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martedì 5 dicembre 2023

ottimismo

Vado a dormire col pensiero che persino i complottisti più efferati hanno più fiducia nell'uomo di quanta ne ho io, perché credere che ci sia un complotto in atto significa pensare che da qualche parte ci sono delle intelligenze terribili che pianificano senza mai sbagliare il destino di milioni di persone, persino il loro, che sanno, hanno capito tutto, ma non possono cambiare niente. Io che credo solamente nel caos e nella bestialità li guardo, guardo tutti, credo che siamo fondamentalmente e inequivocabilmente dei cretini più o meno odiosi, e tutto sommato invidio persino i complottisti per il loro innato ottimismo nelle capacità del prossimo ad essere sempre un passo avanti a noi.

domenica 20 settembre 2020

caos organizzato

Visto oggi Chung Kuo di Antonioni, opera realizzata su commissione senza la quale non avremmo forse avuto Professione: reporter. Nel 1972 Antonioni viene spedito per due mesi in Cina, per realizzare un documentario di circa tre ore che andrà in onda sulla Rai suddiviso in tre puntate. La prima su Pechino, la seconda sulla campagna e altre città cinesi, la terza su Shangai. Particolarmente quest’ultima puntata ha un fascino incredibile, determinato dal fatto che sono stati ridotti al minimo i commenti parlati e musicali. Per quasi un’ora si vede l’obiettivo di Antonioni muoversi, anzi letteralmente perdersi per la città, attraversandola come fa l’acqua, senza bisogno di altro ritmo che quello dettato dal proprio sguardo che si spande lento fra le strade, sui volti. Guardandolo mi è venuto da pensare che spesso si accusa Antonioni proprio di essere “lento” nelle proprie riprese, pieno di tempi morti in cui non succede nulla. Invece a me pare che sia l’opposto, che Antonioni sia soprattutto un regista del rumore, e si muova più a suo agio, e con un’abilità registica formidabile, proprio nelle situazioni di caos estremo, di saturazione o assordamento dei sensi, anzi più rumore c’è meglio riesce a farlo risuonare sullo schermo e quel rumore esprime la sua irrefrenabile carica vitale. E si sente, anzi, che se la sta godendo, che non è simbolismo “esistenziale” il suo, ma puro godimento materico. In tal senso mi viene in mente una cosa che mi disse Vittorino Curci in merito alla lettura di poesie: che la parola in sé è importante, ma più importante ancora è il silenzio che un poeta riesce a creare intorno alla parola, per farla meglio risuonare nell’aria quando la pronunci. Allo stesso modo le atmosfere così rarefatte e sospese (e per alcuni esasperanti) di Antonioni non sono altro che la metodica preparazione di un silenzio che serve a far meglio deflagrare il caos.

mercoledì 8 gennaio 2020

il mio pensiero sessista

C'è stato un momento oggi, fra le 10.00 e le 12.00, che mi sono ritrovato in contemporanea 5 autori in chat o al telefono, tutti che mi chiedevano attenzione o con cui dovevo incastrare delle date per delle presentazioni, e un'amica che a sua volta mi doveva parlare di una cosa sua, e il medico che mi doveva dire per un appuntamento, e nel frattempo ero in banca con la direttrice della rivista che pubblichiamo per un finanziamento, e subito dopo sono dovuto scappare in posta a fare le spedizioni del giorno, prima di fare la spesa. C'è stato un momento che mi è successo tutto questo e ho pensato che il telefono è un oggetto infernale, ma ho cercato di fare quello che potevo per dare qualcosa a tutti, e in quel momento mi sono sentito come un funambolo sulla corda. E guardandomi intorno ho pensato che io non so davvero come fanno le donne a destreggiarsi in queste situazioni. Ma poi ho capito che è anche questo, a suo modo, un pensiero sessista, perchè le donne fanno un gran casino anche loro, o vanno nel panico come tutti, però sono più brave a far vedere che hanno tutto sotto controllo, così non vai nel panico anche tu.

lunedì 14 agosto 2017

vien giù l’universo

…insomma, qui, sono troppe, c’è qualcosa,
che a dirlo, adesso, che cos’è, per me, dico pure,
è un veleno, ma al caffè dice che sono matto,
che nel mondo è sempre andata così,
che sono tutte idee, sarò io che sbaglio,
sarà un’impressione, a me mi pare che non stia
attaccato più niente, che da un momento all’altro
debba franare tutto, come nella credenza,
delle volte, in una scansia, che vuoi prender giù
un bicchiere, una tazza, non ci arrivi,
cerchi a tasto, muovi, fai cadere,
che vien giù l’universo, ecco, è così,
è tutto così, non vedi le cose? è
tutto un casino, tutt’una baraonda…

Raffaello Baldini, Di notte, in Ad nòta

mercoledì 25 febbraio 2015

al centro di tutto

Ho sempre più la convinzione che molti dei nostri problemi come Stato ci vengano dal fatto che a scuola ci propinino da decenni che le opere maggiori della nostra letteratura sono I promessi sposi, con la sua assoluta fiducia nella provvidenza divina e della storia, e La divina Commedia, che ha sempre Dio al centro di tutto, come meccanismo perfetto e giusto dell'orologio universale. Invece è Il Principe, che al centro di tutto non ha Dio e nemmeno il potere, ma soltanto l'uomo e la spietata necessità del fare per non soccombere al caos.

mercoledì 22 gennaio 2014

il ponte

Tutto ciò che resta a Pippo di suo padre è un puzzle del ponte di Londra, ricordo di un viaggio che fecero insieme quando Pippo era piccolino. Suo padre insegnava inglese. Pippo invece, da quando lui se n’è andato giù per un altro ponte, si è fatto taciturno. Non per tristezza, ma perché pensa che non c’è più niente da dire. La vita è come un puzzle, pensa Pippo quando guarda il ponte, dove tutto è perfetto solo se i pezzi si incastrano fra di loro, se non ne manca nessuno. Da quando suo padre è morto in casa non si è capito più nulla, eppure il padre di Pippo è stato previdente. Gli ha regalato un puzzle fosforescente. Pippo lo tiene appeso in camera, proprio sopra il suo letto, e quando viene buio il ponte si illumina.

martedì 23 aprile 2013

il lavoro uccide la libido...

Il lavoro uccide la libido è risaputo
eccola la mandria di asessuati
trasportati al chilo per l’ufficio
freddi alla vita ma irritabili
si turano il naso per gli odori
di carne inscatolata
eccoli i padroni – del mondo –
venuti a conquistarlo per morirci
replicanti senza figli
replicabili allo sputo
e pieni di paura del domani.

sabato 1 dicembre 2012

la vita è furto

ruba sentimento
e lo trasforma
in
sopportazione necessaria.

Invidio Goya
Beethoven

questo caos mi assorda

le grida senza tregua
di chi soffre

sottrae
attenzione al tempo

chiede abbracci
o (se li neghi)
offre
nuove lacrime
al ricatto.

Afferro
le parole come posso
me le stringo al petto
le difendo.