Pare che nell’ultima parte della sua vita, o meglio ancora dopo la vittoria dello Strega nel 1992 con l’opera Nottetempo, casa per casa, unico libro di poesia ad esserci riuscito – praticamente un poema in prosa, ricercatissimo, ma scamuffato da romanzo perché privo di tutti quegli a capo che, un tempo, spaventavano i lettori più di uno scosceso dirupo o di un pozzo nero – pare che dopo la vittoria dello Strega, agli amici che chiamavano la casa di Vincenzo Consolo per avere sue notizie, sua moglie Caterina fosse solita rispondere: “Enzo è in viaggio” oppure “Consolo è partito” per comunicare che Enzo si era ormai allontanato verso lidi lontanissimi per loro. Leggerlo mi ha ricordato una battuta con cui Franco Franchi punzecchiava Ciccio Ingrassia quando quest’ultimo, dopo l’esperienza con Fellini in Amarcord, spingeva per partecipare a opere cinematografiche più ambiziose rispetto alle commedie facili con cui sbarcavano il lunario. “Ciccio, scendi dall’albero!” gli gridava Franco irritato, senza riuscire a scorgere i paesaggi che Ciccio vedeva dalla cima di quell’albero e che erano gli stessi verso cui era partito Consolo.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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domenica 22 settembre 2024
mercoledì 20 marzo 2013
cos'è la merda
Sempre più piccolo borghese, consumistico, fascistico, il paese, telestupefatto, ha perso ogni cognizione di cultura e di lingua. Ha perso ogni memoria di sé, della sua storia, della sua identità. L’italiano è diventato un’orrenda lingua, un balbettio invaso dai linguaggi mediatici che non esprime altro che merce e consumo. Su questo terreno trova coltura e vigore un cespuglio di scrittori furbastri, personaggi mediatici prima che scrittori, che coi loro romanzi polizieschi, comico-grotteschi, bozzettistici intrattengono e dilettano i “nuovi” lettori.
L’estratto qui sopra viene ripreso da un articolo del 2006 dello scrittore Vincenzo Consolo sulla rivista Lettera Internazionale. Lo posto a commento dell’ultimo dibattuto articolo di Marco Travaglio (qui) in cui definisce polemicamente il popolo della rete come “una merda” (a qualcuno dà anche del cerebroleso) e chiede ai proprio commentatori se rileggono mai ciò che scrivono.
Non ci vuole tanto per capire che il popolo della rete è “una merda”, a tal proposito mi piace ricordare le parole assai sensate del mio amico Gianluca: “Internet è un potentissimo mezzo per dare voce agli imbecilli”. Che poi è il vero autentico principio della democrazia, dove l’imbecille vale quanto il dritto, ha lo stesso peso (talvolta è anche un buon esercizio di modestia per il dritto).
Il problema casomai mi sembra un altro. E cioè che chi scrive non si rilegge, e questo a causa del fatto che prima dovrebbe imparare a farlo. Dico imparare per il semplice motivo che scrivere e leggere non è, come si pensa, mettere insieme meccanicamente delle lettere per formare delle parole, è qualcosa di molto più complesso, si tratta di dare forma a delle idee, e purtroppo questo non ce l’hanno mai insegnato. E la colpa è realmente, assurdamente, imperdonabilmente, tutta politica.
L’estratto qui sopra viene ripreso da un articolo del 2006 dello scrittore Vincenzo Consolo sulla rivista Lettera Internazionale. Lo posto a commento dell’ultimo dibattuto articolo di Marco Travaglio (qui) in cui definisce polemicamente il popolo della rete come “una merda” (a qualcuno dà anche del cerebroleso) e chiede ai proprio commentatori se rileggono mai ciò che scrivono.
Non ci vuole tanto per capire che il popolo della rete è “una merda”, a tal proposito mi piace ricordare le parole assai sensate del mio amico Gianluca: “Internet è un potentissimo mezzo per dare voce agli imbecilli”. Che poi è il vero autentico principio della democrazia, dove l’imbecille vale quanto il dritto, ha lo stesso peso (talvolta è anche un buon esercizio di modestia per il dritto).
Il problema casomai mi sembra un altro. E cioè che chi scrive non si rilegge, e questo a causa del fatto che prima dovrebbe imparare a farlo. Dico imparare per il semplice motivo che scrivere e leggere non è, come si pensa, mettere insieme meccanicamente delle lettere per formare delle parole, è qualcosa di molto più complesso, si tratta di dare forma a delle idee, e purtroppo questo non ce l’hanno mai insegnato. E la colpa è realmente, assurdamente, imperdonabilmente, tutta politica.
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