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martedì 27 agosto 2024

testimonianza

Esce oggi per Ponte alle Grazie Accorgersi di essere vivi di Franco Arminio. Io da quando ne ho letto il titolo/slogan non riesco a smettere di metterlo a confronto, come possibile risposta, a Far finta di essere sani di Giorgio Gaber. I due estremi di ciò che siamo: da una parte la ricerca spasmodica di quei rari momenti emozionali in cui ci accorgiamo di essere vivi mentre facciamo finta di essere sani; e dall'altra, siccome in noi prevale la malattia, l'abitudine, invece di gustarceli fino in fondo, di fotografarli e postarli come rappresentazione ad uso degli altri del fatto che viviamo. La nostra vita appena vissuta ridotta a testimonianza postuma.

giovedì 9 novembre 2023

gaber e noi

Ieri sera con un paio di amici siamo andati a vedere il nuovo docufilm su Gaber uscito quasi a ridosso di quello del sodale Jannacci. A parte i suoi punti di forza (Gaber in se stesso, basta e avanza) e di debolezza (troppo lungo, troppi ospiti, alcuni dei quali non si capisce che ci stanno a fare) tipici di ogni docufilm, le due cose che più mi hanno lasciato stupito/perplesso sono state: 1) i più giovani in sala, ieri, eravamo proprio io e i miei amici, età media fra i 45 e i 50. È un caso, mi sono chiesto, o è la norma? Gaber interessa ancora alle generazioni più giovani della mia, che non hanno ancora avuto il tempo di perdere niente. E se interessa, che cosa gli sta dicendo, visto che praticamente non sanno nulla degli argomenti di cui parla lui specie nella fase più bella della sua carriera, quella del teatro-canzone: a scuola di quegli anni non si parla, e dopo, chi può si informerà da solo, e chi non può ciaone al ‘900 e agli anni di piombo; 2) il finale del docufilm vede tutti gli intervistati riunirsi a teatro per vedere uno spettacolo dove a esibirsi è proprio Gaber, in un montaggio posticcio che mischia un suo vecchio filmato e loro visti oggi, i suoi amici e famigliari invecchiati, alcuni più vecchi di lui, sua figlia che ormai gli è coetanea. A parte l’inutilità della scena, con tanto di lacrime finte, mi è sembrata una trovata talmente in sintonia con quello che hanno fatto i Beatles nell’ultimo video che ho cominciato a pensare che stia diventando una moda questa di non riuscire a seppellire i morti, a fare i conti con loro non attraverso la distanza del tempo, ma in questa continua finzione di un presente che assorbe e livella ogni cosa, ma non come diceva Totò sul piano della morte, invece all’opposto sul piano della vita che deve assolutamente continuare e dove se non muoiono loro forse non moriremo neanche noi. Un finale così posticcio Gaber l’avrebbe odiato, credo.

mercoledì 17 novembre 2021

brava persona

Mi piace (e mi fa star bene) quando mi dicono "Voglio pubblicare con te perché sei una brava persona". Il che certo prescinde dalle mie capacità editoriali, però mi fa pensare a quella canzone di Gaber: "Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona". Di grandi editori è pieno il mondo, ma finché ci sono brave persone a qualcuno non mancherà la speranza.

lunedì 8 febbraio 2021

la cicuta

Io trovo straordinario come ci sia anche gente che discute da giorni sulla figura di Renzi, se abbia avuto lungimiranza politica o se sia stato arrogante o autolesionista, se abbia fatto male o bene per il Paese, un Bruto che accoltella Cesare in nome della Repubblica oppure uno Iago che fa tutto ciò che fa per il sottile piacere di chi vuole eternamente il male. Il punto, secondo me non è nei risultati ottenuti, ma nei metodi usati, nella totale mancanza di limpidezza delle sue azioni, tanto che ancora nessuno ne ha capito i veri motivi e si aggrappa alle più varie ipotesi. Ecco, in tutto questo, io che non so nulla più tutti gli altri, penso solo a Gaber, a Gaber che cantava “Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona” e ancora “Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona”. Entrambi, sia Berlinguer che Andreotti hanno fatto politica in nome dello Stato ma con metodi diversi. Io non posso dire che Renzi abbia fatto diversamente da loro due, non posso nemmeno dire che lo Stato debba o non debba essergli grato, non ho questa conoscenza; posso solo dire che, se dovessi fidarmi di una canzone e fare un semplice paragone coi versi della canzone di Gaber, Renzi sta più vicino ad Andreotti, con le sue trame e sottotrame (ma senza l’uguale eleganza), che a Berlinguer. Per tutto questo, secondo me, Renzi sarà di sicuro un genio, chi lo nega?, ma non è “una brava persona”, non una persona di cui ci si possa fidare, non uno che inviteresti a cena senza la paura che, mentre ti dice stai sereno, ti mette la cicuta nel bicchiere se gli stai scomodo. Ed è anche questo, la morte per avvelenamento, un motivo del suo 2%. Però io continuo a stare a sinistra perché da qualche parte c'è uno come lui.

lunedì 25 giugno 2018

di nostalgici

Probabilmente è vero, dire che quello di Salvini è fascismo è una banalizzazione che non tiene conto né di cosa sta succedendo nel mondo, né dei bisogni reali della gente. Ma soltanto quattro anni fa Salvini veniva fischiato durante un comizio in piazza nel mio paesino orgogliosamente meridionale e ieri, in quella stessa piazza, è comparso il primo stand pro Salvini premier. Ne prendo atto, e sono quasi certo – perché la memoria è sempre troppo corta quando non conviene averla lunga – che presto in molti saranno pronti a saltare sul carro del vincitore e a esultare per il nuovo capo. Eppure quelli che ho visto ieri allo stand pro Salvini sono gli stessi che pochi anni fa tenevano il busto del Duce sulle loro scrivanie. Sono persone con una storia umana e politica un po’ più lunga di quella di Salvini e molto più radicata alla propria terra. Guardandoli mi sono chiesto se non siano loro a non aver capito cosa sta succedendo, se non sia l’intero paese a non aver capito che Salvini con un certo “glorioso” passato non c’entra più nulla, se non in chiave puramente formale o di facciata, e per il semplice fatto che il potere deforma le facce sempre allo stesso modo. Non per nulla «tutti quelli che fanno questo gioco / c'hanno certe facce che a vederli fanno schifo / che siano untuosi berlusconiani o grigi compagni del PD», come cantava Gaber appena l’altro ieri, senza distinzioni e senza appello.

giovedì 23 aprile 2015

mamma mia

Ultimamente, forse perché sto ascoltando molto Gaber, mi è nato un nuovo intercalare che tendo a proferire ogni volta che mi ritrovo davanti a una banalità imbarazzante o a una stupidaggine. L’intercalare è “Mamma mia!” allungato molto sulle a. Sarebbe più o meno “Maaammaamiaaa!” altrettanto stupido e imbarazzato, nella resa, dei fatti che lo hanno ispirato. Ispirato dal mondo, infatti, lo dico così tanto ultimamente che ieri mia madre, mentre leggevo le notizie del giorno, a un certo punto sbotta scocciata: “Ma che c’è? Ma che vuoi? Ma perché stai sempre a chiamarmi senza motivo?” La colpa è tutta dei giornali.

martedì 1 gennaio 2013

dieci anni fa

Dieci anni fa, più o meno verso quest’ora, me ne stavo da solo a casa a rimuginare sulla festa di capodanno della sera prima. La festa era stata una schifezza, con la ragazza a cui facevo il filo, ubriaca, che a mezzanotte aveva baciato un altro. Alla fine mi sono ubriacato anche io, e così mi ritrovavo il giorno dopo, 1 gennaio 2003, con lo stomaco sottosopra, sonno da morire, e il magone per un amore nemmeno iniziato (mi viene da dire che da allora non ho imparato proprio nulla in fatto di cuore).
Fu più o meno in quello stato che mi arrivò la notizia della morte di Giorgio Gaber. Nemmeno lo conoscevo tanto bene Gaber, ma passai il resto del pomeriggio davanti alla tv, ad ascoltare la sua musica o vedere vecchi spezzoni dei suoi spettacoli, che un po’ mi consolarono e un po’ mi riempirono di malinconia, eppure mai di tristezza. Così, non so che ricordo ne abbiate voi, ma per me la morte di Gaber ha sempre avuto il sapore di quel bacio mancato. Onore a un grande.