Esce oggi per Ponte alle Grazie Accorgersi di essere vivi di Franco Arminio. Io da quando ne ho letto il titolo/slogan non riesco a smettere di metterlo a confronto, come possibile risposta, a Far finta di essere sani di Giorgio Gaber. I due estremi di ciò che siamo: da una parte la ricerca spasmodica di quei rari momenti emozionali in cui ci accorgiamo di essere vivi mentre facciamo finta di essere sani; e dall'altra, siccome in noi prevale la malattia, l'abitudine, invece di gustarceli fino in fondo, di fotografarli e postarli come rappresentazione ad uso degli altri del fatto che viviamo. La nostra vita appena vissuta ridotta a testimonianza postuma.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
martedì 27 agosto 2024
giovedì 9 novembre 2023
gaber e noi
Ieri sera con un paio di amici siamo andati a vedere il nuovo docufilm su Gaber uscito quasi a ridosso di quello del sodale Jannacci. A parte i suoi punti di forza (Gaber in se stesso, basta e avanza) e di debolezza (troppo lungo, troppi ospiti, alcuni dei quali non si capisce che ci stanno a fare) tipici di ogni docufilm, le due cose che più mi hanno lasciato stupito/perplesso sono state: 1) i più giovani in sala, ieri, eravamo proprio io e i miei amici, età media fra i 45 e i 50. È un caso, mi sono chiesto, o è la norma? Gaber interessa ancora alle generazioni più giovani della mia, che non hanno ancora avuto il tempo di perdere niente. E se interessa, che cosa gli sta dicendo, visto che praticamente non sanno nulla degli argomenti di cui parla lui specie nella fase più bella della sua carriera, quella del teatro-canzone: a scuola di quegli anni non si parla, e dopo, chi può si informerà da solo, e chi non può ciaone al ‘900 e agli anni di piombo; 2) il finale del docufilm vede tutti gli intervistati riunirsi a teatro per vedere uno spettacolo dove a esibirsi è proprio Gaber, in un montaggio posticcio che mischia un suo vecchio filmato e loro visti oggi, i suoi amici e famigliari invecchiati, alcuni più vecchi di lui, sua figlia che ormai gli è coetanea. A parte l’inutilità della scena, con tanto di lacrime finte, mi è sembrata una trovata talmente in sintonia con quello che hanno fatto i Beatles nell’ultimo video che ho cominciato a pensare che stia diventando una moda questa di non riuscire a seppellire i morti, a fare i conti con loro non attraverso la distanza del tempo, ma in questa continua finzione di un presente che assorbe e livella ogni cosa, ma non come diceva Totò sul piano della morte, invece all’opposto sul piano della vita che deve assolutamente continuare e dove se non muoiono loro forse non moriremo neanche noi. Un finale così posticcio Gaber l’avrebbe odiato, credo.
mercoledì 17 novembre 2021
brava persona
Mi
piace (e mi fa star bene) quando mi dicono "Voglio pubblicare con te
perché sei una brava persona". Il che certo prescinde dalle mie capacità
editoriali, però mi fa pensare a quella canzone di Gaber: "Qualcuno era
comunista perché Berlinguer era una brava persona". Di grandi editori è
pieno il mondo, ma finché ci sono brave persone a qualcuno non mancherà
la speranza.
lunedì 8 febbraio 2021
la cicuta
Io trovo straordinario come ci sia anche gente che discute da giorni sulla figura di Renzi, se abbia avuto lungimiranza politica o se sia stato arrogante o autolesionista, se abbia fatto male o bene per il Paese, un Bruto che accoltella Cesare in nome della Repubblica oppure uno Iago che fa tutto ciò che fa per il sottile piacere di chi vuole eternamente il male. Il punto, secondo me non è nei risultati ottenuti, ma nei metodi usati, nella totale mancanza di limpidezza delle sue azioni, tanto che ancora nessuno ne ha capito i veri motivi e si aggrappa alle più varie ipotesi. Ecco, in tutto questo, io che non so nulla più tutti gli altri, penso solo a Gaber, a Gaber che cantava “Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona” e ancora “Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona”. Entrambi, sia Berlinguer che Andreotti hanno fatto politica in nome dello Stato ma con metodi diversi. Io non posso dire che Renzi abbia fatto diversamente da loro due, non posso nemmeno dire che lo Stato debba o non debba essergli grato, non ho questa conoscenza; posso solo dire che, se dovessi fidarmi di una canzone e fare un semplice paragone coi versi della canzone di Gaber, Renzi sta più vicino ad Andreotti, con le sue trame e sottotrame (ma senza l’uguale eleganza), che a Berlinguer. Per tutto questo, secondo me, Renzi sarà di sicuro un genio, chi lo nega?, ma non è “una brava persona”, non una persona di cui ci si possa fidare, non uno che inviteresti a cena senza la paura che, mentre ti dice stai sereno, ti mette la cicuta nel bicchiere se gli stai scomodo. Ed è anche questo, la morte per avvelenamento, un motivo del suo 2%. Però io continuo a stare a sinistra perché da qualche parte c'è uno come lui.
giovedì 20 dicembre 2018
lunedì 25 giugno 2018
di nostalgici
giovedì 23 aprile 2015
mamma mia
domenica 5 aprile 2015
martedì 1 gennaio 2013
dieci anni fa
Fu più o meno in quello stato che mi arrivò la notizia della morte di Giorgio Gaber. Nemmeno lo conoscevo tanto bene Gaber, ma passai il resto del pomeriggio davanti alla tv, ad ascoltare la sua musica o vedere vecchi spezzoni dei suoi spettacoli, che un po’ mi consolarono e un po’ mi riempirono di malinconia, eppure mai di tristezza. Così, non so che ricordo ne abbiate voi, ma per me la morte di Gaber ha sempre avuto il sapore di quel bacio mancato. Onore a un grande.
