Straordinaria, pensavo, la nostra Costituzione, talmente grande che nella stessa ci si riconoscono sia quelli che in virtù dell'Articolo 11 (L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali) rifiutano il riarmo europeo, sia quelli che in virtù dell'Articolo 52 (La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino e quindi tutti sono obbligati a prestare servizio militare) vanno in giro di notte a pestare in gruppo chi, a loro insindacabile giudizio, ritengono sia pericoloso per la comunità, meglio ancora se extracomunitario. Sia gli uni che gli altri ritengono per opposti motivi che le istituzioni, sia lo Stato che l'Europa, li stiano tradendo e quindi li avversano con forza, però nessuno dei due stringerebbe mai la mano all'altro. Il bello è che secondo Costituzione sarebbero tutti fratelli, fratelli d'Italia (dall'inno di Mameli) in uno Stato che, diceva Saba, non conosce il parricidio ma è per sua stessa natura fratricida. Appunto.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
mercoledì 12 marzo 2025
mercoledì 19 febbraio 2025
vangelo
Ieri Trump ha detto in una intervista, rispondendo a Zelensky, che se l'Ucraina voleva partecipare al tavolo per la pace non avrebbe dovuto "cominciare questa guerra"... Che è una fesseria da qualsiasi posizione la si ascolti. Se gli USA/Nato non c'entrano nulla con la questione allora la guerra l'ha cominciata la Russia, se invece c'entrano allora la guerra l'hanno cominciata proprio loro... Invece pare che adesso stiano scaricando tutta la colpa sull'Ucraina e sullo stesso Zelensky, come qualcuno aveva già previsto, per aggirarli nei trattati. Del resto il sottinteso di quel "cominciare" è probabilmente che l'Ucraina ha sbagliato a "contrattaccare", se avesse accettato pedissequamente l'occupazione tutto questo non sarebbe successo... In fondo lo dice anche il Vangelo: "A chi ti schiaffeggia, tu porgi l'altra guancia; a chi ti toglie il mantello, non rifiutare la tunica. Dà a chiunque ti chiede; a chi ti prende ciò che è tuo, non chiedergli nulla in cambio". Quanti di noi lo hanno fatto di recente?
martedì 18 febbraio 2025
pace?
A me pareva già una stronzata l’incontro per la pace dell’estate scorsa a Lucerna, fatto senza la Russia (e con Biden assente), e mi sembra una stronzata quello di oggi senza l’Ucraina. Per il semplice motivo che la pace, se davvero vuoi la pace, si fa tra i litiganti, non con il terzo che gode, non con l’arbitro che come da tradizione è sempre cornuto. Poi possiamo tirare fuori tutte le motivazioni geo-fanta-politiche sulle cause del conflitto, su come sono andate le cose, su chi ha ragione e chi ha torto, su chi fa gli interessi di chi, possiamo tirare in ballo i millemila motivi per cui quello è più vittima di questo, o più cattivo, o più fantoccio, ma se vuoi la pace fra due stati, si fa un tavolo coi due stati che stanno combattendo, per farli parlare alla pari, per mitigare l’odio, rivedere le posizioni e salvare il salvabile con un minino di dignità necessaria per entrambi. Almeno se, come si dice, quello che ci sta a cuore – ma da ciò che leggo non ne sono per nulla convinto – è salvare vite o risarcire le migliaia di vittime di questo conflitto.
domenica 8 dicembre 2024
mondo binario
Da come la leggo qui sui social nelle ultime ore Trump ovvero “l’uomo della pace” si è messo d’accordo con Putin ovvero “la vittima di tutte le Nato” sacrificando la Siria “dove il più pulito ha la rogna” data in pasto a tagliagole e terroristi che nei prossimi anni se la spartiranno in combutta con Israeliani e Turchi come contropartita per finire la guerra in Ucraina. Probabilmente sono io che non capisco molto di geopolitica, quindi mi fido di chi scrive con tanta sicurezza. Alcuni anni fa, uno scrittore che amavo molto, Carlo Bordini, nei suoi post rimpiangeva un’epoca in cui il mondo era diviso in due blocchi di potere perché almeno – diceva – c’era un equilibrio fra le parti, invece di lasciare tutto in mano a un solo potere e a un sistema economico fallimentare, quello orrendamente consumistico in cui viviamo, a cui non sappiamo rinunciare pur dichiarandoci in buona parte antioccidentali e che prima o poi finirà per collassare o divorarci come fa Saturno nel celebre dipinto di Goya. Non è che sbagliasse, Bordini. Eppure, anche se la storia avanza, mi sembra che tutti i conflitti in corso, e anche la visione di chi li guarda e commenta, non siano il frutto di un solo potere in campo che imperversa su tutti, ma siano ancora il frutto di quel pensiero “binario” che non ce la fa a morire anche di fronte all’evidenza dell’esplosione in corso. Pensiero di gente vecchia ancorata a vecchi poteri che tifa per la propria squadra ed è contestata da gente altrettanto invecchiata che parla di “pensiero critico” e intanto fa il tifo per l’altra squadra o contro la propria. Tifoserie allo sbaraglio. Ma qui non sono più due le forze in campo, sono tante, e stare sempre a dire che “è tutta colpa della Nato” è ancora un modo per ammettere che per noi il mondo è diviso in due, padroni e schiavi, è una forma di razzismo al contrario in cui implicitamente diciamo che tutti gli altri che non sono Nato non sono nemmeno buoni ad avere un’idea che non sia la loro, a fare un’azione che non sia la loro, che sono talmente poveracci che non valgono nulla senza di noi o di fronte al nostro strapotere. Anche questo è pensiero postcoloniale, che sottovaluta e non rispetta la capacità di determinazione dell’altro, quando ciascuno, persino l’ultimo dei paesi poveri, persegue il suo specifico interesse e non è detto che lo persegua con maggiore equità e giustizia di quanto facciamo noi. Ecco, quello semmai che ci manca è un sistema diverso, un pensiero diverso che non sia soltanto consumistico, oppure integralista come sola alternativa al nostro. Dove non c’è uno che prevale sull’altro per forza di violenza o di denaro, ma allo stesso tempo non ci sono così tanti che versano sangue sulla testa di quelli che stanno più in basso. A me sinceramente non manca il vecchio mondo di Bordini, vorrei riuscire a sognarne uno nuovo dove non c’è più nessuno e si sta finalmente in pace.
domenica 17 novembre 2024
da facebook
Ogni giorno su questa povera bacheca leggo stupidaggini del tipo che Trump, almeno lui, non ha mai fatto guerre, per questo è sempre meglio degli altri. Nemmeno Andreotti ha mai fatto guerre, eppure… Eppure Trump vi piace, e allora io penso che forse il problema non è Trump, ma siete voi e i motivi per cui vi piace. Leggo quelli che dicono che appoggiano Trump perché amano la pace e odiano una certa sinistra, e non li capisco, non ha senso per me questo aut aut, la trovo una forma di malattia. Credo che per una persona sana sia normalissimo odiare una certa sinistra così come è impossibile appoggiare uno come Trump, per gli identici principi; e penso che non c’è contraddizione più grande di dire di amare la pace e aspettarsela da un uomo così, uno intimamente convinto che le donne siano esseri inferiori, che i migranti siano esseri inferiori da deportare, che chi ha denaro conta di più di chi non ne ha, che l’ambiente e il mondo siano un ostacolo da abbattere invece di una risorsa da coltivare, che l’ignoranza dei popoli e la menzogna vincono sempre sulla verità, sull’informazione e sulla cultura, per quanto scomode e sgradevoli esse possano essere. L’unica vera contraddizione per me è questa, stare sempre a dire di odiare le menzogne del potere e poi sposare la causa dell’ennesimo re nudo, invece che del bambino che lo sbugiarda senza mezzi termini.
lunedì 17 giugno 2024
il suddissimo
Più inutile del G7 a Fasano, nel Sud Italia, credo ci sia stato solo il summit per la pace a Lucerna, al punto che lo hanno trascutato persino i giornali. Seriamente, e lo dico da uno di parte, ma come si fa organizzare un summit per la pace senza nemmeno provare a invitare uno dei due paesi in guerra, non fosse altro che per dirgli in faccia “o fai la pace o ti stronco”? Sarebbe comunque stato meglio che parlare a una sedia vuota. Del resto mi pare chiaro che i nostri paesi hanno sempre fatto così, con tutti, decidendo per gli altri senza nemmeno consultarli, e non perché sono stati colonialisti ma perché prima ancora, per tradizione, sono stati realisti. Più cocente ancora, però, è stato sentire al Tg che i paesi “del sud del mondo” non hanno firmato il documento fuoriuscito dall’incontro, e tu nella tua ingenuità per un attimo ti sei illuso che il sud del mondo si fosse svegliato. Invece poi ti elencano i nomi dei dissidenti e scopri che sono Arabia Saudita, Libia, Brasile, India, spesso paesi che gravitano intorno a Cina e Russia, ma peggio ancora paesi dalle politiche orrende, che non vogliono la pace, vogliono solo prendere il posto degli altri, finanziando Hamas, costruendo campi di concentramento per i migranti africani, disboscando l'Amazzonia e sterminando gli Indios per costruire centrali della carne in cui torturare gli animali, ed opponendosi a qualsiasi riduzione delle emissioni inquinanti del pianeta. Questo è il sud del mondo, oggi, visto al Tg. Viene quasi da chiedersi che differenza ci sia fra “noi” e “loro”, se abbiamo tutti lo stesso peso sul piatto della bilancia dei possibili aguzzini. Per un attimo ti lasci scoraggiare, ma poi pensi che non è così, che c’è ancora un Sud che si salva dal potere, che è migliore di questi piccoli sud, un sud che ai tavoli degli accordi non viene mai invitato, un sud del sud che è un “suddissimo” e che sta ben oltre il Sudafrica, con gli ultimi del mondo, schiacciati in basso, nei barconi, e che lottano ogni giorno con le unghie e coi denti per non morire. Quello è l’ultimo sud ed è il mio sud, l'ultimo che ci rimane da difendere.
martedì 28 maggio 2024
quale pace?
Mi capita da un po' di giorni di leggere post che se la prendono con la Segre. La cosa straordinaria è che a me della Segre fino alla settimana scorsa non è mai fregato nulla, e invece da qualche giorno me la ritrovo mio malgrado dovunque e la cosa mi preoccupa. Oggi ne ho letti due. Uno più mite che insinuava che la suddetta venga pagata bei soldoni dai contribuenti per diffondere le sue idee sioniste in Italia (e senza contare che va pure nelle scuole, a raccontare cosa?) e un altro assai peggiore in cui si diceva che forse un secolo fa non avevano tutti i torti a prendersela con quelli come lei... Di fronte a cose così continuo a chiedermi quale particolare meccanismo associativo scatti nella testa di alcune persone, per cui la prima risposta a una forte commozione sentita per un popolo vessato sia quella di augurare il peggio ad altre persone, nemmeno le responsabili in prima persona di quell'ingiustizia, e tutto questo mentre ci si dice convinti che il desiderio più grande di tutti è la pace. Quale tipo di pace, visto che noi per primi ci odiamo così tanto, ancora non si sa.
sabato 25 maggio 2024
esprimersi
E da stamattina che vorrei non pensarci, ma continuo a pensare che questo atteggiamento che vedo sempre più diffuso, per cui si pretende prima a tutti i costi, con modi assai aggressivi e sempre in gruppo, che una persona che non vuole esprimersi su una questione che la tocca nell’intimo, Liliana Segre nello specifico, si esprima contro qualcuno che noi riteniamo odioso e inaccettabile, mettendo in pubblica piazza le proprie opinioni su sionisti o ebrei, o come li volete li chiamate, e prendendo distanza e facendo pubblica ammenda per le loro colpe – anzi, implicitamente dicendole: se sei ebrea “tu più degli altri” devi scusarti per le colpe del tuo popolo – sposando in toto la nostra linea di pensiero che è l’unica per noi ammissibile; e quando lei si esprime e non sposa, a torto o a ragione, la nostra linea di pensiero, la insultiamo pesantemente, con tono aggressivo e sempre in gruppo, perché ci ha finalmente dimostrato – ma noi non aspettavamo altro! – di essere anche lei sbagliata come tutti quelli del “suo” popolo; io continuo a ritenerlo un atteggiamento profondamente bullista – per non usare quell’altra parola che ormai la infilano dovunque anche a sproposito. Altro che il volterriano: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”. Quella ormai è ucronia. Qualche anno fa avrei potuto pensare che tanta rabbia fosse qualcosa di legato alla profonda commozione per il momento storico, ma ormai non ci credo più: quello che è toccato alla Segre lo facciamo con chiunque, a ogni momento, e senza più distinguere le cause – va bene chiunque, dalla Meloni ad Amadeus alla Murgia, salvo rivoltare il calzino a seconda del capriccio del momento – per cui io vedo solo un atteggiamento diffuso che puzza di cancrena e che ha molti punti di contatto con le epurazioni dei vecchi regimi, qualcosa di molto simile alla rivoluzione culturale cinese, dove i “nemici del popolo” venivano pubblicamente umiliati. Mi manca tanto Orsini, a questo punto, di cui non condividevo le idee, ma almeno era una persona civile, che faceva dei discorsi invece di partire col rutto libero da stadio. Nel giro di due anni Orsini è sparito e siamo passati, come santino della libertà di pensiero da rivendicare, da Orsini a Rubio, uno che un secolo fa si sarebbe messo con orgoglio la camicia nera – i modi almeno sono quelli – e io la trovo, in barba a pace e libertà, una bella caduta di stile.
giovedì 11 aprile 2024
slogan
Avevo letto che l'ANPI voleva lanciare per il 25 aprile lo slogan "Cessate il fuoco ovunque" che sembrava un tentativo di dire qualcosa a qualcuno, ma prendendo una posizione talmente ampia per evitare di scatenare polemiche, da scatenarle comunque. Poi oggi al Tg ho visto prima dei poveri ragazzi che stavano giocando una partita di calcetto a Kharkiv, una partita uguale a tutte quelle che si potrebbero vedere in qualsiasi periferia del mondo, solo che a un certo punto li ho visti gettarsi a terra terrorizzati, le mani a proteggersi inutilmente la nuca, per gli scoppi di un bombardamento improvviso, come tanti altri che stanno distruggendo la città; e subito dopo un ragazzetto afroamericano, uno con la tuta nera e le scarpe sportive per darsi un'aria da duro, ma fondamentalmente un quindicenne che ad Akron, Ohio, stava giocando per strada con una pistola giocattolo, e per questo è stato ferito da un agente in servizio, a cui gridava con la voce di un quindicenne in lacrime, terrorizzato a morte, è finta, è finta, è finta! Sono cose che ti fanno pensare. E forse "cessate il fuoco ovunque" non è così male come slogan, soprattutto se davvero si allarga il tiro a tutti quanti, non solo a chi pensiamo se lo meriti più di noi. CESSIAMO IL FUOCO OVUNQUE, questo sarebbe stato meglio. (Del resto, le armi che si usano spesso le fabbrichiamo noi, ma parlando anche nel piccolo, siamo noi quelli che andiamo ancora a caccia per fare sport, ovvero per uccidere senza motivo, siamo noi quelli che nei mattatoi abbattono ogni singolo animale che mangiamo con un colpo di pistola in fronte, che è fondamentalmente una esecuzione, oppure siamo noi a capodanno che spariamo dai balconi con fucili e pistole, o lanciamo dei fuochi d'artificio che non servono davvero a niente e nessuno, solo a spaventare gli animali).
venerdì 15 marzo 2024
puposkij
Dopo Jorit, ecco Pupo che "ispirato da un sogno" fa un concerto per la pace al Cremlino, tutto spesato per una settimana, dicendo che quella sarà la sua "trincea"... Povera pace, mi viene da dire. E povera gente in trincea. Leggendolo, mi è tornato alla mente uno sketch di Checco Zalone che una volta a Zelig con Stefano Bollani improvvisò un duetto basato sulla storia di un pianista romantico "russo meridionale" chiamato Gigi van Dalenskij, il quale aveva scritto i famosi "Notturni per la sola mano sinistra" ispirati al suo amore non corrisposto per Anna Tatanjalov, la quale gli aveva invece preferito Puposkij... Tutto torna, allora, in Russia, alla barzelletta, ai notturni per mano sola. Alla maschera di Pupo ovvero Puposkij. È inutile, Ruzante ce lo insegna, forse per la loro stessa storia gli italiani quando parlano di pace riescono solo a fare la commedia all'italiana. Fanno ridere con l'amaro in bocca.
lunedì 4 marzo 2024
vincere (cosa?)
Quel momento in cui realizzi che sì siamo sull’orlo di una guerra mondiale e non perché lo dice Putin ma perché lo dice la Von Der Leyen, e che l’unica speranza rimasta al mondo per evitarla non è la diplomazia europea ma l’elezione di Trump negli USA, ovvero di un pazzoide fascista che ieri ha irriso pubblicamente la donna che lo ha battuto a Washington dicendo che è “una pezzente col cervello di gallina” e pensa che il posto giusto per le donne nel mondo non sia a fare politica ma stare piegate sotto le scrivanie a sollazzare il presidente di turno. Perché questo è Trump, uno che se fosse italiano vincerebbe a mani basse le elezioni per i prossimi vent’anni.
domenica 26 novembre 2023
pensierino sulla rimozione di certa memoria storica
Ho visto la registrazione di un intervento di Barbero all’università di Bologna dove parlando dei vari conflitti fra israeliani e palestinesi o fra russi e ucraini dice che spesso ci riesce così facile parlare di “pace” rispetto a loro perché fondamentalmente non ci ricordiamo che fino al secolo scorso avevamo in Europa situazioni molto simili per intensità di risentimenti fra paesi e popoli che scatenavano guerre sanguinose e narrazioni interne votate alla divisione e all’odio dello “straniero” (dove per straniero si intendeva l’austriaco, il francese, il tedesco, l’inglese, lo spagnolo, il musulmano, l’ebreo, ecc.). La seconda guerra mondiale e ciò che ne è seguito hanno innescato in noi un processo congiunto di “rimozione della memoria” o “del conflitto” che ci ha portato un lungo periodo di pace e per il quale non riusciamo più a concepire che simili “narrazioni” possano determinare delle guerre fra popoli. Se succede, anzi diciamo, è sempre perché qualcuno – il cattivo di turno – ci mette lo zampino, altrimenti tutti i popoli per loro natura vogliono vivere in pace. Non è proprio così (vedi serbi e croati). O non per tutti è così. Prova ne sia anche ancora in Russia e Ucraina si rivanghino oggi, come motivi d’odio bruciante, dei fatti che almeno ai miei occhi, ma evidentemente non ai loro, sembrano storia vecchissima. Mi fa sempre specie, ad esempio, vedere Zelensky, che ha la mia età e quindi non ha realmente vissuto quella storia, appellarsi alla sua nazione parlando di lotta al nazismo: eppure nel suo paese quel racconto non è solo retorica, ha un senso, ha un peso determinante. Esattamente come per i miei nonni o per mio padre poteva averlo parlare di Risorgimento, di Garibaldi o di Cavour, quando ormai per buona parte di noi la storia del Risorgimento non solo è acqua passata, inutile a raccontare un’unità italiana ancora aperta, al massimo viene ridiscussa per svalutarne l’importanza (come ben si sa all’epoca ci hanno messo lo zampino gli inglesi, che erano "gli americani" dell’epoca). Non parlo nemmeno delle lotte sociali di ieri i cui temi tornano oggi alla ribalta perché nel frattempo ce ne siamo dimenticati le conquiste. Ancora il discorso di Barbero implica un altro scorcio interessante, quando dice che le nazioni europee di oggi “apparentemente” sono in pace. Questo perché la rimozione della memoria ha una contropartita a cui non vogliamo pensare. Così come il Risorgimento, anche la Resistenza, che per la mia generazione ancora significa qualcosa, per quello stesso processo di “rimozione della memoria” o “del conflitto” a breve verrà inevitabilmente messa da parte, dimenticata, o accantonata, dai più giovani. Questo, mi si dirà, è un processo inevitabile del tempo; invece, ci insegnano proprio i conflitti in corso che vivono su retoriche vecchie di ottant’anni, è un problema di trasmissione culturale di determinate narrazioni. Così come le storie che si tramandavano oralmente i nostri nonni analfabeti per secoli anche noi avremmo il potere di trasmetterle, ma abbiamo abdicato quel tipo di trasmissione della memoria ad altri mezzi più veloci, rapidi, inoffensivi, che passano senza lasciare traccia. A questo punto tutta la retorica del “per non dimenticare” su cui da anni le uniche a far fortuna sono le case di produzione cinematografiche che ne traggono dei film tanto istruttivi e commoventi quanto inapplicati nel concreto (vedi il trattamento dei migranti), non avrà più senso, non uno agganciato alla nostra comprensione della realtà. Il rischio è ovviamente uno e uno soltanto: se, al riparo nel tuo angolo di confort, ti scordi cosa è stato il fascismo quando era ferocemente presente, cosa ti fa pensare che un giorno non si possa ripresentare alla tua porta per ricominciare tutto da capo?
domenica 6 novembre 2022
perché si scende in piazza?
Ho letto poco fa il commento di una donna a un post sull’Ucraina il cui la donna, a favore della pace, diceva sostanzialmente che noi occidentali siamo talmente imbevuti di propaganda da credere, fra le altre, alle storie di stupri delle truppe russe sui civili ucraini, e che “non ci sono prove degli stupri” diceva. Ci sono rimasto. Primo perché, da che mondo è mondo, la prima cosa che fa qualsiasi esercito in una guerra è stuprare i civili; lo fanno tutti, non solo i russi (che conoscono bene questa pratica: basta informarsi su cosa hanno fatto in Germania durante la seconda guerra mondiale), ma anche gli italiani in Grecia e in Africa (Montanelli non era l’eccezione, era la regola), gli americani in Asia, i francesi di Napoleone, gli spagnoli in America, lo facevano gli antichi romani e i greci alla base della nostra cultura, e andando a ritroso nel tempo dubito si possa trovare una qualsiasi civiltà che non abbia avvalorato “l’efficacia” dello stupro in guerra. E mi fa specie, in secondo luogo, che lo dica proprio una donna e proprio in nome della pace, con tutta la cultura dello stupro che si respira oggi nel mondo e con tutte le lotte in corso per la difesa di diritti fondamentali legati alla dignità della donna (vedi l’Iran). Una donna che scrive “non ci sono prove degli stupri” di soldati ecco, a pelle mi sembra quasi un controsenso. Tutto si può dire su Russia e Ucraina secondo me, e io non pretendo di avere ragione in merito, tranne che in una guerra non ci sono stupri a decine, ed è innanzitutto per questo che si dovrebbe lavorare per la pace, non pro questo o contro quello, ma per evitare che un qualsiasi soldato si senta in diritto di stuprare, rapinare o uccidere un altro essere umano. Se non lo si fa per questo, perché si dovrebbe scendere in piazza? A volte, invece, da certe cose che leggo, mi sembra davvero che si vada a dimostrare per idee di civiltà così alte che ci si scorda proprio le persone.
venerdì 30 settembre 2022
la storia siamo noi
Ho appena sentito due, al supermercato, che discutevano sulla distruzione dei gasdotti nel mar Baltico. – Il primo sosteneva che ha letto su FB che è stato Putin per non pagare le penali. – Il secondo è scoppiato a ridere: Guarda che Putin è russo mica italiano. In queste cose devi pensare da russo, non da italiano. Gli italiani danno fuoco alle imprese per fottere l’assicurazione. I russi non le fanno queste cose. – Ma scusa, ha risposto il primo, e quando Napoleone ha invaso la Russia e i russi bruciavano le città per non farle conquistare? – Ma tu ancora credi a queste cose? Questo l’ha scritto Tolstoj in Guerra e pace, ma mica è vero. Una cosa sono i libri, la storia è una cosa diversa.
mercoledì 4 maggio 2022
un vero falso
Devo dire che un po' mi fa sorridere vedere persone che fino a due mesi si indignavano contro di lui e dicevano a voce alta che papa Francesco era un ipocrita e tutti i preti dei pedofili incalliti, che ora condividono i post-santini del papa in cui parla della pace e dicono papa Francesco ha ragione! Qualcuno un po' si vergogna e chiarisce: Se persino uno (falso) come Francesco lo dice, allora deve essere proprio vero!
mercoledì 27 aprile 2022
bertinotti e la pace
Mi
è piaciuto molto Bertinotti che dice in Tv, da pacifista, che oggi un
pacifista non può fermarsi a dire “Io voglio la pace” (alla John Lennon)
per cambiare il mondo, che non serve a nulla dire di volere la pace, ma
un pacifista deve essere concreto, mettersi “tra” le parti, guardare
alle ragioni dell’una ma anche dell’altra e fare proposte politiche
concrete per entrambe, non semplicemente additare chi è più malvagio fra
i due perché pace e giustizia non sempre coincidono, ma chi vuole
essere un reale portatore di dialogo deve a sua volta fare un passo
indietro e ascoltare tutti. Mi è piaciuto molto, ma continuo a chiedermi
a quali forze politiche potrebbe mai appellarsi oggi un pacifista per
far valere tali ragioni, che così com’è è lasciato da solo alle sue
lamentazioni, ma del resto la fine della politica è un lungo processo al
ribasso a cui hanno partecipati un po’ tutti, quindi persino la
solitudine di ogni pacifista non è una congiura di pochi, ma una
catastrofe collettiva annunciata da anni di vuoto o di rifiuto.
domenica 10 aprile 2022
guerra e pace
Visto che è il giorno delle palme e che sono un fervente dylaniato, ne approfitto di per dire che non ho mai capito perché in questo periodo chi propugna la pace canti così spesso Masters of War di Bob Dylan che non è certo una canzone di pace. Cioè Dylan non dice “Padroni della guerra, veniamo a patti diplomatici” ma dice “Padroni della guerra, io spero che schiattate in corpo e crepiate molto, molto male”. Sul come debbano morire non lo dice, ma con la sua buona educazione ebraica probabilmente sta invocando il Dio crudele, vendicativo e spietato del Vecchio Testamento (quello che disse ad Abramo “ammazzami un figlio”). Insomma, non ci sta nulla di male ad augurare la morte agli altri – e nei nostri dialetti ci sono parecchie espressioni colorire per augurartelo, con varie sfumature di colore che vanno dalla colite al colera – però non mi sembra la canzone più adatta a manifestare un pensiero di pace. Io proverei piuttosto con l’Inno alla gioia di Beethoven: “Abbracciatevi, moltitudini! Questo mio bacio vada al mondo intero!”. Mi rendo conto che è un pochino più difficile da cantare, soprattutto se non hai il coro a supportarti, ma del resto è risaputo che chi vuole la pace nel mondo deve impegnarsi il doppio.
venerdì 8 aprile 2022
pizza
giovedì 30 dicembre 2021
la conta
Oggi, per una ricerca bibliografica, mi sono ritrovato a contare le volte che ritorna la parola «luce» in Guerra e Pace di Tolstoj: 133 volte in poco meno di 1500 pagine complessive! In media una volta ogni dieci pagine circa: sono tante, ma non te ne accorgi subito. L’ho trovata una bella metafora del periodo di «guerra» teso alla «pace» che stiamo vivendo. Nel senso che se non smettiamo di cercarla, persino in questa storia che sembra molto più grande di noi, la luce prima o poi ritornerà a mostrarsi.
