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giovedì 13 giugno 2024

vento

Certo che fa impressione vedere al Tg nazionale una buona parte dei più grossi stronzoni del pianeta ripresi a fare passerella a dieci minuti da casa. Per ora non si sente niente, ma speriamo che non cambia il vento ancora la puzza arriva fin qui.

martedì 16 agosto 2022

son rocco

Prima è passata la Diana e poi è cambiato il vento. Quando è cambiato il vento si è portato via le sedie di vimini davanti a casa e allora mi sono messo a correre per strada per recuperare le sedie. Il mio San Rocco è cominciato così, con una corsa alle sei del mattino che non faccio nemmeno nei feriali. Quando sono rientrato il gatto si era messo al centro del letto e allora che vuoi fare, per non disturbarlo mi sono messo a dormire sul divano. Allora il gatto è sceso dal letto ed è venuto a dormire sopra di me.

venerdì 22 aprile 2022

vento

Ieri sera c'era un tale vento qui intorno che non ho nemmeno sentito l'ambulanza. Oggi mia madre di ritorno dalla parrucchiera mi informa che l'ambulanza era qui per la mia vicina anziana che stanotte è morta per complicazioni da Covid. Dopo più di due anni, e con tutta la mia nonchalance a riguardo, continuo a stupirmi sia della potenza mediatica delle parrucchiere, sia di quanto mi faccia ancora impressione parlare di Covid.

venerdì 10 aprile 2020

agitarsi

Forse più che la retorica del "mondo che conoscevamo che sta per finire per sempre", comincio a non sopportare più la retorica finto-gioiosa del "facciamo vedere a tutti che comunque ci siamo, che reagiamo". Così, chi prima agitava le braccia, ora le agita il doppio. Vedi tutti queste girandole colorate che frullano in balia del vento e si credono mulini pronti a produrre chili di farina. Eppure a me tutto questo agitarsi mette ansia. Sembra quasi che ci si neghi la possibilità di fermarsi a osservare da che parte soffia, il vento, come se quello fosse il vero male. Non è che agitarsi in sé sia sbagliato, significa che si è perso l'equilibrio e si cerca di riconquistarlo in qualche modo. Però ho visto anche un sacco di film d'avventura in cui a un certo punto qualcuno diceva che chi si agita troppo affonda prima.

venerdì 15 luglio 2016

puntino rosso

8 luglio 2016. Presentazione di Bestiario Fiorito nella mia Locorotondo, in Largo Bellavista, chiamato così perché si affaccia direttamente sulla campagna della Valle d'Itria (ma detto anche Largo Tempesta o Capovento, perché quando soffia lo scirocco si infila da lì attraverso i vicoli del borgo con una tale violenza che rischi di essere portato via con lui). Intorno a me tutti i miei amici, che non nomino solo perché sono troppi. E io sono quel puntino rosso al centro. Fotografia di Nando Cannone.

lunedì 22 settembre 2014

girgenti qui piove fra gli appunti...

Girgenti
qui piove fra gli appunti
del mio viaggio
sulla terra di Sicilia
che ti ha fatta
e l’aria si riavvolge
intorno al tuo ombelico
come a un mare leggero
che soffia man mano
che soffio nel tuo orecchio
parole a doppia lama
che più sono gentili
e più vorrebbero scavarti
nel ventre per tema
di lussuria o di speranza
l’amore qui non c’entra
e la distanza
non affina che il dente
alla voglia
di una doppia solitudine
stracciata finalmente
nel buio.

mercoledì 6 agosto 2014

doglie

Delle volte mi sento stanchissimo. La stanchezza mi prende soprattutto sulle spalle, con delle fitte tali che quasi non riesco a stare in piedi, né seduto. Certi giorni le spalle mi fanno così male che mi immagino le fitte siano quasi delle doglie e stiano per spuntarmi le ali per volare altrove, in modo da cambiare direzione come fanno gli uccelli, scegliendosi semplicemente il vento.

lunedì 21 aprile 2014

la pasqua

Ho visto mio nonno
resuscitato nel mattino di Pasqua del 2014
e alto non più di un bambino
venirmi a trovare in sogno.
È entrato in casa timoroso
e io preso da altro ci ho messo un poco
a riconoscerlo e abbracciarlo.
Mio padre seduto fuori sul parapetto
guardava il vento e mio nonno
in mancanza di lui si è stretto a me
suo padre diretto in linea di sangue.
Mi ha detto di non riuscire a dormire
e per questo è scappato di là. Già in pigiama
si è messo a cercare inutilmente
le sue coperte di lana e il letto
poi si è steso nella cenere del caminetto
ancora calda, ma nulla
era buono abbastanza. Allora
ha preso coraggio e mi è venuto in braccio
il mio nonno bambino
ha poggiato la testa sul mio petto
e si è lasciato cullare a lungo
fino a russare lievemente e farsi così finalmente
la prima dormita della sua morte
da un anno a questa parte.

martedì 18 febbraio 2014

brace

Sono due badanti e ogni sera, all’angolo fra la bottega del fruttivendolo e la vecchia pescheria, si incontrano per fumare insieme l’ultima sigaretta della giornata e scambiarsi poche parole di conforto nella loro lingua madre. Hanno meno di trent’anni e stanno lì in tuta e pantofole, riparate dal vento, ridono piano, e quei suoni indecifrabili sono pronunciati a fil di labbra, con tatto e cautela estremi, quasi fossero preziosi vasi di terracotta pieni di brace, che si passano a turno per riscaldarsi.

lunedì 20 gennaio 2014

l'estinzione delle anguille

La vita è cosa assurda la vita è senza scampo se
legato all’albero maestro
ti ho persa dietro un paravento
da cantiere. Io lo credevo – sciocco –
cielo profondissimo e notturno
invece camuffava impalcature
il tuo cuore anch’esso di ferraglia
sublime e sordo pure qui
che avanza la tempesta
che il vento scuote nelle ossa il telo azzurro e pare
un mare che si gonfia esplode
un finto mare per anguille senza voce
senza affetto
senza più un biglietto nel diluvio
per persone sole ormai
vedove di marinai
neppure di poeti che ne cantino la morte a lungo
e controvoglia.

martedì 14 gennaio 2014

una poesia di daniela andreis

Abito nel pioppo,
mi piego al suo canto sommesso
appena da brezza di pianura è scosso,
fremo.
Questo è l'amore,
penso,
ma a volte è solo breve vento
al cospetto di un treno in movimento;
così aspetto di sfogliarmi
di diventare carta
di arrivare da te scritta, chiederti una terra
autunnale, vestita d'argento,
in una mano una bianca radice, nell'altra il nome della mia fermata.

(da La casa orfana, ed. Lietocolle)

martedì 28 maggio 2013

canto

Ecco, il cuore lo rivela, continua a imperversare
questa fredda primavera – si allinea alla tua fine
lenta, alla mia vita che si sganghera nel pianto –
continuano i lamenti del mio cuore, i tuoi notturni
e questo vento muto che ruba il sonno a molti
tentenna fra le corde che ci legano l’un l’altro
le corde del dolore che ci muovono cantando.

venerdì 5 aprile 2013

la primavera ha i tuoi occhi...

La primavera ha i tuoi occhi
e indossa le tue calze portafortuna
e il tuo cappotto da tre lire
e nella borsa ha una pistola
per rapinare il tempo dei minuti
preziosi quando ci stringiamo
o passeggiamo verso la stazione
e parliamo come viene di noi
quando te ne vai lo vedi
trema l’aria negli alberi nei vetri.

lunedì 18 marzo 2013

sta' maria e il silenzio...

Sta’ Maria e il silenzio
fra i rami bagnati dei mandorli
se nel cuore s’agita
quel rosa stellare di Bashō.

lunedì 10 dicembre 2012

il limone

Con cura mio padre attende al suo limone
lo ripara con un telo dal maestrale dalla tramontana
lo fortifica in vista dell’inverno e taglia via
i rami d’intralcio accarezza i frutti più maturi
con l’orgoglio di chi recuperasse da quelli
ogni anno di vita perduto trascurando la famiglia
per inseguire inutilmente i suoi sogni.

lunedì 8 ottobre 2012

vieni come sei

Vieni come sei, non indugiare oltre allo specchio.
Se la treccia si è sciolta, se la riga dei capelli non è dritta, se i nastri del corsetto sono ancora slacciati, tu non ci pensare.
Vieni come sei, non indugiare oltre allo specchio.

Vieni sull’erba con passo veloce.
Se il tuo piede si fa pallido per la rugiada, se si allentano le cavigliere, se le perle ti sfuggono dalle catene, tu non ci pensare.
Vieni sull’erba con passo veloce.

Non vedi le nubi come coprono il cielo?
Stormi di gru si levano dalla riva opposta e improvvise raffiche di vento si rovesciano sulla brughiera. Le greggi ansiose corrono alle stalle del villaggio.
Non vedi le nubi come coprono il cielo?

Accendi invano la lampada della toilette; lampeggia e si spegne nel vento.
Chi si accorgerà che le tue palpebre non son tinte di nero? I tuoi occhi sono più scuri delle nubi cariche di pioggia.
Accendi invano la lampada della toilette; si è spenta.

Vieni come sei, non indugiare oltre allo specchio.
Se la ghirlanda non è stata intrecciata, che importa? Se il braccialetto non è stato ancora legato, lascialo lì. Il cielo è coperto di nubi; è già tardi.
Vieni come sei, non indugiare oltre allo specchio.

(Rabíndranáth Tagore)

giovedì 27 settembre 2012

rebus

È un mondo senza tempo
e senza vento.
Tutto sta fermo
e faticosamente significa.
Enorme è la fatica del significare
in questo cantiere del senso.
Ogni parola è una massicciata
di lettere e figure.
Tutto pesa.

(Valerio Magrelli)

giovedì 20 settembre 2012

vento

Guarda, il mondo là fuori si agita, dissi a mio nonno, che si era seduto accanto a me in giardino dopo aver fatto colazione, e gli indicavo le cime dei pini di fronte, scosse dal vento. Tanto, mi rispose, giunti a una certa età, non c’è più differenza fra le creature della Terra, sono vittime tutte allo stesso modo. Qualche volta, aggiunse, per affrontare la vita serve solo un po’ di coraggio. Guardavamo, intanto, il nostro vicino trascinare i figli a scuola per lo zaino, e un altro più vecchio farsi trascinare al collare dal suo cane, la formica che feroce attanagliava la sua preda. Ascoltavamo il rumore di cocci smossi nel cantiere sull’altro lato della strada, le prime foglie cadere, le nuvole che si agitavano sopra di noi deformandosi e gridando, ormai pronte alla pioggia. Nonno, nonno caro, gli dissi, il mondo là fuori si agita e noi qui, invece, cosa mai possiamo fare? Godiamoci il vento, mi rispose. Non si sa mai quando smette.

lunedì 27 giugno 2011

poesia al limone

Mangio un ghiacciolo alla stazione di passaggio
senza nome né gente un po’ come noi due. Ascolta,
il frinir delle cicale è così forte da stordire
il vento ci scompiglia persino la bacheca degli orari.

Non ti amo più e del tuo amore non resta che una stecca.
Assai più facile gettarla che conservarla in tasca
e aspettare passeggiando fra i binari.
Perché mi hai chiamato? E cosa ti aspettavi che dicessi?