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mercoledì 12 giugno 2024

ombre ammonitrici

Ombre ammonitrici, di Arthur Robison è un film muto del 1923. Tutto funziona “allo specchio” in quest’opera, persino il suo autore è un raro esempio di regista americano emigrato in Germania. Il film, da poco restaurato, ha perso nel tempo le sue didascalie restando completamente muto, senza nemmeno una battuta, ma questo ne aumenta il fascino. Tema dell’opera sono le ombre e le illusioni che da esse scaturiscono, che ingannano o rivelano. La storia si svolge quasi completamente in unità di tempo e luogo, durante una lunga notte in un castello dove convergono una serie di ospiti, uno dei quali è l’amante della moglie del signore del castello. Il quale li scopre, accidentalmente, attraverso le loro ombre che sembrano toccarsi: quello delle ombre è un inganno ottico che mostra però qualcosa di reale. Con la complicità di un illusionista il proprietario organizza, nella migliore tradizione shakespeariana, uno spettacolo di ombre cinesi – cinema nel cinema – attraverso cui svelare la tresca. Qui però, in una scena di grande fascino visivo, l’illusionista agitando il portacandele fa una vera magia, le ombre degli invitati prima si ritirano e poi si rovesciano, il filtro del film passa dall’ocra al violaceo, e gli stessi ospiti si ritrovano proiettati nei propri incubi dando corpo alle loro pulsioni sanguinarie. Il proprietario del castello, pazzo di gelosia, diventa coi suoi due servi l’aguzzino della moglie, mentre gli ospiti che fino a poco prima spasimavano per lei si fanno a loro volta suoi assassini. L’opera potrebbe già finire qui, ma per le convenzioni dell’epoca la notte finisce e tutto torna come prima in una sorta di pseudo riconciliazione dei due coniugi. Il colpo di teatro finale Robison lo dà negli ultimi minuti, quando rompe l’unità sopra accennata e il mattino dopo gli ospiti frastornati, dopo essere usciti dall’illusione del mago, escono anche dal castello, ritrovandosi proiettati nella realtà del mercato, dove uno dei contadini prova a vendere loro i suoi prodotti, un altro si lascia scappare un maiale che li travolge. Dal sogno notturno amplificato dalle illusioni del cinema alla realtà più prosaica del giorno.

domenica 7 giugno 2015

cemento

Stamattina sono stato a messa per questioni di famiglia. Era una chiesa orrenda, di quelle moderne, asettica e squadrata, coi muri in cemento grezzo e piena di finestre e di luce naturale che non lasciava niente all'immaginazione: nessuna ombra, nessun mistero. Non sapeva nemmeno di incenso. Sopra l'altare stava appeso un grande crocifisso prestampato che pareva comprato all'Ikea. All'inizio della messa il prete ha detto, con molta convinzione, che in Chiesa bisogna avere un certo atteggiamento di rispetto, e devozione, perché si entra nella casa di Dio e lì è presente Dio, ci si pone al suo cospetto. Ma io mi guardavo intorno e pensavo che, se Dio c'è, non vive nel cemento, nemmeno gli piace.

domenica 21 luglio 2013

non siamo forse vittime in amore?

Non siamo forse vittime in amore?
Chi prende nel dubbio
chi lascia e chi ne viene lasciato
ce ne stiamo in equilibro sul muro

e anche quando, ebbri di felicità
abbassiamo lo sguardo
ci accorgiamo dell’enorme distanza
che ci separa dalle nostre ombre.

lunedì 27 maggio 2013



Non è nemmeno il pezzo più bello di questo splendido disco, ma è di sicuro molto suggestivo. Lo pubblico per stemperare un po’ l’atmosfera della poesia che ho pubblicato pochi minuti fa. Altrimenti poi mi si dice che sono il solito poeta monotematico e afflitto dalla vita. E a me la vita tutto sommato piace. Il disco si chiama Walking Shadows, è uscito quest’anno ed opera del sassofonista americano Joshua Redman e, se posso fare della pubblicità, andrebbe ascoltato tutto.

giovedì 7 marzo 2013

la città ha il tuo odore quando piove...

La città ha il tuo odore quando piove
puzza di pelo bagnato
di lumache pestate quando vanno
fuori in branco dai cespugli
il loro croc fa eco nella suola della scarpa.
La tua ombra corre in ogni strada
stringe al petto il corpo d’una
amicizia agonizzante cerca aiuto
invoca un medico soccorso ed ogni volta
bussa a una casa vuota
prende apposta un nuovo cul-de-sac.

mercoledì 14 novembre 2012

i tuoi giorni regolati...

I tuoi giorni regolati dal cambio del catetere
dalle cadute sul pelo d’acqua del sonno
le cataratte confondono le ombre di là
oltre la luce bianchissima diffusa dal soffitto.

lunedì 29 ottobre 2012

planimetria del dolore

La percezione della solitudine
che abbiamo del mondo
rispecchia il momentaneo stordimento
della nostra delusione.
Moltiplica quella per i miliardi di noi
copie fotostatiche nell’ombra
e avrai la visione millimetrica del vuoto
la pianta catastale del suo cuore.