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martedì 3 dicembre 2024

caro michele

Ieri ho visto due film di Mario Monicelli, di quelli considerati minori. Uno abbastanza bruttino, La mortadella, del 1971, con protagonista la Loren che va negli Stati Uniti per sposarsi e si porta dietro come dono di nozze un prosciutto prodotto apposta per lei, che ovviamente le crea problemi alla dogana (in sostanza una buona idea per un cortometraggio dilatata oltremisura). L’altro, assai più serio, è Caro Michele del 1976, trasposizione dell’omonimo romanzo epistolare di Natalia Ginzburg, definito da molti come lento ed eccessivamente letterario, di certo non immediato, ma invece parecchio affascinante. Garboli definiva il romanzo come il resoconto di un “progressivo assideramento” e altrettanto fa il film adattandosi a quelle atmosfere sospese e irrisolte, a cui Monicelli contrappone la figura rivisitata di Mara, antipaticissima e invadente ragazza di Michele, interpretata da Mariangela Melato al suo top. Ne deriva un film sull’incomunicabilità che rappresenta la disgregazione di una famiglia borghese e dei suoi amici (tutti abbastanza anemici, patetici o stronzi) che nulla hanno da dirsi e nulla da sperare e così si aggrappano per sopravvivere alla figura evanescente di Michele, scappato all’estero e che mai si vedrà ritornare (simile a un Godot in minore) ovvero a quella di Mara che però, di contro, o li vampirizza o li respinge con la sua sfacciata vitalità, fino a restate cocciutamente sola; e in questo senso è da segnalare il finale della pellicola che è un dichiarato e parodistico omaggio a Tempi moderni di Chaplin. Il film è visivamente molto bello, specie in determinate sequenze invernali o di chiara derivazione pittorica, ma la sua caratteristica più sorprendente sta forse nel fatto di essere non solo uno dei meno monicelliani dei film di Monicelli, ma allo stesso tempo il più alleniano, anticipando la struttura e le atmosfere pregne di muta disperazione di certi film di Woody Allen degli Ottanta. Persino l’apparentemente italianissima Mara, trasposta in un film di Allen, non avrebbe nessuna difficoltà a passare per la classica ragazza ebrea sboccata e scroccona, come se ne incontrano tante nei suoi film. È come se certo umorismo e fatalismo yiddish fossero stati assorbiti da Monicelli dalle pagine della Ginzburg e trasposti in una pellicola che anticipa molte delle future soluzioni sceniche di Allen, e tutto questo negli anni in cui lo stesso Allen non aveva ancora compiuto il suo passaggio dal puro cinema comico a quello più meditativo e drammatico della sua maturità (Io e Annie è del 1977). Nota di merito a margine, la pregevole presenza come attore (nella parte del padre artista di Michele) del poeta Alfonso Gatto.



domenica 28 agosto 2022

lepre. neve. poetica

di Michael Krüger

1
Ora il campo davanti ai miei occhi è bianco
e compatto, e se qua e là non ci fosse qualche
stelo scuro, che esausto si fa strada
in quella distesa uniforme, io potrei
parlare di due mondi come tante
poesie sulla neve, che descrivono
con stupore lo spettacolo della natura: confidando
nel fatto che dopo il disgelo apparirà ancora qualcosa
di essenziale. L’elemento chiaro, puro,
senz’ombra, la forza del silenzio: tutto ciò
è noto, e anche il colosso dormiente
che s’alza e abbassa debolmente al ritmo
d’un leggero respiro. Ora potrei, sedendo
al sicuro dietro la finestra, descrivere
il mondo com’esso è realmente.

2
Non posso, perché ora una lepre
brucando saltella sopra il bianco lenzuolo, troppo debole
per farcela su questo pendio nevoso, penso io.
Cerca in questo bianco presente l’ingresso
agli inferi. Saltella giù per le balze
dove prima c’erano sentieri. Ora si rizza,
per avere una visuale migliore, guarda –
verso di me. È come se in lei fosse nascosto
un secondo animale che vuole parlarmi al più presto.
Io guardo altrove. La lepre saltella oltre
e scopre infine una traccia, la traccia
della lepre che sta seguendo con zelo. È ormai
buio, presto sarò placato, la luce
della lampada fa sparire la natura,
sparita è la scrittura ballerina della lepre.

3
Bianca come la neve è la carta,
su cui io ora riporto i ghirigori
dell’animale, bianca come una storia, analogie,
bianca come la scrittura in cui m’imbatto,
che seguo solerte, bianca come il mondo,
bianca come una poesia di neve, bianca come la morte,
che è da riscrivere in quest’inverno.

(da Zoo, trad. Luigi Forte, in Di notte tra gli alberi, Donzelli, 2002)

domenica 13 novembre 2016

malinconia solo d'estate...

Malinconia solo d’estate
prometteva il tempo incerto e
zoppicante. Invece si protrae
per troppo tempo l’incerto e
il malcontento ed è già inverno
senza estate.

mercoledì 9 novembre 2016

becchino

Sono una specie di becchino al contrario. Scavo d’inverno per ripescare stronzi buoni come combustibile per il fuoco, e riemergono invece cadaverini di animali domestici, che si confondono col paesaggio color terra bruciata e bianco di neve fresca come in un quadro fiammingo.

venerdì 27 novembre 2015

prima del sonno

Ci osservano, tutte le sere dall’esterno attraverso la finestra che confonde i profili coi nostri riflessi mentre ceniamo, come se fossero qui con noi mentre sorseggiamo una tisana prima del sonno. 
Lo sono, ma in un modo speciale, dal punto preciso che hanno scelto per guardarci e non vorrebbero mai modificare nemmeno a un nostro invito, un punto alla perfetta distanza dal cuore, lì oltre la finestra nel primo freddo dell’inverno, liberatorio.

martedì 29 settembre 2015

cosa mai potrà portarci il tempo...

Cosa mai potrà portarci il tempo
se non il rinsecchirsi delle dita ed il silenzio
più buio nel lento avanzare dell’inverno?
Non certo l’esperienza od il conforto
di un ultimo improvviso amore offerto
a un cuore più maturo. Ecco. Noi qui
si vive soli per sentirsi meno soli
di fronte alla speranza che tradisce.
Perché soltanto attraverso la poesia
ritorna tra le dita il verde che non tace.

giovedì 13 agosto 2015

una cartolina dall'islanda

Si suggella così il tuo lungo viaggio
e il nostro breve che per poco
ci portò un romanzo: il breve lampo
del tuo slancio senz’amore
ma incapace di slegarsi dal mio amore
(né disse mai l’amore di volerci)
soltanto per averci complici
e compagni di perdenza per il giorno
del tuo ritorno a casa anguilla mia.

Mi scrivi dalle coste dell’inverno
in una luce tutta notte tutta inverno
mai più salvezza tu mai più l’eterno
ma serratura (toppa e chiavistello)
da serrare in vista dell’averno:
cruna che dall’abisso di un vulcano
ci schiude una parola il tuo saluto
poi viene divorata dall’incuria dallo sputo
dei postini infreddoliti. Perdonali

non sanno.

mercoledì 1 ottobre 2014

ecco girgenti già morde la gastrite...

Ecco Girgenti già morde la gastrite
né ci si offre più mite
stagione. L'inverno umido
attecchisce al cuore, lo infracida.

domenica 18 maggio 2014

goccia

Ed ecco io quando sto male
sogno il tuo culetto micidiale
danzare nudo per la stanza come neve
non ho parole che vengano
a salvarci solo il turbinio della tua vita
che lenisce questo sangue innaturale
dell’inverno che segue a primavera
la mia insonnia si accavalla rossa
ai sogni nel disordine del cuore
dove solo goccia rossa può valere
contro il gelo il tuo ansimare
il tuo culo bianchissimo da pungere.

sabato 1 marzo 2014

gatto sotto la magnolia

È un gatto sotto la magnolia in fiore
chiuso nelle spalle, caldo
nel letame. Non vede in alto
i petali tesi come pugni piantati nel cuore.

Non vede come tutto muove
quest’inverno, anima mia,
senza più meta o ragione
che non sia una mite cattiveria

un blando scetticismo senza onore.
Dorme, teso nella spalla
sordo a ogni richiamo. E tutto quanto vuole
è un letto di letame e poi più nulla.

martedì 28 gennaio 2014

così

Nel freddo più freddo di gennaio
il cielo si è schiarito con un lampo
dopo giorni che m’intasava il cuore.
Siamo qui da soli alla fermata
che ridice ormai per sempre perduta
la tua corsa e se t’ho amata io
non abbastanza e non t’importa
non rovinare tutto ancora adesso.
Si condensano di fronte nella luce
trapassata da un neon le finestre
opache di vapore delle otto dove
un altro giorno muore in cucina
nell’orrore famigliare che ci siamo
per fortuna risparmiati. Così.

mercoledì 8 gennaio 2014

ma una storia può durare il tempo di...

Ma una storia può durare il tempo di
8 poesie? Una per ogni nostro bacio
e questa come suggello ad un abbraccio
lungo un mese per tutto il resto della vita.

lunedì 30 settembre 2013

e se ottobre incontrasse maggio...

E se ottobre incontrasse maggio
e la temperatura salisse ai
margini dell’estate
confondendo l’inverno
non sarebbe la chiusura perfetta
del cerchio la prova
che il tempo può sconvolgere il cuore
e ridare ragione alla speranza?

mercoledì 1 maggio 2013

l'aria che cambia

Sarà anche vero che ne ha fatti di più belli, che Tempest e "Love and Theft" sono molto più rappresentativi del suo ultimo periodo artistico e raccontano molte più cose di lui e del suo mondo, però, quando vedo una giornata di sole, il primo disco a cui penso è Together Through Life. Gli altri sono pieni di inverno o di afose nottate estive, questo invece suona di primavera, di quel particolare momento in cui la primavera si fa estate e tu tieni le finestre aperte per goderti l'aria che cambia.

venerdì 22 marzo 2013

mi chiedono poesie per affrontare...

I fiori muoiono quando ci rattrista perderli. (Dogen)

Mi chiedono poesie per affrontare la fine di qualcosa
ma non ci sono poesie solo esperienze
si muore si soffre si perde e ci aggrappiamo ai ricordi
a parole che riempiano l’assenza come sempre
ci ritroviamo più soli ad affrontare l’inesauribile onda.

L’inverno non diventa primavera resta tale
nel suo nome congelato.
Ci spostiamo da un ramo all’altro per il nostro sonno
fino a quando non verrà potato.

giovedì 13 dicembre 2012

domani cannibale e fuggiasco...

domani cannibale e fuggiasco
domani asceta oppure a dieta

domani eldorado sa d’aprile
non ce l’ha una storia incerta

domani ti coglierà un inverno mite
prima di domani è già notte