al quadro prima che sparisca del tutto.

giovedì 20 aprile 2023

sangue

Un'oretta fa, andando al mio studio in via Alberobello, ho visto un gatto morto vicino al semaforo. Ho passato la mattina in ufficio e sono riuscito intorno alle 16, dunque questo povero gatto è stato investito nel primo pomeriggio. Come si faccia a investire un gatto nel primo pomeriggio, quando il traffico è più blando e a pochi metri da un semaforo, quando si dovrebbe rallentare, io non riesco a capirlo. Eppure via Alberobello è spesso piena di cadaverini che vengono puntualmente rimossi. Il gatto stava lì e mi fissava con lo sguardo ancora terrorizzato sul marciapiede dove si era trascinato per morire da solo. Mi sono piegato un attimo a guardare se potessi fare qualcosa, ma ormai non si poteva fare più nulla. Per cui mi sono allontanato per mezz'ora per un appuntamento e quando sono tornato il corpicino del gatto non c'era più, c'era rimasto il sangue.

lunedì 5 settembre 2022

sogno del camper

Stanotte ho sognato che riprendevo la patente solo per comprarmi un camper in cui mi trasferivo a vivere piazzandomi nel bel mezzo del campo dietro casa, tipo la vecchietta nel furgone di Alan Bennett, e campavo affittando casa a dieci famiglie di emigrati che si suddividevano gli spazi con delle tende, dietro cui si ascoltava la cantilena del Corano gustando un caffè. Il mio amico Paolo veniva ogni tanto a cercarmi apposta per sfottermi e mi diceva: Vedo che ne hai fatta di strada, mi complimento.

sabato 11 giugno 2022

agenzia viaggi

La ragazza dell'agenzia viaggi che non sa come mi chiamo però sa che scrivo. Entra una signora che mi cerca: — Scusi, mi sa dire dov'è l'ufficio di Antonio Lillo? —Chi? — Lo scrittore... — Ah, di fronte! — Il viaggio letterario più corto della storia.

domenica 1 marzo 2020

post

Oggi ero in chiesa, in una delle chiese più fredde d'Italia, e avvolto in tutto quel freddo da cella frigorifera, nella mia rigidità pre-mortem, mi sono immaginato come sarà dopo, quando non ci sarò più, cioè tutto uguale a prima, e ho pensato che vorrei finire almeno come Giorgio Caproni, poeta che in vita se lo sono filato in nove-dieci lettori, ma dopo morto è diventato un classico a sua insaputa. Spero cioè di non restare solo uno da nove-dieci lettori in vita e basta. Se mi riesce chiederò al comune di dare il mio nome a una delle strade intorno a casa mia, al posto di via Evola o Almirante (ma ce ne sono tante fra cui scegliere); così almeno diamo a una nostra strada il nome di uno che non ha mai fatto male a nessuno, o al massimo a nove-dieci persone.

giovedì 11 gennaio 2018

via crucis

Chi darà il conto della volpe investita sul ciglio della strada.
O del gatto rannicchiato al segnale rallentare. Chi
delle edicole votive che raccordano sulla via crucis statale
le anime vaganti dopo il grande investimento. Sono in tanti
qui che aspettano un passaggio: cani schiacciati e riccetti
poco più grossi di un pugno, naufraghi persino nel ricordo
di chi con troppa fretta inseguiva il proprio tempo e il proprio sogno
e non guardava in faccia a niente. Figurarsi alla carcassa di un bastardo.

domenica 24 agosto 2014

le persone importanti

Ci sono persone che dici importanti
finché non ti accorgi che sono passanti.
Arrivano dunque e c'è uno scoppio. E
poi? Poi nulla, sono passate. Una
si lascia dietro una pozzanghera. Un'altra
una crosta che non passa. Un'altra
il suo odore per strada, punge sui muri.

lunedì 7 aprile 2014

lo spazio

L’innocenza di una bimba
a pochi metri, uno con un giornaletto in mano.
L’innocenza e la depravazione.
Il giocattolo scivola sull’asfalto
e l’uomo si sofferma sulle sue cose:
nascosti, poco visibili, una coppia che si bacia;
la bambina osserva e vuole diventare più grande
vorrebbe provare anche lei
ma in lei c’è sempre l’innocenza.
Ad un altro angolo due vecchi che s’incavolano,
forse per l’ultima volta,
mentre spadroneggia l’orgoglio e la dignità di un giovane
che non tradisce un suo amico.
La passione spadroneggia:
passione, esperienza, crudeltà, odio;
ma dopo ogni cosa l’amore.

(Pino Simone, poesia inedita)

sabato 28 dicembre 2013

ti regalerò strade diritte...

Ti regalerò strade diritte
che si schiudano dolcemente
sotto le tue ruote
città senza scale in cui
perduti in fughe d’amore
ridendo sfrecciare verso la stazione.

Un giuramento come mille
pronunciato a un semaforo
ci accomuna per sempre
nel nostro destino alle farfalle.

giovedì 26 dicembre 2013

tigri

per Erik Lemke (1979-2012)
1. 

Un colibrì vola dentro una finestra 
che assomiglia al cielo. Tutto qui attorno 

assomiglia al cielo. Il cielo sembra una tigre striata. 
Chiamano questo tipo di nube 

qualcosa. Conosco qualcuno 
che sa delle nuvole. Posso 

scoprirne il nome. Tutto qui attorno 
ha un nome. 

2. 

Il colibrì cadde sulla veranda. Mio marito lo raccolse.

– Cosa si sente ad averlo in mano? 
– Niente. Non ho sentito niente. 
– Dov’è ora? 
– Andato. 
– Morto? 
– Non morto. Volato via. È scomparso ed è scomparso ancora. 

3. 

Ti dirò una sciocchezza. Un colibrì volò dentro una finestra... 

Ti dirò un’altra sciocchezza. Tradimento, 
una volta eravamo amici. 

4.

Nei sogni l’uccello 
pesa di più, così puoi sentirlo 

quando lo raccogli. Così 
quando muore sembra 

qualcosa di realmente accaduto. 
È una parola 

legata 
attorno alla tua mano e un segnale 

sulla strada spogliata. 
Una stella di poliestere su una stecca di plastica 

legata al segnale. 
Asfalto. Palo. Le grinze tese 

di una stella grassa. 
Piena. 

Risplende. 
Ci sarà una festa 

qui attorno da qualche parte. 
L’uccello non pesa niente aspetta da nessuna parte. 

Il cielo assomiglia a una finestra e lui ci vola dentro. 


(Melissa Ginsburg)

sabato 29 giugno 2013

madonnella

Una mattina, senza che ci sia una vera spiegazione, lo prende una felicità così grande che non riesce a restarsene a letto. È appena giorno, ma si accorge, affacciandosi dal balcone della stanza, di come i condomini spellati di fronte risuonino di vita, di chiacchiere e tv a basso volume, profumino di caffè e di bucato fresco, di sughi preparati per il pranzo, di merda calda di piccione e del vibrare dei gatti in agguato sui tetti più in basso. Perfino il gatto di casa lo osserva dal fondo della cucina con gli occhi spalancati, quasi avesse di fronte un ospite nuovo. Si sentono i treni fischiare in lontananza e ogni cosa intorno è immersa nel fresco rigenerante del primo mattino d’estate.
È irrequieto, va avanti e indietro per la casa, in punta di piedi per non fare rumore e svegliare gli altri. Si muove in piccoli cerchi concentrici, immaginandosi come un tuffo nell’acqua che si riverberi intorno nello spazio della casa, gira prima su se stesso, poi intorno a un asse immaginario, e a ogni giro allunga il suo tragitto di poco, un passo alla volta, un passo alla volta, ma in silenzio, fino a che il suo giro comprende l’intera casa, tocca ogni muro dell’appartamento, fino a che i muri stessi non riescono più a contenerlo, e allora spalanca la porta dando un gran respiro, per inalare la polvere delle scale mentre si affaccia sul pianerottolo.
E c’è polvere e aria consunta, ma non solo, intercetta un odore che si spande per la tromba delle scale, riempiendole della sua fragranza, un odore talmente diverso che ci mette un po’ per capire cos’è, profumo di rose. Viene dalla figlia del cartolaio in pensione che sta al primo piano, che scende lentamente le scale del condominio, a braccetto del padre, per andarsi a sposare. Li vede affacciandosi giù attraverso la ringhiera. Suo padre in giacca grigia, umile ma dignitoso. E lei giovanissima, quasi una bambina, con un vestito bianco e corto che le lascia scoperte le gambe caramellate dall’abbronzatura, e un odore di rose pieno di speranza e di mistero. E anche lui, in ciabatte e pigiama, decide all’improvviso di rimanere in quella scia di profumo il più a lungo possibile, dimenticandosi del resto, e di seguire la sposa giù per le scale del palazzo e poi fin in fondo alla strada, dove li aspetta una macchina ben lucidata.
Così vanno in quello strano corteo lungo il marciapiede, sul lato in ombra della strada, padre e figlia silenziosi e indifferenti, quasi regali nel loro ignorarlo, e lui dietro, strambo testimone del fascino di una sposina. Incrociano i loro vicini che già in costume, col telo sulla spalla, vengono fuori dai portoni, e attraversano il quartiere a piedi per fare il bagno sulle spiagge oltre i palazzi, a Pane e Pomodoro. Sollevano la mano per salutare e per sfottere, quando di sabato mattina passa il bus semivuoto dei professionisti sofferenti in cravatta. Fanno gli auguri alla sposa, e sono allegri e lievemente assonati, lenti mentre strascinano le infradito sul marciapiede, né gli sembra che riescano davvero a sentire quell’odore, che adesso riempie anche la strada, a condividerne con lui la meraviglia. Lo fissano curiosi mentre va svagato, in ciabatte e pigiama, dietro alla sposina e a suo padre, e lui saluta tutti a bassa voce, con un cenno cortese della testa, e per ognuno ha, di contro, uno sguardo carico di domande che non verranno mai pronunciate.

lunedì 17 giugno 2013

la morte dei nonni

Uno è morto di sera, sognando la pioggia che oscura e rinfresca l’estate, ma senza avere più sete.
L’altro nel suo letto ortopedico, col becco rivolto alla finestra e le tende chiuse. Com’era bello nell’abito scuro, elegante come da tempo non si vedeva.
Fuori la strada è tappezzata di manifesti, annunciano la fine di un’era senza importanza, una storia di uomini che portano con sé pochi oggetti riposti negli angoli della bara: il tagliaunghie, il rasoio, lo spazzolino da denti, il cappello e il fazzoletto intonati, il portafogli di pelle consunta, gli occhiali, il mazzo di carte da gioco. L’orologio fermo ad un’ora. Le sigarette messe da parte, per un ultimo tiro, otto anni prima.

venerdì 18 gennaio 2013

i poeti sono bestie

I poeti sono bestie è cosa certa
in questo mondo di cartapesta
dove campa più a lungo chi sale sul carro
pigri se ne stanno al sole rimpiangendo
un ombrello ma senza pudore divisi
fra piacere e godimento fra dormire
e rotolarsi ancora un poco nel fango
qualcuno bestia da macello designata
qualcun altro compagno di pisciata
per strada quand’è buio.