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mercoledì 19 maggio 2021

neo-impegno e disimpegno

A me pare che il nuovo libro di Siti contro il neo-impegno stia diventando un facile pretesto per molti per giustificare il proprio disimpegno. Ha ragione Siti quando dice che le ragioni dell'arte devono essere più forti di qualsiasi causa o posa. Né possiamo fare di ogni libro un libro sociale, altrimenti sai che palle! Però le ragioni dell'arte vanno (anche) a braccetto con le ragioni del cuore. Sposare qualsiasi causa è stupido, non sposarne nessuna è disumano. Se io nei miei versi parlo di alcuni temi e non di altri è perché me li sento addosso, mi pesano sul cuore. Se tu non ne scrivi forse è perché non te li senti addosso; o forse è perché te ne vergogni, perché pensi che parlare del dolore degli altri possa sporcare il tuo dolore, macchiarlo con l'orrore della cronaca e per questo declassarlo; o peggio ancora compromettere i tuoi difficili rapporti col sempre politicamente corretto mondo editoriale. La posa del neo-impegno è brutta, quella da scrittore immacolato lo è altrettanto. Magari a non parlarne, come artista, sei fuori dalla posa del neo-impegno; umanamente potresti essere uno stronzo. Io ci penserei.

sabato 29 giugno 2019

manoocher

A volte le persono più interessanti ti vivono accanto e tu non lo sai. Sono miti, gentili e tu che sei abituato all'irruenza televisiva dove tutto è urlo devi concentrarti un pizzico di più per sentire la loro voce calma, dosata. Però se fai quello sforzo ti si apre un mondo. Mi è successo negli ultimi giorni, incontrando Manoocher Deghati, grandissimo fotoreporter di orgine iraniana che dopo aver girato il mondo ha scelto di venire a vivere a una manciata di chilometri da casa mia. Se cerchi il suo nome in Internet la prima pagina che si apre è di Rolling Stone, che parla del suo lavoro. C'è anche Wikipedia ma solo in inglese, World Press Photo che ha vinto due volte, persino Radio Radicale. Ma stasera Manoocher parlerà della sua vita e del suo lavoro straordinari a Disimpegno | appunti intorno all'abitare Vol. 2 insieme a Fabio Macaluso. Alle 20.00 sul ponte della Madonnina a Cisternino.







domenica 27 maggio 2018

utopia

Ieri sera a Disimpegno. appunti intorno all'abitare Pierangelo Caramia, architetto, ha detto cose assai illuminanti sul proprio mestiere. Fra le altre, questa mi ha particolarmente colpito, perché parlando di architettura ha riassunto un concetto applicabile credo all’arte in tutte le sue forme. L’architettura, ha detto Caramia, si divide sostanzialmente in due tipi: c’è l’architettura fatta per conoscere e l’architettura fatta per riconoscere. Quest’ultima si muove su schemi già esistenti, già provati, che siano facilmente identificabili, ed è fatta per rassicurare l’uomo rispetto all’ignoto, all’infinito che ci si para innanzi; la prima, sperimentale, è un salto nel buio, proteso all’utopia, che è per se stessa necessaria ma destinata al fallimento. L’architettura pura tende sempre all’utopia.