Ieri sera con un paio di amici siamo andati a vedere il nuovo docufilm su Gaber uscito quasi a ridosso di quello del sodale Jannacci. A parte i suoi punti di forza (Gaber in se stesso, basta e avanza) e di debolezza (troppo lungo, troppi ospiti, alcuni dei quali non si capisce che ci stanno a fare) tipici di ogni docufilm, le due cose che più mi hanno lasciato stupito/perplesso sono state: 1) i più giovani in sala, ieri, eravamo proprio io e i miei amici, età media fra i 45 e i 50. È un caso, mi sono chiesto, o è la norma? Gaber interessa ancora alle generazioni più giovani della mia, che non hanno ancora avuto il tempo di perdere niente. E se interessa, che cosa gli sta dicendo, visto che praticamente non sanno nulla degli argomenti di cui parla lui specie nella fase più bella della sua carriera, quella del teatro-canzone: a scuola di quegli anni non si parla, e dopo, chi può si informerà da solo, e chi non può ciaone al ‘900 e agli anni di piombo; 2) il finale del docufilm vede tutti gli intervistati riunirsi a teatro per vedere uno spettacolo dove a esibirsi è proprio Gaber, in un montaggio posticcio che mischia un suo vecchio filmato e loro visti oggi, i suoi amici e famigliari invecchiati, alcuni più vecchi di lui, sua figlia che ormai gli è coetanea. A parte l’inutilità della scena, con tanto di lacrime finte, mi è sembrata una trovata talmente in sintonia con quello che hanno fatto i Beatles nell’ultimo video che ho cominciato a pensare che stia diventando una moda questa di non riuscire a seppellire i morti, a fare i conti con loro non attraverso la distanza del tempo, ma in questa continua finzione di un presente che assorbe e livella ogni cosa, ma non come diceva Totò sul piano della morte, invece all’opposto sul piano della vita che deve assolutamente continuare e dove se non muoiono loro forse non moriremo neanche noi. Un finale così posticcio Gaber l’avrebbe odiato, credo.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
giovedì 9 novembre 2023
lunedì 7 agosto 2023
società
Su una bacheca leggevo della società letteraria, di cui si dibatteva se esiste o no. Secondo me sì, ed è come l'ancien régime francese, cioè tutti la odiano perché è ingiusta ed è basata su un sistema che non funziona causando sperperi inimmaginabili e viscide corti di adulatori o vere e proprie bande, ma nessuno la vuole abbattere sul serio, anche se ne parlano male, perché in fondo al cuore sperano un giorno di entrarci per godere degli stessi privilegi dei pochi incoronati. Così, per passare il tempo, si parla di rivoluzione, ma rimandandola ogni volta a domani. Io stesso lo scrivo qui e non sotto la bacheca suddetta perché non facendo parte di quella particolare corte probabilmente non sarei considerato degno di risposta.
lunedì 5 dicembre 2022
stromboli
Stromboli, terra di Dio, girato da Roberto Rossellini nello stesso anno di Francesco, giullare di Dio, il 1949, ha in comune con l’altro la parola Dio nel titolo, ma sviscerato da un altro punto di vista. Tanto quello di Francesco è un film in cui l’alienazione della santità fa da ponte fra individuo società e natura, quanto il film su Stromboli è tutto giocato sulla lucidità dello sguardo, quello di Karin, interpretata da Ingrid Bergman, che lo esclude. In tal senso va interpretato il finale dell’opera, dove Karin riesce sì a trovare una comunione col divino inteso come mistero e natura – rappresentata dall’aspro paesaggio vulcanico dell’isola – ma non con la comunità che vi risiede, incontaminata e selvaggia ma non priva di preconcetti, di cattiverie e di ingiustizie, a cui persino incinta si rifiuta di tornare, così come prima ancora aveva rifiutato la ben più elegante ma non meno crudele società europea che aveva portato alla guerra. Karin, insomma, non riesce a trovare un suo posto fra gli uomini, ma non le viene meno l’orgoglio di chi rifiuta di soccombere alle regole sociali e integrarsi, e in tale rifiuto arriva a conoscersi nella natura dell’isola, a riconoscersi in essa. Da ciò lo scandalo del film. Mancando, dopo la rappresentazione della crisi dell’individuo, qualsiasi pentimento o volontà di accettazione sociale che è insito in tutti i lieto-fine, col protagonista che cerca di trovare un compromesso con la comunità di appartenenza, non stupisce che il film non sia piaciuto negli Stati Uniti, dove l’individualismo è sempre ammesso purché ammantato di patriottismo (ovvero spirito di comunità), e per il quale venne rimaneggiato con una voce fuori campo che lo “spiegava” al pubblico.
La foto, assai celebre, è di Federico Patellani da un reportage sul set (Stromboli 1949).
martedì 7 dicembre 2021
convento
La storia del tipo col braccio di silicone è talmente bella che il vero rammarico è sapere che non c'è (non pare esserci) gente abbastanza brava da trasformare quell'aneddoto in metafora, in arte. In un'altra epoca una storia così sarebbe finita in una commedia di Age & Scarpelli. Oggi al massimo può aspirare a un meme usa e getta sui social. Il mondo è sempre stato folle, ieri come oggi, siamo noi ad avere abbassato le ambizioni del nostro sguardo, anche sul prossimo, e ad accontentarci di ciò che passa il convento.
giovedì 17 maggio 2018
ciao, ciao, bambina
domenica 17 aprile 2016
quelli che impongono di votare sì
giovedì 4 febbraio 2016
congiura
sabato 1 agosto 2015
rispetto
venerdì 19 settembre 2014
il poeta è un emarginato
giovedì 30 maggio 2013
sulla maestra di barletta e casi affini
martedì 12 marzo 2013
mieli di marzo
Linko qui, a trent'anni dalla sua scomparsa, un ricordo di Mario Mieli scritto dal suo amico Franco Buffoni, poeta. Mieli, fra i fondatori del movimento gay italiano, è stato uno dei più incredibili ed eversivi personaggi degli anni '70, quando la parola "eversione" (rivoltare, mettere sottosopra) aveva ancora un senso, una sua violenza rigenerante, quando si faceva eversione per cambiare il mondo e non semplicemente per intorbidare le acque. Certe sue affermazioni hanno ancora oggi un carattere realmente polemico, creativo, ancora più oggi forse, con il ritorno in auge di una Chiesa e di uno Stato tutti chiusi in se stessi e contro l'accettazione di determinate identità, anche al loro interno. Qualcuna di queste affermazioni la trovate su Wikiquote, senza sforzarvi troppo, e credo valga la pena di leggerle: troverete che a volte sono eccessive, forti, indigeste, proprio com'era lui, che usava il suo stesso corpo, la sua sola presenza "disturbante" come un'arma.
In particolare, le mie preferite, sono quelle relative alla sua battaglia contro l'educastrazione, contro l'educazione uniformante e "castrante" dei bambini che vengono spinti a vivere una sessualità normativa, e a considerare squalificante qualsiasi altra pulsione ritenuta offensiva dalla Società perbenista.
In realtà, si scoprirà poi, quella battaglia nasceva da radici profonde, da contrasti interni alla sua stessa casa, dal complicato rapporto col padre. Eppure, proprio per il sentimento alla base di tale rivolta, un sentimento che ha più a che fare col cuore che con l'ideologia, ci pare che questa sua lotta non abbia perso nel tempo un solo briciolo della sua dignità. Anzi, la profonda aspirazione a vivere da persone libere in un mondo libero né fa ancora oggi, e sempre, un messaggio valido, necessario.
giovedì 18 ottobre 2012
motti e aforismi privati
Tempi amorali richiedono persone amorali.
La vita fa di questi scherzi. Pensi di aver trovato l'amore, invece cambi solo coinquilino.
Cosa conta essere migliori o peggiori se non si è almeno uguali?
Cosa fai nella vita? Riempio gli spazi.
Il titolo del mio prossimo romanzo: UTERO, ADDIO!
Adieu, ma moustache, au revoir.
Non ci sono molte persone veramente cattive. Il problema è sopportare i difetti di tutti.
La grappa è la migliore amica dell’uomo.
Sei un po’ blues tu. Bevi, sei lento, stai attento alle sfumature. (Claudio Fusillo)
Lascia aperte le ferite, è da lì che passa la luce. (Paolo Vites)
L’amore è pratico. Si nutre di concretezza. (Marian)
Una casa non serve, sono solo costi inutili. Basta una stanza per essere liberi. (Alfredo)
Siamo troppo fichi per finire male. Abbi fiducia nella mediocrità italiana. (Licia Vignotto)
L’ottimismo non ci basta! (Rob Lacarbonara)
Internet è un potentissimo mezzo per dare voce agli imbecilli. (Gianluca)
mercoledì 13 giugno 2012
fenomenologia di cassano


