domenica 28 agosto 2022

lepre. neve. poetica

di Michael Krüger

1
Ora il campo davanti ai miei occhi è bianco
e compatto, e se qua e là non ci fosse qualche
stelo scuro, che esausto si fa strada
in quella distesa uniforme, io potrei
parlare di due mondi come tante
poesie sulla neve, che descrivono
con stupore lo spettacolo della natura: confidando
nel fatto che dopo il disgelo apparirà ancora qualcosa
di essenziale. L’elemento chiaro, puro,
senz’ombra, la forza del silenzio: tutto ciò
è noto, e anche il colosso dormiente
che s’alza e abbassa debolmente al ritmo
d’un leggero respiro. Ora potrei, sedendo
al sicuro dietro la finestra, descrivere
il mondo com’esso è realmente.

2
Non posso, perché ora una lepre
brucando saltella sopra il bianco lenzuolo, troppo debole
per farcela su questo pendio nevoso, penso io.
Cerca in questo bianco presente l’ingresso
agli inferi. Saltella giù per le balze
dove prima c’erano sentieri. Ora si rizza,
per avere una visuale migliore, guarda –
verso di me. È come se in lei fosse nascosto
un secondo animale che vuole parlarmi al più presto.
Io guardo altrove. La lepre saltella oltre
e scopre infine una traccia, la traccia
della lepre che sta seguendo con zelo. È ormai
buio, presto sarò placato, la luce
della lampada fa sparire la natura,
sparita è la scrittura ballerina della lepre.

3
Bianca come la neve è la carta,
su cui io ora riporto i ghirigori
dell’animale, bianca come una storia, analogie,
bianca come la scrittura in cui m’imbatto,
che seguo solerte, bianca come il mondo,
bianca come una poesia di neve, bianca come la morte,
che è da riscrivere in quest’inverno.

(da Zoo, trad. Luigi Forte, in Di notte tra gli alberi, Donzelli, 2002)

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