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venerdì 12 settembre 2014

cervelli da twitter: un articolo dal post

Linko qui sotto un interessantissimo articolo uscito oggi sul Post, in cui si parla delle nuove modalità di lettura sviluppatesi nell'era digitale. In sostanza l'articolo dice questo: non leggiamo di meno, anzi, il tempo passato a leggere è aumentato esponenzialmente con l'uso quotidiano di Internet: quasi cinque ore al giorno sono spese nella lettura da pc e iphone. Cambiano le modialità di approccio al testo e cambiano le abitudini dei lettori. Al bisogno di maggiore velocità corrisponde una perdita di concentrazione: tempi lenti, periodi lunghi, descrizioni eccessive, parole complesse, non sono più ammessi. E persino i lettori abituali subiscono tali condizionamenti. I libri cedono il passo a nuovi supporti digitali. Il pericolo è quello di arrivare, attraverso un'eccessiva semplificazione del linguaggio, anche a una semplificazione del pensiero. «Tutta la sintassi si perde, e la sintassi è il modo in cui esprimiamo pensieri complessi. Temo che perderemo la capacità di leggere e scrivere questo tipo di prosa articolata. Chissà, forse diventeremo cervelli da Twitter». 

Per leggere l'articolo clicca QUI. 

sabato 6 settembre 2014

sui social

Sono sempre più convinto, ma smentitemi se sbaglio, che a molti di quelli che esaltano Twitter (ad oggi il social più figo in circolazione, per la sua capacità di essere sintetico, letale e al passo coi tempi), e ci regalano ogni mattina perle fresche di saggezza o battute tanto fulminanti quanto salaci, se gli chiedi di sviluppare il loro pensiero in un temino lungo dieci righi, il pensiero gli si scianca fra il quinto e il settimo rigo e poi muore per mancanza di ossigeno intorno all'ottavo. A dieci righi di fulminante bravura non ci arrivano. Loro, ovviamente, rispondono che il problema è dei tempi, che non ammettono si perda tempo a leggere quando invece si dovrebbe vivere. Peccato che ormai buona parte della vita la si passi attaccati a uno smartphone. Persino in bagno, certe volte c'è lo smartphone ed è finita la carta igienica. Ed ecco la contraddizione insanabile: da una parte internet esalta il pensiero libero, purché breve e ironico, al massimo scorretto ma con brio, dall'altra nega il pensiero articolato, perché annoia, non tira. Che cosa tira, allora? Il pelo, sempre solo quello. Fotografato e poi postato in tutte le sue salse. Perché si sa, sempre meglio il pelo che un pensiero figo che non dice nulla o quasi. Ed ecco perché la gente alla mano preferisce Instagram.