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venerdì 13 marzo 2020

boccaccio 2.0

Stamattina pensavo che ai tempi di Boccaccio, con la peste ci si chiudeva in casa a raccontarsi storie. Oggi i più romantici raccomandano di leggere i libri. Ma è, per certi versi, romanticismo appunto, che non tiene conto dell’evoluzione dei tempi, dei media. Se è vero che il libro non è morto, è anche vero che ormai il fabbisogno di narrazioni, di storie, mai sopito nell’uomo, assume altre forme, passa da altri canali. Quasi tutti i miei amici che hanno, come chiunque, la necessità di narrazioni per combattere la noia, infatti, spesso non hanno libri in casa, ma passano le giornate guardando fiction su Netflix (che è un’evoluzione del romanzo a puntate, o d’appendice). Già oltre la televisione, altro che libri! Oppure, i più colti, da un paio di giorni stanno su PornHub che per venire incontro alla crisi, nella più grande campagna promozionale che ci si potesse inventare con la peste, per imbonire futuri abbonati ha messo a disposizione gratuitamente la versione Premium del suo canale. Che a me pare l'estrema evoluzione, ai tempi del 2.0, del boccaccesco (istinto vitale, e dunque sensuale, contro istinto morte), anche a scapito dello stesso Boccaccio (autore raffinato di storie non solo licenziose), ma dubito che qualcuno noti la differenza.

lunedì 28 gennaio 2019

la cultura del cazzo

Stavo guardando il video di Sgarbi contro la Nappi, in risposta a uno scontro che hanno avuto su Rete 4 la settimana scorsa. In quel diverbio la Nappi ci ha fatto una figura pessima e Sgarbi pure. Oggi, guardando il video di Sgarbi, ho pensato che siamo uno di quei paesi in cui l'opinione detta male (molto male) di una pornoattrice ha maggiore peso, non solo mediatico ma proprio di opinione pubblica, di quello di un uomo di cultura, un pensatore o anche di un addetto ai lavori. E che, di contro, la risposta di Sgarbi per cui una pornoattrice non dovrebbe immischiarsi in certe cose, ma fare solo quello che sa fare, cioè prendere cazzi, è scorretta sotto qualsiasi punto di vista. Perché, se la Nappi ha una sua (per quanto esile sia) opinione politica, ha il diritto in quanto cittadina votante di dirla, e se ha il potere mediatico per influenzare (anche male) chi le dà retta, ha tutto il diritto di usare quel potere che le hanno dato. C’è chi mi dirà che è sbagliato che una persona che non ha il pieno controllo del potere delle sue parole possa parlare a un pubblico così vasto e che spesso la prende sul serio (quando non è impegnato a riempirla di insulti sessisti), ma se quella cosa la Nappi la dice male o viene mal recepita (acriticamente) dal pubblico, in un sedicente Paese industrializzato, direi che la colpa non è proprio tutta della Nappi. Di chi è allora? Ecco, questo è il paese che qualcuno ha voluto per noi e ha pazientemente coltivato perché producesse questi frutti. Non dico che sia stato Sgarbi, forse ha più colpe Berlusconi in questo senso. Ma se Sgarbi, che non è un fesso e nemmeno una persona impreparata, risolve ogni diverbio come fa, dicendo: “Tu mi fai schifo! Io non ti voglio scopare!” non dà certo un grande esempio di maturità. O forse è anche lui uno dei tanti intrappolati in quella cultura del cazzo che denigra? Perché alla fine, che sia una pornoattrice o che sia un dotto opinionista a parlarne, sempre lì si ritorna. Alla cultura del cazzo. Non certo la migliore, ma di sicuro la più duratura forma di pensiero che l’Italia abbia espresso dai tempi di Boccaccio.

domenica 8 marzo 2015

l'oasi

Chissà che gli succede al nostro cinema di recente, che fa film storici sugli scrittori degli anni liceali e quando può li appella in maniera rutilante: il giovane + favoloso Leopardi di Martone (due titoli di merito perché partiva sfigato), il meraviglioso Boccaccio dei fratelli Taviani, in mezzo il Pasolini americano di Ferrara e L'Oriana (Fallaci), fiction Rai. Tutti questi film che mischiano vita, sogno e poesia hanno avuto uno straordinario successo di botteghino, e su tutti è nata, cosa rara, una lunga serie di discussioni per determinarne il valore. Quasi che il pubblico, oltre alla nostalgia, sentisse come un senso di colpa verso gli scrittori, forse di averli tanto a apprezzati a scuola ma senza averli mai davvero letti; oppure li avesse letti, uno su mille, e adesso volesse rivendicarne la proprietà, quasi fosse la loro oasi nel deserto dei lettori in cui si aggirano. Eppure il mondo va avanti, il cinema pure, e così i botteghini. Mi aspetto nei prossimi mesi, su questa scia, nuovi importanti titoli: l'incredibile Foscolo, il mirabolante Tasso, o l'evergreen di sempre: lo stupefacente Alighieri, per quanto di lui abbia già parlato fino allo sfinimento lo stupefatto Benigni.