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domenica 22 ottobre 2023

fantasia montanelliana

Continuo a ripensare all’ultima intervista di Montanelli che diceva che il problema del nostro paese non era politico ma generazionale. Serviva una rivoluzione violenta, diceva, che spazzasse via ogni cosa. Non è la politica che è marcia, ma le ultime generazioni che sono marce nel midollo, corrotte senza esclusioni, buone soltanto a incancrenirsi nella propria corruzione. E allora, come risolvere il problema? Con un bel genocidio assistito, un suicidio di massa. Fare fuori due o tre generazioni di italiani ma in maniera chiara, pulita, senza distinzioni o esclusioni, farci fuori tutti fra di noi, sessanta milioni di persone che viste da quaggiù sono tante, ma viste da lassù, da un satellite, non contano niente sul pianeta. E poi ricominciare da capo con l’aria finalmente più pulita, con chi viene a prendersi le case. Ripopolare il paese con qualcuno che ha meno marciume di noi in corpo. Ad esempio potremmo suicidarci tutti e dare le nostre case o ai palestinesi o agli ebrei, così uno dei due popoli viene qui e l’altro resta lì e almeno un conflitto nel mondo finisce, un conflitto dove per una volta non saremmo complici ma risolutori. Ecco che in un sol colpo, col nostro sacrificio, risolveremmo il problema di due paesi e di tre popoli. Montanelli da lassù ci guarderebbe contento.

sabato 4 marzo 2023

lavanderia a gettoni

Non potendosi permettere di meglio, mio cugino Berto ha preso un monolocale in cui è andato a vivere con la sua compagna e la loro bambina, infilandosi senza troppi rimpianti in una nuova vita, tutta lavoro e famiglia che lo stordisce e lo riempie di una leggera euforia alla quale non sa abituarsi, ma nemmeno rinunciare. Ne esce ogni tanto di sera, quando va a fare il bucato nella lavanderia a gettoni lì vicino, rifugiandosi nel confortevole frastuono delle lavatrici che lo isola dai rumori del mondo. Ci va sempre da solo, dopo cena, quando dalle finestre arriva attutito il ronzio delle tv accese e c’è meno possibilità di incontrare qualcuno con cui fermarsi a parlare. Carica i panni nel cestello, e mentre aspetta che il lavaggio finisca si mette in un angolo illuminato dal neon, tira fuori dalla memoria uno dei libri ingialliti lasciati nella casa dei suoi, e ne legge lentamente qualche pagina, pochi versi, che riassapora come se fosse la prima volta.

venerdì 22 luglio 2016

dono

Peppe mi dice: «Una volta, quando ero comunista, mi chiamavano tutti Peppe Zedong, perché sapevo il Libretto Rosso a memoria. Ora mi chiamano Peppe dei bagni, perché sto chiuso qui dentro a lavare i cessi. Però io sono molto fortunato, perché ho avuto il dono della fantasia».

domenica 17 aprile 2016

quelli che impongono di votare sì

Ho letto post di renziani che attaccano QUELLI CHE IMPONGONO DI VOTARE SI (questa a Jannacci sarebbe piaciuta), li definiscono fascisti, perché se mi obblighi ad andare a votare per dire quello che vuoi tu (ovvero il SI, perché fosse per me direi il NO che vuole Renzi), allora sei un fascista! Ecco, volevo dire a quelle persone che di tutte le boiate ignoranti che ho letto in giro su questo referendum questa è veramente la peggiore. Tanto più che l’età media dei renziani è la mia, e mi aspettavo qualcosa di più dalla mia generazione, non il solito “fascista o non fascista”. Un po’ più di fantasia. 

martedì 3 novembre 2015

tema: la mia passione più profonda

Una decina di anni fa realizzammo con la libreria L'Approdo un concorso di scrittura per gli alunni delle scuole medie. Ne vennero fuori una serie di temini veramente belli. Non mi ricordo più quale tema vinse il concorso, ma stamattina, mentre rimettevo a posto uno scaffale ho ritrovato questo che, all'epoca, è stato uno dei miei preferiti. 

Sono un appassionato di storia e geografia e lo sono così tanto da non perdere mai un documentario su questi argomenti. Quando poi mi capita di leggere un libro dello stesso genere, rimango immobile sulla sedia e la mia anima e il mio pensiero si trasferiscono nel tempo e nel luogo descritti nell'opera. Mi sento così protagonista degli eventi storici ed esploratore di ambienti nuovi con animali sconosciuti e rari. Per me la storia è come la preparazione di un piatto come le lasagne alla bolognese, mentre la geografia è come un bicchiere di acqua versato per terra che scava nel terreno tante gallerie che non ti fanno trovare più la strada di casa e che ti portano verso zone inesplorate dell'universo o dritto a una cascata che smuove le acque degli oceani.

F. B., classe 1a A

sabato 23 agosto 2014

celebrazione della fantasia

È accaduto all'ingresso del villaggio di Ollantaytambo, vicino a Cuzco. Mi ero defilato da una comitiva di turisti ed ero rimasto solo, a guardare di lontano i ruderi di pietra, quando un bambino del posto, malaticcio e cencioso, mi ha avvicinato per chiedermi se gli regalavo una matita. Non gli potevo dare la mia, perché mi serviva per non so più quali noiosi appunti, e così gli ho proposto di disegnargli sulla mano un maialino.
Si è sparsa subito la voce, e in breve tempo mi sono trovato in mezzo a una frotta di bambini che urlavano a squarciagola per farsi disegnare animalucci sulle manine screpolate dal freddo e dalla sporcizia, su quelle pellicine di cuoio bruciato: chi voleva un condor e chi un serpente, chi un pappagallino o una civetta, e c'era anche chi chiedeva un fantasma o un drago.
Quand'ecco, in mezzo a quel baccano, un derelitto non più alto di un metro mi mostra sul suo polso un orologio disegnato con l'inchiostro nero:
– Me l'ha mandato un mio zio che sta a Lima.
– E va bene? – gli ho chiesto.
– Va un po' indietro – ha ammesso lui.

(Eduardo Galeano, da Il libro degli abbracci)