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martedì 2 luglio 2024

il giochino

Com’era prevedibile, ora che è scoppiato il caso della “gioventù meloniana” Piantedosi fa il giochino di mischiare le carte in tavola dicendo di essere più preoccupato dell’antisemitismo a sinistra che non di quello a desta. Chi legge il post con le sue dichiarazioni subito lo insulta rispondendo che non è mica la stessa cosa, che essere arrabbiati per ciò che succede a Gaza non è equiparabile a essere dei razzisti di destra. E detta così può essere anche vero, se non fosse che ho letto e sentito con le mie orecchie gente di sinistra piena di odio attaccare la Segre con parole molto più che offensive perché non prendeva una posizione netta contro Israele, gente che le faceva il processo mediatico arrivando a dire che rubava il suo stipendio da senatrice per una storia di prigionia durata pochi mesi dove in fondo non era neanche morta, gente che santificava Chef Rubio quando le si aizzava contro con l’hashtag di auschwitz, gente che insinuava che è brutto dirlo ma forse forse Hitler aveva ragione… Li ho sentiti con le mie orecchie, e non erano meloniani, erano solo persone che ragionavano con la pancia piena d’odio. Sono cose che fino alla settimana scorsa si leggevano serenamente sotto ogni post che ne parlava, gli ultimi li ho letti sotto un post del vignettista Mauro Biani, perché ciò che scrivi purtroppo resta, al di là di ogni possibile autodifesa. Il paradosso di una presa di posizione forte è che prima o poi il contesto cambia e ti ritrovi ad essere tu il processato che deve chiarire la sua posizione. Io non penso che certa sinistra, o certa gente incazzata, sia stata mossa a tali stupidi commenti dagli stessi motivi di certa destra, ma penso che alla fine le parole che dici ti classificano per quello che sei e l’odio quando arrivava a colpire fa male allo stesso modo, non c’è un odio che sia diverso e migliore di un altro perché si crede più puro nelle intenzioni. Se ti ammazzo di botte “perché ti amo” non è che le botte facciano meno male perché ci metto dentro il mio amore. O come direbbe Osho, per stemperare, può essere di mucca o di maiale, ma se c’è cacca sul fondo, sempre di cacca puzzerà quello che pesti.

martedì 28 maggio 2024

quale pace?

 Mi capita da un po' di giorni di leggere post che se la prendono con la Segre. La cosa straordinaria è che a me della Segre fino alla settimana scorsa non è mai fregato nulla, e invece da qualche giorno me la ritrovo mio malgrado dovunque e la cosa mi preoccupa. Oggi ne ho letti due. Uno più mite che insinuava che la suddetta venga pagata bei soldoni dai contribuenti per diffondere le sue idee sioniste in Italia (e senza contare che va pure nelle scuole, a raccontare cosa?) e un altro assai peggiore in cui si diceva che forse un secolo fa non avevano tutti i torti a prendersela con quelli come lei... Di fronte a cose così continuo a chiedermi quale particolare meccanismo associativo scatti nella testa di alcune persone, per cui la prima risposta a una forte commozione sentita per un popolo vessato sia quella di augurare il peggio ad altre persone, nemmeno le responsabili in prima persona di quell'ingiustizia, e tutto questo mentre ci si dice convinti che il desiderio più grande di tutti è la pace. Quale tipo di pace, visto che noi per primi ci odiamo così tanto, ancora non si sa.

sabato 25 maggio 2024

esprimersi

E da stamattina che vorrei non pensarci, ma continuo a pensare che questo atteggiamento che vedo sempre più diffuso, per cui si pretende prima a tutti i costi, con modi assai aggressivi e sempre in gruppo, che una persona che non vuole esprimersi su una questione che la tocca nell’intimo, Liliana Segre nello specifico, si esprima contro qualcuno che noi riteniamo odioso e inaccettabile, mettendo in pubblica piazza le proprie opinioni su sionisti o ebrei, o come li volete li chiamate, e prendendo distanza e facendo pubblica ammenda per le loro colpe – anzi, implicitamente dicendole: se sei ebrea “tu più degli altri” devi scusarti per le colpe del tuo popolo – sposando in toto la nostra linea di pensiero che è l’unica per noi ammissibile; e quando lei si esprime e non sposa, a torto o a ragione, la nostra linea di pensiero, la insultiamo pesantemente, con tono aggressivo e sempre in gruppo, perché ci ha finalmente dimostrato – ma noi non aspettavamo altro! – di essere anche lei sbagliata come tutti quelli del “suo” popolo; io continuo a ritenerlo un atteggiamento profondamente bullista – per non usare quell’altra parola che ormai la infilano dovunque anche a sproposito. Altro che il volterriano: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”. Quella ormai è ucronia. Qualche anno fa avrei potuto pensare che tanta rabbia fosse qualcosa di legato alla profonda commozione per il momento storico, ma ormai non ci credo più: quello che è toccato alla Segre lo facciamo con chiunque, a ogni momento, e senza più distinguere le cause – va bene chiunque, dalla Meloni ad Amadeus alla Murgia, salvo rivoltare il calzino a seconda del capriccio del momento – per cui io vedo solo un atteggiamento diffuso che puzza di cancrena e che ha molti punti di contatto con le epurazioni dei vecchi regimi, qualcosa di molto simile alla rivoluzione culturale cinese, dove i “nemici del popolo” venivano pubblicamente umiliati. Mi manca tanto Orsini, a questo punto, di cui non condividevo le idee, ma almeno era una persona civile, che faceva dei discorsi invece di partire col rutto libero da stadio. Nel giro di due anni Orsini è sparito e siamo passati, come santino della libertà di pensiero da rivendicare, da Orsini a Rubio, uno che un secolo fa si sarebbe messo con orgoglio la camicia nera – i modi almeno sono quelli – e io la trovo, in barba a pace e libertà, una bella caduta di stile.