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venerdì 20 marzo 2020

crash

Leggevo stamattina che Internet potrebbe non reggere e crashare sotto il peso di tutti quelli che sono connessi a Netflix e PornHub. A me una volta capitò di avere problemi e restare senza linea per sei mesi e posso dire che il primo mese è come disintossicarsi, hai solo voglia di menare la testa contro i muri. Lì vi voglio vedere, Internet che crasha, lo stronzo di turno (non io) che vi dice che questa è una buona occasione per cominciare a leggere e voi che non avete nemmeno un libro in casa e vi dovete arrangiare con Topolino rubato a vostro figlio.

venerdì 3 gennaio 2020

soddisfazioni

Un amico mi ha appena detto che nella classifica dei siti internet più visitati al mondo, al 14° posto ci sono i siti porno. In Italia, però, siamo al terzo posto (in pratica: Google, Facebook, Youporn, e un bel po’ dietro Amazon) contribuendo in maniera importante ma non decisiva alla classifica globale. In compenso siamo primi nella classifica dei più ignoranti in Europa e dodicesimi nel mondo. Anche queste so' soddisfazioni.

lunedì 25 novembre 2019

il link

Poi arriva il giorno in cui ti fanno la fatidica domanda: Ma dove le trovi quelle poesie così belle, mi dai il link? e tu pensi a tutto il sangue che hai buttato per comprarti i libri e che sei un trimone (come si dice a Bari). Bastava cercare il link.

venerdì 25 maggio 2018

pensiero sulla privacy

Sono a favore della privacy e tutto, ma bisogna essere pratici, se vuoi mantenere la tua privacy intatta e virginale, allora fai come mio cugino e ritirati in campagna senza computer e con un vecchio telefono. Limitati a fare acquisti nel negozio dietro casa. Paga in contanti. Evita le banche. Non prenotare voli. Non andare all'estero. Insomma, sforzati di vivere con la discrezione che aveva tuo nonno invece di scassare le palle a me con tutta questa caterva di adempimenti che non ci salveranno dal fatto che se entri nella rete ci resti intrappolato per sempre, nell'attimo stesso in cui ti fai un account di posta elettronica, altro che diritto all'oblio. Che, per la cronaca, è un diritto non più riservato manco ai morti.

martedì 15 maggio 2018

gli haters prima della rete

Stamattina, in campagna, mi sono fermato a parlare con dei vecchi contadini che mi chiedevano di spiegargli meglio e commentavano le recenti decisioni in merito al Decreto contro la Xylella. È stato interessante capire cosa hanno raccolto dalle informazioni che girano senza controllo. Secondo loro ci sono degli aerei carichi di pesticidi vietati dall’Europa (questo lo hanno capito bene) che girano di notte spargendo questi veleni a tappeto sulla campagna in modo da bruciare tutto senza discrimine, alberi e verdure. Visto che se metti il veleno sulla pianta non è più buona da mangiare (è una cosa scontata), e che se le mucche mangiano erbe piene di veleno faranno latte cattivo, per non parlare della carne macellata, presto arriverà l’ordine di comprare latte, carne e verdure dall’estero. Tutti loro finiranno senza lavoro per arricchire le aziende francesi e tedesche. Ma forse, a furia di venire avvelenati, moriranno lentamente anche loro di qualche malattia connessa ai veleni. Molti di loro definiscono il ministro Martina, un “porco e un assassino”, un “venduto alle banche” e la Xylella una esagerazione, anche se non negano più come una volta che ci sia, semplicemente nessuno ha curato gli alberi come doveva. Molti augurano a Martina “de sckattè” (morire, insomma) con un rancore atavico, che ha radici storiche profondissime. La cosa ironica di questa gente, odio e paura compresi, è che in gergo i sociologi alla moda li chiamerebbero haters, persone influenzate dai social e allevate nei pregiudizi della rete. Peccato che stiamo parlando di uomini e donne con più di settant’anni, molti dei quali non hanno mai usato un computer, non si sono mai mossi di qui, non sono stati debitamente informati (sempre che informarli servisse a qualcosa), e ora hanno paura di perdere l’unica loro certezza, il paesaggio in cui sono vissuti e a cui sono così saldamente legati.

giovedì 22 settembre 2016

gemito

Ho sgozzato una «capra».
Sola nello schermo era legata
a un commento insulso.
Ed io – senza compianto – l’ho marcata
non fraterna ma inferiore
per il gusto di ferirla – in cuore al suo macello –
con facilità d’aguzzino. In quello –
la sua voce avrei sentito
finalmente amica: umida fica pronta all’uso.
Non un gemito.

sabato 18 luglio 2015

uno

Uno che si ordina tutto da internet, dai cotton fioc al concime per il giardino, quando si parla di libri mi chiede: e i tuoi dove li posso trovare? Io gli rispondo: anche in internet (leggi: è più facile trovarli in internet che in libreria). Lui fa una faccia stupita. Ma perché, gli chiedo, tu vai mai in libreria? Mai, mi risponde.

domenica 1 marzo 2015

morte di un account

Tutti i giorni qualcuno muore sui social, chiude il suo account e addio, proprio come nella vita reale. Così uno potrebbe anche dire che è stata una buona cosa, che c’è una vita là fuori che lo aspetta. Eppure conosco molta gente che non ha nessuna vita là fuori ad aspettarla, né amici, né salute, né possibilità, né speranze. Ogni volta che qualcuno muore sui social io mi chiedo sempre che è successo. Se ha vinto il luogo comune che da domani per lui/lei ci sarà una vita migliore, in cui noi ombre non siamo comprese. Oppure se ha ceduto alla disperazione, gli è partito il cuore, o il fegato, una vena capillare, una qualche rotella, e se si è spento con l’ansia alla gola, o col veleno, oppure nella rabbia più nera, o è morto con onore venendo a patti col proprio silenzio. Non c’è modo di accertarsene, resterà il mistero, come quando viene a mancare una persona che vedi tutte le mattine alla fermata del bus, e poi un bel giorno, senza preavviso, sparisce per sempre. Così, certo, uno potrebbe anche dire che come al solito sono io che sto esagerando e per quel povero account sono oltremodo pessimista. Eppure c’è un sacco di solitudine in giro, molta più solitudine di quella che siamo disposti ad accettare, o perdonare agli altri.

lunedì 19 gennaio 2015

critica della ragion impura

Comincio a pensare che così come si fanno le recensioni dei libri, si dovrebbe cominciare a fare anche la recensione delle recensioni. Visto che negli ultimi anni e soprattutto con internet, si è venuta a creare una sorta di nuova critica "democratica", aperta cioè a tutti, persino a chi non ha i mezzi tecnici per farla, ma la fa uguale in base al principio che se compro il libro allora posso esprimere un giudizio di valore sullo stesso, allora è anche giusto che la critica si assuma la responsabilità di ciò che dice e di come lo dice. Dico libri, perché è il campo che preferisco, ma si può applicare anche alla musica, al cinema, ecc.
Oggi ad esempio mi è capitato di leggere la recensione abbastanza stupida di una ragazza, che premettendo di non amare assolutamente il genere dei racconti, per tutta una serie di motivi che non ho capito, si mette a recensire un libro di Carver. Analizza i racconti uno per uno, spoilerandone il contenuto, per poi dire, alla fine di ogni analisi, quale racconto le è piaciuto e quale no. Sapete quanti racconti le sono piaciuti dell'intero libro? Nessuno. E sapete perché? Perché sono racconti e i racconti non le piacciono, ma del resto lo aveva già detto nella premessa. La mia domanda è: ma perché, se proprio non ti piacciono i racconti, ti vai a comprare un libro di Carver?

sabato 6 settembre 2014

sui social

Sono sempre più convinto, ma smentitemi se sbaglio, che a molti di quelli che esaltano Twitter (ad oggi il social più figo in circolazione, per la sua capacità di essere sintetico, letale e al passo coi tempi), e ci regalano ogni mattina perle fresche di saggezza o battute tanto fulminanti quanto salaci, se gli chiedi di sviluppare il loro pensiero in un temino lungo dieci righi, il pensiero gli si scianca fra il quinto e il settimo rigo e poi muore per mancanza di ossigeno intorno all'ottavo. A dieci righi di fulminante bravura non ci arrivano. Loro, ovviamente, rispondono che il problema è dei tempi, che non ammettono si perda tempo a leggere quando invece si dovrebbe vivere. Peccato che ormai buona parte della vita la si passi attaccati a uno smartphone. Persino in bagno, certe volte c'è lo smartphone ed è finita la carta igienica. Ed ecco la contraddizione insanabile: da una parte internet esalta il pensiero libero, purché breve e ironico, al massimo scorretto ma con brio, dall'altra nega il pensiero articolato, perché annoia, non tira. Che cosa tira, allora? Il pelo, sempre solo quello. Fotografato e poi postato in tutte le sue salse. Perché si sa, sempre meglio il pelo che un pensiero figo che non dice nulla o quasi. Ed ecco perché la gente alla mano preferisce Instagram.

mercoledì 20 marzo 2013

cos'è la merda

Sempre più piccolo borghese, consumistico, fascistico, il paese, telestupefatto, ha perso ogni cognizione di cultura e di lingua. Ha perso ogni memoria di sé, della sua storia, della sua identità. L’italiano è diventato un’orrenda lingua, un balbettio invaso dai linguaggi mediatici che non esprime altro che merce e consumo. Su questo terreno trova coltura e vigore un cespuglio di scrittori furbastri, personaggi mediatici prima che scrittori, che coi loro romanzi polizieschi, comico-grotteschi, bozzettistici intrattengono e dilettano i “nuovi” lettori.

L’estratto qui sopra viene ripreso da un articolo del 2006 dello scrittore Vincenzo Consolo sulla rivista Lettera Internazionale. Lo posto a commento dell’ultimo dibattuto articolo di Marco Travaglio (qui) in cui definisce polemicamente il popolo della rete come “una merda” (a qualcuno dà anche del cerebroleso) e chiede ai proprio commentatori se rileggono mai ciò che scrivono.
Non ci vuole tanto per capire che il popolo della rete è “una merda”, a tal proposito mi piace ricordare le parole assai sensate del mio amico Gianluca: “Internet è un potentissimo mezzo per dare voce agli imbecilli”. Che poi è il vero autentico principio della democrazia, dove l’imbecille vale quanto il dritto, ha lo stesso peso (talvolta è anche un buon esercizio di modestia per il dritto).
Il problema casomai mi sembra un altro. E cioè che chi scrive non si rilegge, e questo a causa del fatto che prima dovrebbe imparare a farlo. Dico imparare per il semplice motivo che scrivere e leggere non è, come si pensa, mettere insieme meccanicamente delle lettere per formare delle parole, è qualcosa di molto più complesso, si tratta di dare forma a delle idee, e purtroppo questo non ce l’hanno mai insegnato. E la colpa è realmente, assurdamente, imperdonabilmente, tutta politica.

giovedì 18 ottobre 2012

motti e aforismi privati

Ripescando un po’ dal passato del blog e un po’ dal mio profilo fb, pubblico qui alcuni aforismi o motti che ho raccolto nel tempo. Quelli senza attribuzione sono miei, gli altri di amici.

Tempi amorali richiedono persone amorali.


La vita fa di questi scherzi. Pensi di aver trovato l'amore, invece cambi solo coinquilino.


Cosa conta essere migliori o peggiori se non si è almeno uguali?


Cosa fai nella vita? Riempio gli spazi.


Il titolo del mio prossimo romanzo: UTERO, ADDIO!


Adieu, ma moustache, au revoir.


Non ci sono molte persone veramente cattive. Il problema è sopportare i difetti di tutti.


La grappa è la migliore amica dell’uomo.


Sei un po’ blues tu. Bevi, sei lento, stai attento alle sfumature. (Claudio Fusillo)

 
Lascia aperte le ferite, è da lì che passa la luce. (Paolo Vites)


L’amore è pratico. Si nutre di concretezza. (Marian)


Una casa non serve, sono solo costi inutili. Basta una stanza per essere liberi. (Alfredo)


Siamo troppo fichi per finire male. Abbi fiducia nella mediocrità italiana. (Licia Vignotto)


L’ottimismo non ci basta! (Rob Lacarbonara)


Internet è un potentissimo mezzo per dare voce agli imbecilli. (Gianluca)

mercoledì 16 marzo 2011

diario nero degli ultimi mesi

È parecchio che non scrivo sul blog, un po’ perché non ho molta ispirazione, un po’ perché mi sto dedicando ad altre attività come la fotografia o trovarmi un lavoro o far uscire il libro di poesie o scriverne un altro che va avanti un po’ a fatica ma va, comunque va.
A tutto questo va aggiunto che sono senza internet più o meno dalla metà di dicembre, a causa di un guasto alla mia linea ADSL, che Telecom sono tre mesi che dichiara di star riparando ma io ancora non ho visto nulla. Per cui mi arrangio come posso, ma stare dietro al blog non è per nulla facile.
Scrivere però mi piace ancora, almeno quando “son d’umore nero” (Guccini), e così pubblico qua sotto tre testi che ho buttato giù negli ultimi mesi, mentre ero di malumore, e che sono poi quelli che uno fa sempre più fatica a giudicare, perché quando sei giù ci metti dentro qualcosa di tuo, quel pizzico di personale per cui poi ti ci affezioni, anche se magari il pezzo non è il meglio che hai fatto.
Una nota per il secondo. Un po’ di tempo fa una mia amica mi ha iscritto a Fb perché riteneva che uno scrittore senza quel canale avesse un mezzo in meno per farsi sentire. Personalmente la ritengo ancora una gran fesseria (Fb, non l’idea della mia amica). E infatti, sono quasi convinto che a causa di questa mia contraddizione, cioè di odiare un mezzo a cui mi sono comunque arreso, Dio mi abbia levato Internet per punirmi. Ben mi sta!

Dicembre
IL CORVO

Apro la mia posta su Libero e leggo con apprensione in poco più di tre righi, lapidari come un epitaffio, che Aretha Franklin ha il cancro, Jean-Louis Trintignant compie poverino 80 anni (chi gliel’avrà mai fatto fare?). One mi rimprovera che l’altra sera, sì proprio l’altra sera, mentre ronfavo sul divano guardando Harry Potter ricevere i doni della morte come stimmate, ho perso per un soffio la donna della mia vita. Alessandra Neglia mi scrive che la situazione politica del Paese è così ingarbugliata che cazzo Lillo no, 5000 battute per il pezzo di terza sono poche, credimi! Intanto fuori viene giù il diluvio, c’è buio pesto, la notte ci circonda. Il mio gatto si gratta, credo di avergli attaccato le pulci. Un corvo con un’ala rotta sta bussando alla finestra, riuscite a sentirlo?
Poi mi chiedono tutti dove mai nasce la mia illimitata fiducia nel futuro. Di sicuro domani, peggio di così non può andare.



Gennaio
FACEBOOK E LA PATATA

Cazzo due giorni che sono su Facebook e già mi sono rotto le palle. Davvero, ora capisco perché qualcuno la ritiene la massima esaltazione dell’effimero, e sarebbe anche divertente se tutto questo chiacchiericcio non fosse a tratti assordante!
Nessuno ti ascolta per davvero, anche perché ascoltare richiede impegno, attenzione, pensiero, e pensare richiede tempo. Chi ha mai tempo oggigiorno? Il tempo è denaro! E infatti c’è crisi internazionale, mica roba da poco. Nessuno ha bisogno di cercarti, infatti sei tu a sbattergli in faccia le tue perle di saggezza (proprio com’è questa, lo riconosco, e chissà quanti l’hanno scritta già una manfrina così in passato). A tutti piace sempre tutto. E tutti sono sempre lì a ripeterti all’infinito le stesse banali cazzate. L’altra sera ha cominciato a nevicare e quaranta persone hanno scritto all’unisono “nevica!!!” sulla propria bacheca (e tutte e quaranta coi tre puntini esclamativi!!!). Ma come cazzo si fa?
La cosa peggiore però, secondo me, è che su Facebook chiunque perde un po’ del proprio mistero, tutti appaiono per quello che sono, e in effetti ad averceli sempre davanti sono tutti un po’ più brutti. Persino io mi sembro più brutto su Facebook, e io mi voglio bene. Non capisco ancora che gusto ci sia a scorreggiare in pubblico quotidianamente le proprie fragranze e in effetti i più furbi non scorreggiano, infilano solo il naso di tanto in tanto nel bagno degli altri, giusto per vedere che aria tira. Anche se qualcuno è simpatico, è vero, in genere chi non si prende troppo sul serio.
Mi hanno detto che si riesce anche a trombare, impegnandosi un minimo. Così aspetto. Magari un giorno, mentre tenta di sbattermi in faccia la sua quotidiana perla di saggezza, ce n’è una che insieme alla perla mi sbatte in faccia pure la patata. Che ne sai? Con un po’ di fortuna…

Febbraio
LA FINE DEL PC

Stamattina hanno parlato in tv della fine del PC. Ci fu un congresso per cambiar nome al Partito e poi rinnovarlo, e nel giro di due anni il Partito morì. Così oggi pensavo che sarebbe bello poter cambiare nome al Sud, che oramai a pronunciarlo sembra quasi una condanna.
Morire tutti e poi ricominciare da un altrove qualsiasi, ma che sia sempre casa. E senza alcun PD.