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domenica 10 aprile 2022

guerra e pace

Visto che è il giorno delle palme e che sono un fervente dylaniato, ne approfitto di per dire che non ho mai capito perché in questo periodo chi propugna la pace canti così spesso Masters of War di Bob Dylan che non è certo una canzone di pace. Cioè Dylan non dice “Padroni della guerra, veniamo a patti diplomatici” ma dice “Padroni della guerra, io spero che schiattate in corpo e crepiate molto, molto male”. Sul come debbano morire non lo dice, ma con la sua buona educazione ebraica probabilmente sta invocando il Dio crudele, vendicativo e spietato del Vecchio Testamento (quello che disse ad Abramo “ammazzami un figlio”). Insomma, non ci sta nulla di male ad augurare la morte agli altri – e nei nostri dialetti ci sono parecchie espressioni colorire per augurartelo, con varie sfumature di colore che vanno dalla colite al colera – però non mi sembra la canzone più adatta a manifestare un pensiero di pace. Io proverei piuttosto con l’Inno alla gioia di Beethoven: “Abbracciatevi, moltitudini! Questo mio bacio vada al mondo intero!”. Mi rendo conto che è un pochino più difficile da cantare, soprattutto se non hai il coro a supportarti, ma del resto è risaputo che chi vuole la pace nel mondo deve impegnarsi il doppio.

mercoledì 19 maggio 2021

neo-impegno e disimpegno

A me pare che il nuovo libro di Siti contro il neo-impegno stia diventando un facile pretesto per molti per giustificare il proprio disimpegno. Ha ragione Siti quando dice che le ragioni dell'arte devono essere più forti di qualsiasi causa o posa. Né possiamo fare di ogni libro un libro sociale, altrimenti sai che palle! Però le ragioni dell'arte vanno (anche) a braccetto con le ragioni del cuore. Sposare qualsiasi causa è stupido, non sposarne nessuna è disumano. Se io nei miei versi parlo di alcuni temi e non di altri è perché me li sento addosso, mi pesano sul cuore. Se tu non ne scrivi forse è perché non te li senti addosso; o forse è perché te ne vergogni, perché pensi che parlare del dolore degli altri possa sporcare il tuo dolore, macchiarlo con l'orrore della cronaca e per questo declassarlo; o peggio ancora compromettere i tuoi difficili rapporti col sempre politicamente corretto mondo editoriale. La posa del neo-impegno è brutta, quella da scrittore immacolato lo è altrettanto. Magari a non parlarne, come artista, sei fuori dalla posa del neo-impegno; umanamente potresti essere uno stronzo. Io ci penserei.