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mercoledì 5 marzo 2025

sogno dei pinguini

Nel sogno c’è una lunga fila di pinguini in migrazione che vengono dal campo dei vicini e proseguono verso il campo opposto attraversando il mio giardino fra le lattughe e il sedano e fermandosi ad annusare i fiori di borraggine che crescono sui bordi, ogni dieci pinguini c’è un grosso orso polare che li divide in file precise dai capini testardi e dondolanti. Procedono senza mai finire, come se fossero un numero interminabile. Li osservo dal mio balcone e sono certo di averne già fatti altri di sogni così, con diversi animali che ogni volta mi scorrono davanti in processione, invadono il mio orto, cercano di arrivare da qualche parte. Soltanto io mi trattengo qui, senza mai prendere il treno sospeso che si ferma ogni sera all’altezza del mio balcone, tutti i giorni alla stessa ora. Stavolta, ispirato dal movimento dei pinguini, decido di lasciarmi andare alla speranza e ci salgo al volo, poco prima che riparta con uno sbuffo sfondando il muretto di cinta e tuffandosi nella siepe nera con uno scossone che mi fa tremare dalle caviglie al collo, facendomi cadere. Mi ritrovo seduto su un seggiolino di pietra con altre persone intorno, a contemplare la foto ovale di una donna sulla parete di marmo del treno. Non so nulla di lei, così come di loro, e mi sento in imbarazzo, ma quando chiedo sottovoce a chi mi siede accanto in quella sorta di veglia serale, come si chiami la donna per cui stiamo pregando, lo sconosciuto mi risponde: «Quella è Nonna Speranza».

sabato 11 maggio 2024

viva l'italia

Questo mi sa è un viaggio per coppie. Dopo gli inglesi di ieri, oggi divido il posto con due siciliani diretti come me al Salone. È la prima volta che vengono in Piemonte e si incantano per ogni cosa. Poco prima di Vercelli si alzano attaccandosi al vetro per guardare le risaie che come lame si accendono nel riflesso di un cielo freddo e luminoso nel primo mattino. – Che meraviglia, fa lei, sembra che ci camminiamo sopra, è proprio come a Venezia! – Qui ci avranno delle zanzare da un chilo, risponde lui altrettanto ammirato, altro che le nostre! – Da lontano un contadino che passa con gli stivali di gomma e la vanga sulle spalle gli fa ciao con la mano e loro rispondono contenti. – Viva l'Italia e quant'è bella!, dice lui pieno di spirito patriottico. – Io mi sento calato in pieno Risorgimento.

venerdì 10 maggio 2024

coppia

Una coppia inglese, un po' in là con gli anni e alquanto voluminosa, è seduta accanto a me in treno e da mezz'ora fa colazione ingozzandosi di M&M e gommose alla frutta. Me ne offrono una, mi dicono che per perdere peso stanno facendo una dieta a base di caramelle. Sgranocchiano quelle per togliere la fame e poi non pranzano. Una cosa da pazzi, anche perché di caramelle finora ne hanno mangiate un sacco. E i denti? Tanto sono finti, mi dice lui facendo il gesto di togliersi la dentiera per farmela vedere, ma lo fermo in tempo. Mi decanta le meraviglie di non avere più denti veri che prima gli davano il tormento. Certo se mangi solo caramelle la vita non dev'essere facile... Lei intanto, senza staccare un minuto lo sguardo dallo schermo del telefono, si toglie le scarpe e allunga le gambe cicciotte fino a poggiare entrambi piedi sul pacco di lui che le accarezza dolcemente le caviglie con gli occhi ancora pieni di appetito. Tutto sommato mi sembra un matrimonio felice.

lunedì 29 gennaio 2024

la mia vita e basta

Una signora sta seduta in treno davanti a me e parla senza sosta da cinque ore, al punto da farmi desiderare dei tappi di cera. Cos'ha da dire di così urgente da non potersi fermare neanche per bere? – Sto scendendo a casa per il funerale di mia madre. Non la vedo da ventidue anni. Non so perché ci sto andando. Mia madre era una donna egoista, mi ha rovinato la vita e mi ha reso debole e infelice ogni attimo della mia esistenza. Quando stavo con lei facevo finta di vivere ma ero morta dentro, ho dovuto andarmene per non uccidermi davvero. Lei non mi ha mai chiamato e anche io facevo finta che fosse morta. Eppure, stamattina, quando mi hanno avvisato non ho saputo resistere, ho dovuto prendere il primo treno per vederla morta davvero e provare a metterci una pietra sopra. E poi questi anni che dio mi darà voglio vivere la mia vita, e basta.

sabato 21 gennaio 2023

bidella in treno

Io non lo so se la bidella che viaggia in treno è scema come ormai la definiscono, però mi dà l'idea di una persona che è stata strumentalizzata a dovere. Leggevo un pezzo poco fa, su HuffPost, in cui si diceva che la sua vicenda in tre/quattro giorni ha avuto una visibilità superiore a quella del festival di Sanremo, quindi i giornali che l'hanno pubblicata ci hanno guadagnato in pubblicità di sicuro. Quando ci si chiede: perché lo hanno fatto? Facile: perché conoscono i loro polli. Dice anche il pezzo che questo genere di notizie minerà la fiducia dei lettori nella credibilità dell'informazione, ma io non credo che questo minerà il fatto che se ti piace questa merda andrai a cercarne dell'altra pur sapendo cos'è: anche il maiale sa che il fango è fango e ci si rotola apposta proprio perché è fango. Invece non sono così sicuro che la bidella sia stata abbastanza tutelata o informata su cosa rischiava dando il consenso alla notizia con tanto di fotografia. Magari ha peccato di ingenuità, magari è stata lusingata. O semplicemente ha esagerato i fatti senza pensarci troppo. L'avranno pagata? Non credo. Adesso è sommersa dagli insulti peggio che se avesse truffato lo Stato, e io mi chiedo come reagirà di fronte a questa ondata. Ogni tanto se ne vede qualcuna di storie così, c'è chi di fronte a queste cose fa spallucce e aspetta che la tempesta passi spostandosi verso un altro obiettivo. C'è pure chi accusa i colpi e va in depressione. C'è chi perde il lavoro. Qualcuno si è anche ucciso di fronte all'odio mediatico. Io ci penserei dieci volte prima di lanciare una pietra addosso a una persona. Magari sì, l'ha sparata grossa (con l'aiuto di qualcuno che le ha messo in mano un microfono), ma noi chi siamo per giudicarla come se stessimo su un gradino più alto? Cosa sappiamo di lei a parte quello che ci suggerisce qualcun altro?

giovedì 12 gennaio 2023

ruote

Mio fratello mi chiama da Milano per dirmi che è in ritardo al lavoro perché un uomo è finito (si è gettato?) sotto il treno. Mi dice che ha sentito il corpo stritolarsi sotto le ruote. Ho pensato a un corpo, tu credi che sia così minuscolo da farsi setacciare senza suono sotto una massa di quintali di acciaio e passeggeri che pensano a ben altro nel primo mattino di Milano, invece no resiste, si oppone persino nella sua fine, scuote le rotaie, scombussola tutto per farsi macinare fra le ruote. Le sue ossa frantumate risvegliano nelle proprie ossa persino gli assonnati spinti al lavoro.

giovedì 27 ottobre 2022

appena sentita in sogno

Gentile cliente, è meglio pubblicare con Ferrovie dello Stato che con l'editoria italiana, è più facile prenotare un biglietto, ti danno più considerazione lungo il tragitto e se qualcosa non va puoi chiedere il rimborso. Se paghi il giusto, ti porta più lontano.

mercoledì 24 agosto 2022

devianza

Prima in treno un gruppo di ragazzine ha preso una loro compagna, l'hanno messa al centro del vagone, l'hanno fatta piegare su se stessa e hanno cominciato a gridarle contro CAGA CAGA CAGA CAGA incitandola in maniera abbastanza violenta ma sempre ridendo come matte. Non si capiva più se era uno scherzo o volevano davvero che si cagasse addosso. Siccome Devianza come parola ormai è bruciata, sto cercando un sinonimo adeguato.

martedì 23 agosto 2022

quattro anni persi

Proprio di oggi, nel 2018, veniva dato l’annuncio in grande dell’inizio dei lavori per l’ammodernamento ed elettrificazione della Ferrovie Sud Est che massimo in due anni avrebbero rilanciato, velocizzandoli, i trasporti sulla tratta Valle d’Itria-Bari. Di anni ne sono passati 4 e il servizio fa molto più schifo di prima. Quello su treno è diventato impraticabile avendo raddoppiato i tempi di percorrenza (tre ore!), e quello sostitutivo con autobus è inaffidabile: corse cancellate all’improvviso, cattiva segnalazione delle fermate, intere fasce orarie non coperte o approntate con tre (tre!) cambi di mezzi per fare appena 70 Km. E non sono certo l’unico che se ne lamenta, ma ovviamente nella terra del sole e dei fichi secchi le lamentele dove finiscono? Non parlo nemmeno del deficit per molti turisti – visto che il turismo è la nuova religione – che affittano qui confidando di muoversi coi mezzi e poi si scoprono bloccati, forse per farsi meglio spennare come si fa negli allevamenti intensivi. Ma anche per i residenti. Alla fine a chi vive qui conviene sempre prendere l’auto e scendere alle stazioni di Fasano o Monopoli o andare direttamente a Bari, quindi dall’auto non ti scolli, e tutto questo mentre nel resto del paese si predica la riconversione ecologica con un maggiore investimento nel trasporto pubblico; che in effetti da noi c’è stato, e come al solito non si è visto.

martedì 16 febbraio 2021

rosso su bianco

Ecco, messo rosso su bianco, uno dei punti dove mi sento più discriminato in Italia. Una volta, quando ero ragazzino, si diceva che l'Italia finisce a Bari. Crescendo siamo un po' saliti con la linea, siamo tornati ai vecchi confini borbonici, e ora l'Italia finisce a Napoli (per la cronaca il treno Bari-Napoli, che prima c'era, è stato inspiegabilmente eliminato negli ultimi anni). Hanno buttato per anni i soldi per il controverso progetto della TAV quando in tutto il centro-sud non c'era un treno degno di questo nome. Il Recovery Plan se non serve almeno a questo, a livellare questa diseguaglianza palese che penalizza noi, ma non solo noi, allora per me non serve a nulla. E ovviamente a risanare l'Ilva.


 

venerdì 21 settembre 2018

intercity

L’altro giorno leggevo Intercity, meravigliosa poesia di Lello Baldini che dà il titolo e conclude la sua ultima raccolta. La poesia col suo solito taglio svagato e fintamente leggero, racconta il tentativo fallito di un uomo di organizzare un viaggio coi suoi amici: l’uomo alla fine prende il treno da solo per accorgersi che sull’intero convoglio c’è solamente lui, unico viaggiatore di quell’ultimo viaggio che chiude il suo lavoro e la sua vita. È il rovesciamento parodico, a mio avviso, della più conosciuta delle poesie di Giorgio Caproni, Congedo del viaggiatore cerimonioso, in cui alla fine di un lungo viaggio in treno, assieme una variegata compagnia di persone che condividono lo scompartimento, il protagonista li saluta uno per uno prima di scendere, perché giunto a destinazione. Per certi versi è una citazione pungente, visto che fu proprio Caproni, quando Baldini vinse il premio Viareggio nel 1988, a contestare quella vittoria, dichiarando che quella usata da Baldini era una lingua “ignota”. In questo caso, la poesia ignota di Baldini è ancora più amara di quella del rivale. Di fronte all’accettazione fatalistica, già quasi nichilistica di Caproni, l’ultimo viaggio di Baldini ci dice che nessuno potrà mai capire com’è indirizzarsi alla morte, perché nella nostra vecchiaia, per quanto rassegnata possa apparirci, noi siamo soli, completamente soli, privati persino di un capotreno, o del macchinista, e per questo, nella sua incapacità di comprendere quella corsa vana verso il nulla, quello spreco – «sono diventati tutti matti? un treno solo per me?» – è il commiato comico di una disperazione insanabile per il destino dell’uomo. 

A parte i due sopra citati, un altro libro che ho letto sui viaggi in treno come "vuoto a perdere" è La vicevita di Magrelli. Mi chiedevo, ce ne sono altri nella poesia italiana? E se sì, me li potete indicare?

lunedì 11 dicembre 2017

razzista

Stasera in treno, poco prima di scendere alla mia fermata, un tipo, un ragazzo di colore un po’ più alto di me, mi si mette dietro, mi si attacca proprio alle spalle. Una distanza imbarazzante. Io mi sposto di lato e quello continua a starmi dietro, letteralmente sul culo. Al che mi giro e gli dico: “Aria. Distanza.” Lui mi guarda come se fosse sorpreso, sbatte gli occhietti, e risponde: “Razzista.” “Bello” gli dico, “io e il razzismo siamo due mondi a parte, però se uno mi si attacca al culo, due sono le cose: o mi vuole fottere il portafogli oppure mi vuole fottere e basta. La puoi chiamare come ti pare, ma di sicuro non è razzismo.” Quello mi guarda, stavolta a distanza di sicurezza, e fa: “Razzista.”

venerdì 7 aprile 2017

nido

Ieri ho fatto un viaggio in treno in orario uscita da scuola (non mi capitava da secoli) e devo dire che un treno pieno di adolescenti inscatolati, accaldati e in piena esplosione ormonale è una esperienza al limite. A salvarmi dalla nausea è stato lo shampoo alla frutta di una donna romena seduta vicino a me. Quando l'odore dei ragazzi si faceva insopportabile io mi giravo vero la matassa scura dei capelli e quasi ci infilavo dentro il naso per riprendermi nel fresco di quel nido.

sabato 1 ottobre 2016

ninna nanna

Viaggio in treno, vagone di seconda classe. Seduta di fronte a me una ragazza, credo russa, parla da circa mezz’ora al telefono nella sua lingua. A un certo punto comincia a cantare con voce limpida una specie di nenia, come una ninna nanna del suo paese, mentre il suo viso si scioglie nella luce del vetro. Si ferma, prova a giustificarsi con la persona di là, con tenerezza e apprensione. Poi si accorge che la osservo di sottecchi e forse fraintende il mio sguardo, crede che mi stia disturbando. È mia figlia, mi spiega, sente il rumore del treno e pensa che me ne sto andando per sempre.

mercoledì 13 luglio 2016

la retorica del binario unico

La retorica del binario unico è quella cosa per cui domani aggiungeranno un binario in più sulla tratta di un brutto incidente, e tutto tornerà com'era prima nel giro di sei mesi. Ma un incidente è un incidente, il dolore che lascia è indipendente dalle toppe che metti. E le insufficienze infrastrutturali del Sud sono lì da molto più tempo. Mischiare le cose non è utile a nessuno e non è nemmeno giusto. Avrebbero dovuto darci più treni e ferrovie semplicemente perché siamo cittadini di uno Stato, e non perché è successa quella brutta cosa. Allo stesso modo non dovremmo lamentarci ora della loro mancanza per via del dolore o della rabbia, ma esigere sempre quei diritti per tutti, far sentire la voce in maniera pacata, ma decisa e continua, e magari usarli di più i treni, proprio per dimostrare che, al di là della retorica, ci appartengono e ne abbiamo bisogno.

giovedì 31 dicembre 2015

tema di smentita

È bello che in sogno noi
si riesca ancora a scopare.
Al telefono ieri mi leggevi di rane
di primi baci scoccati da un treno.
Né mi contavano «addio» fra i colpi
di tosse e di nebbia. Soltanto
con pena e malizia: «Lillo mio
chissà». Tema eterno di smentita ché
non «amico» mi chiamavi
ma per nome e mi baciavi
in una anonima stazione nuda
con me in sogno. Con me perduta.

venerdì 25 aprile 2014

scena in una stazione a nord

I cani impazziti nel sonno apprensivi osserviamo
attaccarsi coi treni. Non c’è verso di fermare
l’amaro scorrere di un’altra corsa inutile.
Tolgo il disturbo, mi dici indispettita se la vita
non va a tuo comando. E non ascolti né annoti
la vita spegnersi in un campo
d’inverno poco prima che faccia primavera.
Siamo immobili.
Ci arriva pungente il suo fiato letame. Sorridi
ché l’ultimo ricordo leghi pure a questa
scia di merda e presto
rinverdirà la terra ed i tuoi occhi verdi o rossi
e non più odiati non più desiderati, ma morti.

martedì 21 gennaio 2014

complicazioni

In treno incontra un uomo, le sta seduto accanto, le sembra un uomo mite. Ci scambia due parole di convenienza per far passare il tempo. Lui dice di preferire viaggiare da solo, di amare il silenzio quando si muove per nuove città, di odiare le complicazioni nate da chiacchiere inutili con vecchi e nuovi amici. E comunque, aggiunge quasi per scusarsi, sua moglie lo ha lasciato da poco e questo ha cambiato un po’ tutto. Lei nemmeno gli risponde. Non le piace più la sua voce bassa. Pensa che uno fa così quando non sta bene con se stesso, e che viaggia da solo, forse, per costringersi ad ascoltarsi. Le viene quasi dispiacere per lui, anche se non può farci nulla. In stazione lo saluta con un cenno della mano, lieve ma educato. Lui le risponde attraverso il vetro appannato.

martedì 14 gennaio 2014

una poesia di daniela andreis

Abito nel pioppo,
mi piego al suo canto sommesso
appena da brezza di pianura è scosso,
fremo.
Questo è l'amore,
penso,
ma a volte è solo breve vento
al cospetto di un treno in movimento;
così aspetto di sfogliarmi
di diventare carta
di arrivare da te scritta, chiederti una terra
autunnale, vestita d'argento,
in una mano una bianca radice, nell'altra il nome della mia fermata.

(da La casa orfana, ed. Lietocolle)

martedì 21 maggio 2013

un goccio d’acqua

Tutte le volte che da Pennabilli
vado a Santarcangelo in corriera,
dopo Pietracuta c’è una stazione
abbandonata da cinquant’anni
senza più le rotaie davanti
dove passava il treno a scartamento ridotto
che veniva su da Rimini con il puzzo del pesce
e poi tornava con l’odore della muffa dei formaggi.

Anche mio padre andava su e giù per la montagna
prima col cavallo e dopo col camion
che saltava lungo la strada piena di buche;
però se nevicava allora prendeva il trenino
e da casa nostra Friz gli correva incontro.

Ma più di tutto dalla corriera guardavo il gabinetto
vicino alla stazione coperto da una vite americana
dove i viaggiatori si fermavano a fare un goccio d’acqua.
Raccontano che un pomeriggio è sceso un uomo
nero come il carbone e ha domandato al capostazione
un secondo di tempo che aveva bisogno di far qualcosa là dentro.

Poi si è saputo che era il poeta Pound
che era stato a Santa Maria d’Antico
una mattina intera nella chiesa a guardare
la statua di Luca della Robbia, da solo.

(Tonino Guerra, da L’albero dell’acqua)