Ragazza che pubblica su IG la foto di un film e ci scrive sotto: "Stupendooo!" (con tre ooo). Tu allora, da bravo provolone, siccome è carina, vai alla ventura e le scrivi per farle un complimento: "Allora ti assomiglia". Ma quella ti scrive in privato e ti attacca il pippone di tutte le donne che vogliono saperne di più: "Come fai a dirlo?" Nononstante il campanello di allarme che ti suona in testa, approfitti della neonata confidenza e da scemo, restando sul vago, improvvisi a farle l'elenco minuzioso degli elementi cinematograficamente più intensi di ogni film che hai visto applicabili a lei. Il punto è che tu quel suo film in particolare lo hai visto sì ma trent'anni fa, manco più te lo ricordi, ti arrampichi sugli specchi come puoi, senza accorgerti che parla di una inesauribile maniaca sessuale che fra orge e prostituzione alla fine si fa violentare da un superdotato fino a farsi lasciare dal marito perché è pure emotivamente anaffettiva. Insomma, peggio di così non mi poteva andare.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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martedì 14 febbraio 2023
venerdì 14 febbraio 2020
san valentino agli editori
Alcuni librai m’impongono
di non pubblicare i poeti
se voglio arricchirmi e arricchire
e si scusano quasi di non vendere
ciò che non propongono al lettore
per sfiducia nei miei libri.
Alcuni lettori mi confidano
di preferirli morti i poeti
ché come il formaggio invecchiano
e più puzzano e più hanno da dire
a chi vive il suo presente
senza storia e senza rime.
Alcuni editori mi consigliano fratelli
di non pubblicare i poeti
se davvero voglio mettermi alla pari
nel mondo degli affari
ch’è spietato con chi gira abbaiando
come i cani alla luna.
Alcuni editori sono soli.
Alcuni poeti mi rinfacciano
di non pubblicare i poeti
che odiano e fanno liste
prescrittive d’incapaci
fuori dalla cerchia degli “amici”
e dalla rete dei prefetti letterati.
Alcuni aspiranti mi intercettano
per farsi pubblicare
ma senza più conoscere la regola del verso
quello che rimane è nostalgia
o la boria dei poeti che sarebbero
se qualcuno li volesse pubblicare.
Alcuni editori sono soli.
Qui piove.
di non pubblicare i poeti
se voglio arricchirmi e arricchire
e si scusano quasi di non vendere
ciò che non propongono al lettore
per sfiducia nei miei libri.
Alcuni lettori mi confidano
di preferirli morti i poeti
ché come il formaggio invecchiano
e più puzzano e più hanno da dire
a chi vive il suo presente
senza storia e senza rime.
Alcuni editori mi consigliano fratelli
di non pubblicare i poeti
se davvero voglio mettermi alla pari
nel mondo degli affari
ch’è spietato con chi gira abbaiando
come i cani alla luna.
Alcuni editori sono soli.
Alcuni poeti mi rinfacciano
di non pubblicare i poeti
che odiano e fanno liste
prescrittive d’incapaci
fuori dalla cerchia degli “amici”
e dalla rete dei prefetti letterati.
Alcuni aspiranti mi intercettano
per farsi pubblicare
ma senza più conoscere la regola del verso
quello che rimane è nostalgia
o la boria dei poeti che sarebbero
se qualcuno li volesse pubblicare.
Alcuni editori sono soli.
Qui piove.
lunedì 16 febbraio 2015
piccola sfida
L'ultima volta, al mio corso di scrittura, in vista di San Valentino, ho dato questo compito. Scrivere una lettera d'amore di almeno 1500 battute dalla quale siano completamente bandite le espressioni "ti amo", "ti voglio", "ti voglio bene", "mi manchi", "ti penso", "senza di te", "ho bisogno di te", "mi fai morire" e qualsiasi altra banalità o frase fatta. I ragazzi ci hanno provato ma poi si sono arresi. Mi chiedevo, qualcuno là fuori ci vuole provare?
giovedì 13 febbraio 2014
a san valentino il miele diventa vino
Cliccando QUI potete leggere una piccola collezione di poesie d'amore raccolte da Alessandro Canzian sul suo blog per San Valentino. Ci sono anche due miei contributi (già editi su Tonio Rasputin) e altri di Sergio Pasquandrea e Daniela Andreis che sempre di questo blog son frequentatori illustri.
venerdì 15 febbraio 2013
pensieri sul delitto pistorius
Ci sono persone la cui vita è talmente pregna di simboli da renderla quasi non vera, una prova continua, una favola piena di significati, persino per loro stessi, al tal punto da venirne ingannati e da credersi costretti a dover dimostrare ogni giorno qualcosa, confrontarsi ogni giorno con la propria invincibilità fino al punto di venirne schiacciati e tramutare inevitabilmente la vita in tragedia. È il caso eclatante di Pistorius, l’uomo che, senza gambe, riusciva a correre più veloce della maggior parte dei comuni mortali, fino a pretendere di confrontarsi coi normodotati e vincere persino su di loro.
Ieri Pistorius, definito dalla stampa, in virtù del suo mito, uno dei cento uomini più influenti del pianeta, ha ucciso la fidanzata con quattro colpi di pistola. Forse non tutti ci hanno pensato, ma il fatto che l’omicidio Pistorius abbia avuto luogo e piena risonanza mediatica proprio il giorno di San Valentino, ha qualcosa di tragico e insieme di fondamentale, di (ancora) maledettamente simbolico.
Si è quasi certi ormai che Pistorius abbia ucciso la fidanzata per gelosia, con premeditazione. Negli ultimi anni in molti si sono commossi alle imprese di quest’uomo che, pur con una grave disabilità, ha conquistato grazie alla sua forza di volontà, le più alte vette dello sport e della fama, rivendicando così un principio di uguaglianza spesso buono solo sulla carta. Il fatto è che nemmeno in quel momento gli si è attribuito il giusto valore: nessuno vedeva in lui finalmente l’uguale, o il campione, ma tutti, con sguardo deformato dalla sua diversità, l’eroe, di matrice più hollywoodiana che olimpica.
Ieri, constatare che da tali eroiche vette Pistorius sia ridisceso sulla terra per un delitto così atroce e stupido, dettato dalla gelosia, dalle proprie insicurezze di uomo, ci ha sconvolto. Eppure Pistorius, i cui precedenti confermano che per ottenere tali risultati è necessaria anche una buona dose di aggressività, non era diverso proprio da nessuno, non lo è mai stato. Ed è questo il punto, la lezione da imparare, l’errore di considerarlo “altro”, un simbolo estraneo al nostro universo.
L’omicidio di San Valentino (tragicamente rilevante anche perché giornata contro la violenza sulle donne) ce lo ha mostrato per quello che è: in fondo al cuore un uomo piccolo come tanti, certo velocissimo, ma incapace di sfuggire ai propri istinti e alle proprie paure. E proprio perché divenuto, in parte per bisogno in parte suo malgrado, un simbolo, adesso siamo certi che la punizione per tale delitto sarà ancora più severa che per altri.
Ognuno ha il suo destino da vivere fino in fondo, e agli eroi non è concesso solo sbattere il muso e ricominciare. Gli eroi devono cadere e distruggersi affinché la loro storia abbia un senso. Di Pistorius abbiamo visto l’apice, ieri il principio della fine e oggi le lacrime. Ma l’affondo nel fango e nel dolore è ancora molto distante, ancora costellato di umiliazioni. Agli eroi non è concesso di sbagliare, di mostrare la propria umanità, gli uomini non li perdoneranno.
Ieri Pistorius, definito dalla stampa, in virtù del suo mito, uno dei cento uomini più influenti del pianeta, ha ucciso la fidanzata con quattro colpi di pistola. Forse non tutti ci hanno pensato, ma il fatto che l’omicidio Pistorius abbia avuto luogo e piena risonanza mediatica proprio il giorno di San Valentino, ha qualcosa di tragico e insieme di fondamentale, di (ancora) maledettamente simbolico.
Si è quasi certi ormai che Pistorius abbia ucciso la fidanzata per gelosia, con premeditazione. Negli ultimi anni in molti si sono commossi alle imprese di quest’uomo che, pur con una grave disabilità, ha conquistato grazie alla sua forza di volontà, le più alte vette dello sport e della fama, rivendicando così un principio di uguaglianza spesso buono solo sulla carta. Il fatto è che nemmeno in quel momento gli si è attribuito il giusto valore: nessuno vedeva in lui finalmente l’uguale, o il campione, ma tutti, con sguardo deformato dalla sua diversità, l’eroe, di matrice più hollywoodiana che olimpica.
Ieri, constatare che da tali eroiche vette Pistorius sia ridisceso sulla terra per un delitto così atroce e stupido, dettato dalla gelosia, dalle proprie insicurezze di uomo, ci ha sconvolto. Eppure Pistorius, i cui precedenti confermano che per ottenere tali risultati è necessaria anche una buona dose di aggressività, non era diverso proprio da nessuno, non lo è mai stato. Ed è questo il punto, la lezione da imparare, l’errore di considerarlo “altro”, un simbolo estraneo al nostro universo.
L’omicidio di San Valentino (tragicamente rilevante anche perché giornata contro la violenza sulle donne) ce lo ha mostrato per quello che è: in fondo al cuore un uomo piccolo come tanti, certo velocissimo, ma incapace di sfuggire ai propri istinti e alle proprie paure. E proprio perché divenuto, in parte per bisogno in parte suo malgrado, un simbolo, adesso siamo certi che la punizione per tale delitto sarà ancora più severa che per altri.
Ognuno ha il suo destino da vivere fino in fondo, e agli eroi non è concesso solo sbattere il muso e ricominciare. Gli eroi devono cadere e distruggersi affinché la loro storia abbia un senso. Di Pistorius abbiamo visto l’apice, ieri il principio della fine e oggi le lacrime. Ma l’affondo nel fango e nel dolore è ancora molto distante, ancora costellato di umiliazioni. Agli eroi non è concesso di sbagliare, di mostrare la propria umanità, gli uomini non li perdoneranno.
per una bibliotecaria, il 13 febbraio
L’amore mi ha punito
iniettandomi in pancia un nodo duro
d’invidia – grosso quanto una noce –
per chi t’ama
straordinaria ragazza che mi guidi
fra corridoi e scaffali verso i bagni
per sederci infine a una finestra
a mangiare cioccolato. Fuori
in un grande prato verde
sta un albero isolato
ignaro del tempo del destino
suo di re senza un abbraccio.
Eccoci lì noi due – io re
e tu mio prato non arato – domani
la vita ci ritrova sempre uguali
non cambia. Ma oggi ti canto
del nostro anticipato
San Valentino. – Mi sciolgo d’amore
nell’ultimo bacio negato
all’orecchio lucido puntato come radar
delle tue colleghe ficcanaso.
Mi sciolgo d’amore per te
punito perché il solo toccarti
mi altera il corpo mi uccide
se mia non posso dirti. Oppure
Dio chissà vuole purgarmi.
iniettandomi in pancia un nodo duro
d’invidia – grosso quanto una noce –
per chi t’ama
straordinaria ragazza che mi guidi
fra corridoi e scaffali verso i bagni
per sederci infine a una finestra
a mangiare cioccolato. Fuori
in un grande prato verde
sta un albero isolato
ignaro del tempo del destino
suo di re senza un abbraccio.
Eccoci lì noi due – io re
e tu mio prato non arato – domani
la vita ci ritrova sempre uguali
non cambia. Ma oggi ti canto
del nostro anticipato
San Valentino. – Mi sciolgo d’amore
nell’ultimo bacio negato
all’orecchio lucido puntato come radar
delle tue colleghe ficcanaso.
Mi sciolgo d’amore per te
punito perché il solo toccarti
mi altera il corpo mi uccide
se mia non posso dirti. Oppure
Dio chissà vuole purgarmi.
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