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mercoledì 15 gennaio 2025

la piazza

C'è un amico che ogni volta che mi incontra per strada mi dice che lui è sicuro che io diventerò famoso un giorno, ma quando non mi servirà più a nulla. Io ogni volta gli rispondo: Fa niente, basta che mi danno almeno una piazza.

martedì 11 giugno 2024

l'amicizia

Mi viene a cercare Gianni, un mio vecchio compagno del catechismo che non vedo da allora. – Antonio, ma come, ho saputo dei tuoi grandi successi lavorativi, e tu non mi dici nulla! – Quali successi? – Non sei tu Antonio Lillo che dirige l’Ufficio tecnico al Comune? – Ahhh! No. Quello è mio un omonimo. Ogni tanto mi chiamano per sbaglio, ma non sono io. – Fa una mezza risata. – Ah non sei tu, mannaggia! E che lavoro fai, invece? – Faccio l’editore – Fa uno sguardo vuoto. Glielo spiego meglio. – Faccio libri. – Allora si illumina. – Ah, sotto a Giacovelli stai? – Sotto a Giacovelli 𝘭𝘦𝘷𝘢𝘭𝘰… – Ahhh, mannaggia! Ma almeno lo conosci? – Chi, Paolo? Sì che lo conosco. – Ma siete almeno amici? – Gianni, ma tu cos’è che vuoi da me? – Fa lo sguardo offeso. – Nulla! Ma se siete amici è meglio.


(Ps. Mi dicono che questa storia, per chi non è del luogo, non si capisce bene se non spiego chi è Paolo Giacovelli, editore che vive nel mio stesso paese e al contempo Assessore alle politiche sociali e giovanili).

mercoledì 17 gennaio 2024

i nomi

La mia memoria, con tutto che la tengo allenata, comincia fare cilecca. Stamattina cercavo il profilo di una ragazza a cui la settimana scorsa ho scritto “mi posso innamorare di te?” e non mi ricordavo il nome. Sempre meglio, però, di quella volta in cui ero a letto con una conosciuta da poco e l’ho chiamata per tutto il tempo col nome di un’altra. Quando me ne sono accorto ho provato a scusarmi, ma lei “non ti preoccupare, tanto quando ci rivediamo noi due?”. Da dimenticante a dimenticato il passo è breve.

venerdì 1 ottobre 2021

una questione privata

Ho appena visto la registrazione del consiglio comunale di ieri, e al contrario di altri miei concittadini non voglio farne una questione politica, ma personale. L'altro giorno ero con il figlio di Franco Basile, gli ho detto che c'era stata una mozione per cui forse c'era la speranza di togliere il nome ad alcuni illustrissimi politici del secolo passato per intitolare alcune strade a delle persone forse meno illustri sul piano storico ma che avevano dedicato la loro vita alla crescita di questo luogo, fra gli altri suo padre che lo meritava davvero. Ieri, durante il consiglio comunale è stato detto (con tatto, ma in concreto) che togliere il nome di una strada dedicata a Italo Balbo o Araldo di Crollalanza per darlo invece a un'altra persona come poteva essere Franco Basile era "un atto politico, di revisionismo storico, dettato da motivazione di parte e ideologiche" e loro non erano qui per questo. Io ho ascoltato e non ci posso credere, giuro, voglio pensare che sia stata una sorta di leggerezza, ma ve lo voglio dire, che se ieri fra quei banchi c'era seduto qualcuno che ha conosciuto Franco in vita e nemmeno per un attimo ha pensato a lui preferendo invece difendere la memoria di Italo Balbo, avrebbe dovuto vergognarsi, non come politico ma proprio come persona.

sabato 28 agosto 2021

pensierino curdunnese dopo le dimissioni di durigon

Hanno costretto Durigon alle dimissioni per aver proposto di cambiare il nome di una piazza intitolata a Falcone e Borsellino per ritornare, in virtù dei passati valori di Latina, alla precedente intitolazione ad Arnaldo Mussolini, fratello del Duce. Avesse almeno proposto Romano Mussolini, che era un musicista di talento, ma forse quel Mussolini Durigon nemmeno lo conosce, e in ogni caso che a un jazzista italiano si intitoli una strada in Italia forse è vietato (correggetemi se sbaglio). Tornando a Durigon, è cosa gravissima e inappropriata dicono alcuni, e andava punita severamente. Ma allora, mi chiedo, io che vivo nella zona fascistona di Locorotondo, Puglia, in via Araldo di Crollalanza, che si incrocia con via Giorgio Almirante (in cui ironicamente si incuneano via Pertini e via Sciascia), e con via Giulio Cesare Evola, via Italo Balbo, via Giovanni Gentile, via Ugo Spirito, via Vilfredo Pareto, via Gioacchino Volpe, via Filippo Tommaso Marinetti (questa mi piace), via Pinuccio Tatarella e persino, con molta sottigliezza, via Filippo Corridoni (sindacalista rivoluzionario amico del primo Mussolini socialista), dove insomma non c’è un omaggio improvvisato, ma la ricostruzione scientifica di quella storia, roba che quelli di Latina a noi pugliesi ci fanno un baffo, ecco se utilizziamo quel sistema punitivo lì, noi, a coloro che hanno effettivamente dato questi nomi alle nostre strade, quali dimissioni dovremmo chiedere? Quali scuse pubbliche? Quale sberleffo imporre? Ma soprattutto, in virtù di alcuni nostri valori, non ultimo la riconoscenza, non sarebbe più giusto cambiare nome a una delle tante strade di cui sopra in via Anthony Galt, antropologo che negli anni Ottanta ha scritto ben due libri sul nostro paese studiati nelle università americane e nessuno gli ha mai detto grazie? Una a Giuseppe Giacovazzo, giornalista? Una a Peppe Guarella, storico? E passati i dieci anni di rito, una a Vincenzo Cervellera, scrittore? Una via a Gino Strada che forse se la merita, oggi, un pochino più di tutti gli altri e che speriamo non finisca in culonia come via Peppino Impastato?


lunedì 17 aprile 2017

toponomastica

Visto che oggi sto poco bene è venuto a trovarmi un amico. Mentre cercava la casa si è reso conto che nella zona in cui vivo i nomi delle strade sono tutti di fascisti: io sto in via Araldo Di Crollalanza che si interseca con via Evola e più giù con via Italo Balbo, e alle mie spalle c’è via Almirante. Per dire. Per farlo ridere gli racconto che una volta qui era via Della Resistenza poi c’è stata una rivoluzione della toponomastica ed evidentemente nemmeno la Resistenza ce l’ha fatta di fronte al potere della politica di rievocare il meglio della nostra Storia. Lui non capisce l’ironia e mi dice che sbaglio, che invece di ridere bisogna andare in comune e a lamentarsi, fare casino sui giornali. Perché quei nomi, quei brutti nomi, non mi riguardano e non c’entrano nulla con la “nostra” storia. Ma secondo me un nome è un nome se parliamo di Storia con la S maiuscola che si porta dietro, nel tempo, uguale colore di sangue. Se vogliamo rifar tutto da capo, per bene, allora io comincerei da molto prima e cancellerei tutte le piazze Vittorio Emanuele o dei Savoia, i corso Cavour o XX settembre e le vie Giuseppe Garibaldi, nomi che per quanto mi riguardano sono altrettanto lesivi della nostra storia di quelli legati al fascismo oppure al colonialismo. Nomi di gente orribile che ragionava in chiave di conquista, Italo Balbo così come Cavour. Vogliamo dare un senso alle strade? Allora mettiamo da parte condottieri e politici, regnanti e soldati, di cui non importa nulla a nessuno, e recuperiamo i nomi di chi le ha camminate insieme a noi, e diamo alle strade il nome di un armiere o di una sartina, di un barbiere o di uno stagnino, di un cantiniere, di un parroco, di un fabbro, di un qualsiasi arrangiato che ha consumato la sua vita in piazza scroccando un pasto o una bevuta con un sorriso gentile. È quella la nostra storia, se vogliamo parlare della “nostra” storia, ed è una storia minore ma è viva, una storia di cui andare orgogliosi perché l’abbiamo toccata con mano, l’abbiamo costruita insieme.