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martedì 2 aprile 2024

destino

Ogni tanto, non avendo io figli, né come me mio fratello, mi fermo a guardare i miei libri e fantastico sul loro destino, se finiranno al macero o in qualche camino quando degli estranei si prenderanno la casa, o in qualche bancarella dell'usato, e chissà se qualcuno leggerà quelli che mi hanno dedicato chiedendosi chi erano mai questi nomi, l'autore del libro e quell'Antonio a cui era stato dedicato, essendo noi tutti perlopiù sconosciuti ai futuri lettori.

sabato 10 dicembre 2022

vita e destino

Parlando di Stephen King, io una volta al liceo mi ero talmente innamorato del libro che copiai paro paro le ultime pagine di IT per un compito in classe. La prof mi mise 4 perché ero andato fuori traccia, però mi disse che era talmente bello quello che avevo scritto che come minino dovevo fare lo scrittore nella vita...

giovedì 15 aprile 2021

destino


Da tutta la vita ho a che fare con Pirro, il più famoso dei miei concittadini, cavaliere senza gloria e senza drago, che nel XV secolo fece edificare, poco fuori dal paese, una chiesetta riccamente addobbata che ne magnificasse il nome. La chiesetta nel tempo è stata fagocitata dal borgo e depredata da chiunque, e ora resta come un guscio vuoto in cui i turisti si rifugiano in estate dal caldo. In fondo, di lato, quasi abbandonata vicino all'altare del suo modello San Giorgio in perenne lotta col drago, c'è la statua di Pirro che continua a pregare in ginocchio, devoto, e a guardare in alto, forse sperando in una qualche risposta sul perché ad alcuni tocca un destino e ad altri no.

martedì 9 febbraio 2021

il brivido

Quei momenti rari ma per questo eccezionali che leggi un manoscritto e ti viene il brivido, ti piace l'idea, ti piace la scrittura, persino il titolo, quel momento in cui lo leggi, lo leggi nei tempi di una sensata risposta, e man mano che prosegui ti convince sempre più, lo leggi fra altri 200 che ti sono arrivati, lo leggi e lo rileggi e ti dici che bello, mi piace, e piace anche al comitato di lettura che non è cosa scontata che piaccia proprio a tutti, a me per primo che non mi piace quasi nulla, lo leggi e ti dici questo lo pubblico ho deciso, ecco uno di quei momenti che lo leggi e ti dici questo è perfetto, ora gli scrivo, ora gli propongo un contratto, e proprio in quel momento scopri che l'autore ha pubblicato il libro, nel frattempo, con un altro.

sabato 19 ottobre 2019

l'amicizia di un poeta minore



Ormai sono anni che faccio questa cosa. Dovunque mi trovo a leggere, in mezzo alle mie poesie ne metto sempre una di Pino Simone, poeta matto di Martina Franca che è stato capace, per chi ha avuto la fortuna di trovarlo, di spalancarci mondi. La storia della poesia è fatta di pochissimi grandi, a cui ci ispiriamo, delle decine di mediocri fra cui ci confondiamo e di pochi poeti minori (minori perché diversi) che spesso hanno il potere di toccarci, proprio perché con la loro carica opposta, negativa, hanno il potere di scatenare in noi un'elettrolisi, energia elettrica che si trasforma in chimica, di darci una scossa e farci vedere il mondo da un punto di vista elettrizzato e spesso elettrizzante. Con Pinuccio a me è successo questo. La mia preferita delle sue poesie è Datemi un posto, che ha dato il titolo a un libro omaggio che gli abbiamo fatto cinque anni fa con Pietre Vive Editore, col permesso e la complicità dei suoi genitori. Ora che loro non ci sono più e che abbiamo terminato tutte le copie, dubito che potremo ristampare quell'opera e sinceramente non so nemmeno se ne valga la pena. Il mondo, mi chiedo senza troppa retorica, ha davvero bisogno di uno come Pino Simone? Non lo so, ma non credo proprio. Perché i poeti minori che a dispetto delle apparenze hanno fame di essere ascoltati, di essere CAPITI, sono condannati ad avere sempre e soltanto pochi buoni amici. In quello spazio di amicizia, che è stretto e caldo, sta scritto tutto il loro destino. 

L’AMICIZIA è come il destino, 
oggi non hai nessun amico, 
domani hai dieci amici, mille amici, 
ma sono sempre pochi. 

Lo scriveva Pinuccio. Così ai poeti minori resta il rimpianto di non avere dei veri lettori, ma soltanto degli amici. A noi, che abbiamo avuto la fortuna di trovarlo, restano le sue poesie. E questo, anche se non basta (e non basta mai), a modo nostro fa la differenza. 

(Grazie a Massimo D'Arcangelo per la foto).

domenica 31 marzo 2019

legno

“Vieni a fare la preghiera a Gesù” dice la giovane mamma alla figlia di nove-dieci anni davanti alla chiesetta di campagna. La bambina le risponde pungente: “Come se anche quella non fosse un’altra fregatura!”. Ascoltandola mi viene da ridere e penso: i bambini sono il nostro futuro. Poi entro in chiesa. Un giovane prete dalla pelle nera sta celebrando la messa per una parrocchia composta quasi tutta da anziani dalle facce dure, rosse, conciate come le hanno i nostri contadini e da altri giovani neri, proprio come lui, seduti in prima fila. A loro, nel suo italiano strascicato, il prete racconta la parabola del buon samaritano. “E tu” dice con veemenza dall’altare “che venivi alla messa della 7.30 e ora vieni alla messa delle 10.00 perché hai litigato con un altro parrocchiano e non vuoi più incontrarlo, che razza di cristiano sei, se non sai perdonare?” Si sente dal fondo della chiesta rispondergli una vecchia: “Jè ggiuste! Tiène rascione!”. Più che una messa, mi sembra una riunione di famiglia. Guardo in alto, il Cristo crocefisso sopra l’altare, la sua pelle è bianca, le sue braccia sottili, delicate, per quanto mi sforzi non trovo nulla in comune fra quello e il sacerdote africano, fra quello e tutta questa gente povera qui riunita nel suo nome. Finché non mi accorgo che la pelle del prete ha lo stesso colore del legno con cui è fatta la croce. Allora sì, penso, c’è qualcosa di vero e di sacro, qualcosa di rispettabile che accomuna questi semplici a quella scultura ed è il legno, il legno della croce a cui Cristo sta inchiodato da secoli, proprio come loro.

venerdì 21 settembre 2018

intercity

L’altro giorno leggevo Intercity, meravigliosa poesia di Lello Baldini che dà il titolo e conclude la sua ultima raccolta. La poesia col suo solito taglio svagato e fintamente leggero, racconta il tentativo fallito di un uomo di organizzare un viaggio coi suoi amici: l’uomo alla fine prende il treno da solo per accorgersi che sull’intero convoglio c’è solamente lui, unico viaggiatore di quell’ultimo viaggio che chiude il suo lavoro e la sua vita. È il rovesciamento parodico, a mio avviso, della più conosciuta delle poesie di Giorgio Caproni, Congedo del viaggiatore cerimonioso, in cui alla fine di un lungo viaggio in treno, assieme una variegata compagnia di persone che condividono lo scompartimento, il protagonista li saluta uno per uno prima di scendere, perché giunto a destinazione. Per certi versi è una citazione pungente, visto che fu proprio Caproni, quando Baldini vinse il premio Viareggio nel 1988, a contestare quella vittoria, dichiarando che quella usata da Baldini era una lingua “ignota”. In questo caso, la poesia ignota di Baldini è ancora più amara di quella del rivale. Di fronte all’accettazione fatalistica, già quasi nichilistica di Caproni, l’ultimo viaggio di Baldini ci dice che nessuno potrà mai capire com’è indirizzarsi alla morte, perché nella nostra vecchiaia, per quanto rassegnata possa apparirci, noi siamo soli, completamente soli, privati persino di un capotreno, o del macchinista, e per questo, nella sua incapacità di comprendere quella corsa vana verso il nulla, quello spreco – «sono diventati tutti matti? un treno solo per me?» – è il commiato comico di una disperazione insanabile per il destino dell’uomo. 

A parte i due sopra citati, un altro libro che ho letto sui viaggi in treno come "vuoto a perdere" è La vicevita di Magrelli. Mi chiedevo, ce ne sono altri nella poesia italiana? E se sì, me li potete indicare?

giovedì 5 luglio 2018

nel tuo nome

L’altro giorno, parlando del mio nome, una bellissima donna mi ha detto: “Non è mai casuale un cognome. Già questo tuo evoca storie forti. Corrisponde però a come ti percepisco. Come se tu fossi sempre in un imprevisto. In uno stupore a volte presente, a volte disorientato. Certo è, che come il tuo cognome, incarni qualcosa di fuori luogo.” A ripensarci, la trovo una definizione assai precisa, persino quando mi accorgo che vivere tutta la vita nell’imprevisto corrisponde spesso a viverla in un continuo stato di paura.

giovedì 5 ottobre 2017

categorie

Ne ho parlato con un autore. Il mondo si divide sostanzialmente in tre categorie: gli inclusivi (dobbiamo salvarli tutti, buoni e brutti), gli esclusivi (dobbiamo salvare solo i giusti, cioè quelli che decidiamo noi), e i "ce cazze me ne fotte a meje", con questi ultimi che sono in leggero vantaggio sugli esclusivi. Chi vince si prende l'intero piatto. Ma gli inclusivi sono già stati bannati come troppo arretrati e non abbastanza informati per essere utili alle sorti dell'umanità. Sulla fine di questa categoria, dunque, verrà presto pubblicato un libro dal titolo: La morte dei fessi era necessaria. Quando me lo ha detto io ho riso e l'autore mi fa: "Perché ridi? Benvenuto nel club".

martedì 26 settembre 2017

diventare scrittori

Bussano alla porta del mio ufficio. È una ragazzina con due amiche. Lei, un po’ intimidita ma con lo sguardo di chi ha deciso, mi fa: “Voglio dedicare la mia vita alla scrittura. Dammi dei consigli, cosa devo fare per diventare una scrittrice?” Io la guardo, vedo che ha deciso, e le rispondo: “Siediti, che sarà una cosa lunga…” “Quanto tempo serve, che fra poco abbiamo il treno?” mi chiede la sua amica. “Se ti impegni, più o meno vent’anni, ma ci possiamo lavorare…”. Lei si siede.

sabato 24 settembre 2016

la torre

Mi ritrovo calato – da chi? – nella stanza in cima a una torre bianca, all’interno della quale è racchiuso tutto il blu Matisse, insieme al suo custode. Il custode, sfinito dagli anni di servizio e dalla solitudine, mi chiede di salvarlo, aiutandolo a scappare di lì. Ma l’unica via di fuga pare una lunga scalinata esterna, che corre attorcigliandosi intorno alla torre con gradini talmente stretti da essere adatti soltanto ai piedi di un bambino, cominciando da una balconata senza parapetto posizionata circa tre metri più in basso rispetto a una finestra che dà sul mattino.
L’impresa è quasi impossibile. Si deve saltar giù dalla finestra sulla balconata, sperando di non perdere l’equilibrio atterrando, e poi percorrere la scalinata tenendosi stretti al muro. Il tutto approfittando della prima luce dell’alba, ma prima che si faccia pieno giorno e che qualcuno possa vederci e avvertire le guardie della torre. Eppure il custode è talmente disperato da implorarmi, dice che preferisce la morte a restare lì un solo altro minuto, immerso in quell’azzurro senza tristezze che lo priva della metà oscura delle sue emozioni.
Decidiamo così di provarci, calandoci giù dalla finestra, prima lui e poi io. Atterriamo, come per miracolo, sulla balconata di sotto e sollevando lo sguardo verso l’orizzonte ora spalancato, ci teniamo per mano per darci coraggio, mentre sentiamo, come se fossimo nudi, il fresco del primo mattino che ci morde il cuore e le braccia. Restiamo così per un tempo che pare infinito. Poi lui, preso dalla frenesia della fuga, emette un lungo sospiro e voltandosi verso la scalinata mi lascia la mano. Comincia a scendere, tenendosi stretto alla parete come una lucertola e approfittando, oltre che degli stretti scalini, anche di alcune irregolarità delle pietre, fessure e spuntoni.
Lo guardo e non capisco. Ma non dovevo essere io a salvarlo? Eppure sembra cavarsela molto meglio di me, che ho fatto l’errore di guardare in basso, e ora la distanza dal suolo mi sembra talmente enorme, spaventosa, che comincio a tremare tutto e mi gira la testa per le vertigini.
Mi ritrovo così bloccato sulla balconata all’esterno della torre, a decine di metri suolo, incapace di tornare al sicuro nella stanza del blu, ma paralizzato all’idea di affrontare gli scalini che ormai mi sembrano talmente stretti da non riuscire più a distinguerli sul muro, mi pare una follia. Anche il custode è scomparso e non so più se mi ha distanziato oppure è caduto di sotto. Lo chiamo a gran voce, terrorizzato, ma non risponde, sono da solo ormai, costretto a quella torre.
Il sole comincia a sollevarsi dietro l’orizzonte, e il primo calore in parte allevia i brividi, in parte mi offre una speranza. Presto le guardie mi vedranno e verranno a riprendermi. Mi basterà solo arrendermi, aspettare immobile il loro arrivo, stando ben attento a mantenere l’equilibrio, e poi decideranno per me. In quel momento il sole si solleva di colpo, con un grosso boato, sopra l’orizzonte, e io mi sciolgo contro il muro.

domenica 24 gennaio 2016

consapevolezza

Quando Phil Ochs incise Jim Dean of Indiana, bellissimo pezzo pubblicato sul suo ultimo album di studio, ironicamente chiamato Greatest Hits (dopo una breve carriera piena di belle canzoni e di rivoluzione, ma funestata dai tanti insuccessi commerciali e dalla depressione) stava già pensando al proprio epitaffio. Sarebbe morto solo sei anni dopo, impiccandosi in casa, dimenticato dai più e ormai ridotto al fantasma di se stesso. Per un certo periodo era stato rivale e amico di Bob Dylan, e a pensarci bene è il destino che capita a moltissimi artisti: pochi ce la fanno, altri per quanto bravi verranno dimenticati dai più, saranno ricordati da sempre troppo poche persone. Delle volte lo ascolto e ho la consapevolezza di condividere con lui l’identico destino, di essere anche io un poeta minore del mio tempo.

lunedì 3 agosto 2015

mercoledì 25 febbraio 2015

al centro di tutto

Ho sempre più la convinzione che molti dei nostri problemi come Stato ci vengano dal fatto che a scuola ci propinino da decenni che le opere maggiori della nostra letteratura sono I promessi sposi, con la sua assoluta fiducia nella provvidenza divina e della storia, e La divina Commedia, che ha sempre Dio al centro di tutto, come meccanismo perfetto e giusto dell'orologio universale. Invece è Il Principe, che al centro di tutto non ha Dio e nemmeno il potere, ma soltanto l'uomo e la spietata necessità del fare per non soccombere al caos.

lunedì 27 ottobre 2014

i motivi del gesto



Caspita, ho appena visto il documentario su Salinger e mi ha preso una tristezza infinita. Ci sono un sacco di cose sue che rivedo in me. Mi chiedo, finirò anche io così? Schifosamente ricco e famoso mentre conduco una vita ritirata, coltivando una serie infinita di relazioni complicate con ragazze molto più giovani di me, affascinate dal mio ruolo di scrittore? Non lo so, di certo mi sto impegnando perché accada. Lo ammetto, sono molto influenzato da lui. Stasera, infatti, prendo una pistola e vado a sparare a Maurizio Gasparri. Se mi arrestano gli dirò di leggersi Il giovane Holden per capire i motivi del gesto.

mercoledì 8 ottobre 2014

fratelli



Elena Vladareanu, Iqbal Masih, Pino Simone. Questi sono i miei fratelli, le persone per cui in questi giorni vivo, respiro, mangio, su cui si posa il mio pensiero di continuo. Per cui scrivo e mi batto ogni ora. Due di loro sono morti da tempo, uno di solitudine, l’altro ucciso per il suo coraggio, che a pensarlo racchiuso in un corpo così piccolo, resto sempre a bocca aperta. Lei, invece, è più giovane di me, e parla e scrive (benissimo) in una lingua che non conosco ma, per certi versi, mi è fraterna. Guardo le loro foto e penso che le vie del mondo sono vastissime, eppure, se fai attenzione, le sue voci non smettono mai di parlarti, mai, non chiedono altro che tu apra le orecchie.

sabato 30 agosto 2014

capita

Capita spesso, quando mi incontrano, che le persone si complimentino con me per la mia apparente serenità, e mi dicano come riesco a rasserenarle, "beato te che non hai problemi!". Io sorrido, e rispondo che ci vuole molta disciplina. 
La gente non se lo immagina, ma io lotto tutti i giorni, con tutto me stesso, contro domande che mi vengono ripetute non so più da quanto: "ma cos'è Pietre Vive? Cos'è iCentoLillo? E tu che scrivi sempre, chi ti credi di essere? E chi sono quelli che pubblichi? Pensate di essere bravi? Perché non ti metti a fare qualcosa di più serio per vivere? Perché non fai un concorso? Perché non chiedi un posto a tuo cugino assessore?" Io lotto ogni giorno contro tutto questo, qualcosa che non ha nemmeno forma. Ho pochissime armi a disposizione, né so chi ne uscirà vincitore alla fine. Però stringo i denti lo stesso, faccio finta di nulla e vado avanti per la mia strada, per riaffermare la dignità mia e delle persone che mi hanno dato fiducia permettendomi di pubblicarle, e la giustezza delle mie scelte.

venerdì 6 giugno 2014

chi vuole può...

Chi vuole può
mi dice lei, dolcissima.
Ma io so
per esperienza o sfiducia
che nulla si può contro la vita.
Se viene viene
se non viene no.

sabato 28 dicembre 2013

ti regalerò strade diritte...

Ti regalerò strade diritte
che si schiudano dolcemente
sotto le tue ruote
città senza scale in cui
perduti in fughe d’amore
ridendo sfrecciare verso la stazione.

Un giuramento come mille
pronunciato a un semaforo
ci accomuna per sempre
nel nostro destino alle farfalle.

venerdì 11 ottobre 2013

passare sulla terra

Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, per nient'altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia.

(Agota Kristof, da Trilogia della città di K.)