Visualizzazione post con etichetta pacifismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pacifismo. Mostra tutti i post

sabato 9 dicembre 2023

la pace al tempo dei social

 Parlando ancora di violenza delle intenzioni, ho appena letto il post di un noto scrittore pacifista che chiedendo “pietà per il popolo ucraino”, i cui soldati racconta si danno prigionieri ai russi per non morire di stenti e i russi, paradossalmente, gli aiutano come possono, magari dividendo con loro il rancio, che ne so, in una visione che a me ricorda un po’ certi film neorealisti dove tutti alla fine si scoprono umani e vittime della guerra, i fascisti e gli antifascisti, i soldati tedeschi e gli italiani in montagna, tutti uguali di fronte al potere che impesta il mondo e li costringe a scelte di campo in cui alla fine non crede nessuno perché alla fine sono tutti impegnati a sopravvivere; ecco, sotto questo post a suo modo così accorato, i commenti di chi segue questo scrittore pacifista dicono più o meno: “gli ucraini se lo meritavano”, “se la sono cercata”, “sono tutti nazisti” (ma proprio tutti, l’intera popolazione ucraini composta da 43 milioni di persone) e per questo, sottinteso, “si meritano di venire annientati dai russi” e anche, se occorre, trucidati. E questo è scritto sotto il post di un noto pacifista che intanto prega per Gaza. Pensa tu, adesso, mi sono detto, se fosse stato un guerrafondaio, finiva che invece di armare gli ucraini, come spesso si rimprovera, la bomba atomica gliela lanciavano direttamente noi addosso, per toglierceli dalle scatole una volta per sempre.

mercoledì 27 aprile 2022

bertinotti e la pace

Mi è piaciuto molto Bertinotti che dice in Tv, da pacifista, che oggi un pacifista non può fermarsi a dire “Io voglio la pace” (alla John Lennon) per cambiare il mondo, che non serve a nulla dire di volere la pace, ma un pacifista deve essere concreto, mettersi “tra” le parti, guardare alle ragioni dell’una ma anche dell’altra e fare proposte politiche concrete per entrambe, non semplicemente additare chi è più malvagio fra i due perché pace e giustizia non sempre coincidono, ma chi vuole essere un reale portatore di dialogo deve a sua volta fare un passo indietro e ascoltare tutti. Mi è piaciuto molto, ma continuo a chiedermi a quali forze politiche potrebbe mai appellarsi oggi un pacifista per far valere tali ragioni, che così com’è è lasciato da solo alle sue lamentazioni, ma del resto la fine della politica è un lungo processo al ribasso a cui hanno partecipati un po’ tutti, quindi persino la solitudine di ogni pacifista non è una congiura di pochi, ma una catastrofe collettiva annunciata da anni di vuoto o di rifiuto.