Pare che nell’ultima parte della sua vita, o meglio ancora dopo la vittoria dello Strega nel 1992 con l’opera Nottetempo, casa per casa, unico libro di poesia ad esserci riuscito – praticamente un poema in prosa, ricercatissimo, ma scamuffato da romanzo perché privo di tutti quegli a capo che, un tempo, spaventavano i lettori più di uno scosceso dirupo o di un pozzo nero – pare che dopo la vittoria dello Strega, agli amici che chiamavano la casa di Vincenzo Consolo per avere sue notizie, sua moglie Caterina fosse solita rispondere: “Enzo è in viaggio” oppure “Consolo è partito” per comunicare che Enzo si era ormai allontanato verso lidi lontanissimi per loro. Leggerlo mi ha ricordato una battuta con cui Franco Franchi punzecchiava Ciccio Ingrassia quando quest’ultimo, dopo l’esperienza con Fellini in Amarcord, spingeva per partecipare a opere cinematografiche più ambiziose rispetto alle commedie facili con cui sbarcavano il lunario. “Ciccio, scendi dall’albero!” gli gridava Franco irritato, senza riuscire a scorgere i paesaggi che Ciccio vedeva dalla cima di quell’albero e che erano gli stessi verso cui era partito Consolo.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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domenica 22 settembre 2024
domenica 26 novembre 2023
sogno dell'albero
Era un sogno talmente alto e ramificato che più mi arrampicavo e più mi sentivo leggero e tanto più ci stavo bene quanto meno riuscivo a distinguerne, guardando in basso, il corpo che saliva e le radici e la terra.
giovedì 10 settembre 2015
l'albero
Ciccio Ingrassia, che interpretava lo zio matto salito sull’albero, rimase grandemente impressionato da Fellini. «Ciiiiiiccio, scendi dall'albero!» gli diceva Franco Franchi. Ma Ciccio, dopo aver toccato tali vette, non scese più dall’albero.
Tatti Sanguineti, parlando di Amarcord.
venerdì 11 luglio 2014
le parole rivelano il cuore
Se prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono; se prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l'albero. Razza di vipere, come potete dire cose buone voi che siete cattivi? Poiché la bocca parla dalla pienezza del cuore. L'uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone, mentre l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae cose cattive. Ma io vi dico che di ogni parola infondata gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; poiché in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato.
(Matteo)
venerdì 13 giugno 2014
fare lillo
Ho fatto un sogno. Aiutavo mio fratello a espiantare un albero in giardino. Fra le radici dell'albero ho trovato un vinile, sepolto lì da chissà quanto ma tutto intero, per nulla rovinato dall'umidità del terriccio. Aveva la copertina color seppia, su cui si intravedeva, sotto il titolo, l'ombra di un nero che teneva sulle ginocchia la sua tromba. Titolo del disco: FARE LILLO; autore: Shephan Rove; tracce: tre, questi i titoli: 1) Un ragtime nella foresta infernale; 2) Lucertole preistoriche; 3) Pernacchio, ovvero una riscrittura di Satisfaction per toglierle qualsiasi traccia di bianchitudine dal suono. Anche il cielo era color seppia, oppure verdone brillante come i rami, perché rifletteva il mondo intorno. Grosse lucertole (quasi preistoriche) correvano per il giardino. Poi la tromba ha cominciato a suonare e l’albero mi ha chiesto, in cambio del vinile, di potersene restare lì dov’era. Per nostra sfortuna il sogno è finito, e mi resta la nostalgia di sapere tutto di quel disco senz’averlo mai ascoltato.
mercoledì 5 febbraio 2014
addio a siena 1. il sogno di simone
Sento l’albero crescermi dentro stanotte
sfondare la cassa toracica
arrampicarsi intorno sui muri
e aggrapparsi alla carena della nave sul soffitto
portarmi con sé in viaggio
su per le impalcature muschiate
fin sopra i tetti di Siena
nella pioggia nelle gocce impigliate
fra i capelli nello scheletro dei muri
e oltre alle radici dell’acqua.
sfondare la cassa toracica
arrampicarsi intorno sui muri
e aggrapparsi alla carena della nave sul soffitto
portarmi con sé in viaggio
su per le impalcature muschiate
fin sopra i tetti di Siena
nella pioggia nelle gocce impigliate
fra i capelli nello scheletro dei muri
e oltre alle radici dell’acqua.
sabato 30 marzo 2013
accende la magnolia notturna...
Accende la magnolia notturna
la primavera che spasima d’uscire
per un uomo dei sogni al rientro.
la primavera che spasima d’uscire
per un uomo dei sogni al rientro.
lunedì 18 marzo 2013
sta' maria e il silenzio...
Sta’ Maria e il silenzio
fra i rami bagnati dei mandorli
se nel cuore s’agita
quel rosa stellare di Bashō.
fra i rami bagnati dei mandorli
se nel cuore s’agita
quel rosa stellare di Bashō.
venerdì 15 febbraio 2013
per una bibliotecaria, il 13 febbraio
L’amore mi ha punito
iniettandomi in pancia un nodo duro
d’invidia – grosso quanto una noce –
per chi t’ama
straordinaria ragazza che mi guidi
fra corridoi e scaffali verso i bagni
per sederci infine a una finestra
a mangiare cioccolato. Fuori
in un grande prato verde
sta un albero isolato
ignaro del tempo del destino
suo di re senza un abbraccio.
Eccoci lì noi due – io re
e tu mio prato non arato – domani
la vita ci ritrova sempre uguali
non cambia. Ma oggi ti canto
del nostro anticipato
San Valentino. – Mi sciolgo d’amore
nell’ultimo bacio negato
all’orecchio lucido puntato come radar
delle tue colleghe ficcanaso.
Mi sciolgo d’amore per te
punito perché il solo toccarti
mi altera il corpo mi uccide
se mia non posso dirti. Oppure
Dio chissà vuole purgarmi.
iniettandomi in pancia un nodo duro
d’invidia – grosso quanto una noce –
per chi t’ama
straordinaria ragazza che mi guidi
fra corridoi e scaffali verso i bagni
per sederci infine a una finestra
a mangiare cioccolato. Fuori
in un grande prato verde
sta un albero isolato
ignaro del tempo del destino
suo di re senza un abbraccio.
Eccoci lì noi due – io re
e tu mio prato non arato – domani
la vita ci ritrova sempre uguali
non cambia. Ma oggi ti canto
del nostro anticipato
San Valentino. – Mi sciolgo d’amore
nell’ultimo bacio negato
all’orecchio lucido puntato come radar
delle tue colleghe ficcanaso.
Mi sciolgo d’amore per te
punito perché il solo toccarti
mi altera il corpo mi uccide
se mia non posso dirti. Oppure
Dio chissà vuole purgarmi.
giovedì 31 gennaio 2013
foto + poesia
Minuto e duro alberello
che testardo ti aggrappi
alla vita e sogni voli
in forma d’uccello
dal tronco che snello protendi
verso il cielo d’Europa
nell’inverno silenzioso e mite
che addormenta il cuore
tu dimmi
bagna ancora i tuoi piedi il ruscello
che spingeva con ansia a cercare
quel posto diverso che plachi
il tuo bisogno di casa?
domenica 6 gennaio 2013
guarda ho scoperto un angolo felice...
Guarda ho scoperto un angolo felice
nella curva che cerca il sole del tuo collo
e brilla oscura come un desiderio
nel disegno sottile di peluria
fra l’orlo di maglione e i fili di collana
chiede un bacio
ben schioccato che gridi la gioia di vederti
anche distratta
mentre progetti alberi sul foglio od origami
persa in te
e nella scossa nervosa della scarpa.
nella curva che cerca il sole del tuo collo
e brilla oscura come un desiderio
nel disegno sottile di peluria
fra l’orlo di maglione e i fili di collana
chiede un bacio
ben schioccato che gridi la gioia di vederti
anche distratta
mentre progetti alberi sul foglio od origami
persa in te
e nella scossa nervosa della scarpa.
lunedì 7 maggio 2012
due poesie di tomas tranströmer
Ovviamente a Peppe Stalin
CONTESTO
Tu guarda l’albero grigio. Il cielo dalle sue fibre fluito
giù nella terra –
resta soltanto un cielo raggrinzito
quando la terra ha bevuto. Spazio rapito
si torce nel groviglio di radici, si avvita
al verde. – I brevi istanti di libertà
salgono dentro di noi, turbinano
nel sangue delle Parche e oltre.
OCCHI DI SATELLITE
Terreno aspro, nessuno specchio.
Solo gli spiriti elementari
possono specchiarsi: Luna
e Glaciazione.
Vieni nel vapore del Drago!
Nubi pesanti, vie brulicanti.
La pioggia mormora d’anime. Delle
caserme i cortili.
CONTESTO
Tu guarda l’albero grigio. Il cielo dalle sue fibre fluito
giù nella terra –
resta soltanto un cielo raggrinzito
quando la terra ha bevuto. Spazio rapito
si torce nel groviglio di radici, si avvita
al verde. – I brevi istanti di libertà
salgono dentro di noi, turbinano
nel sangue delle Parche e oltre.
OCCHI DI SATELLITE
Terreno aspro, nessuno specchio.
Solo gli spiriti elementari
possono specchiarsi: Luna
e Glaciazione.
Vieni nel vapore del Drago!
Nubi pesanti, vie brulicanti.
La pioggia mormora d’anime. Delle
caserme i cortili.
I testi provengono da Poesia dal silenzio, ed. Crocetti, di cui mi sono permesso di ritoccare le traduzioni perché mi sembrava non avessero il giusto ritmo. Non conosco lo svedese ma ultimamente mi pare che tutte le traduzioni di poeti stranieri tendano a diventare esageratamente prosastiche, magari ineccepibili sul piano del senso ma svilenti sull’altro piano, assai più importante, del suono.
lunedì 25 luglio 2011
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