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lunedì 16 settembre 2024

strade parallele

Pur vivendo praticamente alle sue spalle non l'avevo mai notata prima, ma ecco un particolare esemplificativo della storia e dell'ironia nera del mio paese, tratta da una immagine di Google Maps. In una zona tutta dedicata alle menti del fascismo (via Giovanni Gentile, via Italo Balbo, via Corridoni, via Ugo Spirito, via D'Annunzio, via Tatarella, via Almirante, via Araldo di Crollalanza, dove vivo), proprio al suo centro passa più discreta via Primo Levi che corre parallela a via Giulio Cesare Evola. Tu la guardi sulla mappa e continui a chiederti chi ha pensato un simile accostamento, e con che spirito o gusto, o se invece sta lì come metafora di ogni vittima offesa dalla brutalità del male, o di ogni uomo che resiste, scrivendo, come una spina nel fianco del potere.

venerdì 1 ottobre 2021

una questione privata

Ho appena visto la registrazione del consiglio comunale di ieri, e al contrario di altri miei concittadini non voglio farne una questione politica, ma personale. L'altro giorno ero con il figlio di Franco Basile, gli ho detto che c'era stata una mozione per cui forse c'era la speranza di togliere il nome ad alcuni illustrissimi politici del secolo passato per intitolare alcune strade a delle persone forse meno illustri sul piano storico ma che avevano dedicato la loro vita alla crescita di questo luogo, fra gli altri suo padre che lo meritava davvero. Ieri, durante il consiglio comunale è stato detto (con tatto, ma in concreto) che togliere il nome di una strada dedicata a Italo Balbo o Araldo di Crollalanza per darlo invece a un'altra persona come poteva essere Franco Basile era "un atto politico, di revisionismo storico, dettato da motivazione di parte e ideologiche" e loro non erano qui per questo. Io ho ascoltato e non ci posso credere, giuro, voglio pensare che sia stata una sorta di leggerezza, ma ve lo voglio dire, che se ieri fra quei banchi c'era seduto qualcuno che ha conosciuto Franco in vita e nemmeno per un attimo ha pensato a lui preferendo invece difendere la memoria di Italo Balbo, avrebbe dovuto vergognarsi, non come politico ma proprio come persona.

sabato 28 agosto 2021

pensierino curdunnese dopo le dimissioni di durigon

Hanno costretto Durigon alle dimissioni per aver proposto di cambiare il nome di una piazza intitolata a Falcone e Borsellino per ritornare, in virtù dei passati valori di Latina, alla precedente intitolazione ad Arnaldo Mussolini, fratello del Duce. Avesse almeno proposto Romano Mussolini, che era un musicista di talento, ma forse quel Mussolini Durigon nemmeno lo conosce, e in ogni caso che a un jazzista italiano si intitoli una strada in Italia forse è vietato (correggetemi se sbaglio). Tornando a Durigon, è cosa gravissima e inappropriata dicono alcuni, e andava punita severamente. Ma allora, mi chiedo, io che vivo nella zona fascistona di Locorotondo, Puglia, in via Araldo di Crollalanza, che si incrocia con via Giorgio Almirante (in cui ironicamente si incuneano via Pertini e via Sciascia), e con via Giulio Cesare Evola, via Italo Balbo, via Giovanni Gentile, via Ugo Spirito, via Vilfredo Pareto, via Gioacchino Volpe, via Filippo Tommaso Marinetti (questa mi piace), via Pinuccio Tatarella e persino, con molta sottigliezza, via Filippo Corridoni (sindacalista rivoluzionario amico del primo Mussolini socialista), dove insomma non c’è un omaggio improvvisato, ma la ricostruzione scientifica di quella storia, roba che quelli di Latina a noi pugliesi ci fanno un baffo, ecco se utilizziamo quel sistema punitivo lì, noi, a coloro che hanno effettivamente dato questi nomi alle nostre strade, quali dimissioni dovremmo chiedere? Quali scuse pubbliche? Quale sberleffo imporre? Ma soprattutto, in virtù di alcuni nostri valori, non ultimo la riconoscenza, non sarebbe più giusto cambiare nome a una delle tante strade di cui sopra in via Anthony Galt, antropologo che negli anni Ottanta ha scritto ben due libri sul nostro paese studiati nelle università americane e nessuno gli ha mai detto grazie? Una a Giuseppe Giacovazzo, giornalista? Una a Peppe Guarella, storico? E passati i dieci anni di rito, una a Vincenzo Cervellera, scrittore? Una via a Gino Strada che forse se la merita, oggi, un pochino più di tutti gli altri e che speriamo non finisca in culonia come via Peppino Impastato?


lunedì 17 aprile 2017

toponomastica

Visto che oggi sto poco bene è venuto a trovarmi un amico. Mentre cercava la casa si è reso conto che nella zona in cui vivo i nomi delle strade sono tutti di fascisti: io sto in via Araldo Di Crollalanza che si interseca con via Evola e più giù con via Italo Balbo, e alle mie spalle c’è via Almirante. Per dire. Per farlo ridere gli racconto che una volta qui era via Della Resistenza poi c’è stata una rivoluzione della toponomastica ed evidentemente nemmeno la Resistenza ce l’ha fatta di fronte al potere della politica di rievocare il meglio della nostra Storia. Lui non capisce l’ironia e mi dice che sbaglio, che invece di ridere bisogna andare in comune e a lamentarsi, fare casino sui giornali. Perché quei nomi, quei brutti nomi, non mi riguardano e non c’entrano nulla con la “nostra” storia. Ma secondo me un nome è un nome se parliamo di Storia con la S maiuscola che si porta dietro, nel tempo, uguale colore di sangue. Se vogliamo rifar tutto da capo, per bene, allora io comincerei da molto prima e cancellerei tutte le piazze Vittorio Emanuele o dei Savoia, i corso Cavour o XX settembre e le vie Giuseppe Garibaldi, nomi che per quanto mi riguardano sono altrettanto lesivi della nostra storia di quelli legati al fascismo oppure al colonialismo. Nomi di gente orribile che ragionava in chiave di conquista, Italo Balbo così come Cavour. Vogliamo dare un senso alle strade? Allora mettiamo da parte condottieri e politici, regnanti e soldati, di cui non importa nulla a nessuno, e recuperiamo i nomi di chi le ha camminate insieme a noi, e diamo alle strade il nome di un armiere o di una sartina, di un barbiere o di uno stagnino, di un cantiniere, di un parroco, di un fabbro, di un qualsiasi arrangiato che ha consumato la sua vita in piazza scroccando un pasto o una bevuta con un sorriso gentile. È quella la nostra storia, se vogliamo parlare della “nostra” storia, ed è una storia minore ma è viva, una storia di cui andare orgogliosi perché l’abbiamo toccata con mano, l’abbiamo costruita insieme.

domenica 7 aprile 2013

non credevo...

Non credevo c’è ancora jazz per le strade e poesia
che parlano d’amore, dicono si muove
infischiandosi meravigliosamente di tutto
nel tuo fermacapelli o nella curva dell’occhiale
nel modo in cui ti muovi leggera per il mondo ballerina.

giovedì 7 marzo 2013

la città ha il tuo odore quando piove...

La città ha il tuo odore quando piove
puzza di pelo bagnato
di lumache pestate quando vanno
fuori in branco dai cespugli
il loro croc fa eco nella suola della scarpa.
La tua ombra corre in ogni strada
stringe al petto il corpo d’una
amicizia agonizzante cerca aiuto
invoca un medico soccorso ed ogni volta
bussa a una casa vuota
prende apposta un nuovo cul-de-sac.

giovedì 20 dicembre 2012

non scalfirai i miei sogni...

Non scalfirai i miei sogni
neppure quando dici:

“Non vedi più bellezza nelle cose
e scrivi versi solo per nasconderlo:
i tuoi versi bastardi e sensibili
che ami più delle stesse cose.”

Nei miei sogni cavalli di vetro
si muovono per città fatte d’aria
e di foglie
dietro i palazzi universitari
si celebra
l’incerto egoismo della tua giovinezza.

Io sono libero come vedi
tu non puoi toccarmi.

martedì 18 dicembre 2012

autoritratto in via della sacca


Immagina com’era questa strada
al tempo prima dei lampioni
i sassi riflettevano la luna meridiana
infilatasi fra i muri
incagliatasi sul fondo della città.
Non è cambiato nulla da quel giorno
la stessa pace senza l’obbligo di un dazio
senza il chiasso famigliare soffocante
il suo buco agghindato accogliente
in Via della Sacca dove sei stato felice
per quanto i piedi
si consumassero nervosi nella corsa
dei tuoi giorni ormai contati.

domenica 23 settembre 2012

qui non arriva mai il sole

lieto fine

Ma questa non è una storia a lieto fine, mi dice Marcello, te ne racconto una migliore.
E mi racconta della volta che sta rientrando a casa e trova un topolino, poco più grande di un’unghia, fermo sul marciapiedi accanto alla grata di un tombino, che fissa verso il cielo, le luci dei lampioni e le finestre illuminate del palazzo di fronte. Pensa che si è perso, e per dargli una mano prova in tutti i modi a rigettarlo nel tombino, spingendolo con un quaderno, ma il topolino si aggrappa con tutte le sue forze alle sbarre della grata, e si rifiuta di scendere. Così Marcello si arrende e torna a casa.
Più tardi va a controllare il topolino, ma quello non c’è più. Solo allora, mentre passa vicino al giardino lì accanto, abbandonato e selvatico da anni, pensa che forse il topo non è venuto fuori dal tombino, ma da lì, a guardarsi incuriosito questo mondo, così scialbo in confronto al suo, fatto di fiori dall’odore pungente e grovigli di spine. Marcello passa davanti a quel giardino ogni giorno, così tante volte che ormai non ci fa più caso. E senza quel topo, dice, non avrebbe mai ricominciato a vederlo.
È stata la cosa migliore che ho fatto, conclude, lasciar perdere quello che pensavo e accettare che il topolino facesse quello che voleva. Se lo avessi spinto giù, anche con le migliori intenzioni, non me lo sarei mai perdonato.
Ascolto Marcello, ha la voce piena di ansia e pianto, eppure sorride. Mi ha appena detto che la sua ragazza è rimasta incinta e vuole tenersi il bambino. Poi, finito il liceo, entrambi si troveranno un lavoro e un posto tutto loro in cui vivere, senza i genitori.

venerdì 26 agosto 2011

ragazzi "persi"







Li incontro per strada. Mi fermano chiedendomi un ritratto perché sono stati al cimitero e passeggiando fra le tombe si sono resi conto che, se anche la morte per gente così disperata e sola, senza nemmeno una donna, è meglio, non vogliono andarsene senza lasciare una traccia di sé al mondo, perché morire senza che nessuno ti ricordi è un po' come non essere mai vissuti. Proprio per questo si definiscono ragazzi "persi", e ho promesso loro che se mai farò un altro libro o una mostra, allora inserirò queste foto. In cambio, mi dicono, mi porteranno al mare una domenica, così prendo anch'io un po' di sole. Nell'ultima foto c'è uno dei due che si mette in posa per me. Io credo stia facendo Rocky. In realtà, mi spiega l'altro, è San Giorgio.