Visualizzazione post con etichetta valentina nappi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta valentina nappi. Mostra tutti i post

lunedì 1 marzo 2021

metafora

Di recente, visti i tempi che corrono, una delle letture che mi mette più allegria è quella riguardante la rubrica inaugurata da Valentina Nappi nelle sue storie IG, dove il pubblico può farle domande e lei risponde a quelle che preferisce. Le domande sono di vario genere, molte sono spinte ma non tutte volgari, e la Nappi risponde spesso con ironia e garbo, tanto che sono convinto che presto ce la ritroveremo a condurre un programma in TV. Ma se c'è una cosa che ho notato è che l'argomento di maggior richiamo, quello che più interessa e incuriosisce il suo pubblico, riguarda il sesso anale. Ecco, io lo so che oltre ai più sani pruriti (Tinto Brass docet) c'è qualcosa di fortemente metaforico legato a tutto questo, ma se me lo immaginavo prima che gli italiani erano a tal punto curiosi sull'argomento, mi attrezzavo per farci una collana ad hoc. Ci ho anche pronto il titolo: Cul-de-sac. Oppure, forzando espressivamente verso Patti Smith, che puzza di Manzoni: La Mer(de).

lunedì 28 gennaio 2019

la cultura del cazzo

Stavo guardando il video di Sgarbi contro la Nappi, in risposta a uno scontro che hanno avuto su Rete 4 la settimana scorsa. In quel diverbio la Nappi ci ha fatto una figura pessima e Sgarbi pure. Oggi, guardando il video di Sgarbi, ho pensato che siamo uno di quei paesi in cui l'opinione detta male (molto male) di una pornoattrice ha maggiore peso, non solo mediatico ma proprio di opinione pubblica, di quello di un uomo di cultura, un pensatore o anche di un addetto ai lavori. E che, di contro, la risposta di Sgarbi per cui una pornoattrice non dovrebbe immischiarsi in certe cose, ma fare solo quello che sa fare, cioè prendere cazzi, è scorretta sotto qualsiasi punto di vista. Perché, se la Nappi ha una sua (per quanto esile sia) opinione politica, ha il diritto in quanto cittadina votante di dirla, e se ha il potere mediatico per influenzare (anche male) chi le dà retta, ha tutto il diritto di usare quel potere che le hanno dato. C’è chi mi dirà che è sbagliato che una persona che non ha il pieno controllo del potere delle sue parole possa parlare a un pubblico così vasto e che spesso la prende sul serio (quando non è impegnato a riempirla di insulti sessisti), ma se quella cosa la Nappi la dice male o viene mal recepita (acriticamente) dal pubblico, in un sedicente Paese industrializzato, direi che la colpa non è proprio tutta della Nappi. Di chi è allora? Ecco, questo è il paese che qualcuno ha voluto per noi e ha pazientemente coltivato perché producesse questi frutti. Non dico che sia stato Sgarbi, forse ha più colpe Berlusconi in questo senso. Ma se Sgarbi, che non è un fesso e nemmeno una persona impreparata, risolve ogni diverbio come fa, dicendo: “Tu mi fai schifo! Io non ti voglio scopare!” non dà certo un grande esempio di maturità. O forse è anche lui uno dei tanti intrappolati in quella cultura del cazzo che denigra? Perché alla fine, che sia una pornoattrice o che sia un dotto opinionista a parlarne, sempre lì si ritorna. Alla cultura del cazzo. Non certo la migliore, ma di sicuro la più duratura forma di pensiero che l’Italia abbia espresso dai tempi di Boccaccio.

giovedì 13 novembre 2014

tre pezzi d'occasione (2)

Da una conversazione con due due amici fotografi

"Se ci pensi la fotografia è un po' come il porno. Lo sanno tutti che se sei bravo te la cavi anche con pochi mezzi, però se c'hai l'obiettivo lungo fai più bella figura. Infatti, se fai attenzione, i dilettanti cercano tutti di farsi una grossa attrezzatura, è istintivo. Magari non gli serve a niente, o non la sanno nemmeno usare, però la vogliono grossa, così si danno importanza. I più scarsi, dopo un po', la abbandonano o se la rivendono, perché più grossa è più è pesante, e portarsela appresso è sempre scomodo."

I segaioli della penna

Oggi ho l'obbligo (lavorativo, non morale) di recensire questo libro, scritto dal tipico esponente di quella categoria culturale che io chiamo "segaioli della penna", gente che si masturba con le parole perché non ha la minima considerazione per il piacere dell'altro, cioè del lettore.
Ecco un estratto tipico dell'opera di un segaiolo della penna, di cui non faccio il nome solo per educazione. Va constatato che segaioli così, nonostante la dedizione che mettono nella pratica solitaria, prolificano a vista d'occhio e, in suddetti ambienti culturali, ce ne sono pure troppi, tutti ne hanno, purtroppo, prima o poi incontrato uno:
"Condannato automaticamente allo smarrimento della forma, ad una ontologica de-formazione esistenziale, sotto i duri scossoni della frattura razionalizzata di ogni nucleo solido della vita, l'artista marginale, nel conflitto dei capitalismi nomadi dominanti, necessita di una indifferibile aeriformizzazione che, svincolandolo anche da ciascuna restrizione di "volume", lo doti di maggiore volatilità ("a-volumetria"), dinnanzi all'estrema volatilità delle élites nomadi; saldato allo "spazio", reso fatalisticamente localizzabile, disorientato dalla inafferabilità dei nuovi capitalismi, l'individuo è annientato dalla schiavitù della contingenza locale."

Oroscopo

Un oroscopo talmente bello che andava condiviso, anche perché fra fotografia porno e segaioli della penna, il pene di Napoleone, oggi, nel mio oroscopo ci sta proprio bene. Più tardi scriverò una lettera d'intenti a Valentina Nappi, dopodiché la mia giornata potrà dirsi conclusa in perfezione e bellezza.
"Nel 2007, quando il padre morì all’età di 92 anni, Evan Lattimer ereditò la sua grande collezione di bizzarre reliquie, che comprendeva un sigaro fumato da W. C. Fields, la patente di Greta Garbo, lo specchio da barba di Abraham Lincoln, un cappotto di pelle di orso del generale George Custer e il pene di Napoleone Bonaparte. Molti di quegli oggetti si rivelarono di grande valore per i collezionisti. Uno di loro si offrì di comprare il pene per centomila dollari. Ho il sospetto che nei prossimi mesi ti succederà qualcosa di simile. L’eredità che riceverai potrebbe non essere quella che ti aspetti, ma comunque rivelarsi più utile di quanto immagini. Rob Brezsny".