Siccome sono poeta come tutti, conosco anch’io, come tutti, l’autocommiserazione, quel particolare sentimento per cui si arriva a credere, e dire apertamente, che ci escludono, che siamo incompresi e messi da parte da un sistema che non riconosce i nostri meriti. Un po’ è vero, intendiamoci, e un po’ è vittimismo, che capisco. Capisco un pochino meno un autore che sta sempre a lamentarsi di essere vittima del sistema e dei poteri occulti che ci governano, ma contro cui lotta lanciando i suoi strali da un’assai poco democratico social network dove una volta scrisse “basta, sono avvilito e me ne vado”, per quel post prese più di 2500 like e il giorno dopo era già tornato; oppure dice di essere stato fatto fuori dall’ingrato sistema editoriale, poi però lo vedi pubblicare non per qualche scalcagnato micro-editore indipendente, ma per case editrici di prestigio e di sistema come Einaudi, Il Saggiatore e Feltrinelli. Tant’è, conosco il mondo e le prendo come classiche contraddizioni di un ego artistico irrequieto e sensibile, e visto che non è uno scemo e scrive anche cose molto belle lo leggo sempre con piacere, mettendo da parte certe sue uscite che non condivido. Ciò detto, quelli che proprio non arrivo a capire sono coloro che gli vanno dietro adoranti e lo incensano e difendono come un vate, senza prendere mai un minimo di distanza critica. I suoi 2500 lettori. Ma veramente non si accorgono che il re, come ogni re che si rispetti, qualche volta è nudo e si contraddice nei suoi stessi atteggiamenti come tutti noi comuni mortali? O lo vedono e restano zitti? E se restano zitti, perché? E soprattutto, a questo punto, in quale contro-sistema vivono?
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
sabato 10 febbraio 2024
martedì 7 novembre 2023
sulla bilacia
Anche io sono convinto, come tutti, che viviamo in un periodo di continua propaganda, spesso giornalistica, che ci bombarda dalla mattina alla sera con notizie interessate a descriverci una realtà manichea dove noi si sta sempre dalla parte dei buoni. Però, devo anche dire, non sempre il modo in cui esprimiamo il nostro dissenso critico è più limpido, e meno interessato, del modo in cui si fanno infinocchiare gli altri. Ad esempio, a parità di bombardamento mediatico sui fatti di guerra di questi giorni a Gaza, se messi a confronto con quelli dell’anno passato in Ucraina, io ancora non ho letto un giudizio dissidente che si lamenta – come invece facevano di continuo l’anno scorso – che quando si parla, su tutti i canali televisivi e social, o pro o contro, di quell’orribile e ingiustificato attacco, ci si scorda degli altri 59 o 60 conflitti in corso nel mondo, molti dei quali in Africa. Io questo rimprovero che facevano tutti: “perché non parlate delle altre guerre del mondo?” oggi non lo sento più dire da nessuno, né da una parte né dall’altra della barricata, e mentre i Tg rilanciano la palla più fiaccamente sul conflitto in Ucraina, dell’Afghanistan, ad esempio, che era il caso precedente non ne parla più nessuno in assoluto. Che non significa che minimizzo lo schifo che mi fanno i fatti in corso, significa che (almeno per ciò che vedo) per alcuni un morto nel conflitto in Sudan acquista più o meno rilevanza umana, o peggio ancora statistica, se messo sulla bilancia a confronto del conflitto che gli sta più o meno a cuore, o che intende contestare, e questo mi pare non sia tanto giusto, né alla fine un discorso più pulito di tanti altri.
domenica 21 luglio 2013
non siamo forse vittime in amore?
Chi prende nel dubbio
chi lascia e chi ne viene lasciato
ce ne stiamo in equilibro sul muro
e anche quando, ebbri di felicità
abbassiamo lo sguardo
ci accorgiamo dell’enorme distanza
che ci separa dalle nostre ombre.
domenica 28 aprile 2013
il bersaglio
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| La cattura di Preiti |
La situazione della famiglia del brigadiere Giuseppe Giangrande mi ha molto colpito e commosso. La figlia è una ragazza giovanissima, poco più che ventenne, che ha perso la madre due mesi fa. Oggi suo padre è stato ferito senza motivo ed è in gravissime condizioni. Per la famiglia Giangrande queste sono ore di ansia e di angoscia. Dovremmo stare loro il più vicino possibile, fargli sentire che non sono soli. Noi, come istituzione, ci siamo. Mi auguro che si possa dare un segnale forte, che quando succede qualcosa ad un servitore dello Stato, lo Stato c'è.
Prima di andare all'ospedale Umberto I, dove è stato operato il brigadiere Giangrande, sono stata all'ospedale San Giovanni, dove è ricoverato il carabiniere Francesco Negri, con il quale ho potuto parlare. Per fortuna, nel suo caso, la situazione è sotto controllo. E' un ragazzo giovane e forte, orgoglioso di fare il suo lavoro e motivato a riprendere al più presto servizio.
Contesto due cose alla Boldrini. Primo, lo Stato dovrebbe esserci SEMPRE, per qualsiasi cittadino, e non solo per chi lo serve. Sarebbe quello, davvero, il “segnale forte”, che aspettiamo da tempo.
Secondo, e lo dico con tutto il rispetto per i feriti e per il dolore delle loro famiglie, se Luigi Preiti oggi ha sparato lo ha fatto non “senza motivo”, come dice la Boldrini, lo ha fatto per un motivo e uno solo, perché lo Stato non c'è, non c'è più per lui né per tanti altri, lo Stato lo ha abbandonato. E questo genera rabbia e la rabbia cieca vendetta, la più pericolosa, la più facilmente ripetibile. Dal suo punto di vista quell'uomo ha solo sbagliato il bersaglio.
