Stasera, appena fatto buio, ho scoperto che c'è un nuovo ospite in giardino. È un piccolo riccio rossastro che si è rifugiato qui e adesso si sta mangiando un piattino di pasta. Qui intorno è ancora campagna, e così ogni tanto se ne ferma qualcuno prima di riprendere i suoi giri. Così, visto che è arrivato oggi, ho pensato di chiamarlo Carlo. Ieri, leggendo i tanti post che gli hanno dedicato, ho visto che molti lo descrivevano come una persona discreta. Forse perché non alzava la voce ed era capace di grandi silenzi. Ma io personalmente ho un’altra esperienza di lui, di uno che coltivasse l’apertura. La prima volta che ci ho parlato, gli avevo appena scritto una mail, mi ha chiamato dopo nemmeno mezz’ora al telefono e abbiamo parlato. Io dalla Puglia e lui da Roma. Abbiamo parlato di poesia e di lavoro, non ho mai scritto una sola poesia sul lavoro mi ha detto, ma come se fosse una cosa a cui non aveva pensato. Ma soprattutto abbiamo parlato della situazione degli immigrati nel mondo, un argomento che invece aveva a cuore, tutta questa gente che cerca un posto dove vivere e i profondi problemi che deve affrontare per arrivarci. Non faceva più politica, diceva, ma aveva una visione politica del mondo. E questa politica cominciava appunto da loro. E da cosa potevamo fare noi per loro. Citandomi una sua poesia, mi ha detto: E noi che scriviamo poesie, cosa possiamo fare? Io non lo so. Ma la poesia serve proprio a questo, a dirsi E noi cosa possiamo fare? Io non lo so, ma per stasera ho accolto un riccio, ed è un inizio.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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mercoledì 11 novembre 2020
mercoledì 15 luglio 2020
un film che qui nessuno ha visto (e dovrebbero invece vedere)
Dubito che in paese qualcuno abbia visto un film bellissimo, uscito alcuni anni fa, chiamato Il vento fa il suo giro. Nel film, un francese che cerca una nuova casa e un nuovo stile di vita, decide di stabilirsi in un piccolo centro assai chiuso, di stampo contadino, dove all’inizio la comunità lo accoglie con sospetto e poi – non riuscendo né loro a rapportarsi con lui, né lui a rapportarsi con loro – finiscono per rivoltarglisi contro finché lui, offeso, decide di andar via. Il film diventa insomma una metafora dell’impossibilità di comunicare e di venire a patti fra due culture diverse, dove tanti punti di vista, spesso opposti ma non per forza sbagliati, finiscono per trasformarsi in una sorta di rifiuto testardo e spesso sgarbato che produce solo perdita, una grossa perdita per tutti. Io ho assistito fra ieri e oggi, nel mio paese, per due volte, a un copione assai simile, e ne ho provato una grande tristezza, un senso di sconfitta che mi tocca nella natura stessa del mio essere figlio di questa terra. A un certo punto, per un mio commento in difesa del personaggio francese di questo copione assai triste, sono stato rimproverato anche io dalla mia comunità di appartenenza, come se stessi venendo meno a un patto di lealtà verso di loro. Il che è davvero una stronzata, primo perché sarebbe bastato parlarsi un po’ più civilmente per sistemare le cose subito e senza ferirsi, e secondo per accorgersi di essere tutti quanti qui per un solo comune motivo: cioè per amore di questo piccolo pezzo di terra che non ci meritiamo.
venerdì 1 febbraio 2019
dialogo
Stamattina pensavo che c'è qualcosa di assolutamente straordinario nel modo in cui, da quando faccio l’editore, la mia condizione economica si rifiuti ostinatamente di crescere professionalmente con me. Più divento bravo nel mio lavoro, più lei si rifiuta di collaborare e, anzi, ogni tanto si chiude in se stessa e mi fa la guerra del silenzio, oppure i dispetti, manco fosse una moglie che ce l’ha con me perché si sente trascurata. E io che non faccio altro che pensare a lei! Ma niente oh, non c’è dialogo. Non ci capiamo proprio sui fondamentali.
venerdì 7 settembre 2018
due dialoghi estratti dal consiglio d'egitto di leonardo sciascia
DON SAVERIO: Prosa o poesia, se sono corna, corna restano.
MELI: Voi però siete all’antica, lasciatemelo dire: fate ancora caso alle corna.
DON SAVERIO: Anche voi, no?
MELI: Sarà perché noi non siamo sposati.
DON SAVERIO: Questa è buona.
MELI: Sì, sarà senz’altro quella la ragione: non abbiamo moglie.
DON SAVERIO: E in fondo, il nostro moralistico prurito è una cosa falsa, no? Se gli altri sono cornuti, lo sono per il nostro spasso… Forse che non ve la spassate anche voi?
MELI: Non proprio come intendete voi lo spasso…
DON SAVERIO: Non ci sono due modi d’intenderlo: una donna o ve la mettete sotto o è meglio non la guardate nemmeno… Se io dovesi credere che quelle labbra che cantate, voi, in qualche angolo di villa, non ve le succhiate; che il petto di una certa signora e il neo di un’altra non li palpeggiate a vostro talento, in reconditi luoghi… Ebbene, vi direi: siete un disgraziato.
(Meli sospira).
DON SAVERIO: No, non vi chiedo di farmi delle confidenze, mi basta credere che voi avete denti ed appetito da approfittare dei biscotti che la provvidenza vi manda… Mi basta crederlo: per ammirarvi come poeta, per rispettarvi come uomo.
MELI: Voi della poesia avete un’idea da commercio dei grani…
DON SAVERIO: Ne ho, per la verità, un’idea molto diversa: ma conoscendo voi…
(Scoppia a ridere, ride anche il Meli).
DON SAVERIO: Sto scherzando.
MELI: Lo so.
***
(Parlano dell’avvocato Di Blasi, amico di Meli, appena arrestato per congiura contro la Corona).
PRINCIPE DI TRABIA: E voi credete che lui l’amasse, la poesia? Che in un cuore nero come il suo ci fosse posto, per l’amore alla poesia?
ABATE CARÌ: L’amava.
PRINCIPE DI TRABIA: Vecchio rimbambito.
MELI: Eh, no, caro abate, ora possiamo ben dire, come giustamente osserva sua eccellenza, che non amava la poesia, che non poteva amarla: era tutta polvere negli occhi; negli occhi degli ingenui come me…
ABATE CARÌ: Voi, non l’amate.
MELI: Io? Io non amo la poesia?... Ma l’avete sentito, il vecchio scimunito? Io la poesia la faccio, e se ne parlerà, della mia poesia, quando del vostro nome non ci sarà più traccia nemmeno sul marmo che vi metteranno sopra da morto.
giovedì 17 maggio 2018
anche se capisco
Più vado avanti in questo mestiere e più mi convinco che l’autore e l’editore, anche quando parlano di libri, parlano due linguaggi diversi. Persino quando l’autore che è in me parla dei libri che vorrei fare con l’editore che dovrei essere, ci sono volte che faccio una gran fatica a capirmi. E anche se capisco mi arrabbio.
giovedì 23 febbraio 2017
tema
Oggi a scuola ho dato questa traccia ai ragazzi. Ve la giro nel caso voleste provarci anche voi.
Immagina sia il compleanno di una tua amica carissima. E lei ti porta una fetta di torta perché tu la mangi con lei. Tu però la assaggi e ti accorgi che il suo sapore ti dà la nausea. Solo che sai che lei ci tiene tanto, per cui non vuoi dirle che ti fa schifo, non la puoi buttare via e allo stesso tempo non riesci a mangiarla.
Scrivi un dialogo in cui, mentre lei ti invoglia a mangiare, cerchi di prendere tempo con una serie di battute che la tengano impegnata mentre pensi a come tirarti fuori dal problema, rapidamente ma senza offenderla. Mentre lo fai, come commento a questo dialogo, fai una serie di battute rivolte al pubblico (voce fuoricampo) in cui ti sfoghi e riveli i tuoi veri sentimenti. È ammesso anche il turpiloquio, ma senza esagerare.
sabato 21 febbraio 2015
dialoghetto sui sogni e sull'amore
LEI. Madò, Lì, stamattina mi sono svegliata con la convinzione che stavamo ancora insieme. Madò che ansia. Ero proprio convinta.
LUI. Io stamattina mi sono svegliato con la convinzione di essere ricco. La notte è un brutto posto, davvero. Si sognano un sacco di cose.
LEI. Sì, menomale che stamattina c’è il sole.
(Nello stesso momento, su un’altra chat, una ragazza dell’Europa dell’Est gli chiede se ha skype. Lui risponde di no e aggiunge: “Ti serve qualcosa in particolare?”. “NoN per famigliarizzare” risponde la ragazza dell’Est.)
mercoledì 17 settembre 2014
girgenti
Se un giorno, poeta, vorrai
scrivere senza censure
di una stupida senza più denti
un’adorabile canaglia
ecco il mio nome: Girgenti
Elena, di professione
blasfema, bevitrice, culo d’oro,
avvocato e infermiera,
cuoca rinomata, cuore
per i cuori come il tuo, affamati.
La parte di te che preferisco
è il baffo sottile da gatto
la vibrissa che vibra nascosta
sul tuo sorriso e muta
in base ai giorni alla tensione
o come adesso pigramente
dall’alto del mio tavolo
mi guardi indifferente / finto indifferente
da brava cacciatrice.
scrivere senza censure
di una stupida senza più denti
un’adorabile canaglia
ecco il mio nome: Girgenti
Elena, di professione
blasfema, bevitrice, culo d’oro,
avvocato e infermiera,
cuoca rinomata, cuore
per i cuori come il tuo, affamati.
La parte di te che preferisco
è il baffo sottile da gatto
la vibrissa che vibra nascosta
sul tuo sorriso e muta
in base ai giorni alla tensione
o come adesso pigramente
dall’alto del mio tavolo
mi guardi indifferente / finto indifferente
da brava cacciatrice.
martedì 21 gennaio 2014
complicazioni
In treno incontra un uomo, le sta seduto accanto, le sembra un uomo mite. Ci scambia due parole di convenienza per far passare il tempo. Lui dice di preferire viaggiare da solo, di amare il silenzio quando si muove per nuove città, di odiare le complicazioni nate da chiacchiere inutili con vecchi e nuovi amici. E comunque, aggiunge quasi per scusarsi, sua moglie lo ha lasciato da poco e questo ha cambiato un po’ tutto. Lei nemmeno gli risponde. Non le piace più la sua voce bassa. Pensa che uno fa così quando non sta bene con se stesso, e che viaggia da solo, forse, per costringersi ad ascoltarsi. Le viene quasi dispiacere per lui, anche se non può farci nulla. In stazione lo saluta con un cenno della mano, lieve ma educato. Lui le risponde attraverso il vetro appannato.
lunedì 19 settembre 2011
breve dialogo colto
"Ehi scusami, non l'ho ancora finito!"
"Ma sono 80 pagine, lo leggi in un pomeriggio quello!"
"Eh, ma mi manca il tempo!"
"Ma sono sei mesi che ce l'hai! Ma poi non ho capito, ti piace leggere sì o no?"
"Ah sì leggere mi piace un sacco! è che mi manca il tempo!"
"E la musica ti piace?"
"Un sacco! La ascolto sempre!"
"Ah bello! Che cosa ascolti? Che ti piace?"
"Mah, così, un pò di tutto!"
"Cavolo, dai! come funziona? Cioè, la compri al chilo o aspetti le offerte speciali?"
"Ma sono 80 pagine, lo leggi in un pomeriggio quello!"
"Eh, ma mi manca il tempo!"
"Ma sono sei mesi che ce l'hai! Ma poi non ho capito, ti piace leggere sì o no?"
"Ah sì leggere mi piace un sacco! è che mi manca il tempo!"
"E la musica ti piace?"
"Un sacco! La ascolto sempre!"
"Ah bello! Che cosa ascolti? Che ti piace?"
"Mah, così, un pò di tutto!"
"Cavolo, dai! come funziona? Cioè, la compri al chilo o aspetti le offerte speciali?"
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