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lunedì 26 ottobre 2020

chi si ferma è perduto

Gentile editore, ho letto che non accettate più manoscritti, quindi questa email è perfettamente inutile, ma io ve la mando lo stesso.
Penso anche che non solo non darete una sola occhiata alle mie poesie, ma non leggerete nemmeno questa email, ma io ve la mando lo stesso.
Perché chi si ferma è perduto.
Gentile autore, mi sei piaciuto e quindi ti leggerò.

martedì 4 agosto 2020

vado dall’editore a presentargli...

(Vado dall’editore a presentargli
il mio nuovo manoscritto,
e nella mano sinistra tengo
due bellissimi polli nostrani,
allevati nel modo giusto, all’aperto.
Le segretarie si mettono a ridere,
ma io non capisco e spiego
che i polli sono un dono
per favorire la disposizione d’animo dell’editore,
per addolcire la pratica.
Le ragazze non capiscono
e mi dicono “aspetti, vediamo se è libero”).

Cesare Viviani, Ora tocca all’imperfetto (Einaudi)

sabato 11 gennaio 2020

hapworth 16, 1924

Oggi ripensavo a Hapworth 16, 1924, l'ultimo racconto mai pubblicato in vita da Salinger, morto il 27 gennaio 2010 (occhio quindi, che fra pochi giorni c'è il decennale). Salinger lo pubblica nel 1965 sul New Yorker. Ventitre anni dopo, nel 1988, Roger Lathbury, un piccolo editore appassionato (in cui mi identifico) gli scrive, ma senza nessuna vera speranza, se può pubblicare il racconto in volume. Invece, contro ogni previsione, Salinger gli risponde di sì, ma lo fa circa otto anni dopo, nel 1996. Una storia all'apparenza a lieto fine, se non fosse che nel gennaio 1997 l'operazione editoriale viene sgamata dalla stampa, quando l'editore registra il copyright sul volume e concede innocentemente una prima intervista in cui si dice entusiasta di quella pubblicazione. Nel giro di pochissimi giorni l'uscita del nuovo libro di Salinger diventa un caso internazionale; a febbraio, senza che il libro sia ancora uscito, viene addirittura pubblicata la prima ferocissima stroncatura del volume a firma di Michiko Kakutani, sul New York Times. Salinger, indispettito, si tira indietro e non pubblica più nulla, ritenendosi tradito dall'editore, il quale fa pubblica ammenda, non si capisce per cosa visto che il lavoro dell'editore è registrare i libri, pubblicizzare la loro uscita e possibilmente venderli. Il vero perdente in questa storia è lui. Il libro, invece, diventa un oggetto di culto, o più semplicemente un titolo di quelli che non leggi ma devi sapere che ci sono, come il Finnegans Wake. Proprio come per il libro di Joyce, sul suo valore circolano le più svariate interpretazioni. Ad oggi la mia preferita è quella pubblicata sul blog 2000 battute: "J.D. Salinger si è preso gioco di tutti noi", ribadendo ancora una volta la superiorità dello scrittore Salinger sul suo pubblico, sul suo editore e persino sull'uomo che per un po' ha abitato.

lunedì 11 marzo 2019

spalle larghe

Quando arriva primavera, non so perché (sarà forse colpa dell’ormone in subbuglio) passo le ore al telefono con gli autori che hanno i problemi di cuore. Io sono l’editore, e come dice sempre Tardia (altro mio autore): “Parlare a un editore è come avere lo psicologo, solo che lo psicologo lo paghi”. Io provo a spiegarlo agli autori che, se invece di parlarne con me, le loro paturnie le scrivessero, si sentirebbero assai meglio, che la scrittura in queste cose è meglio di una cura di antibiotici. Ma nulla. Gli autori vogliono sì un editore ma anche un amico con le spalle larghe. Dunque ne parlano a lungo con me e poi mi chiedono: “Tu al posto mio cosa faresti?” Risposta: “Io scriverei un libro, così monetizziamo il tuo dolore”. (Che si sa che le storie d’amore tormentate, ahivoglia a dir di no, piacciono sempre). Ma nulla, nessuno mi segue mai su quella strada.

venerdì 21 dicembre 2018

l'autore e il suo doppio

Il mio amico Toni mi dice che secondo lui il mio racconto Lettera a un editor più che a un altro è stato scritto da me stesso a me stesso, perché sono un personaggio bipolare: in realtà l'autore che c'è in me vuole e cerca ripetutamente di uccidere e soverchiare l'editore, che resiste e per vendetta lo schernisce nei mille ritratti di sfigati che ronzano intorno alla casa editrice. Interessante teoria, su cui continuo a rimuginare.

venerdì 16 novembre 2018

autore in cerca di editore

Fra gli altri c'è quello che ti scrive le mail con le classiche domande editoriali (accettate manoscritti, quali sono le tempistiche, ma siete a pagamento, ecc.), ma una al giorno, cioè ogni giorno ti arriva una mail con una sola domanda, stringata al punto da sembrare anonima, sempre dalla stessa persona che si firma l'Autore, e tu non capisci se è uno scherzo, un'inchiesta fatta male, una performance oppure sei già parte dell'Opera che ti presenterà. Poi mi dicono che sono io che prendo spunto da Pirandello. A me pare ovvio che sia Pirandello, invece, a entrare a gamba tesa nella mia vita.

giovedì 17 maggio 2018

anche se capisco

Più vado avanti in questo mestiere e più mi convinco che l’autore e l’editore, anche quando parlano di libri, parlano due linguaggi diversi. Persino quando l’autore che è in me parla dei libri che vorrei fare con l’editore che dovrei essere, ci sono volte che faccio una gran fatica a capirmi. E anche se capisco mi arrabbio.

martedì 24 aprile 2018

lettera all'editore

«Caro Antonio, come vanno le cose? Da queste parti c’è aria stagnante quanto a emozioni. Specialmente da quando Valeria (la tabaccaia) ha cambiato lavoro. Pertanto non mi ritrovo più con una figona alta, bruna, bella e prosperosa. Le scrivevo bigliettini anonimi ma pieni di belle frasi, che ponevo sui tergicristalli della sua macchina ogni sera, all’uscita dal lavoro. Così scaldavo il mio povero cuore. Quella donna mi ispirava poesie. Adesso che se n’è andata, c’è un vuoto nelle mie giornate che non riesco a colmare. A questo proposito mi chiedo pensieroso se potremo pubblicare la mia raccolta. Sono consapevole del fatto che sia molto breve, ma credo ci siano delle belle poesie, e qualche spunto di riflessione. Io dopo tanti rifiuti continuo a sperare in te... Attendo tue. S.»

venerdì 5 febbraio 2016

una lettera che mi è arrivata in sogno

Gentilissimo autore, 
lascio alla sua squisita immaginazione il compito di interpretare la mia indifferenza e raccontarsi nel silenzio, come vuole, le difficoltà dei nostri tempi editoriali. Tempi farabutti che non amano i più deboli e almeno mondati da certe parole: le inutili parole di circostanza per il successo degli altri. Avrà anche lei la sua occasione un giorno, stia tranquillo. 
La saluto con uguale indifferenza, 

L’editore