Io comunque stamattina pensavo che conosco anche scrittori che stanno dalla mattina alla sera a parlare dei problemi etici ed estetici del mondo, poi se li incontri per strada manco ti salutano o ti riconoscono se non ti considerano al loro livello e/o della loro cerchia eletta o zona di conforto. Che un po' mi fanno pena perché tirarsela di essere scrittori famosi in uno dei paesi con meno lettori in Europa scrivendo in una lingua semimorta come l'italiano ce ne vuole. E un po', se anche mi cacassero di striscio, mi piacerebbe dire loro che in fondo li capisco, che nemmeno io mi trovo troppo bene a contatto/confronto col genere umano, ma anche se sono timido, o se sto anche io a menarmela coi problemi etici ed estetici del mondo, per lo meno lo sforzo di salutare il fruttivendolo o il fornaio con un buongiorno lo faccio. Ovvero, se saluto il fruttivendolo cerco di salutare anche lo scrittore meno importante di me o che non fa parte della mia cerchia, se è educato, se non diventa invasivo del mio spazio, perché salutare i "poveri" escludendo tutti gli altri non è attenzione ai problemi del mondo, ma è semplice pietismo che è una forma diversa di discriminazione: quella cosa che poi gli altri, i meno sensibili all'uso esatto delle parole, semplificano nella parola "stronzi".
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
domenica 30 aprile 2023
venerdì 17 marzo 2023
lo stronzo
Poco fa una lettrice mi faceva notare come ogni volta che scrivo certi post più sconfortati sul lavoro editoriale, io mi faccio un cattivo servizio perché, per eccesso di onestà, faccio un po’ la figura dell’editore sfigato, e la gente tutto è disposta a perdonarti tranne l’insuccesso. È una cosa che mi rimproverano tutti i miei amici, da sempre, di non sapermi vendere a dovere. Devo dire grazie a questa lettrice perché mi ha scritto con vera simpatia, come gesto di attenzione verso di me. E aggiungo che il suo messaggio mi ha fatto pensare a un racconto di Flaiano, forse il suo più bello, dove c’è un tipo che viene invitato a una festa da alcuni ricchi viziosi e invece di godersi l’orgia in corso, come farebbe qualsiasi imbucato, comincia a fare dei discorsi in cui rovina il gioco perché svela lo schifo che c’è dietro, così alla fine lo cacciano dalla festa in malo modo, umiliandolo e apostrofandolo come “stronzo”. Ecco, io nella grande festa dell’editoria italiana, mi sento come quel personaggio di Flaiano, non l’imbucato alla festa che sta zitto e se la gode, ma lo stronzo che non ce la fa a stare zitto e per questo viene scacciato.