Ho appena letto un post di un tipo molto incazzoso che invece di gioire semplicemente per la liberazione di Assange ne approfittava per dire che anche se Assange è libero il mondo fa comunque schifo e quindi c'è da stare poco allegri se la gioia è a metà, e uno sotto il post, assai basic, gli scriveva: Secondo me dovresti scopare di più, perché più o meno la regola è quella, da che mondo è mondo i problemi del mondo si risolvono così. Scopando. E mentre leggevo il post con quel senso addosso di cringe, termine che confesso ho capito che significava solo il mese scorso a Roma quando me lo ha spiegato Fabrizio Pelli, prima andando a orecchio pensavo fosse un corrispettivo di luccicanza, quindi qualcosa a metà fra Shining e la brillantezza lubrificata di John Travolta nella Febbre del sabato sera, quindi qualcosa a metà fra la vasellina e il sangue delle vergini versato per la salvezza del mondo, mentre leggevo il post con una nuova comprensione di me stesso e del mondo pensavo con un certo imbarazzo, ma non è che la gente là fuori quando legge i miei post mi vede così, così nervoso, e pensa: Ragazzo mio, secondo me dovresti scopare di più. Riducendomi a un coniglio. E poi nella mia testa è risuonata la voce del mio amico Antonello che mi dice sempre: Lilli, fammi il piacere, tagliati quella barbaccia e vedrai che ti si spalancherà un mondo. Quale mondo si dovrebbe spalancare non lo precisa mai, ma in fondo in fondo si capisce. E intanto, viva Assange libero!
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
martedì 25 giugno 2024
mercoledì 20 marzo 2024
due bacheche
Quando nella stessa giornata leggi prima uno scrittore piuttosto seguito che sulla sua bacheca nomina Lorenzo Calogero descrivendolo per ciò che era, un grande poeta ammirato da Ungaretti e Montale ma dimenticato dai più, tanto che sotto c'è chi osserva stupito "non lo conoscevo" e tu pensi (mordendoti pure la lingua): "Per forza, era calabrese", però non è colpa loro, alla fine nemmeno i meridionali lo sanno cosa c'è in Calabria, e allora come fai a incolpare gli altri? E poi un altro che giustamente si lamenta che quando chiede ai suoi contatti di indicargli quali sono i capolavori letterari dell'anno ognuno gli propina una lista di venti trenta titoli, come se i capolavori li potessi cogliere dall'albero come le mele. Ecco lo iato che fa la differenza, quello per cui gattopardescamente 2+2 non fa mai 4 ma tutto sempre torna, a fare i conti, in quell’atomo opaco del male per cui tutto è capolavoro, per chi ne capisce, e nessuno è genio, e si merita per questo di morire solo.
venerdì 17 marzo 2023
lo stronzo
Poco fa una lettrice mi faceva notare come ogni volta che scrivo certi post più sconfortati sul lavoro editoriale, io mi faccio un cattivo servizio perché, per eccesso di onestà, faccio un po’ la figura dell’editore sfigato, e la gente tutto è disposta a perdonarti tranne l’insuccesso. È una cosa che mi rimproverano tutti i miei amici, da sempre, di non sapermi vendere a dovere. Devo dire grazie a questa lettrice perché mi ha scritto con vera simpatia, come gesto di attenzione verso di me. E aggiungo che il suo messaggio mi ha fatto pensare a un racconto di Flaiano, forse il suo più bello, dove c’è un tipo che viene invitato a una festa da alcuni ricchi viziosi e invece di godersi l’orgia in corso, come farebbe qualsiasi imbucato, comincia a fare dei discorsi in cui rovina il gioco perché svela lo schifo che c’è dietro, così alla fine lo cacciano dalla festa in malo modo, umiliandolo e apostrofandolo come “stronzo”. Ecco, io nella grande festa dell’editoria italiana, mi sento come quel personaggio di Flaiano, non l’imbucato alla festa che sta zitto e se la gode, ma lo stronzo che non ce la fa a stare zitto e per questo viene scacciato.
sabato 24 settembre 2022
il mio post sul voto 2022
La cosa per certi versi più commovente delle elezioni politiche è che la gente va a votare per questo o per quello, contro questo o contro quello, pur sapendo che alla fine sono sempre gli stessi e quindi domani, indipendentemente dal voto, non cambierà nulla. O se cambia, sarà “nonostante loro”, per qualcosa di più grande che subiscono. Ma allora perché si va a votare? Leopardi direbbe che lo fa per illudersi che ci sia qualcosa da fare mentre si aspetta di morire. Dudduzzo mi diceva invece che è perché agli italiani, come popolo, piacciono le competizioni, insomma vanno a votare e fanno politica con lo stesso spirito agonistico con cui seguono il calcio. E un po’ è vero. Poi, finita la competizione, tornano a essere un popolo di stronzi, di evasori e speculatori edilizi, di cattocomunisti, omofobi e un po’ razzisti, a cui non frega un cazzo del paese e se qualcosa va male subito invocano piazzale Loreto come rapida soluzione. Però, certo, il vero pericolo rimane la Meloni. Ecco sì, si dovrebbe andare al voto sempre e senza farsi domande. Votare come atto di fede. Poi dice che siamo anticlericali. Invece siamo talmente realisti che ci siano ridotti a trasformare un “diritto” di cui andare orgogliosi, una conquista democratica, in un semplice “dovere” che va fatto perché va fatto, un po’ alla cieca, senza capire bene perché, senza scegliere chi, prendendo ciò che ci danno al ribasso come in un outlet, anche se magari mi fa schifo, anche se non mi fido, anche se ogni volta devo turarmi il naso. E ogni volta non si muove nulla, non succede nulla. Sono anni che a ogni votazione scrivo post come questo, tutti ugualmente risentiti, e non cambia mai nulla fra un post e l’altro. Persino le parole ogni volta mi suonano più vuote. E mi chiedo perché me la prendo ancora.
mercoledì 21 settembre 2022
il matto
Non sono convinto che mi piacerebbe diventare il protagonista di un tuo post, mi dice un autore che si contraddistingue per la sua vena caustica con cui percula chiunque gli capiti a tiro. Ma tu lo fai sempre, gli dico. Sì, ma io lo faccio in qualità di scrittore, tu come editore non puoi. Mi ha ricordato quando insegnavo scrittura al CSM e una volta un paziente prese a schiaffi un medico e gli disse: Io a te posso menarti, perché sono matto, tu a me no, perché sei dottore.
giovedì 7 luglio 2022
studiarsela
Autore che mi scrive: Sono solleticato dall’idea di finire in un tuo post, ma allo stesso tempo ho paura di ciò che scriverai. – Mica sono così cattivo. – Peggio, che a uno che fa direttamente lo stronzo gli rispondi Sei uno stronzo, ma a uno come te che gli rispondi? Te la sei studiata bene, maledetto.